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«Gomorra», la finanza e i supermanager delle discariche tossiche. PDF Stampa E-mail

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di Massimo Solani - 20 maggio 2008
In Campania si trasformano rifiuti velenosi e pericolosi in oro. Grazie alla protezione della camorra, innanzitutto i Casalesi.




Hanno un nome da professionisti dell’alta finanza, lauree specialistiche e amicizie pericolose. Fanno palate di soldi, e affari milionari li fanno fare anche ai loro clienti. Aziende, da un lato, e grandi organizzazioni criminali dall’altro. Il loro ruolo? Mettere in contatto domanda e offerta, fare da tramite fra coloro che hanno bisogno di smaltire rifiuti risparmiando e chi è disposto a garantire un servizio rapido, efficiente e economico. Non legale, va da sè, ma questo non è un problema per nessuno. Perché c’è chi è capace di trasformare i rifiuti speciali in comunissimo pattume. La monnezza in oro, come raccontò il boss camorrista pentito Nunzio Perrella ai magistrati: «Dottò, ma quale droga. La monnezza! La monnezza è oro!». E per trasformarla in soldi servono i professionisti adatti. Gli stakeholder, secondo il nuovo linguaggio del “Sistema” globalizzato. Intermediari in colletto bianco capaci di piazzare alle aziende il servizio completo: raccolta, trasporto e smaltimento. Risparmio compreso: circa l’80% in meno rispetto ai costi “legali”. Un fenomeno che Roberto Saviano ha descritto mirabilmente nel suo “Gomorra”. Come mirabilmente Tony Servillo ha dato il suo volto ad uno di questi manager al servizio dei clan nel film diretto da Matteo Garrone e presentato nel fine settimana al festival di Cannes. E gli stakeholders campani della monnezza non solo hanno inventato un mestiere e un sistema nuovo, ma lo hanno trasformato in una delle attività più redditizie tanto per la camorra quanto per le aziende. Che attraverso la mediazione degli stakeholders per anni hanno smaltito rifiuti speciali a prezzi irrisori, senza curarsi minimamente della destinazione di quei carichi di veleni o della filiera criminale che i clan hanno creato attorno ad essi. E ancora una volta, come per il mercato della droga, i Casalesi hanno fatto la parte del leone organizzando un ingranaggio quasi perfetto su cui le inchieste della magistratura (soprattutto grazie al lavoro della procura di Santa Maria Capua Vetere) hanno sollevato il velo soltanto dopo anni. Il meccanismo è semplice: lo stakeholder contatta l’azienda che ha esigenze di smaltire rifiuti, soprattutto speciali e pericolosi, e promette un servizio efficiente a costi stracciati. I materiali, caricati sui camion di aziende legate ai clan, vengon prelevati in sede e rimescolati (spesso chimicamente) ai rifiuti comuni in modo da “declassificarli” nella tabella del Cer, il catalogo europeo che dà le norme per lo smaltimente delle sostanze tossiche. A bordo dei tir i rifiuti sono spostati in Campania (ma il fenomeno riguarda ormai molte altr regioni, compresa la Toscana, l’Umbria e il Molise) e poi smaltiti senza alcuna precauzione in discariche, quasi sempre abusive, che spesso sono riferibili a società in qualche modo legate ai clan. Una filiera criminale che dalle rispettabili aziende del nord porta dritto dritto al dramma campano dei rifiuti attraverso le conoscenze economiche di rispettabili professionisti e la manodopera di giovani e giovanissimi arruolati in loco. Un problema globale che diventa dramma locale e ricchezza criminale.

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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