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Antimafia Duemila

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Jan 09th
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La necessaria professionalità del giudice PDF Stampa E-mail
Indice articolo
La necessaria professionalità del giudice
Pagina 2

Adesso, vi è chi confonde l’effetto con la causa ed attribuisce a scelte dei giudici quella che è la necessaria proiezione processuale di una realtà mostruosa. Non è il caso di prendere in soverchia considerazione le critiche infondate, provenienti spesso dagli stessi settori che nel passato lamentavano, questa volta giustamente, l’incredibile numero di crimini rimasti impuniti e una pretesa inefficienza di polizia e magistratura. Ma è doveroso tenere adeguato conto delle critiche fondate tra cui quella relativa alla talora insufficiente valutazione e ricerca di riscontri delle dichiarazioni dei pentiti.
Certamente, tante giustificazioni potrebbero essere fornite al riguardo, tra cui principalmente quella della inadeguatezza delle strutture umane e materiali esistenti. Ma va sottolineato che, senza la necessaria professionalità e senza la costruzione di robuste intelaiature probatorie, neanche le dichiarazioni dei pentiti salveranno i processi penali dall’esito deprimente e deludente delle assoluzioni per insufficienza di prove in serie, che costituiscono il segno più tangibile del fallimento della giustizia statuale e della vittoria della mafia e delle organizzazioni similari.
Bisogna prendere atto che il fenomeno del pentitismo non è un fatto transeunte e che, in sintonia col progresso civile, l’omertà di alcune fasce della nostra popolazione è destinata a decrescere, seppur non così in fretta come sarebbe auspicabile. Il fenomeno della collaborazione con la giustizia, inoltre, sarà certamente favorito dal nuovo processo penale, fortemente ispirato ai principi dell’oralità e dell’immediatezza e di ciò si trae conferma attraverso l’esperienza di quanto usualmente avviene in paesi come gli Stati Uniti d’America, cui largamente si ispira la riforma del rito penale. Ed allora, occorre evitare che i contributi dei protagonisti di gravissime vicende criminali, finora favoriti da un intensificato impegno di polizia e magistratura, siano vanificati da una insufficiente professionalità degli operatori giudiziari, oltre che da un sistema giuridico ormai inadeguato e da strutture materiali car
enti. E tale obiettivo può essere raggiunto non attraverso sterili e concitate polemiche ma mediante un civile e meditato confronto da cui soltanto possono scaturire le soluzioni più idonee dei vari problemi, da tradurre in scelte operative nel minor tempo possibile.
Tratto dal libro Interventi e proposte, per gentile concessione della “Fondazione Giovanni e Francesca Falcone”

Articolo pubblicato sul numero di ANTIMAFIAduemila giugno 2003



 
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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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