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Editoriali
I boss Riccobono e Bontade confidenti di Contrada | I boss Riccobono e Bontade confidenti di Contrada |
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Depositata la motivazione della sentenza di assoluzione dell’ex capo del Sisde palermitano di Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante La sola frequentazione di Bruno Contrada con i boss Stefano Bontade e Rosario Riccobono non basta per confermare l’accusa con la quale l’ex numero tre del Sisde era stato condannato in primo grado a dieci anni di reclusione. A deciderlo è la seconda sezione della Corte d’Appello, presieduta dal giudice Gioacchino Agnello, che decreta l’assoluzione con formula piena per Bruno Contrada, scagionandolo dall’accusa di concorso in associazione mafiosa. Il “comportamento assunto dal giudicabile mediante la sola frequentazione col Rosario Riccobono e Stefano Bontade – si legge nella motivazione della sentenza emessa il 4 maggio e depositata lo scorso 13 novembre – cioè senza il corredo di ulteriori manifestazioni significative o indizianti della sua volontà di prestare sostegno all’associazione criminosa cui essa appartenevano – non è dato riconoscere la prova del reato contestato”. Anche se l’ex funzionario del Sisde avesse frequentato esponenti di Cosa Nostra come suoi confidenti, continuano i giudici, e per questo avesse dovuto rispondere del “delitto di favoreggiamento personale” sarebbero servite prove precise e in ogni caso, sottolineano i magistrati, tale reato sarebbe ormai prescritto. L’imputato, rimasto in carcere per trentuno mesi, era stato arrestato il 24 dicembre del 1992 in seguito alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, gli stessi che oggi, secondo la Corte d’Appello palermitana che lo ha giudicato, sono “portatori di sindrome rivendicatoria” nei suoi confronti. Non formerebbe infatti materia di prova la “presunta condizione di disponibilità” del funzionario di polizia da parte dei collaboratori di giustizia e in particolar modo risulterebbero “non accettabili le generiche espressioni fornite al riguardo da Tommaso Buscetta, Salvatore Cancemi e Rosario Spatola”. Il presidente estensore, pur ritenendo assolutamente corretti i parametri di diagnosi tecnico-giuridica assunti dal Tribunale per la sua ricerca evidenzia la necessità di “tenere conto, nella determinazione del valore probatorio da attribuire a ciascuna fonte, solo dei fatti concreti riferiti in ciascuna testimonianza, anziché prestare credito ad apprezzamenti, stime ed opinioni espresse dai referenti”. Richiama inoltre l’attenzione sul fatto che “l’attività dei poliziotti notoriamente comporta la frequentazione e il rapporto con elementi della malavita, da essi contattati per assumere informazioni, magari retribuendoli non mediante elargizioni in denaro ma attraverso sorte di compensazioni implicanti un ‘non facere’ oggettivamente illecito dei funzionari (in definitiva concretatesi nel ‘chiudere gli occhi’ al cospetto di talune malefatte pregresse o attuali dei delatori; inoltre la stessa attività investigativa, com’è risaputo, non di rado si connota per la necessità di assumere atteggiamenti che normalmente sembrerebbero anomali o addirittura sospetti: si pensi ai travestimenti, agli appostamenti, ai colloqui informali o addirittura alle infiltrazioni in compagini criminali, spinte sino alla consumazione di reati o al concorso nella commissione di essi”. Sintomatiche, in tal senso, le lamentele di Stefano Giaconia, riportate in uno dei capitoli sintetici ed essenziali nei quali è suddivisa la sentenza. Il Giaconia infatti, esprimendo la propria convinzione di essere stato arrestato “a seguito di sollecitazioni rivolte a Contrada da Rosario Riccobono” non fa altro che confermare il rapporto fra l’esponente mafioso di Partanna Mondello ed il funzionario della Squadra Mobile palermitano che da lui riceveva “notizie confidenziali”. Lo stesso valgasi per le dichiarazioni rilasciate da Angelo Siino, il “ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra” il quale conferma i rapporti esistenti tra il dott. Contrada e il Rosario Riccobono e ricorda l’avvertimento a lui rivolto da Stefano Bontate che gli “aveva raccomandato di non parlare con Contrada perché costui erano uno sbirrazzo”. “Se si riconosce l’attendibilità del collaborante – continua l’estensore Agnello parlando di Siino – superando l’incredulità che può destare qualche parte del suo assunto – deve riconoscersi che essa offre un’immagine di Bruno Contrada connotata da comportamenti del tutto opposti a quelli ipotizzati nell’ambito della impostazione accusatoria: invero al giudicabile viene attribuito di avere mantenuto contatti con esponenti dell’organizzazione criminosa non già per mettersi a disposizione di essa in modo da costituirne il riferimento nella istituzione statale da lui rappresentata, bensì per attingere informazioni, rivolgendosi ad essi nello stesso modo che usava con altri confidenti”. Assoluzione, quindi, per insussistenza di prova sui fatti contestati e, tra questi, le dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi relative all’interessamento di Contrada per il porto d’armi e la patente di guida al boss Stefano Bontade, duramente attaccate, in fase istruttoria, dagli avvocati dell’imputato. La notizia – scrivono i giudici – “è stata smentita mediante l’attività istruttoria svolta dal Tribunale la cui analisi consente di stabilire come Bontade non fosse mai stato titolare di licenza per portare armi mentre per il rilascio della patente di guida in suo favore risultavano essere intervenute personalità diverse dal giudicabile”. |
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Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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