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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Mauro Rostagno: 19 anni fa il delitto. E tante domande restano senza risposte
Mauro Rostagno: 19 anni fa il delitto. E tante domande restano senza risposte PDF Stampa E-mail
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di Rino Giacalone

Diciannove anni dopo per molti oggi sarà l’occasione per interrogarsi sui tanti perchè rimasti senza risposta sul delitto di Mauro Rostagno.



 Era il 26 settembre del 1988 e la Duna di Mauro di ritorno da Rtc stava per introdursi nella stradina che porta a Lenzi, qualche attimo e avrebbe varcato il cancello della comunità Saman. Da allora ad oggi tante, innumerevoli, sono le piste emerse, i sospetti, le indagini si sono incrociate su altri accadimenti, altri delitti, Alpi, Hrovatin, Li Causi, i giornalisti Rai ed il maresciallo del Sismi ammazzati in Somalia tra il 1993 ed il 1994, comune denominatore traffici di armi, di scorie radioattive, sulle rotte tra Europa e Africa, passando per l’Italia, la Calabria e la Sicilia. Storie di aerei militari che invece di aiuti alle popolazioni somali trasportavano armamenti, storie di navi cariche di scorie e che finivano affondate nel mare africano o che scaricavano i containers i cui contenuti sarebbero finiti seppelliti sotto le strade di Bosaso o anche dentro le cave abbandonate del trapanese.

Storie anche di tradimenti, di amicizie che non erano tali, di uomini assoldati dai servizi segreti. Quante cose fanno da scenario al delitto di Mauro Rostagno, troppe, tante, l’archiviazione ha sgombrato puntualmente il campo. Qualcoosa di certo però c’è. Dobbiamo tornare indietro a quel 1988, e alla provincia di Trapani di allora. Il 26 settembre la stradina di Lenzi era senza luce: è accertato che a provocare quel buio era stato Vincenzo Mastrantonio ufficialmente operaio dell’Enel, ufficiosamente autista del capo mafia Vincenzo Virga. Mastrantonio verrà ucciso 8 mesi dopo di quel 26 settembre, il pentito di Paceco Francesco Milazzo racconterà che "parlava troppo". Lo stesso Milazzo dirà che la mafia ricevette dall’esterno l’ordine di uccidere Rostagno. In carcere Mariano Agate, capo mafia di Mazara, incontrando il capo terrorista Renato Curcio, amico e compagno di Rostagno, gli dirà che quel delitto era "cosa loro" non "cosa nostra".

Tra gli elementi certi quelli della scientifica, i colpi che hanno attraversato l’auto guidata da Rostagno, costretto a fermarsi, dovevano per forza colpire anche chi stava sul sedile anteriore del passeggero. Mauro era con Monica Serra, la ragazza ha raccontato che si abbassò, anni dopo si è dimostrato che se davvero le cose fossero andate in questo modo lei doveva restare ferita. E allora scese dall’auto prima. Altra certezza, la sparizione dei brogliacci e delle stesse intercettazioni dagli uffici dei carabinieri: all’indomani del delitto e per diversi mesi vennero tenuti sotto controllo alcune utenze, ma tutto è sparito. Ma forse non tanto per il delitto che più mesi passavano e più diventava scomodo perchè faceva emergere scenari particolari, in quei nastri ci sarebbero state le discussioni tra l’ex guru Francesco Cardella e il socialista Bettino Craxi, potrebbero essere sparite per questo. Fermiamoci. Altre certezze non ce ne sono.

Anzi c’è una dichiarazione dell’allora capo della Procura, Antonino Coci. Una premessa: la realtà della provincia di Trapani in quel 1988 era quanto mai oscura, c’erano stati delitti eccellenti e stragi, si era scoperta la più grande raffineria di droga d’Europa e la massoneria coperta, ma i boss restavano liberi di circolare come volevano, non c’erano riflettori ad illuminarli, un ambiente tanto «intricato». A Trapani all’epoca non si raccontava molto e Rostagno era questoche si era messo a fare, «raccontare». A ridosso di quel delitto il procuratore Coci, arrivò a dire: «Come si fa a dire che esiste la mafia a Trapani?». La commissione nazionale Antimafia anni dopo ha scritto che in quegli anni esisteva un preciso sistema trapanese: mafia, massoneria, servizi segreti e alta finanza. Il sistema «inventato» da Bernardo Provenzano e che ora è perseguito dal suo erede Matteo Messina Denaro. Il sistema ancora funziona, «raccontare» i fatti di questa terra ancora oggi resta difficile.
 
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    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
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    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
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