La Rivista
Editoriali
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Otto pareri illustri sulla cattura di Spera di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo Palermo, 1° febbraio 2001 D’un tratto come un tam tam che riprende da lontano dopo molti anni. Se ne parla quasi ogni giorno, di lui, del fantasma: Bernardo Provenzano. Il presidente della Camera Luciano Violante tuona: <<è latitante a casa sua da trenta anni, va arrestato>> e lancia l’allarme Agenda2000, due giorni dopo quotidiani e telegiornali annunciano che si è mancata la cattura per un soffio, poi vengono arrestati sei dei suoi fiancheggiatori. Il cerchio si stringe e sulle sue tracce la squadra catturandi della mobile di Palermo arresta uno dei suoi più stretti collaboratori: Benedetto Spera, capo mandamento di Belmonte Mezzagno. Pensavano fosse lui, dalle intercettazioni sembrava la sua voce, invece si trattava del vecchio boss anch’egli latitante, da nove anni, uomo d’onore, componente d’eccellenza di quello che viene definito il nuovo senato al comando di Cosa Nostra assieme a Provenzano capo, Matteo Messina Denaro, Salvatore Lo Piccolo, Vincenzo Virga e Antonino Giuffré. Lo hanno trovato in un casolare abbandonato a Mezzojuso a meno di cinquanta chilometri da Palermo. A condurre la catturandi sul luogo, un noto medico, Vincenzo Di Noto, oggi in pensione, che si occupava di curare Spera affetto da una malattia alla prostata. L’ex primario dell’ospedale Ingrassia di Palermo era già conosciuto agli investigatori perché avrebbe curato il vecchio capo mafia Bernardo Brusca. Erano le dieci del mattino, lo hanno seguito e non appena hanno individuato l’uomo che ha aperto la porta è scattata l’operazione di cattura. In carcere assieme a Spera e al medico anche il proprietario del casolare, Nicolò La Barbera. Gia condannato anche in appello per le stragi di Capaci e via D’Amelio, Spera era arrivato a gestire il ricco ramo d’affari degli appalti nel suo territorio con l’ascesa al potere di Bernardo Provenzano che ne aveva fatto un prezioso alleato. La sua influenza però non si estendeva solo al settore imprenditoriale, la potenza militare del suo clan era temuta al punto tale che alle scorse elezioni di novembre a Belmonte Mezzagno nessun partito ha presentato i candidati. Viva la soddisfazione del procuratore Grasso che si è complimentato con il corpo speciale coordinato dai magistrati Sturzo e Prestipino: <<Con questo arresto è stata tolta dallo scacchiere mafioso una pedina fondamentale>>. <<Un grande risultato!>> per il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Lumia e un messaggio di felicitazioni per il capo della polizia dal presidente Violante. MARIA FALCONE «E’ stata una buona dimostrazione delle forze dell’ordine, e uno sprone importante ad andare sempre avanti, senza mai lasciare spazio alla mafia. La strada comunque è ancora lunga, Cosa Nostra continua il suo processo di riorganizzazione silenziosa attraverso i legami collusivi con la politica, ora che ha constatato che la strategia stragista di Riina non paga.» « Se si catturasse Provezano sicuramente sarebbe un duro colpo per Cosa Nostra, ma mai cantare vittoria, perché l’organizzazione sarà già preparata». *GIUSEPPE CIPRIANI «Dall’arrersto di Spera, dopo tante non sempre utili polemiche, traggo la confortante conferma che l’impegno delle forze dell’ordine e della magistratura per liberare le nostre zone da esponenti della mafia, di ogni livello e grado, è costante ed efficace. Ciò aumenta la nostra responsabilità nel continuare l’azione di contrasto nelle istituzioni locali e l’azione di sradicamento culturale della mafia nell’economia, nella società e in particolare, tra le nuove generazioni.Tutti i cittadini possono sentirsi confortati nell’impegno antimafia da questa azione delle forze dell’ordine e sicuri di non essere soli nella lotta quotidiana per l’affermazione di una società fondata sul diritto. Auspichiamo che a seguire venga la notizia dell’arresto del latitante Provenzano». * Sindaco di Corlone RITA BORSELLINO “Ora che si stanno intensificando le ricerche per Bernardo Provenzano, diversi <pesci> stanno cadendo nella rete. Il mio rimpianto è sempre quello… e cioè che tutto questo si faccia dopo 30 anni. In questi ultimi anni nei quali le ricerche sono state fatte con più serietà (perché si volevano catturare i latitanti), alla fine si sono trovati. Io spero che si arrivi a prendere anche Bernardo Provenzano, anche se ho un timore che una volta trovato si penserà ancora che la mafia non c’è più, la mafia è sconfitta e possiamo non pensarci più… Questo è un fatto da tenere sempre presente, è un pericolo che incombe. In ogni caso il mio ringraziamento e la mia stima va agli uomini della “Catturandi” che in silenzio, per mesi, con appostamenti, pedinamenti, lavorando con tutti i mezzi e i sistemi sono riusciti ad ottenere sempre risultati importantissimi. Io mi chiedo perché proprio questa squadra non venga valorizzata, incrementata, sviluppata, mentre ricordo che ci sono stati dei periodi nei quali è stata trascurata…”. Al di fuori della cattura di Benedetto Spera, alla domanda se di fronte ad una <minaccia> da parte dello Stato Cosa Nostra possa <facilitare> l’arresto di alcuni suoi uomini Rita Borsellino ha precisato che: “E’ una cosa che ho pensato anche in occasione della cattura di Totò Riina. Quando Cosa Nostra sente sul collo il fiato degli investigatori, probabilmente molla qualche osso, non è qualcosa di incredibile… penso che sia abbastanza probabile…”. *MICHELE PRESTIPINO Il Pubblico Ministero Michele Prestipino impegnato nella vicenda della cattura di Benedetto Spera, ha ribadito che per arrivare a questo latitante vi è stata una ricerca iniziata da lungo tempo, che ha subito un’accelerazione negli ultimi 3 anni. “Sono state ricerche non semplici anche per i molti fiancheggiatori che lo hanno aiutato”. “Benedetto Spera – ha continuato Prestipino – è stato un latitante vecchio stampo, uno che non usava telefoni, che non parlava con nessuno, nemmeno con i propri familiari”. All’accostamento di Spera al “grande vecchio” Prestipino ha confermato la sua tesi. “In questi ultimi tempi le ricerche di Spera e Provenzano si sono intrecciate, proprio per la vicinanza di quest’ultimo al capo di Cosa Nostra”, ricordando che il fatto di non essere stato trovato in possesso di armi, al momento della cattura, è stato ovviamente un punto a suo favore, in quanto se ne avessero trovate nella masseria o addosso a lui, avrebbe preso subito 10 anni in direttissima. “Si tratta comunque di un ulteriore conferma che i boss latitanti rimangono nella loro terra. Provenzano è sicuramente in Sicilia in zone ben limitate”. Alla domanda su come scoraggiare nuovi possibili fiancheggiatori con pene più severe, Prestipino ha controbattuto l’impossibilità attuale di una tale strategia, vista la legislazione corrente per chi aiuta i boss. “La diversità su questo aspetto è che Cosa Nostra usa la <pena di morte> come deterrente, mentre lo Stato stava quasi per cancellare l’ergastolo”. *pm DDA Palermo di Anna Petrozzi e Lorenzo Baldo BOX1 *GASPARE STURZO Dottore Sturzo, quali sono state le tappe più importanti che hanno portato alla cattura di Benedetto Spera? Le indagini che abbiamo condotto fianco a fianco con la sezione catturandi della squadra mobile sono state incentrate in particolare attorno alla figura del medico, Vincenzo Di Noto. Già in precedenza i collaboratori di giustizia avevano riferito circa la sua generica disponibilità a curare gli uomini d’onore. Quindi con una serie di intercettazioni abbiamo individuato questi contatti che aveva nell’area di Belmonte Mezzagno e Misilmeri che ci hanno poi condotto a questo casale abbandonato. Lì la squadra mobile è stata molto rapida nel muoversi ed appostarsi per poi far scattare l’operazione che ha portato alla cattura di Benedetto Spera. Cosa comporta per Cosa Nostra l’arresto di Benedetto Spera? Il colpo è molto duro perché Benedetto Spera rappresentava sia l’ala militare che l’ala imprenditoriale di Cosa Nostra. L’ala militare perché l’occupazione dei territori di Belmonte Mezzagno è stata tale da non consentire nemmeno il funzionamento ordinario delle strutture democratiche. Alle elezioni dello scorso novembre infatti non si è presentato nessun candidato; segno inequivocabile che ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non è per niente in declino. I diversi omicidi che hanno riguardato anche grossi imprenditori di Belmonte Mezzagno fanno parte di quella struttura imprenditoriale che ha sempre fatto capo a Benedetto Spera, il quale consentiva a questi imprenditori di svolgere una funzione di controllo delle stazioni appaltanti e dell’ordinato sviluppo dei commerci nell’area della provincia di Palermo, Agrigento e Trapani. Cosa pensa della teoria secondo cui si starebbe preparando la consegna del grande vecchio Provenzano così da lasciare maggiore campo d’azione alla fazione più giovane che può continuare a condurre i propri affari con tranquillità? Non credo che ci sia in atto una strategia così coordinata. Intanto perché l’arresto di Benedetto Spera non è legato ad alcuna fonte confidenziale o ad un pentimento improvviso, ma ad un’attività propria investigativa. Poi non ci sono al momento segnali di rottura tra i gruppi dei capi più influenti come Matteo Messina Denaro, Salvatore Lo Piccolo e Antonino Giuffré. Sono infatti tutti uniti nella gestione degli affari. Il grande business in arrivo è Agenda 2000 e i boss sanno perfettamente che l’allarme che potrebbe creare un eventuale crisi interna a Cosa Nostra con le conseguenti strategie a cui siamo abituati: omicidi, scomparsa di mafiosi noti, attentati a uomini delle istituzioni o imprenditori attirerebbero troppo l’attenzione fino a rischiare di compromettere l’erogazione del finanziamento. Di fatto è stata definitivamente abbandonata la strategia di Riina della lotta diretta allo Stato; Cosa Nostra ha assunto le sembianze di un cancro, un tumore che continua ad intaccare le istituzioni. Era la stessa strategia adottata dagli Inzerillo e dai Riccobono. Molti hanno dichiarato che si sta stringendo il cerchio attorno a Provenzano, si staranno già preparando il piano di successione? Questo è sempre stato un punto fermo nella strategia di Cosa Nostra. Quando viene arrestato il capo mandamento, avviene la nomina del reggente che comunque continua a eseguire gli ordini che il capo gli impartisce dal carcere. Certamente l’arresto di Provenzano determinerebbe la ricerca di un nuovo equilibrio e di una nuova leadership, ma abbiamo già visto come questo non costituisca un ostacolo insormontabile. Ciò che è maggiormente importante ora è il denaro che sta per confluire in Sicilia; se fosse preso Provenzano ci sarebbe certamente una reggenza che consentirebbe la gestione di questi soldi. Se catturare i capi latitanti non è sufficiente, come si può combattere Cosa Nostra? Bisognerebbe investire nella cultura dell’uomo, e per chi crede, porre Dio in una posizione centrale. Cosa permette una latitanza di 37 anni? Due fenomeni. Innanzitutto, in Sicila lo Stato non ha il controllo del territorio. E’ difficilissimo entrare nella realtà dei piccoli paesi. Ci è capitato di fare attività investigative con forze dell’ordine che non sono del posto e dalle intercettazioni abbiamo sentito che si erano accorti di essere osservati. Secondariamente, oggi Cosa Nostra ha sviluppato la capacità di creare cerchi concentrici che impediscono di arrivare al latitante; dei compartimenti per cui molto spesso gli uomini d’onore non si conoscono nemmeno fra di loro. Quindi quando non ci sono collaboratori di giustizia (difficile pensare di averli con le attuali incertezze processuali). Le indagini diventano quindi molto lunghe, sono costosissime e delicatissime, un semplice errore può vanificare un lavoro di anni. Gli uomini impegnati in queste indagini, inoltre sono obbligati a sacrifici enormi, senza orari e senza turni. Le attività sul campo sono costanti, la necessità di pronta reperibilità, come si è verificato per l’arresto di Spera, sono essenziali. * pm DDA Palermo BOX2 *GUIDO LO FORTE Procuratore, cosa significa per Cosa Nostra l’arresto di Benedetto Spera? E’ un serio incidente di percorso nel processo di restaurazione e di ristrutturazione di Cosa Nostra. Benedetto Spera, capo mandamento di Belmonte Mezzagno, per la sua esperienza e per i suoi antichissimi e indissolubili legami con Bernardo Provenzano e i corleonesi, era uno degli elementi dell’organismo di vertice di Cosa Nostra, che contribuiva, insieme a Provenzano, a garantire questo processo di inabissamento, di recupero del consenso sociale, di recupero di «dialogo» con pezzi delle istituzioni che l’organizzazione sta perseguendo. Naturalmente ciò segna un punto a favore dello Stato anche se la lotta contro Cosa Nostra è ben lungi dall’avviarsi a conclusione e sarà interessante vedere come questo vuoto verrà colmato perché di qui potremmo capire se ci sarà un alterazione nella strategia o rimarrà comunque immutata. Quali conseguenze porterà a Provenzano questo arresto? Come conseguenza immediata di certo c’è un territorio meno sicuro e c’è un entourage di persone meno sicure. Tuttavia, credo che l’arresto di Spera gli possa creare più che un problema di sicurezza per la latitanza, un problema politico in più, perché era un elemento a tutto tondo impegnato nella politica di restaurazione e una difficoltà in più nella sua capacità di mediazione fra gli esponenti di vertice di Cosa Nostra. L’arresto del medico e del fattore di fatto lancia un segnale ben preciso a tutti i fiancheggiatori... Una precisazione innanzi tutto. Il medico è andato lì per curare Provenzano. E’ un soggetto per cui i contatti con il mondo mafioso sono noti. Per quanto riguarda il segnale da dare, è il segnale contrario a quello dell’impunità, cioè tutti i soggetti che gravitano nell’orbita mafiosa senza distinzione di categoria sociale, debbono essere sicuri che non v’è per loro nessuna garanzia di protezione né di impunità. Quindi io andrei ben al di là del problema cattura dei latitanti. I latitanti si catturano quando all’esterno nel mondo di Cosa Nostra vi è insicurezza e vi è la sensazione di una forte azione di contrasto dello Stato tutto, non solo delle forze di polizia e della magistratura, a cui questa azione è delegata istituzionalmente. Se questo avviene si moltiplicano le collaborazioni, si arrestano i latitanti, si trovano gli arsenali di armi. Se lasciamo ai mafiosi motivo di ritenere che non tutto lo Stato sia egualmente impegnato contro di loro, allora tutto diventa più difficile. Cosa accadrebbe se si arrestasse Provenzano? Guardi, arrestato Provenzano, si tratterebbe di un grandissimo successo per il significato simbolico che questo arresto rivestirebbe; una dimostrazione della capacità di contrasto dello Stato, una incidenza più profonda nel progetto politico attuale dei vertici di Cosa Nostra. Ma è chiarissimo che il vertice dell’organizzazione continuerebbe ad esistere e seppur con alcune modifiche, continuerebbe ad elaborare una propria strategia. Provenzano non è il capo assoluto, l’autocrate di Cosa Nostra così com’era Salvatore Riina, ma è un personaggio la cui capacità più grande è quella della mediazione e della elaborazione politico-criminale. La sua cattura potrebbe determinare delle conseguenze imprevedibili. Come all’arresto di Riina, sono seguite le stragi del continente, a quello di Provenzano potrebbero seguire degli eventi imprevisti legati ad un possibile mutamento degli equlibri e dell’indirizzo politico dell’organizzazione. Quello che veramente potrebbe essere non dico risolutivo, ma quasi, è l’arresto di Provenzano, di Matteo Messina Denaro, Salvatore Lo Piccolo, Vincenzo Virga e Antonino Giuffré. Fino a che non si arrestano tutti questi personaggi il DNA rimane e si riproduce. Cosa pensa dell’ipotesi secondo cui quando Cosa Nostra si sente accerchiata favorisce la cattura di latitanti di spessore per poter continuare indisturbata i suoi affari? Guardi, ogni cattura ha la sua storia. Vi sono catture favorite da indicazioni di mafiosi che collaborano subito dopo l’arresto e questo è il caso di Pasquale di Filippo che indicò il covo di Leoluca Bagarella, ve ne sono altre che sono il risultato di complesse vicende, e dell’incidenza di fattori imprevisti come la collaborazione di Di Maggio e mi riferisco alla cattura di Riina. In questo caso per Spera posso dire che, per quanto ci risulta e ci risulta tutto, ci si è arrivati in un modo che non denota alcun allentamento della cintura di sicurezza. Ci si è arrivati seguendo l’ipotesi che determinati soggetti potessero gravitare nell’entourage dello Spera e tra questi soggetti vi erano i due arrestati che, seguiti, se volete anche con un pizzico di fortuna, ci hanno portato al suo covo. Quindi nessun allentamento della cintura di sicurezza. Anzi devo dire, se c’era una persona a cui Provenzano teneva molto, tra le tante era proprio Spera. Quindi nessun cedimento su questa cattura. E più in generale è una teoria valida che potrebbe attuarsi anche ai danni del capo Provenzano? L’ipotesi non può escludersi, può verificarsi, perché, siccome Cosa Nostra è un organismo politico, può darsi il caso che ad un certo punto la presenza di un capo risulti ingombrante per gli interessi di tutta l’organizzazione e che qualcuno pensi, sottobanco, non dico di consegnare la persona ingombrante allo Stato, ma far sì che le cinture di sicurezza comincino a dissolversi. Questo può senza dubbio avvenire. Chi sono oggi i componenti di quello che è stato indicato come il direttorio di Cosa Nostra? Io ritengo che i personaggi che governano i territori e hanno una capacità di incidenza fortissima nella strategia dell’organizzazione siano nell’ordine: Matteo Messina Denaro, Salvatore Lo Piccolo, Antonino Giuffré che se lei considera sono la provincia di Trapani, tutta la città di Palermo e di una parte occidentale della provincia di Palermo e del territorio delle Madonie, della cosiddetta «Svizzera di Cosa Nostra», per usare un’espressione nota, ma non ci sono soltanto loro. Matteo Messina Denaro, in particolare è un capo di straordinario interesse che potrebbe essere l’elemento di equilibrio tra due anime di Cosa Nostra: quella di Provenzano e quella di Riina. Certamente la cattura di Messina Denaro sarebbe un fatto di enorme importanza per disarticolare le strategie attuali di Cosa Nostra. Procuratore aggiunto di Palermo BOX3 *ANTONINO DI MATTEO Procuratore, come valuta l’arresto di Benedetto Spera? Intanto l’arresto è un fatto sicuramente molto positivo per noi, per le istituzioni tutte, perché Benedetto Spera è veramente uno dei capi di Cosa Nostra. Condannato anche in appello per la strage di Capaci, è un soggetto che emerge in tutte le indagini più recenti come particolarmente, da sempre, ma fino alla data odierna, legato a Bernardo Provenzano. Tra l’altro non si può certo pensare che sia un boss non attivo perché anche i recenti omicidi commessi a Belmonte Mezzagno fanno pensare che la sua attività come la sua leadership siano attuali. Alcuni sostengono che dietro alcuni arresti ci possa essere una strategia ben precisa per cui quando Cosa Nostra si sente messa alle strette facilita l’arresto di alcuni suoi uomini, cosa ne pensa? Ritengo che strategie di questo tipo non possano riguardare capi mandamento, soggetti importanti come Spera, non credo a questo tipo di strategia anche perché bisogna considerare che l’impegno dello Stato per catturare Provenzano non potrebbe placarsi solo perché viene catturato un altro capo mandamento. Quindi assolutamente non credo a questa strategia né tanto meno credo che l’arresto di ieri possa essere frutto della consegna volontaria di un capo per preservarne un altro. Non ci credo, non ci sono elementi di valutazione di questo tipo. Secondo me è ancora dietrologia in questo momento. Cosa accadrebbe con l’arresto di Bernardo Provenzano? La storia di Cosa Nostra deve sempre guidare le nostre considerazioni. Cosa Nostra purtroppo non è finita nel momento in cui è stato arrestato Riina non è finita nel momento in cui è stato arrestato Brusca, sicuramente non cesserà la sua attività nel momento in cui verrà arrestato Provenzano. Questo non significa che questi non siano colpi durissimi per l’organizzazione, ma purtroppo l’intera storia di Cosa Nostra dimostra che la forza dell’organizzazione sta nella capacità di andare avanti nonostante l’arresto dei capi. Quindi assolutamente sarebbe un grave ed imperdonabile errore usare toni trionfalistici per acclamare la fine della mafia, sarebbe tra l’altro antistorico e poco rispettoso della storia che abbiamo vissuto in passato dopo la cattura di Riina, Brusca, Aglieri e di altri che abbiamo catturato... * pm DDA Palermo BOX4 *ANTONIO INGROIA Procuratore, un suo commento a caldo sulla cattura di Benedetto Spera. E’ un fatto molto importante che premia il lavoro faticoso, certosino, degli uomini delle forze dell’ordine che non hanno mai abbassato la guardia anche quando l’attenzione attorno alla questione mafia è calata e si sono ritrovati a svolgere il loro compito con meno mezzi e meno uomini di quanti non ne avessero negli anni del trionfalismo. Quindi un successo importante. E poi è una conferma ulteriore a quella che comunque era già una certezza consolidata: tutti i grandi latitanti rimangono sul territorio ed è lì che vanno cercati. Poi assieme all’abilità ci vuole anche un pizzico di fortuna. Cancemi è stato il primo a dirci che Spera era il capomandamento di Belmonte Mezzagno, il fatto che sia stato preso nella sua zona può essere letto come una conferma? Sì, certo, ma Benedetto Spera non è solo un capomandamento. Dalle recenti indagini ci risulta facesse parte di quello che è stato definito il direttorio che comanda Cosa Nostra. Significa che Provenzano non è l’unico capo dei capi , ma è circondato da alcuni fedelissimi, tra cui proprio Spera, che gestiscono tutti gli affari dell’organizzazione. Procuratore, considerati gli omicidi proprio nel territorio di Belmonte Mezzagno che hanno colpito imprenditori legati a Spera e il suo conseguente arresto, si possono fare due diverse ipotesi. Da una parte si potrebbe pensare ad una guerra di mafia, dall’altra che forse Spera non era più protetto da Provenzano. Cosa ci può dire a riguardo? Vista dall’esterno potrebbero essere valide tutte e due le letture. Questa però è materia di indagini e quindi non ci si può sbilanciare. Quello che invece si può dire è che non ci troviamo di fronte ad una guerra di mafia in senso stretto, non ci sono gli elementi per pensarlo. Piuttosto parlerei di un momento di tensione anche se non sappiamo in che termini. Oggi possiamo dire di essere più vicini alla cattura di Provenzano? Mi rifarei a quanto ha detto il Procuratore Grasso. Sono due persone distinte. Sicuramente abbiamo preso un pezzo importante della scacchiera di Cosa Nostra e quindi Provenzano è più debole. Ma c’è ancora molto da lavorare, anche se oggi abbiamo avuto la conferma che non esistono latitanti imprendibili. * pm DDA Palermo |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
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terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
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Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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