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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Garzòn: "Istituiamo una superprocura internazionale" PDF Stampa E-mail

La proposta è partita dal magistrato catalano Baltasar Garzòn Real, il giudice che ha inquisito Augusto Pinochet per crimini contro l'umanità e che attualmente indaga su Berlusconi e Dell'Utri nell'ambito dell'inchiesta su Telecinco: creare una struttura che coordini l'azione dei magistrati dei diversi paesi delle Nazioni Unite e che permetta lo scambio di informazioni sulle indagini svolte dagli inquirenti di tutto il mondo. L'idea è stata avanzata da Garzòn nel corso di uno degli incontri collaterali alla conferenza dell'Onu, che si sono svolti a Palazzo dei Normanni, ed è stata accompagnata da una critica del magistrato all'immunità parlamentare. <<E' un limite all'applicazione della legge penale universale>>, ha dichiarato e ha poi continuato: <<Ci sono situazioni di privilegio di cui possono godere in un certo Stato alcuni indagati. L'immunità parlamentare che vale ad esempio per un indagato in Italia, rappresenta un limite all'applicazione della legge penale universale>>. Importante, ha sottolineato, anche l'abbattimento degli ostacoli legati alle estradizioni sul modello del trattato bilaterale tra Italia e Spagna. Ha poi elogiato lo scopo del vertice e <<quanto al segreto bancario il suo "allentamento" è ormai possibile in molti paesi, pur tutelando la riservatezza degli indagati. Ma bisogna lavorare duro, perché sono tanti i paradisi fiscali esistenti nel mondo>>. Sulla proposta della "superprocura mondiale" si è espresso anche il giudice Pier Luigi Vigna: <<La Dna, esperienza positiva, insegna. Su quella strada ci si può muovere anche a livello mondiale>>. <<L'importante è che si comprenda che non parliamo di un organismo di indagine, ma di una struttura per lo scambio di informazioni. Una struttura dal raggio d'azione un po' più ampio dell'Eurojust che si occupi di cinque o sei reati transnazionali>>. 


“Lo scorso 28 novembre fra Spagna e Italia è stato firmato un accordo di cooperazione contro i crimini di stampo mafioso e per la regolarizzazione dei sistemi di estradizione. Un importante passo avanti per lottare contro la criminalità organizzata, così come per i crimini contro l’umanità e per il terrorismo”.

Sono le parole del giudice Baltazàr Garzòn Real, pronunciate ai giornalisti lo scorso 13 dicembre al Palazzo dei Normanni di Palermo durante il simposio sul “Villaggio Globale”, che si è tenuto in concomitanza con le sessioni plenarie del convegno ONU. Una mente lucidissima, pronta a riconoscere ogni tipo di domanda, capace di scartare sapientemente quelle a trabocchetto su Pinochet o su Berlusconi, ma soprattutto con una grande dose di umanità, forgiata da una determinazione di ferro ad andare avanti alla ricerca della verità. Il giudice Garzòn ha tenuto una conferenza all’interno del simposio sottolineando l’importanza di vivere il convegno sulla criminalità transnazionale come un punto di partenza. Nel suo intervento ha tracciato un importante linea di unione tra Spagna e Italia capace di cancellare definitivamente un passato vergognoso di “latitanza legalizzata” che ha trasformato la penisola Iberica in un'oasi a portata di mano per molti boss di Cosa Nostra. Al termine del simposio ha risposto ad alcune nostre domande.

Quali sono secondo Lei le condizioni che permettono una lunga latitanza?
Non conosco specificatamente il problema in questione e per questo non mi è facile dare un'opinione a riguardo. In ogni caso penso che lottare contro il crimine organizzato sia estremamente difficile. Le possibilità di sfuggire ad un'investigazione giuridica sono molto elevate, così come i limiti delle leggi. Quello che occorre è andare avanti con una metodologia che faccia in modo di far scomparire le “zone di impunità”. A volte questo è possibile, ma bisogna continuare a lavorare su questo aspetto.

Quale futuro ritiene possibile nella lotta alla mafia?
Sono stati fatti importanti passi avanti. Io credo che siamo sulla buona strada. L’approvazione di questo trattato sui reati di stampo mafioso non deve essere un punto di arrivo bensì di partenza perché vengano approvate un’altra serie di norme che sono assolutamente imprescindibili per combattere efficacemente la mafia; altrimenti il problema sarà l’espansione del fenomeno che penetrerà sempre di più nelle strutture della società e sarà difficile riuscire a combatterlo.

Quale cambiamento ha notato nella manifestazione attuale di Cosa Nostra?
Non è più la mafia vecchio stile, violenta, che si confrontava militarmente; ora si sta adattando ai tempi, alle nuove  tecnologie, alle nuove economie, così utilizza la “cautela”, la segretezza, la strategia di non farsi notare. Ecco perché è un fenomeno che non è assolutamente diminuito, ma ha solo cambiato la sua forma di attuazione e noi dobbiamo essere tanto ricettivi da scoprire quali sono i nuovi mezzi e metodi per affrontarlo.

Lorenzo Baldo
 
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