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"Chavez complice delle Farc" | "Chavez complice delle Farc" |
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L’Interpol ha trovato le prove del sostegno del Venezuela alla guerriglia colombiana e Hugo Chavez reagisce definendo l’inchiesta internazionale «lo show di un pagliaccio». Ad accusare il governo di Caracas è Ronald Noble, segretario generale dell’Interpol, al termine di due mesi di analisi degli oltre 16 mila documenti trovati dalle forze armate colombiane con il blitz del 1 marzo nelle basi della guerriglia Farc in Ecuador. In particolare l’Interpol ha esaminato tre computer, tre usb e due hard disk - definiti il «cervello delle Farc» per la quantità di informazioni contenute - che appartenevano al capo guerrigliero Raul Reyel, ucciso nel raid assieme ad altri 24 militanti. Il coinvolgimento di Caracas è provato da lettere, scambi di email e altri documenti in cui si parla di aiuti economici destinati a finanziare forniture militari - razzi lanciagranate e munizioni - e l’addestramento dei guerriglieri in Medio Oriente. In una email risalente al gennaio 2007 il comandante militare delle Farc, Jorge Briceno, scrive al segretariato della guerriglia di essere in procinto di chiedere a Chavez un prestito di 250 milioni di dollari «che gli rimborseremo dopo aver conquistato il potere». Altri documenti descrivono incontri avvenuti fra i comandanti delle Farc e alti rappresentanti di Caracas come il ministro dell’Interno Ramon Rodriguez Chacin e il capo dell’intelligence militare, generale Hugo Carvajal. Il governo di Bogotà era da tempo a conoscenza della natura dei documenti ma l’Interpol ha condotto lunghi esami prima di confermarne la veridicità. «Siamo assolutamente certi che il materiale proviene da un campo terrorista delle Farc - ha detto Noble - nessuno può suggerire che siano stati manomessi dalla Colombia». La reazione di Chavez è stata burrascosa. Parlando da Caracas durante un’apposita conferenza stampa ha chiamato il segretario generale dell’Interpol «Mr Ignobile», definendo l’inchiesta «ridicola» paragonando le conclusioni allo «show di un pagliaccio». «Noble à un grande attore che ci imputa un complotto degno di un film di James Bond, è un poliziotto immorale che applaude gli assassini» ha aggiunto il presidente venezuelano riferendosi ai militari colombiani autori del blitz in Ecuador. Chavez ha quindi minacciato di rompere ogni rapporto economico con la Colombia «perché non abbiamo bisogno dei suoi prodotti» e di abbandonare l’Interpol «che dice grandi bugie perché non ha alcuna prova che i computer vengono da quel campo di addestramento». Ma l’affondo più duro è stato nei confronti del presidente colombiano Alvaro Uribe: «Fino a quando resterà al potere non vi sarà pace per la Colombia, quell’uomo è divenuto una bomba che può provocare una guerra in tutta la regione». L’intera vicenda causa «seria preoccupazione» a Washington, come dicono i portavoce del Dipartimento di Stato, ed a spiegare il perché è John Walters, zar anti-droga della Casa Bianca: «Il problema è dato dal fatto che i terroristi che minacciano la Colombia hanno avuto un consistente aiuto da Chavez e dal suo governo». Il collegamento fra le Farc e il narcotraffico unito alle conclusioni dell’Interpol pongono Chavez in una posizione legalmente molto delicata che ricorda da vicino le accuse sollevane contro il dittatore di Panama Manuel Noriega, rovesciato dagli americani nel 1989, condannato per riciclaggio nel 1992 ed ancora detenuto in un carcere di Miami. LA STAMPA |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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