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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow "Chavez complice delle Farc"
"Chavez complice delle Farc" PDF Stampa E-mail

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di Maurizio Molinari - 17 maggio 2008
New York.
La conclusione dopo le analisi dei files trovati in tre computer sequestrati alla guerriglia colombiana.




L’Interpol ha trovato le prove del sostegno del Venezuela alla guerriglia colombiana e Hugo Chavez reagisce definendo l’inchiesta internazionale «lo show di un pagliaccio». Ad accusare il governo di Caracas è Ronald Noble, segretario generale dell’Interpol, al termine di due mesi di analisi degli oltre 16 mila documenti trovati dalle forze armate colombiane con il blitz del 1 marzo nelle basi della guerriglia Farc in Ecuador. In particolare l’Interpol ha esaminato tre computer, tre usb e due hard disk - definiti il «cervello delle Farc» per la quantità di informazioni contenute - che appartenevano al capo guerrigliero Raul Reyel, ucciso nel raid assieme ad altri 24 militanti.
Il coinvolgimento di Caracas è provato da lettere, scambi di email e altri documenti in cui si parla di aiuti economici destinati a finanziare forniture militari - razzi lanciagranate e munizioni - e l’addestramento dei guerriglieri in Medio Oriente. In una email risalente al gennaio 2007 il comandante militare delle Farc, Jorge Briceno, scrive al segretariato della guerriglia di essere in procinto di chiedere a Chavez un prestito di 250 milioni di dollari «che gli rimborseremo dopo aver conquistato il potere».
Altri documenti descrivono incontri avvenuti fra i comandanti delle Farc e alti rappresentanti di Caracas come il ministro dell’Interno Ramon Rodriguez Chacin e il capo dell’intelligence militare, generale Hugo Carvajal. Il governo di Bogotà era da tempo a conoscenza della natura dei documenti ma l’Interpol ha condotto lunghi esami prima di confermarne la veridicità. «Siamo assolutamente certi che il materiale proviene da un campo terrorista delle Farc - ha detto Noble - nessuno può suggerire che siano stati manomessi dalla Colombia».
La reazione di Chavez è stata burrascosa. Parlando da Caracas durante un’apposita conferenza stampa ha chiamato il segretario generale dell’Interpol «Mr Ignobile», definendo l’inchiesta «ridicola» paragonando le conclusioni allo «show di un pagliaccio». «Noble à un grande attore che ci imputa un complotto degno di un film di James Bond, è un poliziotto immorale che applaude gli assassini» ha aggiunto il presidente venezuelano riferendosi ai militari colombiani autori del blitz in Ecuador. Chavez ha quindi minacciato di rompere ogni rapporto economico con la Colombia «perché non abbiamo bisogno dei suoi prodotti» e di abbandonare l’Interpol «che dice grandi bugie perché non ha alcuna prova che i computer vengono da quel campo di addestramento». Ma l’affondo più duro è stato nei confronti del presidente colombiano Alvaro Uribe: «Fino a quando resterà al potere non vi sarà pace per la Colombia, quell’uomo è divenuto una bomba che può provocare una guerra in tutta la regione».
L’intera vicenda causa «seria preoccupazione» a Washington, come dicono i portavoce del Dipartimento di Stato, ed a spiegare il perché è John Walters, zar anti-droga della Casa Bianca: «Il problema è dato dal fatto che i terroristi che minacciano la Colombia hanno avuto un consistente aiuto da Chavez e dal suo governo». Il collegamento fra le Farc e il narcotraffico unito alle conclusioni dell’Interpol pongono Chavez in una posizione legalmente molto delicata che ricorda da vicino le accuse sollevane contro il dittatore di Panama Manuel Noriega, rovesciato dagli americani nel 1989, condannato per riciclaggio nel 1992 ed ancora detenuto in un carcere di Miami.
LA STAMPA
 
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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


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