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Il generale "narcos"estradato negli Usa PDF Stampa E-mail

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di Arcangelo Badolati - 17 maggio 2008
Cosenza.
L'italo-colombiano Salvatore Mancuso sarebbe stato a capo di un esercito di ottomila uomini e avrebbe rifornito di cocaina la 'ndrangheta. Del guerrigliero (pentito) aveva parlato ai pm della Dda di Catanzaro il collaboratore Bruno Fuduli.



Il "generale" colombiano con passaporto italiano. Gomez Manuel Salvatore Mancuso, 37 anni, è nato a Montera nel nord della Colombia da padre e madre italiani, originari di Sapri. Fino allo scorso anno, munito di documento diplomatico nostrano e intenzionato a compiere lucrosi investimenti in Toscana, era il capo dell'unità paramilitare "Autodefensas unidas de Colombia". Un esercito di ottomila uomini che infestava e controllava l'area meridionale del paese sudamericano. "El general" ha varie pendenze giudiziarie nel continente americano e risulta pure coinvolto nella monumentale inchiesta "Decollo", coordinata dal pm antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio. Fino a pochi mesi or sono, prima di decidere di comparire in pubblico e parlare, il guerrigliero italo-colombiano viveva nascosto nella giungla che attraversa Colombia, Venezuela ed Ecuador. Il suo alleato storico, Carlos Castano, inteso come il "Boiaco" s'era pentito tre anni addietro, rivelando alla Dea statunitense rotte e segreti dello smercio mondiale della cocaina. Di Castano e Mancuso aveva parlato diffusamente, nel 2003, ai magistrati catanzaresi, un imprenditore di San Calogero (Vibo Valentia), Bruno Fuduli, che ha svolto per sette anni il ruolo di "mediatore" tra esponenti della 'ndrangheta calabrese e personaggi dei "cartelli" colombiani di Medellin e Bogotà. Fuduli, smascherato dai carabinieri del Ros, ha deciso successivamente di collaborare con la procura distrettuale catanzarese, diventando per più di un anno un vero e proprio "infiltrato" tra i boss colombiani e calabresi. Mancuso – secondo le rivelazioni del pentito – disponeva di reparti paramilitari che si finanziavano con il traffico mondiale della cocaina. Molta della droga prodotta dal gruppo guidato dal trentasettenne di origine campana finiva in Italia e Spagna. Gli "specialisti" della Dea americana hanno costantemente ritenuto Mancuso uno dei personaggi più pericolosi attivi sullo scacchiere latino-americano. Il "generale" – che ricorda uno dei personaggi del film Apocalypse now – ha però recentemente deciso di vuotare il sacco. E le sue rivelazioni hanno fatto tremare persino il presidente colombiano Alvaro Uribe. E con lui molti narcos calabresi e spagnoli. Le confessioni di Salvatore Mancuso sarebbero infatti in parte sovrapponibili a quelle di Bruno Fuduli. Il guerrigliero ha tirato in ballo il ministro della Difesa colombiano, Juan Manuel Santos, accusandolo di aver partecipato a due riunioni cui presero parte sia lui che Carlos Castano, per pianificare, nel 1995, un colpo di stato in danno dell'ex presidente colombiano Ernesto Samper. Vero o falso? Chissà... Mancuso, adesso, è stato estradato negli Stati Uniti. Pure l'Italia ne aveva sollecitato la consegna proprio in relazione all'inchiesta "Decollo". Gli Usa, però, hanno avuto la meglio e il narcos-condottiero rimarrà nei prossimi mesi sotto la custodia dell'antidroga statunitense. Ma c'è dell'altro. Dagli atti della indagine "Decollo" emergono infatti riferimenti persino all'Eta spagnola. Già, perché un gruppo di acquirenti del Vibonese entrato in affari con i sudamericani grazie alla mediazione dell'imprenditore "infiltrato", dopo aver ricevuto alcuni carichi nascosti dentro blocchi di marmo sbarcati nel porto di Gioia Tauro , "bruciò" ottocento chili di "neve" purissima. Nel senso che non corrispose ai fornitori d'Oltreoceano il prezzo dovuto. E scoppiò il putiferio. I colombiani lanciarono pesanti minacce. Racconta Fuduli: «Felipe, quando la partita non venne pagata disse a Ventrice (imprenditore di San Calogero coinvolto nel traffico n.d.r.) che gli avrebbe mandato gli amici suoi dell'Eta a fargli saltare la casa. Per dargliene prova, fotografarono proprio la casa di Ventrice e gli mandarono l'immagine via fax dalla Colombia». Quella foto era stata fatta dagli uomini del movimento terroristico basco ch'erano pronti ad agire per recuperare il credito dei "compari" colombiani. «Ventrice era terrorizzato – svela Fuduli – e fui mandato a Cuba per incontrare Ramiro, un altro narcotrafficante, che mandò a dire a Ventrice di stare tranquillo». Se non fosse tutto vero e riscontrato, sembrerebbe la trama di un film...

In sintesi
Salvatore Mancuso figlio di genitori campani e dotato di passaporto italiano, risulta coinvolto nella monumentale inchiesta antidroga del Ros di Catanzaro, denominata "Decollo". L'indagine, coordinata dal pm Salvatore Curcio, ricostruisce un impressionante traffico di droga condotto tra la Colombia e la Calabria. Mancuso era a capo di 8.000 paramilitari che si finanziavano con la vendita della cocaina ai venditori di morte calabresi
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    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
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