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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
LA POSTA DEL DIRETTORE n°8 PDF Stampa E-mail

 

A tutti gli organi di stampa

LETTERA APERTA

Il quotidiano Il giornale ha dato inizio alla campagna di delegittimazione contro i pubblici ministeri Ingroia e Gozzo impegnati nel processo a carico dell’onorevole Dell’Utri.
Ci pare più che legittima la richiesta del pm Ingroia di interrogare l’onorevole Berlusconi. D’altronde si tratta di un personaggio pubblico, sempre più presente nel nostro paese, ovunque, dentro e dietro la televisione, costantemente sui giornali, proprietario di grandi imprese di distribuzione a cui noi tutti attingiamo, e il cui volto ingigantito campeggia sulle strade delle nostre città.
In realtà non dovrà che rispondere ad un’ unica domanda: <<come sono finiti nelle casse della Fininvest ingenti capitali miliardari di ignota provenienza?>>. Se non vi è nulla da nascondere, perché preoccuparsi.
L’autorità giudiziaria ha la facoltà e l’obbligo di fare luce su tutto ciò che di oscuro potrebbe infrangere la legge e questo concerne ogni singolo cittadino, perché Berlusconi dovrebbe costituire una eccezione?
Tanto più che concorre a rappresentare tutto il popolo italiano.
Mi torna in mente quel tempo in cui ci si preoccupava accoratamente di quei personaggi che facevano parte della loggia massonica P2. Oggi sembra quasi che non averne fatto parte sia motivo di stoltezza o fallimento.
Sembra veramente che il mondo abbia deciso di girare al contrario e questo non può far pensare ad altro se non che la mafia abbia ormai raggiunto un equilibrio tale da poter essere garantita da personaggi di altissimo livello.
Anche il CSM sta assumendo comportamenti tali da apparire più come una corporazione di uomini di potere (con le dovute eccezioni) che privilegiano le correnti interne per ragioni politiche piuttosto che non l’organo di autogoverno dei magistrati che lavorano per reprimere la criminalità, difendere gli innocenti e garantire l’azione penale secondo i principi di uguaglianza.
Ne sono prova alcuni  provvedimenti come l’introduzione della rotazione dei magistrati delle DDA ogni otto anni e il trasferimento del giudice del Tribunale dei minori  Giovan Battista Scidà per incompatibilità ambientale.
Sembra di essere ritornati a venti anni fa, quando Falcone e Borsellino vennero lasciati soli... oggi altri magistrati stanno correndo questo rischio.
E’ nostro dovere difenderli, anche se questa nuova resistenza è combattuta da esigue forze della società civile.
Giorgio Bongiovanni

 

 

Alla cortese attenzione
On. Gianfranco Micciché
Avv. Carlo Taormina
pc. Procura di Palermo dott. Pietro Grasso
Consigliere al CSM, dott. Gioacchino Natoli
Consiglio Superiore della Magistratura

 

LETTERA APERTA

Leggo sui giornali, e in particolare su Il Giornale di Sicilia, l’articolo inerente la conferenza stampa indetta dall’onorevole Micciché e dall’avvocato Carlo Taormina relativa alla presunta manipolazione da parte della solita Procura di Palermo delle carte relative alle confidenze che il boss di Cinisi, Gaetano Badalamenti, fece al maresciallo dei carabinieri Lombardo. 
Per quanto mi è dato conoscere in merito, in seguito alla nostra modesta indagine giornalistica il cui risultato è stato pubblicato nel numero di giugno di ANTIMAFIA Duemila (di cui alleghiamo l’articolo di pag.32 a firma di Anna Petrozzi e la trascrizione della testimonianza del maggiore Obinu, depositata il 4 novembre 1998 durante il processo per l’omicidio Pecorelli, come da archivio di radio radicale cassetta n°CA185220) rimango sconcertato per le pesanti allusioni mosse nei confronti dell’ex pm Natoli e dei magistrati di Palermo a cui va tutta la nostra solidarietà. Non è francamente comprensibile tutto questo scalpore, a parte la nota finalità di delegittimazione, perché sarebbe sufficiente rileggere la deposizione del maggiore Obinu per capire profondamente cosa Badalamenti abbia detto al maresciallo Lombardo. Dal nostro punto di vista non vi sono tracce di alcun depistaggio o occultamento che sia. Badalamenti parla chiaramente di Cosa Nostra, ma solo in qualità di confidente e non certamente da collaboratore di giustizia. Ed inquietanti sono indubbiamente le sue affermazioni su CIA, servizi segreti, e sull’appoggio di cui Riina godeva da parte di alti esponenti delle istituzioni italiane.
Rispettiamo profondamente il dolore della famiglia del maresciallo che ha così drammaticamente lasciato i suoi cari, probabilmente le sue conoscenze avevano raggiunto alti livelli.
E’ sempre difficile comprendere il confine tra il rapporto di confidenza tra mafioso e forza dell’ordine e la collusione. Certamente con questo non intendiamo dire che il maresciallo Lombardo fosse colluso, solo Badalamenti, se veramente decidesse di collaborare con lo Stato, potrebbe spiegare il vero contenuto di quelle rivelazioni. Per il momento sappiamo, attraverso la testimonianza di Giovanni Brusca, che Badalamenti venne espulso da Cosa Nostra proprio a causa di questo stretto rapporto con i Carabinieri, strumentale ai suoi fini di eliminare gli avversari.
E questo è motivo sufficiente per comprendere le precauzioni assunte dal pm Natoli contro il rischio che Badalamenti potesse dire e non dire, depistare e nascondere le vere e reali motivazioni che hanno spinto Lombardo al suicidio.
Solo se collaborasse con la giustizia come previsto dalla legge, e solo dopo aver trovato i riscontri necessari alle sue dichiarazioni, potrebbe essere credibile.
Il boss potrebbe essere anche a conoscenza di tremende verità; se così è, che allora le dica, formalmente ed ufficialmente, ai magistrati incaricati.
Che dica la verità sull’omicidio Impastato, sui traffici di droga tra Terrasini e gli Stati Uniti, sugli appalti dell’aeroporto di Punta Raisi, sulle collusioni ad altissimi livelli che lui stesso, insieme a Stefano Bontate, aveva e sui presunti nuovi patti e alleanze che egli avrebbe con la Cosa Nostra di Provenzano.
Per quanto riguarda questa accorata difesa di Badalamenti da parte di certi giornalisti di idee politiche vicine a Berlusconi, dico che forse questi farebbero meglio ad usare maggiore prudenza. Un domani Badalamenti potrebbe decidere di parlare sul serio e magari rivelare come il suo amico Stefano Bontade riciclò centinaia e centinaia di miliardi del traffico di droga a Milano e per conto di chi.
Si capisce quindi quanto infondate siano le accuse mosse dall’onorevole Micciché e dall’avvocato Taormina all’ex pm Natoli e alla procura di Palermo. Una nuova campagna di delegittimazione contro quei magistrati che, proseguendo il lavoro già iniziato da Falcone e Borsellino, non si fermano davanti a nessuno pur di raggiungere la verità, pur di contrastare Cosa Nostra e i suoi alleati nelle istituzioni politiche, nell’alta finanza, all’interno dei servizi segreti, nella massoneria ecc...
Purtroppo va constatato che non esiste una vera opposizione a tutto questo. La sinistra di maggioranza si presenta debole e spesso compiacente (fatta eccezione per Claudio Fava, Nando dalla Chiesa, Giuseppe Lumia, Nicki Vendola e qualche altro). Sotto questo governo, infatti, sono state approvate alcune leggi che non hanno di certo agevolato i magistrati nella loro azione di contrasto alla mafia, anzi: «rito abbreviato», la recente «circolare Bianco» sull’abolizione dei presidi sotto le case dei magistrati, i segnali contraddittori, i colpevoli silenzi, leggi eternamente giacenti... (come le leggi sui pentiti).
Lo stesso CSM ha compiuto in questi anni grossi errori, come ai tempi di Falcone e Borsellino, approvando la circolare che stabilisce la rotazione dei magistrati applicati alle DDA ogni otto anni limitando in maniera gravissima la loro capacità di azione, e da ultimo il richiesto trasferimento per incompatibilità ambientale per il procuratore Giovan Battista Scidà a Catania.
Di fronte a questa situazione, non resta che sperare che il prossimo governo che vincerà le elezioni del 2001 prenda piena coscienza che LA MAFIA POTRA’ ESSERE VERAMENTE DEBELLATA SOLO E UNICAMENTE SE LO STATO AVRA’ UNA FERMA VOLONTÀ DI SCONFIGGERLA, appoggiando la magistratura e sensibilizzando la società civile.
Sempre augurandoci che nessuno degli uomini che formeranno il nuovo governo abbia stabilito patti con i vari Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro, Pasquale Condello, Giuseppe Morabito, i Piromalli, i servizi segreti, la massoneria ed altri centri di potere occulto.
Speriamo!
           Giorgio Bongiovanni

 

 


La signora Mariella Scandura tramite internet scrive:

“… In realtà la vera mafia siciliana è costituita da certe infiltrazioni nelle strutture burocratiche che sono modellate da interessi estranei, i cosiddetti poteri economici forti che utilizzano anche criminali controllati dai Servizi segreti.” E ancora. “ E anche questi famosi capomafia non sono altro – come i banditi e i ribelli dei tempi antichi – che “delinquenti di stato”, a cui vengono affidati da un lato compiti di governo della criminalità comune e dall’altro, come collaboratori dei Servizi segreti, tutti quegli incarichi sporchi che il “Governo reale” – cioè le grandi società e le grandi famiglie che lo monopolizzano – non possono seguire direttamente”. Quando poi viene fuori qualcosa, si presentano le cose all’incontrario: è la mafia che ha corrotto questo o quel funzionario infedele, o magari una banca svizzera”. “La vera mafia è quella infiltrata in alcuni punti nodali della Regione  siciliana, in modo da non farla funzionare, fatta di personaggi connessi, comperati o ricattati e compromessi dai poteri forti del Nord”. Infine citando il libro di Ettore Bernabei “L’uomo di fiducia”  del febb.’99, “… i profughi continuano a ad arrivare in Italia, e che ancora una volta lo scopo di far nascere in Italia chissà quale pandemonio …(con la complicità dei settori della burocrazia statale, mentre la manovalanza è assoldata nelle mafie di tutto il mondo… e dai servizi segreti che hanno sempre coordinato la loro politica  in seno alla Nato”.

Gent.ma  Mariella,
le conclusioni che emergono sul tema mafia, criminalità e organizzazioni connesse, dopo anni di lavoro approfondito da parte di giudici e magistrati, sfociano tutte in un “grande banchetto” di interessi convergenti, che coinvolgono anche certe “alte” cariche istituzionali. Cosa Nostra è un organizzazione criminale, dalla struttura ben definita e rigorosa, che decide e patteggia per la sua incisiva autorità con gli “addetti ai lavori”, ottenendo arricchimento e potere . Le stesse intenzioni muovono, a volte, anche altri poteri, quello finanziario, politico, militare e quello occulto. Poteri dalle “mani pulite” che dietro una falsa veste di carità e cortesia si rendono complici e responsabili di molti atti criminali, di numerosi lutti e di uno sfruttamento spregiudicato delle popolazioni più disagiate. Esiste quindi uno scambio di “favori”, che purtroppo a volte interferisce in modo grave e brutale nel mondo civile.
In attesa di risentirla per nuovi chiarimenti, le auguro una buona lettura!

 

 

Salve,
mi chiamo Sara e scrivo dalla provincia di Arezzo. Studio lingue a Firenze.
Sono "nuova dell'ambiente", ho cominciato da poco ad interessarmi di mafia, criminalita' organizzata, giustizia. E' stato grazie ad una vacanza in Sicilia, a Bagheria, che questi problemi mi si sono posti prepotentemente davanti. Grazie ad un meraviglioso ragazzo che mi ha trasmesso la sua voglia di combattere. Poi e' arrivato il vostro giornale. Una benedizione. Infatti non avrei mai saputo da che parte farmi per avere un po' di notizie, informazioni specifiche su questi argomenti. Vi ringrazio infinitamente. Ho molta strada da fare, sono proprio ignorante in materia, ho sempre vissuto sotto la mia "bella campanina d'oro" ma spero di poter trovare (come gia' in parte ho trovato in voi) delle "guide" e degli amici che mi aprano gli occhi e mi facciano vedere le cose come stanno e come sono state. I vostri suggerimenti sui libri da leggere sono preziosissimi. Il mio problema piu' grande e' quello di non conoscere proprio la Magistratura, il suo funzionamento e, diciamolo pure, anche come funziona il nostro Stato, le istituzioni.
Lo so e' una vergogna. Provero' a chiedere anche al mio ex-insegnante di diritto ma per il momento se avreste qualche suggerimento su dove potermi informare, lo accetterei molto volentieri, anche perche' ormai avete conquistato la mia fiducia e la mia stima e potrei star tranquilla sull'affidabilita' della vostra indicazione.
In piu' volevo chiedere se fosse possibile "costruire" una "stanzetta di ritrovo" sul vostro sito, per i lettori di Antimafia2000, in modo da poter trovare amici con cui parlare o andare a vari convegni di interesse comune.
La posta del capitano Ultimo e' un'idea meravigliosa ! Io non gli ho scritto, non ho il coraggio, non saprei nemmeno cosa dirgli, ma mi informero' presto anche su di lui e presto arrivera' anche la mia letterina.
Il problema della mafia e criminalita' organizzata in generale e' poco sentito nelle regioni del nord......ci arriva l'eco....e' un problema che sentiamo lontano e solo adesso mi sono accorta della drammaticita' di questa cosa. Cosa si potrebbe fare ? Le visite alle scuole credo che siano piuttosto efficaci, dovrebbero essere promosse piu' spesso, come si puo' fare? Chi organizza di solito queste "visite" ?
E' ora di chiudere.
Vi ringrazio per l'attenzione e per tutto quello che mi avete dato e continuerete a darmi.
Rispettosamente
Sara Magini


Gent.ma Sara,
vorrei innanzitutto esprimerti  il più vivo ringraziamento per aver portato all’attenzione nostra e dei nostri lettori, la sua testimonianza e il tuo pensiero, abbiamo quindi deciso di pubblicare la sua lettera nel prossimo numero di ANTIMAFIA duemila..
Un gesto che si traduce in seria presa di coscienza rispetto al tema mafioso e alla criminalità organizzata, combaciante forse con il pensiero di molta altra gente, che,  purtroppo, rassegnata e silente, contesta e non approva… .
Uno sprone il tuo, per dare inizio ad una lotta consapevole sul fronte della legalità e della giustizia.
Un’espressione di volontà che spesso manca tra le file popolari, che a volte per debolezza e a volte per indifferenza, permettono il sacrificio di uomini giusti come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Di fronte all’esempio di questi personaggi, amanti dell’onore e della correttezza e sopra ogni altra cosa della vita, il nostro impegno non può mancare.
L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere e il dovere di cambiare.
Il lavoro di ANTIMAFIA Duemila, circa l’informazione del fenomeno mafioso e dei suoi legami politici e finanziari, andrà avanti, con l’appoggio dei suoi sostenitori, ampliandosi con altre iniziative anche all’interno del suo sito internet (e per questo ti ringraziamo del consiglio), con la stessa idea di Borsellino quando affermava che i ragazzi delle scuole, i giovani delle nuove generazioni “appoggiano e credono nel lavoro dei magistrati  rappresentando per l’organizzazione mafiosa  “il punto di non ritorno”.

 

 

 

Carissima redazione di ANTIMAFIA Duemila, Scusandomi innanzitutto per avervi inviato queste poche frasi su questo orribile sofferto cartaceo, intendevo ringraziarvi per tutto il lavoro che ormai da molti mesi portate avanti con costanza e passione!
Era l’aprile scorso quando vidi per la prima volta, mischiato tra molti altri giornali in edicola il vostro mensile… e da allora tutte le volte che lo leggo finisco per sottolinearlo e studiarlo come un testo universitario, stupendomi ogni volta di più per la mole di documenti e notizie che sull’argomento riuscite a fornirci. La mia “passione” o meglio la mia attenzione e la voglia di approfondire questi temi nasce dai tragici eventi del ’92 a Palermo e si sviluppa poi svolgendo parte del servizio militare sempre a Palermo nel 1996 avendo preso parte all’operazione “ Vespri siciliani” con gli Alpini.
Ora ho ventisei anni e faccio parte delle forze dell’ordine spero un giorno di riuscire a laurearmi in giurisprudenza, non per far carriera come si potrebbe pensare, bensì per possedere tutte le carte che mi porteranno ad essere “un buon servitore dello stato”  come diceva il Dott. Falcone. In un sistema come il nostro nel quale la passione non basta per arrivare a svolgere ciò che si sente dentro …. In un sistema nel quale la passione non è un elemento di valutazione e di maggior considerazione, perché ben sappiamo quali sono gli elementi di “valutazione!”.
E allora mentre aspetto di poter dare il mio modesto apporto ad uno  stato in cui ancora credo.
Ringrazio voi che aiutate tanti giovani come me a capire, giorno dopo giorno, quei delicati meccanismi che regolano il mondo di Cosa Nostra e che alimentate sempre più in noi la forza di credere che questo male si può sconfiggere.  Vi invio qualche adesione a favore della preziosa iniziativa  di cui vi siete resi fautori e spero un giorno di potervi incontrare di persona per esprimervi la mia ammirazione.
Con affetto,  un amico… Andrea

Carissimo Andrea,
abbiamo ricevuto la tua lettera e non nascondo l’immenso piacere nel leggerla.
I tragici eventi del ’92 con le stragi dei giudici Falcone e Borsellino, hanno risvegliato le coscienze di molte persone, giovani, meno giovani, civili e militari… tutti raccolti in un sentimento di disapprovazione, verso uno stato che, congelato dalla burocrazia e condizionato da una politica collusa, non ha saputo proteggere chi per lui avrebbe sacrificato la vita. Uomini dal gran senso di giustizia e dell’onore, che avevano capito i confini tra mafia e alta finanza, politica e massoneria, e soprattutto avevano finalmente dimostrato che Cosa Nostra non era una banda di uomini del folklore siciliano con coppola e lupara, pronti a far giustizia per i più deboli, rispettando un codice d’onore che gli impediva di “toccare” donne, bambini, politici e uomini in divisa. Un’opinione, che alla fine degli anni ’70, si vide sfumare in una realtà ben diversa, con l’omicidio di Boris Giuliano, del Giudice Terranova, quello del Procuratore Capo di Palermo Gaetano Costa, e di molti altri servitori dello Stato.
Ora, quel che dobbiamo fare è appoggiare il lavoro dei magistrati e di coloro che dall’interno dell’istituzione statale, cercano di sciogliere i tantissimi nodi tra legalità e corruzione.
Un lavoro che ci spetta, per riconoscenza, dovere e consapevolezza…
Speriamo almeno, che sempre più persone capiscano e alzino la loro voce!
Per il momento è tutto. Ti invito ad approfondire le nostre iniziative su internet alla pag www.antimafiaduemila.com dove potrai consultare in ogni momento, date e indicazioni sulle conferenze e sugli appuntamenti inerenti appunto il tema sull’antimafia.
In attesa di sentirti nuovamente, per opinioni e circostanze, ti saluto augurandoti un buon lavoro.
          
 

 


Pubblichiamo integralmente la testimonianza della Signora Briguccia senza ulteriori commenti
La ringraziamo quindi vivamente, per averci ricordato con quanta indifferenza a volte ci si predisponga alla risoluzione di un problema così allarmante come quello della pedofilia. Un grattacapo, che …molti non si vogliono prendere!


LA CASTA DELLA NEW POLITIC

Non si legge alla francese, si pronuncia all’italiana: casta. Casta è la classe politica, l’unica, oggi, il cui potere sia inattaccabile, tant’è che bisognerebbe fregiare i politici di un distintivo che riproduca il cartello attaccato ai tralicci dell’alta tensione: “NON TOCCARE PERICOLO DI MORTE”.
Siedono in parlamento i nuovi dei. Oggi non si punisce più la bestemmia contro Dio, ma contro questi novelli dei. Analfabeti, corrotti? Che importa sono degni di portare quel distintivo: PERICOLO DI MORTE. Si inabissano, ma riemergono puntualmente. Qualche perla rara, chiusa nell’ostrica, giace nel fondo di questo oceano del nulla politico, ma per estrarla, occorrono pescatori di perle, disposti a farsi scoppiare i timpani! E non c’è Santo protettore che possa fare il miracolo di dare alla classe politica la virtù necessaria per l’amministrazione della cosa pubblica, perché questa è l’utopia di oggi.
Umberto Galimberti lamentava l’acriticità delle filiazioni del pensiero di Jang (La Repubblica, 1 nov. 2000); ma la capacità critica non appartiene al nostro tempo e non perché sia faticoso l’esercitarla ma perché non è lecito, e farlo significa pagarne un alto prezzo, perché questa via è sbarrata dalla degenerazione della vecchia sofistica. Scolastica e oscurantista, da un lato, e mercato selvaggio, dall’altro sono le fondamenta su cui poggia la nostra società.
Sicché gli onesti studiosi devono emigrare all’estero per poter accreditarsi le proprie ricerche, e le campagne contro la corruzione falliscono il proprio obbiettivo, e i magistrati che perseguono la corruzione dei potenti vengono relegati in mansioni del tutto improprie, perché non nuocciano, anzi continuino ad essere bersaglio di attacchi ottusi, e i pool non esistono più, perché la corruzione dei politici è la “NEW POLITIC” e questo è affare dei politici.
In parlamento, in questo nostro parlamento si discutono le defaillances di Direttori di Tg, si fanno cadere le loro teste, gridando allo scandalo, per l’orrore delle immagini Tv trasmesse, non si grida allo scandalo per i delitti infami, consumati sulle creature innocenti. Importante è che l’opinione pubblica non sappia, non veda, non sappia l’inferno in cui guazza e su cui lucra migliaia di miliardi il mercato della pedofilia. “Sepolcri imbiancati!” così Cristo chiamò gente come questa, sepolcri imbiancati che nascondono la putrefazione dei corpi! E la chiesa di Cristo non si ribella, non si indigna, non maledice, non lancia anatemi contro questo nuovo flagello dell’umanità, e dell’umanità, la più indifesa, la più duttile e la più fiduciosa?  Tanto rumore attorno alla pillola del giorno dopo, per una vita che non è ancora vita e nulla contro la torma  di angoscianti crimini, nulla per salvare i bambini, creature vive e sensibili. Si distoglie lo sguardo altrove, per lasciarli morire tra le torture più atroci, dell’animo e del corpo, nell’inferno del mercato della pedofilia e del mercato degli organi!
“Sinite parvulus veniant ad me” – lasciate che i fanciulli vengano a me! Chi raccoglie questo messaggio di Cristo? E’ stato cancellato insieme con il discorso delle Beatitudini? C’è rimasto solo il potere istituzionale con le sue prerogative di cecità, di arroganza e di prepotenza?
Dove troverà l’uomo, questo pover’uomo del terzo millennio, dove troverà l’amore e la charitas, che non siano pure associazioni umanitarie?
Natalia Ginzburg ebbe torto, quando disse che la nostra non sarebbe stata più una generazione di volpi e di lupi e che sarebbe nato il “figlio dell’uomo”; non è stato così, ebbe ragione Tomasi di Lampedusa che profetizzò che dopo l’era dei Gattopardi e dei Leoni sarebbe nata quella delle iene e degli sciacalli.

MARIADELAIDE BRIGUCCIA    
 

 

 

 

ENTE TABACCHI ITALIANO:
 PRIVATIZZAZIONE SELVAGGIA
FINE A SE STESSA

Sulle ceneri del vecchio Monopoli di Stato, è nato l’Ente Tabacchi Italiano, ente pubblico economico, trasformato nel settembre di quest’anno in società per azioni. Amministratore unico di questa società per azioni è stato nominato il dott. Maurizio Basile. Al momento il pacchetto azionario in un’unica azione è detenuto dal Ministero del Tesoro, da Vincenzo Visco che ne ha gestito la privatizzazione come Ministro delle Finanze.
Il Piano di ristrutturazione, già approvato in Consiglio di Amministrazione e sottoscritto, ad eccezione della Fat-Cisl, dalle organizzazioni sindacali della Cgil e della Uil, prevede su 17 impianti presenti in Italia la chiusura di ben 13 siti produttivi. Nella Regione Sicilia, in particolare, vengono azzerati Catania (che ha cessato l’attività produttiva il 28 ottobre di quest’anno), Palermo (che chiuderà i battenti dal 1° gennaio del 2001) e il deposito di Messina. La situazione  To-Be nuova, che il Master play ha approvato al Cda prevede il mantenimento dei siti produttivi di Bologna e Rovereto (come manifatture), dove l’occupazione viene incentivata, Verona, Modena e Mesole, per quanto riguarda il nord. Per il centro, restano attive le manifatture di Chiaravalle e Lucca. Per quanto riguarda il territorio del sud, si tengono aperte Scafati, Cava dei Tirreni e Lecce. Azzerate le isole, cioè il sito produttivo della Sardegna e quelli di Palermo, Catania e Messina.
La FAT-CISL regionale e nazionale aveva richiesto, in sede di trattative fra le parti sociali, che almeno uno venisse ristrutturato e rilanciato, quello di Palermo, che occupa 250 lavoratori. Richiesta portata avanti fino ad oggi senza successo. Garanzie per il personale? Per tutti è previsto un ombrello sotto cui ripararsi: degli oltre 7000 dipendenti a livello nazionale, circa tremila conserverebbero il posto, mille sarebbero pensionati, altri tremila verrebbero ricollocati nella pubblica amministrazione. Ma al di là di questo, c’è da dire che la chiusura dei siti produttivi non è dovuta ad una crisi aziendale ma è una scelta politica precisa e mirata, che non tiene conto dei livelli occupazionali e delle risorse umane. Prima che l’ETI gestisse la nostra azienda –denuncia il segretario regionale della FAT-CISL Salvatore Mendola – noi abbiamo chiuso il bilancio del ’98 in attivo di trecento e passa miliardi, come utile di esercizio. Mentre il primo bilancio utile del ’99 che l’ETI ha chiuso, è stato di 7,5 miliardi. La nostra azienda ha il 27% di richiesta sul mercato nazionale”. Allora ci chiediamo che senso ha fare politica per il sud di defiscalizzazione, la politica decontributiva, per assumere al Mezzogiorno e poi prendere il personale che ha in carica oggi, un’azienda attiva con un utile di esercizio annuo, e controllarlo in soprannumero, trasferendolo in altri uffici dove l’organico è completo?  Invece di incoraggiare la produttività, incoraggiano l’assistenzialismo. Adesso è in corso un’interpellanza parlamentare di sette senatori forzisti siciliani, presentata al Consiglio dei Ministri e ai Ministri del Tesoro e delle Finanze, per sostenere la battaglia della Fat-Cisl, contro una politica in atto di desertificazione industriale e occupazionale delle isole e per la salvaguardia dell’insediamento produttivo di Palermo, che potrebbe, opportunamente rilanciato, continuare ad offrire lavoro. Il mercato nazionale, nella sua globalità, nei primi nove mesi di quest’anno, è aumentato del 4,5%. Loro dicono che le isole hanno la più bassa capacità produttiva, ma non dicono che si sta pagando il costo di una mancata assegnazione di rinnovamenti tecnologici. “In questi 50 anni ci hanno abbandonati a noi stessi – denuncia Mendola -, il nostro parco macchine è ammortizzato da 40 anni. Abbiamo impianti obsoleti, strutture inadeguate. Basterebbe una semplice ristrutturazione per portarci ai livelli standard nazionali, come hanno fatto con la cantieristica navale a Palermo, dove si è dimostrato come il connubio di una buona politica e investimenti finanziari, imprenditoriali possa portare la Sicilia a livelli produttivi nazionali ed europei. Il problema è che il governo non dà alcuna attenzione seria alle problematiche occupazionali, per una industrializzazione del nostro territorio, lo vuole desertificare”. A meno che tutto questo non sia una manovra della politica economica dell’ETI. Attuare una politica al ribasso, per quanto riguarda il mercato, per poi quotare in borsa un pacchetto azionario al ribasso e poi domani “occulti azionisti” acquistare le azioni e nell’arco di un anno riuscire a recuperare il mercato, a rilanciare, avendo in mano un utile, con quattro soldi spesi! A danno dei nostri disoccupati della città di Palermo. Siamo quasi sicuri che tra alcuni azionisti di domani ci saranno i nomi di questi signori che oggi gestiscono l’Ente, uomini di D’Alema e Visco! Un tradimento in piena regola quello del governo di centro-sinistra, che ha appoggiato un piano di ristrutturazione aziendale che è fine a sé stesso, che non ha la proiezione della economicità produttiva e che privatizza senza avere una progettualità, che vada incontro alle problematiche occupazionali. Una privatizzazione a danno dei contribuenti, che fa solo danno al Paese, perché l’ETI si libera del personale, definito in esubero e lo ricolloca nella pubblica amministrazione, cioè a carico del Ministero delle finanze e quindi dei contribuenti. Mentre loro si tengono il pacchetto azionario e il patrimonio tutto! Non sappiamo i nomi dei futuri investitori ma molti sicuramente saranno componenti di questa amministrazione, che oggi gestiscono l’Ente! Oggi siamo al 27% come mercato nazionale, prodotto venduto in Italia e prodotto commercializzato, fino a pochi anni fa la percentuale si attestava al 54%. Siamo convinti che fra un anno questo 27% scenderà al 15-16%; il tempo di lanciare un’Opa, un’offerta pubblicazionale, si acquista quattro soldi e nell’arco di un anno si recupera gran parte del mercato nazionale, che si è perso in questi anni. A discapito del fattore umano!

TL    

 
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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
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    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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