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Segnali di morte | Segnali di morte |
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di Conchita Sannino - 17 maggio 2008 Roberto Saviano, a Gomorra si prepara una guerra? I casalesi non avevano mai firmato tante azioni di sfida in due settimane. «L´attenzione mediatica li sta provocando. Li sta facendo impazzire. Reagiscono come se avessero deciso di dimostrare con tutti i loro mezzi che non arretrano di fronte alla mobilitazione dello Stato. Io uccido, dunque esisto. Questo succede, mi sembra». Roberto Saviano è in partenza per la Croisette, dove il 61esimo Festival di Cannes ospita domani in concorso l´atteso Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto dal suo bestseller («Le scale della passerella? No, grazie: mi piace quando a farle sono gli altri, i divi»). Un clima da corto circuito. Lo spietato racconto su grande schermo viene superato, nelle stesse ore, dalla cronaca di vendette e regolamenti di conti, firmate dalla stessa mafia che va in scena al cinema. Saviano, l´escalation crea allarme. Prima l´omicidio del padre del collaboratore Bidognetti, poi i timori per l´autobomba al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, poi le scritte sui muri del paese che ribadiscono le ingiurie contro di lei e la cronista Capacchione. E ancora: l´incendio che devasta la fabbrica di materassi il cui titolare ha denunciato i casalesi e fondato l´associazione antiracket. Infine - ieri - gli atti di vandalismo in una residenza confiscata al clan e l´omicidio di Noviello, un altro imprenditore che si era ribellato al pizzo. «È l´innalzamento dello scontro. In risposta alla mobilitazione antimafia, i casalesi - meglio: le loro frange oltranziste e kamikaze - mandano segnali di morte. Tolleranza zero. Come se fosse passato il messaggio che l´attenzione è troppa, basta. Basta riflettori accesi da mesi, quelli dell´Italia e dell´estero. Ciò è dovuto anche all´impegno costante e ai continui blitz della Procura antimafia guidata da Franco Roberti, all´attenzione puntata sul processo Spartacus che ormai attende la sua sentenza d´appello, e ai recenti pentimenti. Altro segnale importante è che domani ci sia la Festa della polizia a Casal di Principe, con il prefetto Manganelli». Lei ha raccontato la micidiale capacità dei casalesi di rendersi invisibili. Prima evitavano stragi e riflettori. Ora affidano agli avvocati lettere di ingiurie da leggere in aula contro i "nemici". E c´è chi dice che nessuno avrebbe potuto scrivere quelle frasi sui muri se non ci fosse stato il placet dei boss latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. Con l´appoggio dell´ala feroce e cocainomane. «Su quelle frasi, ho solo una risposta, secca. Continuerò a scrivere, a pensare, e a parlare di Casale. Soprattutto per un motivo: io so che Casal di Principe è anche paese di gente sana, che lavora, che non è collusa, che magari ha solo paura. Io lo so, anche se gli altri, i casalesi di mafia, vogliono e sono convinti di rappresentare il tutto». Saviano, rifarebbe tutto? «Temo di sì». Anche accettare che un rap la sovraesponga e rischi di accendere la tensione? «Me ne rendo conto. È la contraddizione implicita nell´impegno. Si attiva un circuito mediatico complesso. Da un lato i riflettori si accendono per spingere anche altri a una scelta netta; dall´altro, la mobilitazione innesca nervosismo e reattività dei clan. E la mafia all´improvviso ha urgenza di rispondere. A suo modo». LA REPUBBLICA |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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