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A Barcellona la guerra dell'acqua PDF Stampa E-mail

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di Toni Fontana - 18 maggio 2008

Un ponte navale da Marsiglia per la Catalogna assetata e con le riserve al minimo. Zapatero autorizza il travaso dall’Ebro, rivolta nelle regioni governate dalla destra.



La Guerra dell'Acqua. Il paragone con il ponte aereo che rifornì Berlino, circondata dai sovietici nel 1948, appare davvero esagerato, ma sulla stampa spagnola abbondano raffronti ed immagini forti del passato. In effetti il problema è serio, ma non drammatico, e la Spagna di Zapatero, pur non essendo meno litigiosa dell’Italia, appare tuttavia in grado di affrontare l’emergenza: Barcellona e la Catalogna sono senza acqua. Le abbondanti piogge delle ultime settimane hanno alleviato l’emergenza, ma non l’hanno allontanata. Da martedì scorso è iniziato un gigantesco ponte navale per portare acqua a Barcellona dove, da mesi, sono in vigore alcune restrizioni (multe da 3000 euro per chi spreca acqua per annaffiare giardini, riempire piscine, pulire le auto). La Sichem Defender ha portato dalla vicina Tarragona 19mila metri cubi di «oro blu». In questi giorni stanno arrivando nei porti catalani altre navi cisterna in partenza da porti spagnoli e francesi (Marsiglia e canale di Provenza). Le navi faranno la spola tra gli scali marittimi della costa e Barcellona compiendo ben 623 trasporti di acqua e porteranno complessivamente 1.660.000 m3 al mese. Il contratto è stato firmato per tre mesi e costerà alle casse delle Generalitat 22 milioni di euro. Nell’area metropolitana di Barcellona vivono oltre cinque milioni di persone e l’acqua che viene trasportata dalle navi serve per coprire solo il 6% del fabbisogno.
La penuria d’acqua ha scatenato una vera e propria «guerra dell’oro blu» tra le regioni e la questione, come spesso succede in Spagna, si è trasformata nell’ennesimo pomo della discordia tra i socialisti di Zapatero e i popolari di Rajoy. Zapatero ha bloccato il piano approvato dal conservatore Aznar nel 2001 che prevedeva la deviazione dell’Ebro, e, evitando accuratamente il termine «travaso» che ha scatenato violentissime polemiche, ha sostenuto un progetto che prevede l’estensione delle tubature che, dal fiume Ebro, già raggiungono Tarragona, per altri 60 chilometri fino a Barcellona. Attraverso questa «tuberìa» che sarà lunga 60 chilometri e affiancherà il tracciato dell’autostrada AP-7 arriveranno a Barcellona le acque dell’Ebro. I lavori sono iniziati il primo maggio e dovrebbero terminare nei prossimi sei mesi per un costo di 180 milioni di euro. Il terzo pilastro della strategia del governo è rappresentato dal completamento degli impianti di desalinizzazione che sono in via di completamento sulla costa catalana e che, se operativi dall’aprile 2009, potrebbero risolvere il problema. Si tratta però, sia nel caso dell’acquedotto che in quello degli impianti di desalinizzazione, di «lavori in corso», cioè di progetti da portare a termine. Intanto le riserve di acqua di Barcellona erano, alla data del 16 aprile, al 21,6% e l’estate si avvicina.
Come se non bastasse, a complicare seriamente i problemi, sono scesi in campo i presidenti delle vicine regioni amministrate dalla destra. Ritenendosi danneggiati dal «travaso» dall’Ebro i presidenti della comunità Valenziana, Francisco Camps e di quella di Murcia, Ramon Luis Valcarel, entrambi del Pp (destra) hanno mobilitato le piazza e presentato ricorso al Tribunale Costituzionale. Le due regioni non soffrono penuria di acqua, ma i presidenti ritengono che il prelievo dal fiume Ebro danneggi l’agricoltura sottraendo acqua all’irrigazione. L’argomento non è del tutto campato in aria, ma, quando i due presidenti hanno dato fuoco alle polemiche, il loro collega della regione di Madrid-la Mancha, Barreda (socialista) ha ricordato loro che «quando aprono il rubinetto bevono acqua del fiume Tajo». Valencia e Murcia, in data 28 marzo, hanno prelevato dal Tajo 39 ettometri di acqua ed il prelievo «fuori area» era stato autorizzato dal governo centrale. Dietro la «guerra dell’acqua» si celano rancori e vendette interne alla destra e dei conservatori contro i vincenti socialisti. Il valenziano Francisco Camps ha ottenuto il buon risultato nelle recenti elezioni ed è uno dei «colonnelli» che insidiano il trono del leader del Pp Mariano Rajoy e che lo sfideranno nel prossimo congresso (fine giugno). I due presidente di destra non hanno insomma perso l’occasione per mettersi in mostra scatenando la guerra per l’acqua contro la Catalogna, dove i socialisti sono al governo e a loro volta impegnati in un confronto con Zapatero molto duro e carico di insidie sulla questione del federalismo e del finanziamento della regione.

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