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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Rassegna stampa N°6 PDF Stampa E-mail



ASSOLTO GIAMMARINARO
21 giugno 2000

Palermo. L’ex deputato regionale Giuseppe Giammarinaro (DC) è stato assolto dal tribunale di Palermo dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Giammarinaro, che era accusato di essere stato vicino ad alcuni boss di Mazara del Vallo e Castelvetrano, fuggì all’estero per evitare l’arresto. L’imputato però ha sempre sostenuto la sua innocenza.


MAFIA: PROCESSO A CASSISA, L’EX VESCOVO DI MONREALE
13 luglio 2000

Palermo. Risale al 12 luglio scorso la sentenza del processo a Monsignor Cassisa e ad altri quattro imputati. Quattro anni di processo non sono stati sufficienti per prendere una decisione. I giudici sono usciti quasi subito dalla camera di consiglio, emettendo un’ordinanza per approfondire un punto: Cassisa truffò l’Unione europea, ottenendo contributi superiori a quelli che gli sarebbero spettati.
Secondo il pubblico ministero Roberto Piscitello, l’ex arcivescovo di Monreale avrebbe dichiarato una estensione maggiore del terreno adibito a vigneto, che sarebbe stata superiore a quella reale. Per il momento sono stati nominati due esperti, e ad autunno ci sarà la perizia. M.L.


ARRESTATO BENESTARE
21 luglio 2000

Reggio Calabria. In un appartamento del centro abitato di Catona è stato arrestato, il 20 luglio scorso, il latitante Giorgio Benestare. Era inserito nella lista dei ricercati più pericolosi a livello nazionale.
I poliziotti controllavano da qualche tempo la zona in cui il latitante si trovava. Le sue tracce erano andate perse il 20 luglio del 1996, da allora sono passati cinque anni, periodo nel quale l’uomo si era reso irreperibile. Francesco Mollace, sostituto procuratore distrettuale, ha commentato positivamente l’esito dell’operazione:<<L’arresto di un pericoloso latitante testimonia la forte volontà delle istituzioni di contrastare ovunque e in qualsiasi forma si annidi la criminalità organizzata>>. M.C.


IL COLONNELLO RUSSO E LA MAFIA
20 agosto 2000

Palermo. Si torna a parlare dell’assassinio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del professore Filippo Costa uccisi a Ficuzza il 20 agosto del 1977. Quante pagine sono state scritte dai giudici su questo delitto?
La vicenda giudiziaria durò qualcosa come 21 anni e si concluse con l’arresto di tre pastori: Salvatore Bonello, Rosario Mulè e Casimiro Russo, in carcere per sedici anni e poi scagionati in seguito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Marino Mannoia e Giovanni Brusca.
Ma a quanto pare non tutto è stato scoperto. Di questo agguato si parlerà anche nel dibattimento per l’omicidio del giornalista Mario Francese. Quest’ultimo fu il primo ad intuire che dietro la morte di Giuseppe Russo c’era un intreccio tra mafia e affari, esattamente l’appalto della diga Garcia, primo business dei corleonesi. La scoperta di questi retroscena, secondo gli inquirenti, avrebbe deciso la morte del colonnello e successivamente del giornalista.               

Monica Centofante


<<ELIMINIAMO LE TESTE CALDE>>
23 agosto 2000

Palermo. L’agguato contro il mafioso Giovanni Tubato ha indotto la Procura siciliana a condurre indagini più accurate. <<E’ ancora troppo presto – ha detto infatti Pietro Grasso – per parlare di una nuova faida mafiosa o della riapertura delle ostilità all’interno di Cosa Nostra. Questo delitto va inquadrato come un fatto interno al mandamento della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno-Misilmeri, i cui equilibri sono molto complessi e caratterizzati da una forte conflittualità. Lo dimostra il fatto che nell’ultimo anno sono stati compiuti in quella zona altri tre delitti>>. Il delitto potrebbe far parte di “un’opera di pulizia” voluta dall’attuale capo di Cosa Nostra, ostile allo stragismo attuato da Totò Riina. Bernardo Provenzano ed il suo braccio destro Benedetto Spera, consapevoli del fatto che le stragi mafiose danneggiano Cosa Nostra, faranno di tutto affinché non si parli più del pericolo mafioso. Che gli uomini del boss si stiano forse preparando a mettere le mani sui miliardi di Agenda 2000? In questo modo quando arriveranno i miliardi per le grandi opere, questi potranno essere assegnati agli amici e alle imprese che a loro fanno capo. In quest’ottica sarebbe da vedere l’opera di pulizia in corso e l’eliminazione delle “teste calde”.

Anna Petrozzi


RACKET A MARSALA
24 agosto 2000

Marsala. <<Ho chiamato Bianco mesi fa per sollecitare l’invio di nuovi poliziotti, carabinieri, finanzieri - spiega il sindaco di Marsala Salvatore Lombardo -. Dobbiamo assolutamente fermare l’escalation di attentati che in questi ultimi mesi ha turbato una pace che durava da sei anni. Sia che si tratti di segnali di intimidazione, sia che si tratti di metodi estorsivi, c’è una sola risposta da dare: impedire che gli attentati si ripetano… Qualcosa si muove anche in questo senso. E c’è un fatto nuovo: noi sindaci siamo stati investiti di un ruolo di intermediazione tra i cittadini taglieggiati e le forze dell’ordine. Purtroppo chi subisce l’estorsione non sempre va a denunciarla. Spesso, invece, chiama in disparte il sindaco e gli racconta i propri guai. Noi diciamo che ognuno deve fare la propria parte: chi ha subito un’estorsione deve denunciarla, il sindaco può fare da tramite per segnalare un’emergenza alle forze dell’ordine>>. Nel frattempo, mentre il racket delle estorsioni sembra prendere più forza, proseguono le indagini. A.P.


LO STATO PAGA LE PENSIONI AI MAFIOSI
28 agosto 2000

Roma. Il lungo dossier “Onorata previdenza” di Nichi Vendola, vicepresidente della commissione antimafia, mette in evidenza una realtà che forse poche persone conoscono: lo Stato paga le pensioni a numerosi boss mafiosi. L’unico che finora si è visto negare la pensione è stato Totò Riina.
Nella maggior parte dei casi si tratta di pensioni di invalidità: è bastato un reumatismo o un affanno al cuore per riuscire a percepirla.
Bernardo Brusca, il potente boss di San Giuseppe Iato, ha la pensione di invalidità dal febbraio del 1987. Percepisce 795.970 lire al mese. Michele Greco, detto il Papa riceve un vitalizio di 285.250 lire mensili dal 1989. Una cifra più alta è quella del cassiere della mafia Pippo Calò, 68 anni. Dal 1991 l’Inps gli passa 709.550 lire, la stessa cifra viene erogata anche a Francesco Madonia, capo del mandamento di Resuttana (PA). Un assegno di due milioni mensili va invece al capo del boss di Sciacca, Salvatore Di Gangi e 700 mila lire al mese a Vincenzo Virga. Mentre Vito Vitale, l’erede di Giovanni Brusca, incassa una rendita per un infortunio sul lavoro.
Il dossier curato da Nichi Vendola si chiude parlando del boss delle Madonie, Vincenzo Maranto di 64 anni, pensionato con 500mila lire al mese.
                                   
Monica Centofante


NOVE ANNI FA FU UCCISO LIBERO GRASSI
29 agosto 2000
 
Palermo. Nove anni fa fu ucciso Libero Grassi, il primo imprenditore che denunciò pubblicamente il racket a Palermo.
Il processo è ancora in corso, il collaborante che ha accusato i Madonia, Marco Favaloro, è stato l’unico a essere condannato definitivamente per questo delitto.
L’ex picciotto della cosca di San Lorenzo si è autoaccusato dichiarando di aver partecipato all’agguato guidando la macchina a bordo della quale c’era Madonia, il quale sparò in faccia all’imprenditore sotto la sua casa, in via Alfieri. Ciccio Madonia e Salvino Madonia, rispettivamente padre e figlio, il primo considerato il mandante, l’altro l’esecutore del delitto, se non avessero decine di altri procedimenti in corso sarebbero liberi per decorrenza dei termini.
Il pm Giuseppe Fici segue il processo Grassi da 5 anni ed ha dichiarato: <<contro Cosa Nostra abbiamo ottenuto grossi risultati e i Boss forse sottovalutarono la reazione che anni fa ci fu nello Stato e nella pubblica opinione. Sta a noi non disperdere quel patrimonio e non vanificare gli sforzi che sono stati fatti>>. Ma.C.


GUERRA AL RACKET
30 agosto 2000

Palermo. Il 29 agosto il prefetto di Palermo Renato Profili ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. La discussione è stata centrata sul racket e sulle strategie antiracket.
Alla riunione ha partecipato Tano Grasso, commissario antiracket del governo, che ha sottolineato: <<denunciare conviene. Oggi lo Stato è in grado non solo di proteggere il commerciante che denuncia ma anche finanziare la sua attività>>. Inoltre ha aggiunto: << i signori del racket devono essere combattuti con un’azione preventiva, ma per poter iniziare la lotta al pizzo è indispensabile la collaborazione delle associazioni di categoria industriali>>.
Due giorni fa Tano Grasso ha inviato una lettera a Antonio D’amato, il presidente della Confindustria, nella quale, oltre a sollecitare un confronto sulle strategie di lotta da adottare, ha proposto <<l’esclusione a appalti non solo delle imprese in odor di mafia ma anche di quelle che pagano il pizzo e che quindi finanziano Cosa Nostra>>. Pareri contrastanti tra il Procuratore Capo di Palermo Pietro Grasso che afferma: <<in Sicilia manca la mentalità della denuncia, la cultura di non lasciarsi sopraffare da Cosa Nostra e la voglia di collaborare con la giustizia>> e il segretario Provinciale della Confcommercio Roberto Herg che sostiene: <<nel capoluogo i commercianti non denunciano perché hanno molta paura>>.

Mara Testasecca

                                                                                                                             

CATTURATO PERICOLOSO LATITANTE
30 agosto 2000

Reggio Calabria. Il 29 agosto, dopo una complessa attività di indagine condotta dalla sezione catturandi della Squadra mobile della Questura di Reggio, diretta dal commissario capo Marco Giambra, è stato catturato Aldo Tripodi, 36 anni. L’intervento è stato realizzato con l’ausilio del personale del reparto di prevenzione crimine Calabria a disposizione della mobile nell’ambito della cosiddetta operazione ‘Magna Grecia’. Il latitante si era rifugiato nella casa del padre, un nascondiglio ricavato sotto il pavimento a cui era possibile accedere attraverso una botola. Nel ‘97 era sfuggito all’arresto nell’ambito dell’operazione “Olimpia 3”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di appartenenti alla ‘ndrangheta reggina, considerati responsabili di una impressionate serie di omicidi ed altri reati compiuti tra il 1985 e il 1991 durante la guerra di mafia in cui si contrapponevano gli schieramenti Imerti- Serraino-Condello e De Stefano-Tegano- Libri-Latella.  Aldo Tripodi ha precedenti per associazione mafiosa, mentre nell’ambito del procedimento “Olimpia 3” risulta colpito da quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere perché considerato responsabile di alcuni omicidi insieme ad altri componenti del gruppo di fuoco della cosca Serraino. A carico dell’affiliato, nel dicembre dello scorso anno, è stato inoltrato dal Gip presso il tribunale di Potenza un provvedimento di custodia cautelare con l’accusa di tentato omicidio, concorso in rapina aggravata ed altro nell’ambito dell’operazione “Hyppos” con cui è stata fatta luce su una seria di rapine ai danni di furgoni portavalori, uffici postali ed istituti di credito, realizzate nella provincia di Potenza da elementi della cosca Basilichi, operante in Basilicata insieme ad elementi del clan Serraino.
                                                                                                                                                        
Marco Cappella



MAFIA NEL KOSSOVO
31 agosto 2000

Roma. Il ministro degli Interni di Tirana Spartak Poci, in una intervista rilasciata ad una radio ungherese, ha affermato: << La mafia del Kossovo è molto potente in tutta Europa. Con l’aiuto della mafia russa sta organizzando le sue strutture e la sua sfera di interessi in Germania, Italia e Gran Bretagna. Anche Albania e Montenegro sono guardate con interesse dalla mafia del Kossovo, per il loro sbocco sul mare>>. Un allarme questo, che non trova impreparato il servizio di intelligence italiano, col quale nelle recenti analisi ha collegato i conflitti armati in Kossovo non più soltanto a ragioni politiche ed etniche, ma a interessi criminali.
Il Presidente del Comitato di Controllo sui servizi Franco Frattini, facendo riferimento al Ministro albanese, ha ricordato che l’allarme lanciato dalle strutture italiane di investigazione è stato preso in considerazione. E sottolinea che <<l’incombere di queste mafie dei Balcani non è una questione privata, mette in discussione gli equilibri nel Mediterraneo>>. Inoltre ha aggiunto: << i nostri servizi hanno monitorato da tempo la situazione, anche nella fase successiva alla guerra per il Kossovo. Nonostante risultasse, da varie fonti, che l’Uck si finanziava con attività criminali, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna l’hanno appoggiato per ragioni di politica estera. Oggi, nonostante il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, sia coinvolto nel contrabbando di sigarette, gli Stati Uniti lo appoggiano in chiave anti Milosevic. Adesso Tirana prende le distanze dalla mafia kosovara, l’Albania è preoccupata perché, oggettivamente, è l’estuario dove confluiscono gli affari criminali dei clan mafiosi dell’area dei Balcani>>.       

Lorenzo Baldo


APPELLO AI VERTICI
31 agosto 2000

Palermo. Il consigliere comunale Vincenzo Agostino, padre di Antonino, agente di polizia ucciso in un agguato mafioso con la moglie, ha commentato: <<Nei partiti e nel Parlamento non sono pochi che, senza vergogna, fanno professione d’antimafia solo a parole e a fini di carriera politica. Si va sempre più diffondendo la convinzione che la Commissione Parlamentare Antimafia non ha incidenza, malgrado i notevoli costi, sul fenomeno criminale, mentre giova al protagonismo di tanti e soprattutto dei presidenti delle commissioni. Tanti mafiosi e fiancheggiatori inquisiti stanno tornando sulla scena politica con l’aria di vittime perseguitate dalla giustizia>>. M.L.
  

LA MAFIA CINESE
1 settembre 2000

Fermo. Scoperte nella zona del fermano (Marche) molte fabbriche gestite da immigrati cinesi. Qui gli operai sono costretti a lavorare in condizioni igieniche pessime, 24 ore su 24, senza differenza tra il giorno e la notte.
Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Fermo sono giunte alla conclusione che ci troviamo di fronte ad un fenomeno tutt’altro che sporadico.
L’operazione “Zheyng” è uno dei tanti casi in cui lo Stato è intervenuto in modo incisivo. Ricordiamo che in tale circostanza vennero arrestati tre cinesi e quindici rimpatriati. J.P.


POLEMICHE SUL CASO AGRIGENTO
3 settembre 2000

Palermo. Alcune pagine del verbale del “Caso Agrigento” mettono in evidenza che <<non è stata accertata alcuna infiltrazione mafiosa nel comune di Agrigento>>. E’ subito polemica tra Beppe Lumia, presidente della commissione nazionale antimafia e i tre parlamentari del Polo Francesco D’Onofrio, Gianfranco Micciché e Carmelo Carrara. <<La commissione Antimafia già da tempo presta la sua attenzione e, da qui a qualche mese, avrà la possibilità di esprimere il proprio giudizio attraverso una relazione apposita curata dal senatore Lorenzo Diana – ha spiegato Beppe Lumia – . Tutte le volte che mi sono recato ad Agrigento, accompagnato sempre da altri parlamentari dell’Antimafia, sia di maggioranza che di opposizione, ho evitato che si dessero giudizi di condanna affrettati e strumentali di assoluzione anticipata. Lasciamo che la magistratura indaghi esprimendo piena fiducia e sostegno…In questi ultimi anni è stato fatto un lavoro straordinario e si è iniziato a recuperare un ritardo storico sulla estrema pericolosità della mafia agrigentina>>. <<L’impegno dei magistrati della Dda di Palermo nella provincia di Agrigento è stato al massimo e ha conseguito risultati mai raggiunti in passato - ha commentato Pietro Grasso - . Sono state inflitte decine di ergastoli ed è stato dato un impulso decisivo per la cattura di pericolosi latitanti, tra i quali Gerlando Messina, Giuseppe Montanti e Giuseppe Vetro>>. Quindi, conclude Grasso, <<non appena verranno meno le esigenze di segretezza, le risultanze di importanti indagini antimafia verranno trasmesse alla Procura di Agrigento>>. 

Anna Petrozzi


CINQUE TONNELLATE DI EROINA A BORDO DEL “PRIVILEGE”
3 settembre 2000

Madrid. Il 31 agosto scorso è scattata l’operazione “ostra” (ostrica) che ha portato al sequestro di oltre cinque tonnellate di cocaina dirette in Italia. L’imbarcazione, battente bandiera Sao Tomè e Principe, era partita il 16 agosto dal porto di Ordaz, in Venezuela, ma è stata sequestrata alle Canarie. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Lecce e dai carabinieri del Ros si è conclusa con l’arresto di venticinque persone, mentre il “Privilege” è sotto perquisizione in Spagna.<<Si tratta di uno dei più grossi quantitativi di stupefacenti finora sequestrati>>, dice un’investigatore del Ros. Non è una novità che spesso vengano “messe su” società di comodo, utili a giustificare gli spostamenti dell’organizzazione. M.C.


CATTURATO LATITANTE DEL CLAN SANTAPAOLA
3 settembre 2000

Catania. Il latitante di Calatabiano, Leonardo Gambacorta, 28 anni, è stato catturato dai carabinieri di Giarre. Su di lui pendeva da oltre tre mesi un’ordinanza di custodia cautelare perché considerato responsabile di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzato allo spaccio e al traffico di stupefacenti.
Gambacorta sfuggì alla cattura il 15 maggio scorso, quando circa 400 carabinieri, unità cinofile ed elicotteri cinsero d’assedio il paese di Calatabiano.


LE TRIADI CINESI RAGGIUNGONO LA SPAGNA
3 settembre 2000

Madrid. L’allarme è stato lanciato dalla Brigata Provinciale Straniera di Madrid, volta ultimamente a risolvere alcuni problemi di destabilizzazione dell’ordine interno del Paese.
Solo di recente, il servizio investigativo ha amaramente scoperto le nuove reti clandestine presenti nel suo territorio. Dall’immigrazione illegale, alle estorsioni, ai sequestri di persona, fino alle falsificazioni e alla prostituzione, sono le occupazioni che rientrano tra i principali interessi dell’organizzazione mafiosa cinese in Spagna.
Ogni anno 200 cittadini cinesi vengono arrestati per attività criminose. Una cifra questa, che non sorprende le autorità, data la difficoltà investigativa sulla crescente rete criminale.
“Impiantate da qualche tempo, ‘le triadi’ si muovono in silenzio - racconta un’agente - nessuno le vede, nessuno ne parla, nessuno le conosce; però ci sono, più che mai operanti”.
Dei 40 gruppi delittuosi presenti in Spagna, un’altissima percentuale è legata alle triadi.
Per loro l’immigrazione illegale è il lavoro economicamente più fruttuoso. Le autorità cinesi hanno segnalato un guadagno pari a 2.500.000 pesetas per ogni immigrante clandestino.
 Ultimamente le mafie hanno diversificato le loro attività, allargando la loro produttività e il loro guadagno anche su altri fronti. A tal proposito si possono “visitare” i nuovi bordelli disposti al centro di Madrid, dove giovani ragazze cinesi si prostituiscono a 10.000 pesetas per ogni servizio sessuale.
Non meno interessante per l’organizzazione mafiosa è il compenso sull’80% dei ristoranti cinesi sparsi in tutto il territorio spagnolo, costretti a pagare un’imposta di “protezione” proporzionale al loro ingresso. Naturalmente, chi non si piega alle esigenze delle cosche, va incontro a dure pene: dal sequestro, alle mutilazioni … fino ad arrivare alla morte.

Silvia Cordella    


DALLA CHIESA, IL GIORNO DEL RICORDO
4 settembre 2000

Palermo. Il 3 settembre 1982 Carlo Alberto dalla Chiesa, assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, fu ucciso da Cosa Nostra. Nel giorno del 18° anniversario della sua morte in via Isidoro Carini, accanto al bassorilievo che ricorda l’eccidio, sono state poste ben dieci corone di fiori: della prefettura, del Comune, della Provincia, della Regione, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza, dell’Esercito, del Presidente della Commissione regionale Antimafia e del Consiglio Comunale. Il sindaco di Palermo ha ricordato la figura del generale per << la spinta al cambiamento>> mentre Fabio Granata, Presidente della Commissione Antimafia, ha dichiarato che la lotta ai boss è <<tra gli impegni programmatici del governo regionale>>. Infine il Presidente del Consiglio Comunale, Costantino Garaffa, sollecita un maggiore impegno per arrestare <<i nuovi capi di Cosa Nostra>>. Invece a Corleone la commemorazione dell’eccidio è avvenuta un giorno in anticipo e tra gli intervenuti era presente il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Giuseppe Lumia, il quale ha affermato: <<Corleone ha fatto un balzo in avanti quando la parte sana, che è la grande maggioranza, si è guardata dentro e ha saputo dare nome e cognome ai mafiosi e avviare, quindi, un percorso di consapevolezza e riscatto civile>>. Poi ha richiamato l’attenzione sul “metodo” di Bernardo Provenzano, il nuovo capo di Cosa Nostra, sulla nuova strategia di <<non fare rumore, per agevolare collusioni con le istituzioni e con la società per gestire il flusso di denaro pubblico>>. Per i pubblici appalti Lumia ritiene importante che ci sia una <<stazione appaltante unica su base provinciale per garantire trasparenza ai finanziamenti che ricadono nel territorio>>.

Marco Cappella
                                                                                                                                               
                                                                                                                                
I FONDI DELLA REGIONE
6 settembre 2000

Palermo. Il 5 settembre scorso si è svolto un incontro nei locali del Bilancio, in via Nortarbartolo. Il neo assessore al Bilancio Nicolò Nicolosi ha convocato i direttori per una “strigliata".<<Se le amministrazioni – afferma Nicolosi – avessero meglio valutato quanto si sarebbe potuto spendere, la Regione oggi avrebbe una maggiore disponibilità finanziaria per disporre i pagamenti urgenti ed indifferibili>>. <<Il nostro obiettivo – dichiara l’assessore Nicolosi – è quello di migliorare il servizio a favore dei cittadini. Dobbiamo riuscire a soddisfare al massimo le esigenze di chi vanta dei crediti nei confronti dell’amministrazione>>. M.L.


L’EX BOSS DEL BRENTA CAMBIA IDENTITÀ
6 settembre 2000

Milano. Il boss della mala del Brenta Felice Maniero, per un periodo collaboratore di giustizia, ha cambiato identità. Per la prima volta è stato arrestato nell’‘80 e nella sua “lunga carriera” ha inanellato una serie di evasioni, la prima nell’‘87 dal carcere di Fossombrone (ripreso nell’‘88 a Chiasso), la seconda nell’‘89 da Portogruaro (poi catturato nell’‘93 a Capri) e la terza nel ‘94 da Padova (arrestato in novembre a Torino). Condannato a 33 anni poi ridotti a 11 si pente. Nel marzo scorso gli è stato revocato il programma di protezione. Felice Maniero conosciuto come “Faccia d’angelo” non c’è più, al suo posto c’è Felice Mori. Il ministero della giustizia con un decreto del 12 luglio ha autorizzato la pubblicazione del sunto dell’istanza con la quale si chiede che Felice Maniero, nato a Campolongo Maggiore (Ve) il 2 settembre 1954, già ivi residente in via Fermi, venga autorizzato a cambiare il proprio cognome in “Mori”. M.T.


BARCHI DI IMMIGRATI IN CALABRIA
 6 settembre 2000

Roccella Ionica. E’ stato arrestato l’intero equipaggio della nave turca dalla quale lunedì scorso, nel porto di Roccella Ionica, sono sbarcati 435 clandestini, per la maggioranza curdi. Gli inquirenti durante le operazioni di identificazione dei clandestini hanno identificato un gruppo di persone di nazionalità palestinese. Un particolare questo, che si inserisce come una novità nel panorama dei flussi migratori verso l’Italia. Dalle indagini sono emersi particolari che potrebbero condurre all’identificazione di una rete criminale gestita dalla ‘Ndrangheta calabrese e dalla mafia turca. Strane  coincidenze lasciano supporre una attività programmata della grande malavita organizzata pronta a far salpare le navi  dai porti turchi, quando si liberano dei posti  di ricovero a Crotone. Infatti alcuni profughi curdi hanno avvisato gli inquirenti della partenza di nuovi <<traghetti>> dai porticcioli della costa turca vicino a Smirne. Ma.C.


BIANCO: <<PRESTO AZIONI CONTRO LA MAFIA>>
8 settembre 2000

Benevento. Dal famoso centro termale di Telese il ministro degli Interni Enzo Bianco ha annunciato un << forte segnale nei prossimi giorni contro camorra e mafia>>. Una dichiarazione rilasciata dal ministro il quale ha affermato che si tratta di <<azioni riservate di cui si parlerà al momento opportuno>>. Sollecitato dalle domande dei giornalisti Bianco ha risposto: <<ne parleremo appena le decisioni saranno poste in essere>>.


I PARADISI FISCALI SI MOLTIPLICANO
8 settembre 2000

Milano. I criteri di funzionamento del mercato verranno radicalmente modificati con la diffusione di Internet e del commercio elettronico. Si prefigurerà così uno scenario economico nuovo, la cui caratteristica prevalente sarà costituita dall’intensificarsi della competitività, alla quale ogni Stato dovrà adeguarsi. I piccoli Stati che riusciranno a farlo, creando le condizioni giuridiche e infrastrutturali favorevoli per le nuove iniziative imprenditoriali del mercato digitale, potranno incrementare la loro capacità competitiva su scala internazionale a danno dei paesi industrializzati. In questi paesi si stanno introducendo regole dirette a disciplinare transazioni online che, in molti stati europei, sono ancora da definire. Questi ultimi infatti, sono tuttora caratterizzati dall’incertezza del quadro giuridico di riferimento e questo rappresenta per i “piccoli Stati” un punto a loro favore, poiché questa situazione costituisce un incentivo agli investimenti di fonte estera. Essi sono, di fatto, paesi a regime fiscale privilegiato. Questi Stati si possono individuare in tre aree geografiche: area caraibica, area euro-mediterranea, area asiatica. La grande maggioranza di questi centri è localizzata nella zona caraibica e si tratta soprattutto di isole e arcipelaghi e la maggior parte di questi territori gode di un regime di esenzione fiscale totale per le società offshore. Per fare un esempio, la sola Panama ne conta 334mila, con un tasso di crescita annuo del 4,2%.
Per quanto riguarda invece la zona europea e mediterranea, vi sono alcuni paesi che godono di rapporti particolari con l’Unione europea. Alcuni di essi, pur appartenendo all’Unione europea, hanno un regime fiscale privilegiato, altri invece, vi appartengono solo geograficamente, altri Stati ancora non ne fanno parte, ma intrattengono con essa rapporti di libero scambio.
Vi è poi l’area asiatica, famosa per la sua notevole esperienza in campo bancario e finanziario.
Nello scorso mese di giugno gli stati membri dell’Ocse hanno raggiunto un accordo in base al quale i “regimi di fiscali preferenziali dannosi” dovranno essere rimossi entro il 31 dicembre 2005.   
Jessica Pezzetta

UN NUOVO BUSINESS CRIMINALE
8 settembre 2000

Roma. Il ministro delle politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio nella conferenza stampa tenuta a Fiumicino ha illustrato le attività del Cites. Un organismo questo che svolge un controllo sul commercio internazionale di animali e piante in via di estinzione. E’ emerso che nel mondo ci sono scambi commerciali che raggiungono i 45mila miliardi, di cui 15 mila illegali. Un traffico secondo solo a quello della droga e che supera il contrabbando di armi e sigarette. Ebbene, nei primi mesi del 2000, il servizio del corpo forestale dello Stato ha svolto 14.000 controlli a differenza dei 16.000 effettuati nell’arco dello scorso anno. Dalle indagini svolte emerge che i destinatari finali di questo traffico sono molteplici, tra cui anche mafiosi e camorristi che amano sfoggiare trofei come status symbol. Il Ministro ha annunciato l’istituzione di una commissione di studio per valutare i rischi che comporta l’introduzione di specie esotiche per il patrimonio genetico dell’ecosistema italiano. Ma.C.


LA MAFIA A NEW YORK
8 settembre 2000

New York. Truffa e corruzione nel settore dell’edilizia. La mafia ha subito un duro colpo: incriminate 11 società e 38 persone.
Si conclude finalmente una inchiesta durata tre anni, denominata “The Lucchese Construction Group”, che ha evidenziato quanto il crimine organizzato sia influente nella città di New York. Undici delle persone arrestate sono appartenenti o associati alla famiglia Lucchese; tra questi figura Steven Crea, probabile attuale capo della famiglia (Lucchese), che avrebbe impiegato operai non tutelati dai sindacati. <<Per diverse generazioni - ha detto Robert Morgenthau, commissario della polizia locale, -  il crimine organizzato ha affondato profondamente i suoi tentacoli nel tessuto economico e sociale della città  di New York. Nonostante i successi ottenuti dalle forze di sicurezza negli ultimi anni, le nuove incriminazioni dimostrano che la lotta è lontana dall’essere conclusa. L’influenza del crimine organizzato nel settore edilizio continua ad avere un costo tremendo per la città>>. M.C.
CASERTA: CONVEGNO PUBBLICI MINISTERI EUROPEI
9 settembre 2000

Caserta. La prima conferenza panaeuropea dei pubblici ministeri è iniziata l’8 settembre scorso e si è conclusa dopo tre giorni. Una manifestazione organizzata dal Consiglio Europeo, dalla Direzione Nazionale Antimafia italiana e dalla 2^ Università di Napoli. Tema del convegno: <<La difesa della società dalla criminalità organizzata>>. Tra i relatori, il direttore generale degli Affari giuridici del Consiglio d’Europa, Guy De Vel, il procuratore ungherese Corona, esperto di riciclaggio internazionale di denaro, Enrico Fontana membro dell’osservatorio Ambiente e legalità di Lega Ambiente oltre ai magistrati di varie nazioni europee. Nella prima conferenza che riunisce i pm europei specializzati nella lotta al crimine transnazionale il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Luigi Vigna ha lanciato l’allarme: <<mafia, camorra, ‘ndrangheta, le organizzazioni criminali del resto del pianeta hanno formato una rete, e oggi utilizzano gli stessi strumenti finanziari, creditizi e tecnologici dei capitalisti che operano nella legalità. Si pensi al moderno strumento del Trading on Line, che permette di investire ingenti capitali su titoli azionari e derivati contattando in rete gli intermediari. Se prima il cliente poteva essere denunciato per operazioni sospette dall’intermediario onesto, oggi tutto è più opaco, si può operare nel perfetto anonimato, eludendo i controlli>>. Ha poi aggiunto <<Bisogna creare delle vere e proprie ‘squadre’ di pubblici ministeri che possano operare in sinergia, superando l’attuale sistema delle rogatorie internazionali. E’ ovvio che, per fare questo, bisogna armonizzare le norme che individuano i reati (per esempio, in molti paesi slavi il commercio di sigarette non è illegale come in Italia, ndr), e quelle che disciplinano i mezzi di ricerca delle prove: nel nostro paese le intercettazioni  telefoniche hanno validità per il processo, in Inghilterra no. Proprio l’adozione di questo codice armonizzato di norme potrebbe anzi diventare uno dei requisiti necessari per l’allargamento a est dell’Unione>>. I pm provenienti da tutta Europa (Spagna, Francia, Slovacchia, Slovenia, Romania, Ungheria, sono solo alcuni degli oltre 20 paesi presenti) in una riunione a porte chiuse hanno concordato di istruire delle “persone di contatto” che presso le procure cureranno i rapporti internazionali tra magistrati. Velocizzando in tal modo le procedure per rogatorie, estradizioni e altre operazioni transnazionali.
            Marco Cappella

DOVE SONO I PENTITI?
10 settembre 2000

Milano. <<Lo Stato ha scaricato i pentiti: i collaboratori di giustizia, oggi, sono sottoposti a un regime tanto vessatorio da far pensare che, di fatto, non si voglia più incentivare, ma scoraggiare la rottura dell’omertà mafiosa>>. Queste le parole del pm di Milano Armando Spataro, che in occasione del convegno sulla mafia, organizzato a Milano dall’associazione “Libera”, ha parlato della fine del pentitismo, citando il caso di Zagari:<<Antonio Zagari non è un pentito qualsiasi: figlio di un capobastone della ‘Ndrangheta emigrato negli anni ‘50 a Varese, fu proprio lui, nel ‘91, il primo pentito di mafia nel Nord Italia. A nove anni dalle sue dichiarazioni Zagari non è ancora riuscito a ottenere una nuova identità. Di conseguenza, per lui è legalmente impossibile trovare lavoro, ma questo è il meno: il problema è che suo figlio sta per partire militare. E in caserma dovrà presentarsi a tutti con il suo cognome: piacere, sono il figlio del pentito>>. Il problema, ribadisce il Pm è che: <<Zagari non è l’eccezione, ma la regola: i pentiti con una nuova identità si contano sulle dita di una mano. Tutti gli altri vivono in clandestinità, senza poter lavorare né rifarsi una vita, con il terrore di vendette mafiose sui loro familiari>>. Lumia, presente alla manifestazione, ha concluso: <<come Presidente della commissione parlamentare antimafia solleverò la questione con l’attuale sottosegretario, Massimo Brutti…lo Stato deve combattere la mafia non i pentiti>>.
       
Monica Centofante


IMPARIAMO LA LEGGE
10 settembre 2000

Milano. L’Osservatorio Milanese sulla Criminalità Organizzata promuove corsi per imparare la legge, questo in seguito alla vistosa crescita della criminalità minorile. Nando Dalla Chiesa, deputato e professore di sociologia, è uno dei promotori dell’iniziativa. <<I corsi sono stati molto seguiti, tanto che per quest’anno abbiamo pensato di introdurre il numero chiuso. Il problema della legalità è molto avvertito tra gli insegnanti e gli studenti - spiega Dalla Chiesa - . La noia è un altro modo di dire il vuoto che questi ragazzi trovano nelle loro famiglie. E non importa che queste siano benestanti o meno. C’è piuttosto l’incapacità delle famiglie di stabilire un colloquio con i loro figli. Non si riesce a trasmettere certi valori, senza omelie, ma, piuttosto, con gli esempi. I ragazzi non sanno autodisciplinarsi, l’unico modo è di metterli in contatto con esperienze di recupero>>. A.P.


LA MISTERIOSA MORTE DI MAURO DE MAURO
12 settembre 2000

Palermo. Era l’anno 1970 quando sparì il giornalista de L’Ora Mauro De Mauro. Le numerose inchieste giudiziarie condotte a riguardo inseguono tante piste, ma a più riprese sono state archiviate; l’ultima indagine risale al 1995. Tra le ipotesi fatte vi è quella della mafia e della droga, poi il legame con l’attentato del presidente dell’Eni Enrico Mattei, sul quale il giornalista stava indagando e ancora si pensava che De Mauro fosse a conoscenza dei preparativi del golpe di Junio Valerio Borghese.
Nato a Foggia nel 1945, De Mauro aveva cominciato la sua carriera scrivendo per alcuni giornali locali, successivamente entrò a far parte della redazione de L’Ora diventando uno dei professionisti più apprezzati.
Nelle inchieste di mafia il suo nome compare quasi sempre.
Mauro De Mauro scompare nella notte tra il 16 e il 17 settembre del 1970. L’ultima persona che lo notò il giorno della sua misteriosa scomparsa fu la figlia Franca che lo vide allontanarsi in macchina con tre persone sconosciute.
Bisogna attendere il 1993 per saperne di più, quando Gaspare Mutolo rilascia delle dichiarazioni ai procuratori di Palermo sulla scomparsa di De Mauro: <<Erano uomini d’onore della famiglia di Santa Maria del Gesù… due di loro si chiamavano Emanuele d’Agostino e Stefano Giaconia e sono morti durante la guerra di mafia, furono loro a strangolare Mauro De Mauro su ordine di Stefano Bontate…>>. <<De Mauro - continua Mutolo -, scriveva articoli fastidiosi contro di noi… so che è stato strangolato e il suo cadavere sepolto in contrada Favarella…>>.  Poco prima anche Buscetta aveva indicato in Stefano Bontate il mandante del delitto Mattei. 
Le dichiarazioni dei due pentiti non furono sufficienti per strappare il caso agli archivi del palazzo di giustizia della città di Palermo.

Maria Loi
RAPPORTO SISDE SULLE ECO-MAFIE
12 settembre 2000

Roma.Il Sisde, in un documento riservato, mette in evidenza “l’incidenza della criminalità organizzata nel campo delle eco-mafie”. Il Meridione ha grosse difficoltà a reperire risorse idriche. Il Piano Nazionale, solo per le dighe, ha stanziato 10mila miliardi per la costruzione di nuovi serbatoi idrici. Soldi, questi, che fanno gola alla criminalità organizzata. A tal proposito il Sisde richiama l’attenzione dell’Authority per monitorare l’intera rete idrica e la gestione degli investimenti. Le regioni a rischio sono la Sicilia e la Campania, luoghi dove mafia e camorra impongono il loro controllo sul territorio. Secondo una media nazionale ogni abitante ha una disponibilità di 280 litri d’acqua. In Sicilia invece la media generale pro capite e di 200 litri, ad eccezione di Agrigento, dove si scende a 130 litri. Dal rapporto del Sisde è stato rilevato che l’elevato numero di erogatori, oltre 470 in tutta la Sicilia, agevola le “infiltrazioni” delle eco-mafie. Ma.C.


LE MAFIE INTERNAZIONALI
12 Settembre 2000

Milano. La criminalità organizzata sta rischiando di sostituirsi allo Stato e alle leggi, questo è il parere del sociologo e deputato svizzero  Jean Ziegler, che ha intervistato le procure di mezzo mondo scartabellando tra i documenti, prima di tracciare il percorso delle nuove mafie internazionali: Russia, ex Jugoslavia e, ora, Turchia. Di <<istituzionalizzazione progressiva della criminalità organizzata>> parla anche l'ex capo del controspionaggio tedesco, Eckart Werthebach. La  necessità della mafia di “lavare” somme immense di denaro sporco ha permesso l’infiltrazione nella nostra società di manovali del racket, anche “normali” finanzieri di alto livello accolti ovunque. Russi, uzbechi, moldavi, polacchi che vendono intere fortune militari, petrolio, gas, fino al rischiosissimo materiale nucleare>>. Ziegler spiega che <<le mafie dell’Est sono riuscite a sommare tre tipi di organizzazione che finora si escludevano a vicenda: struttura capitalistica, militare, etnica. Perciò sono temibilissime>>. Jean Ziegler non è un uomo che si lascia intimidire molto facilmente, tant’è che ha accusato le banche svizzere di riciclaggio di denaro sporco. Ci troviamo di fronte ad un tipo di criminalità che si basa su meccanismi e principi diversi, come la tratta delle donne e dei bambini. Infatti, sostiene il sociologo, <<sotto la mafia siciliana c’è un’antica civilizzazione…Onore, omertà, famiglia sono valori, pur se usati in modo distorto. I mafiosi dell’Est, invece, sono cresciuti sul comunismo, nei servizi segreti, nell’Armata Rossa. Di questi corpi e di questo mondo hanno il cinismo e l’abilità. E niente valori di civiltà a far da remora>>. <<Serve un’insurrezione della coscienza collettiva poiché – conclude Ziegler – stanno corrodendo il nucleo della civiltà democratica occidentale. E’ un pericolo mortale di cui non siamo coscienti>.
                       
Maria Loi


IL CASO DELLA DIGA DI LENTINI
12 settembre 2000

Palermo. La diga di Lentini, una struttura costata oltre 800 miliardi di lire, capace di contenere 130 milioni di metri cubi d’acqua, non viene utilizzata. Sebastiano Spoto Puleo, componente del consiglio d’amministrazione dell’Ente Sviluppo Agricolo ha denunciato il fatto e spiega che l’invaso costruito circa dieci anni fa dall’ex Casmez, è di proprietà del ministero dei Lavori Pubblici che avrebbe voluto cederlo in concessione alla Regione per 220 milioni. Secondo l’allora assessore ai Lavori Pubblici Carmelo Lo Monte, la somma richiesta non era disponibile nel bilancio. Accade ora, come afferma Spoto Puleo, che <<l’acqua del Simeto finirà a mare e gli 800 miliardi di opere pure>>. Il consigliere d’amministrazione dell’Esa denuncia la mancanza di volontà politica di risolvere l’emergenza idrica e chiama in causa il presidente della Provincia Nello Musumeci. Quest’ultimo, secondo Spoto Puleo, sarebbe colpevole di aver delegato l’assessore provinciale all’ambiente a dichiarare: <<l’area industriale di Catania non ha bisogno dell’acqua dell’invaso>>. 
I 220 milioni richiesti dallo Stato, ha precisato Puleo, <<sono il canone da pagare ogni anno per la derivazione, ovvero il prelievo dell’acqua dal fiume Simeto>>. Queste spese dovrebbero essere coperte dalle aree di sviluppo industriale e dai consorzi di bonifica di Siracusa e Catania. <<E’ impensabile - continua Puleo - che con la siccità in settori come quello della coltivazione degli agrumi- che solo tra Catania e Siracusa fattura oltre 400 miliardi l’anno - si butti l’acqua>>. 
                                                                                                                                    
                                                 Marco Cappella


IL CASO ANTONINO VELIO SPRIO
13 settembre 2000

Palermo. I sostituti procuratori Vittorio Teresi e Maurizio De Lucia, titolari a Palermo delle inchieste sull’assassinio dei funzionari della regione siciliana Filippo Basile e Giovanni Bonsignore hanno presentato due richieste di rinvio a giudizio nei confronti di Antonino Velio Sprio, accusato di essere il mandante di entrambi gli omicidi.
Le richieste di rinvio a giudizio sono state presentate anche per evitare che scadessero i termini di custodia cautelare nei confronti di Sprio. Con l’arresto del pluripregiudicato Ignazio Giliberti, avvenuto il 12 ottobre ‘99, l’inchiesta ha avuto significativi risvolti. Infatti, quest’ultimo aveva confessato una serie di delitti tra i quali l’omicidio di Filippo Basile, dirigente dell’assessorato all’agricoltura, avvenuto il 5 luglio ‘99 commissionato, dietro un compenso di 10 milioni da Antonino Velio Sprio funzionario dello stesso assessorato. Quest’ultimo, secondo le rivelazioni di Gilberti, è stato anche il mandante dell’uccisione di Giovanni Bonsignore assassinato a Palermo il 9 maggio ‘90.
Vittorio Teresi a riguardo ha detto <<a mio parere questi sono delitti che vengono mascherati da vendette personali>>.
All’indomani dell’omicidio Basile la Procura di Palermo aveva dichiarato: << il movente personale è fuorviante>> ed il procuratore Pietro Grasso aveva aggiunto che <<ci sono interessi convergenti>>.

Lorenzo Baldo




GLI SBARCHI SONO GUIDATI DAI TURCHI
13 settembre 2000

Roma. Gli investigatori che il 12 settembre hanno arrestato a Reggio Calabria due turchi di etnia curda, residenti in Italia, ritengono che esista un’organizzazione criminale collegata alla mafia turca e, forse, a quella italiana, che gestisce l’immigrazione clandestina proveniente dalla Turchia. Vi è il sospetto che gli arrestati abbiano agito da “basisti” per i mercanti di uomini che organizzano gli sbarchi sulle nostre coste: si tratta di Serhet Guduk, 20 anni, e Ayhan Ozbey, 36 anni, accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli investigatori hanno loro sequestrato un Gps (Global position system) con il quale trasmettevano ai complici, che si trovavano in navigazione nello Jonio insieme ai profughi, i dati relativi alla rotta ed i possibili approdi. Sono stati sequestrati anche numerosi cellulari che servivano per tenere i contatti con la terraferma, utili per sapere dove poter scaricare i clandestini.
Salvatore Boemi, procuratore aggiunto della Dda, ha spiegato che è possibile <<dire con grande preoccupazione che ci troviamo dinanzi ad un’unica organizzazione turca che agisce in Calabria>>. E questa conclusione si è potuta trarre soprattutto grazie alla documentazione raccolta dalla procura e dagli investigatori di Crotone.
Guduk avrebbe guidato lo sbarco del 22 settembre ‘99 a Melito Porto Salvo di 139 clandestini, mentre Ozbey si sarebbe occupato degli sbarchi avvenuti a Crotone di 99 clandestini e a Condofuri, di 128 clandestini. Avrebbe guidato inoltre quello di Monasterace, con il quale giunsero 228 clandestini, in prevalenza curdi.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente Carlo Azeglio Ciampi, il quale ritiene che <<il problema deve essere governato in un quadro di consapevolezza europea, sapendo che coloro che attraversano il Mediterraneo non sempre si fermano qui, ma passano le Alpi>>.     

Jessica Pezzetta


MAFIA IN EMILIA
14 settembre 2000

Bologna. Il 13 settembre scorso si è riunita a Bologna la Commissione Antimafia. In occasione della manifestazione sono stati sentiti il procuratore della Dda bolognese Italo Materia e il sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Vincenzo Macrì. L’incontro, ha commentato Pardini, membro della commissione parlamentare antimafia <<si iscrive in un viaggio conoscitivo che la commissione sta facendo nelle zone non tradizionalmente mafiose>>. Il fine era quello di aggiornare le infiltrazioni criminali in seguito al sopraggiungere delle nuove mafie russa, slava e albanese. <<In Emilia-Romagna - ha concluso Pardini - le azioni di contrasto e di coordinamento delle forze di polizia sono più efficaci di anni fa e portano ad avere oggi strumenti maggiori per combattere una criminalità evoluta e multiforme>>.  M.C.


RICORDANDO PADRE PUGLISI
15 settembre 2000

Palermo. Sette anni fa Padre Puglisi veniva trucidato da alcuni killer di Cosa Nostra nel quartiere di Brancaccio. Il parroco è noto per l’opera sociale svolta a favore dei giovani, che cercò di strappare dalle strade. Dopo numerose minacce, atti intimidatori e accuse infamanti, il 15 settembre del 1993, Salvatore Grigoli e Gaspare Spatuzza lo aspettano nel piazzale Anita Garibaldi, per sparargli alla testa. Fu lo stesso Giuseppe Graviano, boss del quartiere, ad occuparsi della “questione”. Il sorriso del Padre rimane impresso ancora oggi nei ricordi della gente del luogo, dove cercò di sovvertire le regole di Cosa Nostra.
Oggi, mandanti ed esecutori sono stati condannati all’ergastolo. M.L.


SCAGIONATO L’AVVOCATO VITO GANCI
15 settembre 2000

Palermo. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sull’avvocato Vito Ganci, accusato di aver cercato di costringere l’ex collaboratore di giustizia Balduccio Di Maggio, con un’offerta miliardaria, a ritrattare l’ormai nota storia del bacio tra Giulio Andreotti e Totò Riina. L’avvocato era indagato anche a Roma, oltre che a Palermo (dove era accusato di associazione mafiosa), poiché in un bar romano l’ex difensore di Giovanni Brusca, insieme a due personaggi dei servizi segreti, avrebbe incontrato Di Maggio. Balduccio avrebbe sostenuto di essersi sentito minacciato dagli accompagnatori del legale. Non avendo però trovato nessun riscontro nelle sue dichiarazioni, gli investigatori hanno chiuso le indagini. Per la perdita di credibilità del pentito, a causa dei crimini commessi mentre si trovava sotto protezione, c’è la possibilità che il caso venga archiviato anche a Palermo. Ma Ganci aveva già avuto problemi nel ’96 quando, poco dopo il pentimento di Brusca, aveva dichiarato di essere a conoscenza di un suo progetto per accusare l’ex presidente della commissione Antimafia Luciano Violante di aver tentato di pilotare le accuse nei confronti di Giulio Andreotti, offrendo l’impunità ai mafiosi che l’avessero accusato. In seguito Brusca ha ammesso di averne parlato, dicendo però che si trattava di un suo personale progetto di inquinamento delle istituzioni.  J.P.


A VALLEDOLMO SI COSTITUISCE UN IMPRENDITORE
16 settembre 2000

Caltanissetta. Dopo 25 mesi di latitanza si è costituito alla questura nissena un piccolo imprenditore di Valledolmo, coinvolto in una vecchia inchiesta su mafia e appalti. Cosimo Leone, di cinquantasette anni, deve scontare quasi due anni di carcere per una condanna inflittagli dalla Corte d’Appello per associazione mafiosa. Leone si è presentato spontaneamente agli uffici della Mobile che gli ha notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale nisseno il 18 luglio ‘99 a conclusione del processo di primo grado nel quale venne condannato a quattro anni di reclusione. Il suo avvocato difensore, Giuseppe Dacquì, nel marzo scorso aveva concordato con la Corte d’Appello la pena (due anni e otto mesi) ottenendo una sensibile diminuzione rispetto alla sentenza di primo grado. Cosimo Leone era già stato arrestato il 15 novembre ‘97 a seguito di un’inchiesta avviata due anni prima, nata dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Angelo Siino, ex ministro dei Lavori Pubblici di Cosa Nostra che parlò di tre appalti nel nisseno e nel palermitano: Leone venne arrestato insieme ad altri due imprenditori di Mussomeli, Calogero Calà e Vincenzo Frangiamore, mentre un terzo, Giacinto Scianna si costituì poco dopo. I pentiti dichiararono che Leone era vicino alla famiglia mafiosa operante a Vallelunga, ma nel luglio ‘98 il Gip ne ordinò la scarcerazione. L’inchiesta su mafia e appalti era scaturita dalle accuse di Siino alle quali, successivamente, si sono aggiunte quelle di Leonardo Messina, Salvatore Barbagallo, Salvatore Lanzalaco e Matteo La Chiusa. Nell’inchiesta erano coinvolti tre appalti: i lavori per la sistemazione della provinciale “Serrafichera” in territorio di Vallelunga; il rifacimento dell’ex consortile di Valledolmo e la costruzione dell’istituto tecnico per geometri di Caltanissetta. J.P.


ARRESTATO BELFIORE
18 settembre 2000

Milano. Arrestato all’aeroporto di Malpensa, dalla squadra mobile di Brindisi, Emanuele Belfiore, il boss brindisino della Sacra corona unita. Era ricercato in seguito a due ordinanze della Dda di Lecce per associazione mafiosa ed è considerato il luogotenente e l’erede di Eugenio Carbone, ucciso qualche giorno fa. Belfiore al momento dell’arresto era diretto in Svizzera, qui avrebbe ricevuto direttive circa un caso di riciclaggio.


JOSEPH MASSINO E’ “FUORI”
18 settembre 2000

New York. Le forze dell’ordine di New York, dopo decenni di lotte intense, sono riuscite a mettere dentro i boss dei principali clan della mafia italo-americana. Un solo padrino è ancora in libertà: Joseph Massino, 57 anni, considerato il punto di riferimento dei clan Bonanno. Dietro l’apparente vita di piccolo imprenditore del settore alimentare si maschererebbe il suo potere, tant’è che gli inquirenti lo studiano da tempo.
Mentre i Lucchese, i Genovese, i Colombo ed i Gambino vengono considerati in crisi di leadership, anche perché la maggior parte dei capi sono in carcere, i Bonanno sono diventati l’organizzazione mafiosa più difficile da sconfiggere. La famiglia vanta il primato perché nessuno dei “soldati” ha mai tradito le regole dell’omertà. Massino, abituale frequentatore del ristorante italiano “Casablanca”, vive in un modesto quartiere del Queens. M.L.


OPERAZIONE GOLFO
19 settembre 2000

Napoli. E’ partita il 18 settembre scorso nel capoluogo campano “l’Operazione Golfo” indetta dal ministro dell’Interno Enzo Bianco per fronteggiare la Camorra.
Sono 500 gli uomini impiegati tra poliziotti, carabinieri e finanzieri; vi saranno anche 40 carabinieri paracadutisti del battaglione Tuscania.
Dal canto suo lo Stato spenderà circa sei miliardi al mese, a questi si uniranno i 2.150 miliardi per il mezzogiorno decisi dall’Unione Europea per garantire la sicurezza al Sud. <<Gli obiettivi dell’intervento – spiega Bianco – sono il controllo del territorio che abbia anche un’efficacia preventiva, con particolare attenzione ai quartieri degradati e a rischio e i comuni dell’hinterland ad alto tasso di criminalità. Ma grande attenzione sarà riservata anche alle funzioni tipiche della polizia giudiziaria, in modo da collaborare alla soluzione delle inchieste in corso>>.
<<Per scovare i pericolosi criminali che insanguinano la città di Napoli dobbiamo colpirli duramente>> conclude il ministro. M.C.


MAFIA NELLE MARCHE
19 settembre 2000

Ancona. Nei mesi scorsi il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Luigi Vigna aveva lanciato l’allarme: Marche a rischio, numerosi boss dei paesi dell’Est intenti a riciclare soldi, oltre alle infiltrazioni camorristiche e della ‘Ndrangheta. Il 15 settembre presso la Procura Antimafia di Ancona si è svolto un summit dal quale è emerso che il porto della città marchigiana è diventato il principale crocevia degli affari sporchi dell’Adriatico. Infatti da quando le forze dell’ordine hanno blindato gli scali pugliesi attualmente la costa anconetana viene indicata come possibile nuova frontiera degli sbarchi di sigarette di contrabbando e clandestini oltre al business della prostituzione. Al termine della riunione, che si è svolta nel palazzo di giustizia di Ancona, i partecipanti non hanno rilasciato dichiarazioni. Il magistrato della Direzione Nazionale Antimafia Palma ha chiesto al capo della Procura Antimafia di Ancona Vincenzo Luzi una relazione sullo stato della criminalità nelle Marche. M.T.


L’AUDIZIONE DEL PROCURATORE VIGNA
20 settembre 2000

Roma. L’intervento del Procuratore antimafia Piero Luigi Vigna, di fronte alla commissione Antimafia è molto chiaro: <<La ‘Ndrangheta è quella che più si è organizzata, dividendosi il territorio in tre mandamenti, Jonio, Tirreno e Reggio Calabria, i cui capi non hanno nessun interesse a combattersi l’un l’altro. In Sicilia, dove la rigida gerarchia ha in un certo senso aiutato le indagini, perché una volta penetrati i segreti dell’organizzazione è stato più facile individuare la filiera di comando, si assiste invece ad una maggiore compartecipazione e maggiore libertà dei clan locali. Questo ha anche permesso accordi con i contrabbandieri pugliesi, tanto che si sono registrati degli sbarchi di sigarette anche su alcune coste siciliane.
La collaborazione di siciliani con gli albanesi ha invece portato ad alcuni sequestri di persona effettuati in altre zone d’Italia>>. Per quanto riguarda la Camorra la situazione è diversa: <<dopo i tentativi di unificazione effettuati da Cutolo e Nuvoletta, si è ritornati alla frammentazione in un numero molto alto di clan, cosa che rende difficilissime le indagini. C’è anche da registrare, in Campania, il fatto che la popolazione non si ribella agli omicidi, casuali, di persone innocenti colpite durante i regolamenti di conti tra clan avversari. Questo indicherebbe anche un certo consenso popolare, non solo paura di eventuali ritorsioni>>. Vigna ha concluso parlando del contrabbando: <<le rotte si vanno spostando verso le zone meno controllate, come la Locride e la Sicilia, e questo presuppone un accordo con i clan che controllano tali territori, ma la regia continua a restare in mano alle coste pugliesi e napoletane>>. 
                               
Anna Petrozzi



VIGNA SOLLECITA L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE SUI PENTITI
20 settembre 2000

Roma. Il procuratore nazionale antimafia Piero Luigi Vigna, nel corso di un suo intervento alla Commissione antimafia, ha chiesto al Parlamento che la legge sui pentiti venga approvata al più presto. Vigna ci tiene a sottolineare che non bisogna pensare <<che il mondo politico non voglia combattere la criminalità organizzata. E’ un pericolo per la democrazia, e il parlamento è la democrazia. Ritengo che il Parlamento, nella sua totalità è impegnato nella lotta alla criminalità organizzata>>. <<Abbiamo riscritto la costituzione – ha spiegato Vigna – ed è stato un bene, introducendo le norme del cosiddetto giusto processo. Ma manca la legge processuale di attuazione. Questo determina la possibilità di un ricorso alla Consulta e la sospensione del procedimento>>.
Per il momento la legge sui pentiti è stata approvata da un solo ramo del Parlamento; il procuratore ha osservato che <<si è a metà tra una legge vecchia, da tutti considerata superata, ed una nuova che però non entra in vigore. Se uno volesse collaborare, non lo fa, perché non si sa quale sarà la sua posizione. Insomma, incertezze che si traducono anche in difficoltà nelle indagini>>.
In questo progetto, sostengono due deputati di An, Alberto Simeone ed Enzo Fragalà, ci sono aspetti che si devono chiarire: <<la tutela dei testimoni di giustizia e la mancanza di trasparenza nella gestione economica del Servizio Centrale di Protezione, che risulta essere incontrollabile>>.  
                               
Monica Centofante


ADDAURA: ASCOLTATI GLI 007 DELL’FBI
20 settembre 2000

Palermo. Il Pm Luca Tescaroli, che sostiene la pubblica accusa nel processo per il fallito attentato all’Addaura del 24 giugno‘89, ha chiesto che vengano interrogati gli 007 dell’Fbi che avevano collaborato con Falcone in quel periodo. Si tratta di Paul Hays, Carmine Russo, Charles Rooney e James C. Brown. I quattro agenti, ascoltati dalla corte d’Assise di Caltanissetta, hanno parlato delle inchieste “Iron Tower”, “Big John” e “Pizza connection” e del trasferimento in Italia del pentito Totuccio Contorno, che dagli inizi del‘85 viveva sotto protezione e con identità falsa negli Usa. Il Pm Tescaroli ha chiesto, inoltre, alla corte d’Assise i verbali relativi alla deposizione.
Il processo dell’Addaura, che vede fra i principali imputati Leoluca Bagarella e Totò Riina, sta arrivando agli sgoccioli. E’ iniziato alla fine del ’98 e da allora si sono tenute circa 50 udienze e sono stati sentiti numerosi collaboratori di giustizia: Giovanni Brusca, Balduccio Di Maggio, Giovanbattista Ferrante e Gaetano Badalamenti, che è stato interrogato negli Usa. M.L.


ARRESTATA A MADRID ANGELINA GRIMALDI
ORA SI ATTENDE L’ESTRADIZIONE
20 settembre 2000

Madrid. Angelina Grimaldi, moglie del presunto capo della camorra napoletana Giovanni Pistillo, è stata arrestata, lo scorso 15 settembre, dagli agenti spagnoli dell’Interpol su un ordine di arresto internazionale lanciato dalla Procura di Napoli. Le accuse vanno dalla complicità in corruzione al favoreggiamento di stampo mafioso. La donna è ora in attesa di essere estradata in Italia. Giovanni Pistillo, suo marito, fu anche egli fermato in Spagna il 20 aprile scorso, in seguito ad un ordine di cattura internazionale, con l’accusa di estorsione, uso di armi ed esplosivi e associazione a delinquere di stampo mafioso. Pistillo, secondo informazioni trapelate dalla Direzione Centrale di Polizia, figura tra i 500 latitanti italiani più pericolosi, con precedenti  per omicidi, estorsioni, traffico d’armi, traffico di stupefacenti e giochi d’azzardo. Inoltre, era il presunto responsabile di diverse attività illecite nei quartieri di Napoli e Roma.

Silvia Cordella


A BRINDISI 47 ARRESTI
21 settembre 2000

Brindisi. La Dia e i carabinieri di Brindisi sono impegnati in una serie di operazioni anti-crimine in alcune regioni d’Italia. In corso di esecuzione 47 arresti di ordini di custodia cautelare emessi dal GIP di Lecce. L’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di droga e contrabbando.
Le indagini hanno consentito di scoprire un giro d’affari gestito da gruppi criminali della nuova Sacra Corona Unita, conclusosi tra Italia, Germania e Albania.


CASO SPARACIO
21 settembre 2000

Messina. Rinviato dal Gup Alessandra Chierego l’imprenditore Santo Sfameni  nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione del pentito Luigi Sparacio. Sfameni è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e la sua posizione verrà ripresa in considerazione il 3 novembre prossimo dalla prima sezione penale del Tribunale. Il 28 settembre è stato aperto il procedimento nei confronti di cinque imputati che hanno chiesto il rito immediato: l’imprenditore Michelangelo Alfano, il sostituto procuratore della Dna Giovanni Lembo, l’ex GIP Marcello Mondello, l’ex pentito Sparacio e il maresciallo dei carabinieri Antonio Princi, ex segretario di Lembo. M.T.


ERGASTOLI E CONDANNE PER DELITTI DI MAFIA
21 settembre 2000

Palermo. I pubblici ministeri al processo “Tempesta” hanno richiesto 13 ergastoli e ottanta condanne a trent’anni, nonché pene ridotte per i collaboratori. Si tratta di un processo che riguarda una sessantina di omicidi avvenuti tra gli anni ‘70 e ‘80; centoventi sono gli imputati. Nello scorso mese di luglio i giudici della terza sezione della Corte d'assise, presieduta da Claudio Dall’Acqua, avevano accolto le richieste di rito abbreviato presentate da ottanta imputati, fra i quali componenti della Cupola di Cosa Nostra del calibro di Totò Riina: per loro sono stati chiesti trent’anni. Gli altri, che non avevano chiesto di essere giudicati con il procedimento alternativo e per i quali è stato proposto l’ergastolo, sono: Tommaso Spadaro, Giuseppe Greco, Tommaso Inzerillo, Salvatore Maniscalco, Franco Antonio Spatola, Salvatore Di Maio, Francesco Adelfio, Antonino Bontà, Pietro Lo Bianco, Bernardo Brusca, Antonino Giuffrè, Bernardo Provenzano e Benedetto Spera.  
Alcuni imputati sono accusati anche della strage di via Scobar del 13 giugno 1983, nella quale morirono il capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, l’appuntato Giuseppe Bommarito e il carabiniere Pietro Morici. Le accuse sono rivolte a Raffaele e Domenico Ganci, Salvatore Biondino, Michelangelo La Barbera (tutti hanno ottenuto l’abbreviato) ed il collaboratore Francesco Paolo Anzelmo. Con le sue dichiarazioni quest’ultimo ha smentito il collaboratore Calogero Ganci, anche lui imputato al processo. Per loro sono stati chiesti rispettivamente 18 e 16 anni di carcere. Si sono attenuate le pene richieste anche per Giovanni Brusca (9 anni), Salvatore Barbagallo (6 anni), Salvatore Cancemi (20 anni) e Francesco Onorato (10 anni). In questo processo vi sono diciotto collaboratori di giustizia.  J.P.


ASSASSINIO IMPASTATO: SI APRE IL PROCESSO
22 settembre 2000

Palermo. Il 21 settembre scorso si è aperto, presso la corte d’Assise di Palermo, il processo contro gli esecutori ed i mandanti dell’assassinio di Peppino Impastato.
Il corpo del militante di Democrazia proletaria era stato trovato dilaniato da una bomba sulla ferrovia di Cinisi il 9 maggio del 1978. La vicenda, all’epoca, passò in secondo piano a causa della coincidenza del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, presidente del Consiglio della Democrazia Cristiana. All’inizio alcuni esponenti dell’Arma sostennero che Impastato era stato ucciso dalla bomba con la quale voleva far saltare il treno per Trapani. Successivamente, è stata portata avanti la tesi del suicidio. Si parla di depistaggio!
Le continue ricerche e denunce di cui si è fatto promotore il Centro Impastato, diretto da Umberto Santino, hanno permesso che si risalisse alla verità, cioè che Peppino Impastato era stato ucciso dalla mafia. E partono dai depistaggi le indagini della Commissione antimafia. <<Che cosa viene fuori dagli interrogatori? Un quadro fosco. La mamma di Impastato fu lasciata sola dagli uomini che rappresentavano le istituzioni, che depistarono le indagini>> spiega Lumia. <<Abbiamo ancora un mese di lavoro. Poi andremo a Cinisi per consegnare l’esito dell’inchiesta alla mamma di Peppino, per donarle, a nome dello Stato, un documento su quello Stato che non le fu accanto nel momento peggiore>>. E su “Don Tano”, queste le parole della madre di Impastato: <<Sarei andata anche in America con i miei 84 anni per dirgli che ha ucciso mio figlio e che voleva farlo uccidere perfino da mio marito>>.
Tano Badalamenti, imputato per il delitto quale mandante, è stato interrogato il 21 settembre 2000 in video conferenza, nell’aula dove si sta svolgendo il processo. Ricordiamo che attualmente il capomafia si trova nel penitenziario del New Jersey, deve sta scontando una pena di trent’anni di reclusione. 
Il magistrato Franca Imbergamo ha ribadito che Giuseppe Impastato è stato ucciso dalla mafia a causa delle sue pubbliche denunce.

Maria Loi


MORTE IN CARCERE DI UN ANZIANO BOSS
22 settembre 2000

Reggio Calabria. Francesco Albanese, 73 anni, è morto nel carcere di Secondigliano, dove da tempo era detenuto. Era considerato ai vertici della cosca di Cittanova. Il decesso è avvenuto alcune settimane fa, ma la notizia si è appresa nel corso dell’udienza del processo che si sta celebrando in Tribunale a Palmi e che vede imputati i presunti appartenenti alla cosca Albanese. Il boss era imputato di associazione per delinquere di stampo mafioso in qualità di capo, insieme al fratello Rocco, attualmente detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Parma. Francesco Albanese era stato coinvolto insieme ai fratelli e ad altre persone nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sfociata due anni fa nell’operazione “S. Rocco”, condotta contro una delle più potenti cosche della ‘Ndrangheta, quella Albanese appunto. Quest’operazione, che aveva riguardato Gioia Tauro, Piemonte e Lombardia, aveva portato all’arresto di diciotto persone accusate, oltre che d’associazione per delinquere di stampo mafioso, anche di estorsione, tentato omicidio e voto di scambio. J.P.


ASSASSINIO IMPASTATO: SI APRE IL PROCESSO
22 settembre 2000

Palermo. Il 21 settembre scorso si è aperto, presso la corte d’Assise di Palermo, il processo contro gli esecutori ed i mandanti dell’assassinio di Peppino Impastato.
Il corpo era stato trovato dilaniato da una bomba sulla ferrovia di Cinisi il 9 maggio del 1978. La vicenda, all’epoca, passò in secondo piano a causa della coincidenza del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, presidente del Consiglio della Democrazia Cristiana.
Le continue ricerche e denunce di cui si è fatto promotore il Centro Impastato, diretto da Umberto Santino, hanno permesso che si risalisse alla verità, cioè che Peppino Impastato, era stato ucciso dalla mafia.
Tano Badalamenti, imputato per il delitto quale mandante è stato interrogato il 21 settembre 2000 in video conferenza. Ricordiamo che attualmente il capomafia si trova nel penitenziario del New Jersey, dove sta scontando una pena di trent’anni di reclusione.
Il magistrato Franca Imbergamo ha ribadito che Giuseppe Impastato è stato ucciso a causa delle sue denunce pubbliche.

Maria Loi
 

DELITTO DI MAFIA
25 settembre 2000

Crotone. Nella località di Casabona, in provincia di Crotone, è vittima di un agguato mafioso un uomo di 39 anni, Michele Primerano. L’uomo stava percorrendo una strada provinciale con un furgone quando i killer l’hanno affiancato e costretto a scendere. Primerano è stato ucciso con due colpi di pistola alle prime luci dell’alba. Era stato indagato in passato per un omicidio.


DELITTO TERRANOVA
25 settembre 2000

Palermo. Il 25 settembre la città di Palermo ha ricordato l’agguato in cui persero la vita il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso. Il magistrato venne ucciso il 25 settembre del ‘79 in via Rutelli. La moglie del giudice, Giovanna Giaconia, amareggiata commenta:<< I killer sono ancora senza nome e non si è fatta luce sui legami tra mafia e politica>>. Dopo un lento iter giudiziario, nel gennaio scorso, i giudici di Reggio Calabria sono giunti alle prime condanne. E’ stato inflitto l’ergastolo a: Salvatore Riina, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Francesco Madonia, Pippo Calò, Antonino Geraci e Michele Greco, accusati di essere i mandanti esterni. Assolti invece: Giuseppe Farinella, Leoluca Bagarella e Giuseppe Madonia. A.P.


RITROVATO IL CORPO DI GIUSEPPE DI MAGGIO
25 settembre 2000

Palermo. Il cadavere di Giuseppe Di Maggio, 44 anni, di Cinisi, è stato avvistato al largo delle coste di Cefalù da un pescatore. Il corpo era legato mani e piedi, con la testa in un sacco di plastica; quasi sicuramente Di Maggio è stato strangolato e poi gettato in mare.
L’uomo era scomparso il 14 settembre scorso, senza lasciare traccia alcuna.
Si chiude così l’ultimo caso di “lupara bianca” di Cosa Nostra. Il padre di Giuseppe, Procopio, è un noto boss di Cinisi della “vecchia mafia”. Quest’ultimo, conoscendo le dinamiche di Cosa Nostra sapeva perfettamente come si sarebbe risolto il mistero della scomparsa del figlio. 
Giuseppe Di Maggio era un uomo difficile da sorprendere, tant’è che padre e figlio erano riusciti a scampare agli agguati del 18 settembre del 1981 e a quello dell’ottobre del 1993.
L’inchiesta sull’omicidio, condotta dai carabinieri è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Palermo Salvatore De Luca. Secondo gli inquirenti il vero bersaglio doveva essere il vecchio boss “Don Procopio”. M.C.


IL CLAN DEI DIOMEDE
26 settembre 2000

Bari. Debellato dagli uomini della Questura di Bari il potente clan barese dei Diomede. Con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, la ghenga aveva agganci con la Sacra corona unita e la Camorra, contrabbando, traffico di armi e stupefacenti e controllo del gioco d’azzardo, il GIP ha emesso 32 notifiche di custodia cautelare di cui 9 in carcere. All’alba, nel corso dell’operazione “Balcani connection” gli agenti della squadra mobile hanno tratto in arresto 19 affiliati; 4 latitanti. La cosca aveva come referente in Montenegro il super latitante Umberto Vitellaro, arrestato due mesi fa a Bari e diventato nel frattempo collaboratore di giustizia. Il Vitellaro gestiva le spedizioni dirette in Puglia dall’altra parte dell’Adriatico, con l’ausilio della Camorra alla quale pagava l’affitto dei motoscafi. Gli affiliati del clan nel capoluogo, che difendevano il monopolio del traffico a colpi di Kalashnikov - il boss Giuseppe Diomede, arrestato a maggio, è ritenuto il mandante della strage di “San Valentino”, nel cui agguato vennero uccise due persone ed altre quattro furono ferite gravemente - avevano il compito di smistare i carichi che prendevano la via della Campania, del Molise e della Lombardia. Un volume d’affari, calcola la DDA che segue le indagini, di svariati miliardi che, negli ultimi tempi, dalle sigarette e dalla droga si era esteso anche ai videopoker. Una nota di colore: durante l’operazione, in casa di uno degli arrestati arriva una telefonata sul suo cellulare; “stai attento, da me sta arrivando la madama”, si sente dire ma il poliziotto che ha preso il telefonino risponde: “grazie! siamo già qui”.

Gianni Avvantaggiato

                                                                                                                                                      
BENI CONFISCATI
27 settembre 2000

Roma. Un generale della Guardia di Finanza, Castore Palmerini, in un anno di lavoro riesce a collezionare una massa enorme di dati che rivela una realtà scandalosa sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il suo mandato è però scaduto da due mesi e la sua relazione, presentata il 25 luglio scorso al presidente del Consiglio, è giunta solo ora alla stampa. Come mai queste inadempienze da parte del governo?
Facciamo un passo indietro.
L’incredibile lavoro della commissione iniziato ad agosto del 1999, grazie alla collaborazione di trenta persone, ha rivolto critiche pesanti a diversi apparati della Pubblica Amministrazione. Il ministro della giustizia lamenta che anche uffici giudiziari <<da ritenersi punti cardine nella lotta alla mafia, come Napoli e Palermo, sono inadempienti nella trasmissione dei dati>>. Alla pesante critica risponde la direzione centrale del Demanio: <<la maggior parte dei dati richiesti non è reperibile presso gli uffici del territorio, anche per la carenza del personale>>. Lo Stato impiega circa undici anni per togliere definitivamente i patrimoni illeciti ai mafiosi; ma in tanti casi questo periodo serve solo a chiudere le pratiche.
In questo modo miliardi in titoli e contanti rimangono inspiegabilmente congelati negli istituti di credito. Su 250 miliardi di beni sottratti alle mafie, solo il 15% è stato destinato per finalità pubbliche. Il resto si trova spesso in condizioni di abbandono e di degrado.  Non solo, ma in alcuni distretti giudiziari è risultata contraffatta la data del sequestro. <<In una cassaforte murata in un immobile occupato dalla figlia di un “mafioso” –scrive il commissario – vi dovrebbero essere custoditi gioielli e preziosi confiscati. Non si riesce a comprendere come beni immobili non vengano destinati nei tempi previsti dalla legge>>, <<titoli e denaro non vengano versati con immediatezza all’Erario>>, <<beni mobili non vengano venduti>>, e soprattutto come <<ville, appartamenti, terreni del valore di centinaia di milioni, continuano, dopo anni anche dalla confisca definitiva, a essere occupati dal “mafioso”, dai suoi familiari, da amici che versano il canone di locazione direttamente al “mafioso”>>. <<Il meccanismo, francamente, va rivisto perché non è possibile che in alcune città funzioni e in altre no. Io temo - dice il ministro Enzo Bianco – che ci sia stata qualche interferenza…>>. Dello stesso parere anche il ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco: <<Le imperfezioni della legge vanno certamente corrette e su questo c’è intesa con il Viminale>>.
Il procuratore nazionale antimafia ha già disposto una riunione dei magistrati della Dna per esaminare il rapporto del commissario straordinario del governo <<per la gestione e la destinazione dei beni confiscati a organizzazioni criminali>>. Spiega Vigna: <<Passa troppo tempo tra il sequestro del bene e l’assegnazione provvisoria del bene: se poi il bene deve essere restituito si faranno tutte le compensazioni. Il Paese più drastico in questo campo è il Brasile, che vende il bene sequestrato; se poi il bene deve essere restituito si dà indietro una somma di denaro>>. Invece il Presidente dell’Antimafia, Giuseppe Lumia, conclude: <<Bisogna lavorare sulle Prefetture perché, a volte, i Comuni sono in ritardo oppure vanno troppo lentamente gli uffici periferici delle Finanze>>.

Maria Loi


LE INDAGINI DELL’ANTIMAFIA
29 settembre 2000

Palermo. La Commissione Parlamentare Antimafia indaga sul delitto del militante di Democrazia Proletaria Giuseppe Impastato. In un primo tempo alcuni esponenti dell’Arma sostennero che Impastato era stato ucciso dalla bomba con la quale voleva far saltare il treno per Trapani. Successivamente, è stata portata avanti la tesi del suicidio. Si parla di depistaggio!
Partono le indagini della Commissione Antimafia. E’ Giuseppe Lumia ad insistere affinché si costituisca un tribunale per <<consentire interrogatori sotto giuramento come in un’aula giudiziaria, con la possibilità dell’incriminazione per falsa testimonianza>>. A presiedere questo tribunale vi è Giovanni Russo Spena, attualmente senatore di Rifondazione comunista.
<<Che cosa viene fuori dagli interrogatori? Un quadro fosco. La mamma di Impastato fu lasciata sola dagli uomini che rappresentavano le istituzioni, che depistarono le indagini>> spiega Lumia. <<Abbiamo ancora un mese di lavoro. Poi andremo a Cinisi per consegnare l’esito dell’inchiesta alla mamma di Peppino, per donarle, a nome dello Stato, un documento su quello Stato che non le fu accanto nel momento peggiore…Adesso invece a dibattimento aperto offriremo ai giudici anche un contributo della commissione in perfetta sintonia con il pubblico ministero, Franca Imbergamo. Ci consultiamo spesso per evitare sovrapposizioni, incroci impropri…>>.
E su “Don Tano”, queste le parole della madre di Impastato: <<Sarei andata anche in America con i miei 84 anni per dirgli che ha ucciso mio figlio e che voleva farlo uccidere perfino da mio marito>>.

Maria Loi


MAFIA A MILANO
30 settembre 2000

Milano. L’Associazione poliziotti italiani ha organizzato un convegno sulla legalità e sicurezza a Milano. Tra i presenti anche il capo del dipartimento milanese Ferdinando Pomarici della DDA, il quale lancia un allarme: <<Siamo di fronte a un cambiamento epocale delle organizzazioni criminali che sfruttano al meglio lo strumento tecnologico>>. Il magistrato Marco Maria Alma è più incisivo: << La mafia ha allungato i suoi tentacoli su Milano, la capitale economica del paese, - ed ha chiarito - che è meno sanguinaria, investe in Borsa e in economia, usa la rete per trasferire i capitali del traffico di droga e inquina i mercati >>. Alla manifestazione era presente anche il senatore Di Pietro. << Mani Pulite è stata veramente bloccata quando, da Milano abbiamo trasferito le indagini prima a Roma, poi in Sicilia e Calabria- ha dichiarato- abbiamo toccato talmente tanti interessi che ci hanno messo tutti gli ostacoli per bloccarci. Parlo di mafia >>, ha poi concluso, << Me ne sono accorto con due anni di ritardo>>. Ma.C.

 
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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