| I boss incassano lo Stato autorizza |
|
|
|
|
Da Messina a Catania spazzatura a quintali in una discarica sequestrata. Ma il sindaco rompe il sile di Marco Benanti Un milione di chilogrammi di spazzatura per un affare da cinquanta milioni al giorno: un business miliardario gestito da imprenditori in odor di mafia, con tanto di autorizzazione dello Stato. Questo accade non in Colombia, bensì in contrada Tiritì, nel territorio di Motta Sant’Anastasia, a pochi chilometri da Catania, dove ogni giorno sono incolonnati camion e tir provenienti dalla provincia etnea e da molti comuni del messinese, compreso il capoluogo. Una “processione” maleodorante, i cui effetti ricadono soprattutto sulla comunità di Misterbianco, comune di 46.000 abitanti limitrofo a Motta, in quanto la discarica è in realtà a cinquecento metri dal centro abitato. In paese la tensione negli ultimi tempi è salita e il sindaco diessino Nino Di Guardo, 57 anni, eletto con una lista civica, “anima” per anni di mille battaglie contro il malaffare targato Dc-Psi e la criminalità organizzata del “braccio armato” di Nitto Santapaola, Giuseppe Pulvirenti “ ‘U Malpassotu” e di Mario “ ‘U Tuppu” Nicotra, ha rotto definitivamente gli indugi. “Misterbianco non può diventare la pattumiera di Sicilia”: questo il tenore di un manifesto affisso in paese, con la richiesta di chiudere subito la discarica di Tiritì. Un luogo di raccolta quello di Tiritì al centro di polemiche e di contrasti sin dal 1992. “Allora fu chiusa – racconta Di Guardo – nel ’92 perché rappresentava un elemento di pregiudizio per l’igiene pubblica in quanto insiste a poche centinaia di metri dal centro urbano. Chissà per quale motivo è stata riaperta. Per i primi anni, in fondo, si conferivano meno rifiuti, poi dopo qualche tempo la discarica è di nuovo satura”. Una vasta area di rifiuti, in un quadro di degrado e di illegalità diffusa: questo lo spettacolo di Tiritì. E lo Stato che fa? Autorizza, per necessità, “provvisoriamente”, anche perché dal 31 dicembre dello scorso anno un “decreto Jervolino” ha tolto ai privati la gestione delle discariche, in attesa di una nuova discarica più a sud, per la quale c’è già il progetto. Il Prefetto di Catania, Tommaso Blonda, chiamato in causa polemicamente da Di Guardo, è esplicito. “Non ci sono ritardi – assicura – il progetto c’è. Occorre seguire gli iter di legge e attendere i tempi tecnici. Gara d’appalto e messa in cantiere sono i prossimi passaggi, probabilmente nel prossimo autunno, come altre discariche per Caltagirone e Grotte San Giorgio”. Il sindaco, però, va giù duro. “Ci sono stati – racconta - una serie di incontri e riunioni in Prefettura con altri sindaci. E’ stata fissata una nuova sede che è molto più a sud. In pochi mesi si era deciso di fare una discarica più sicura, lontana dal centro abitato, ma soprattutto per una pontenzialità ridotta di rifiuti. Dopo una serie di incontri e riunioni si è fissata una nuova sede che è molto più a sud. Qua il dramma è che arrivano camion ogni giorno da Messina, Taormina, Letojanni. Tutta la provincia di Messina, compreso il capoluogo, viene a scaricare qua. L’autorizzazione arriva dal Prefetto di Messina. Il punto è il milione di chilogrammi di spazzatura al giorno che riceve questa discarica. Quello che diventa insopportabile è che mentre la Prefettura dava tempi rapidi per la nuova discarica e per la chiusura di questa, ora i tempi si allungano. Si parlava che entro due mesi si faceva la discarica, entro l’estate. Il Prefetto non dimostra più la sensibilità di un tempo. Gli ho inviato una lettera, ho fatto interventi pubblici, un manifesto, non ho ricevuto però risposte. A settembre mi rivolgerò al Ministro degli Interni Enzo Bianco”. Di Guardo descrive la situazione in termini allarmanti. “E’ una discarica sequestrata –incalza – i proprietari sono i Proto, sotto inchiesta per odor di mafia. Praticamente esce la moglie, si chiama Pappalardo Nunzia, però si tratta di Proto Salvatore. I Proto hanno un’impresa che opera nel settore dell’ecologia, della nettezza urbana, hanno ditte che lavorano in altri comuni per fare la raccolta e poi hanno questa grande discarica, sequestrata, perché Proto è sotto inchiesta per ragioni di collusione con la mafia, al punto che la gestisce il Tribunale. La gestisce il Tribunale ma sempre lui si prende i soldi”. Il “grido di dolore” del primo cittadino ha motivazioni più ampie. Che accade a Misterbianco e in provincia? Solo problemi burocratici? “C’è la burocrazia – dice Di Guardo – e c’è una tendenza a dire: i prefetti non sono eterni nelle province. ‘Calati jungo ca passa la china’ quindi. Fra sei mesi saranno altri ad occuparsi della situazione. Io do questa lettura, perché prima il Prefetto pareva di avere una buona volontà, adesso questa volontà è andata scemando. Prima si tenevano riunioni in Prefettura ogni otto giorni, ora non se ne tengono più. Questo mi preoccupa perché in fondo chi porta la croce è la mia comunità. Io vorrei capire perché a Messina non si fa una discarica e i comuni, la maggior parte, vengono qui a Misterbianco”. Risultato: soldi su soldi “almeno cinquanta milioni al giorno. Miliardi e i costi non sono eccessivi” e poi disagi. “La sera – racconta il sindaco – la puzza, anche per gli sbalzi di temperatura, è insopportabile. Si pone un problema insostenibile, non si può più accettare questa situazione, la cosa grave è che, in qualche modo, è venuto a mancare l’interlocutore”. Mentre gli abitanti protestano, dal mondo politico, qualche attestato di solidarietà a Di Guardo è arrivato dai compagni di partito, da Pippo Pignataro, deputato regionale dei Ds come da Giovanni Mangano dei Democratici di Catania. “Vogliamo essere europei? – ha detto Mangano – Bene allora basta con le discariche, facciamo l’inceneritore, che porterebbe vantaggi anche nel settore del riscaldamento. La soluzione è, come per i deputati, un inceneritore consortile. Del resto, è notorio che la mafia ha in mano anche il business delle discariche”. Intanto, Di Guardo insiste e promette battaglia da un comune, il cui consiglio comunale nel 1991 fu sciolto per infiltrazioni mafiose, che nel 1996 ha eletto il forzista Elio Vito al Parlamento e oggi, da indiscrezioni, attende l’arrivo del “transfuga” di Rinnovamento Italiano, l’assessore regionale al turismo Domenico Rotella. “C’è una specie di rassegnazione – continua il sindaco – una specie di convivenza. E’ finito il periodo alto di tensione, per cui ci si batteva a testa alta”. Da allora i cambiamenti si sono misurati, oltre alla fine dell’epoca del “Malpassotu”, soprattutto con nuove formule istituzionali. “La novità principale – aggiunge Di Guardo – è stata l’elezione diretta del sindaco. Ora però si sta facendo di tutto per togliere di mezzo i sindaci”. Lui però assicura che non si farà da parte facilmente. Marco Benanti BOX1 I dati della Commissione Ecomafie non lasciano dubbi LA “MONNEZZA” E’D’ORO Quattrocento discariche “abusive” contro soltanto cinque controllate nell’Isola: gli ultimi dati forniti dalla Commissione Ecomafie sono emblematici. Quindici anni di “far west” come l’ha definito il Presidente della Commissione Massimo Scalia dei “Verdi” hanno prodotto questi risultati. “Le 408 discariche abusive o meglio prive di controllo – sostiene il ‘verde’ Aurelio Angelini – sono figlie dell’emergenza, nate solo nel biennio tra il ’97 e il ‘99. Se pensiamo che non ci sono dati relativi ai dieci anni precedenti, possiamo ragionevolmente ritenere che siano circa 1500 i punti ad altissimo rischio nella nostra regione”. Le Ecomafie sono quindi l’ultima frontiera degli affari di Cosa Nostra e nel complesso della criminalità organizzata. Un business colossale descritto da Scalia, il quale sottolinea anche che dalle audizioni in commissione, sono stati evidenziati “intrecci molto stretti tra la gestione dei rifiuti speciali e il traffico delle armi. Posso solo dire che uno dei terminali del traffico è stato individuato in Somalia”. Torna al centro dell’attenzione il Corno D’Africa, a sei anni dall’omicidio, o meglio dall’esecuzione, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e dalla scomparsa dei notes e delle immagini televisive riprese dalla giornalista della Rai. Uno scenario inquietante, di fronte al quale lo Stato appare disarmato, in quanto i delitti ambientali non sono ancora perseguibili penalmente. Un disegno di legge “dorme” in Parlamento, mentre la mafia fa affari, come ad esempio a Palma di Montechiaro, nell’agrigentino. Una recente indagine della Procura di Palermo ha, infatti, svelato che gli scontri delle cosche locali avevano come “cassa di risonanza” una locale discarica. Un sistema criminale in cui il privato appaltatore non gestisce nulla, ma deve rendere conto alla famiglia mafiosa e pagare le tangenti. Marco Benanti |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
|
| Leggi tutto... |
|
La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
|
|
In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |