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Anno VIII° Numero 2 - 2008 N°58 | Anno VIII° Numero 2 - 2008 N°58 |
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. La stessa identica informazione è stata pubblicata nel libro di Peter Gomez e Lirio Abbate I complici giustamente osannato e da tutti citato perché uno dei suoi autori, Abbate, è stato minacciato da Cosa Nostra. Il problema è che siccome in Italia si legge pochissimo, nonostante l’ottimo lavoro dei due colleghi in questione e di molti altri, un certo tipo di informazione non arriva al grande pubblico e non ci deve arrivare. La televisione serve per ipnotizzare, indurre a diventare consumatori compulsivi, ad anestetizzarci dalla reale condizione del mondo e se per caso una notizia irrompe sugli schermi interrompendo il ronzio ipnotico si scatena il putiferio. E non tanto nel merito della questione, se quanto ha detto Travaglio sia vero o no, ma per il semplice fatto che episodi del genere non devono accadere. E quindi via al valzer di scandalizzati, indignati, e offesi che chiedono a gran voce la gogna che arriva puntuale con l’aut-aut intimidatorio al giornalista che deve decidere bene cosa dire nelle sue prossime uscite in tv. “Il destino di Marco Travaglio è nelle sue mani”, ha detto il presidente Cappon al Cda della Rai, “alla prima nuova violazione il suo contratto sarà rescisso”. Dare del lombrico o della muffa al presidente del Senato non sarà elegante, ma viene da ridere che questo gridolino da educande provenga da politici che hanno dato spettacolo della loro alta classe pestandosi in mondovisione, festeggiando la caduta di un governo con la mortadella o inneggiando all’imbracciamento dei fucili, per non elencare tutte le nefandezze che qualificano la nostra classe politica. A partire dalla molto commendevole presenza alla Camera e al Senato di 17 condannati definitivi più altri personaggi condannati in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa come il senatore Dell’Utri e per favoreggiamento personale a singoli mafiosi come il senatore Cuffaro. Poi tanto per dar dimostrazione dei metodi che verranno usati contro chiunque osi esprimere il suo pensiero parte il lavoretto sporco che sa tanto di quei servizi di cui Giuseppe D’Avanzo, autorevole penna de La Repubblica, è esperto. Per cui, con notizie raffazzonate e imprecise, cerca di gettar fango su Travaglio adducendo similitudini impossibili che sono francamente un insulto all’intelligenza. Citando tra l’altro come fonte l’avvocato di un recente condannato in primo grado a 14 anni per associazione mafiosa come Michele Aiello che, giustamente, sulla scia dei politici e dei potenti di turno ha subito dichiarato di volersi iscrivere alle associazioni antiracket perché è una vittima della mafia. Siccome noi non siamo ancora rassegnati, non riteniamo che gli italiani siano del tutto rimbecilliti, nonostante gli sforzi, abbiamo deciso di ricostruire i fatti che riguardano il presidente del Senato Schifani, così li potranno paragonare a quelli che D’Avanzo ha spiattellato su Repubblica a proposito di Travaglio e farsi un’idea. Potranno decidere se sia più grave per un’alta carica dello Stato aver trattato affari con mafiosi, o per un giornalista in vacanza aver chiesto di un cuscino, seppur ad un deprecabile servo infedele dello Stato come Pippo Ciuro. Del resto anche Falcone e Borsellino hanno avuto i loro traditori. Confidiamo che gli italiani ancora sappiano distinguere. Giorgio Bongiovanni
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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