| Il Potere e la Mafia |
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A dieci anni dalle stragi di Giorgio Bongiovanni E’ dell’uomo Paolo Borsellino che si ricordano tutti. Lo sguardo severo e comprensivo, l’aria burbera che si faceva subito sorriso, la voglia di scherzare e l’intransigenza, la dolcezza e la forza, il coraggio e la sua umiltà, l’amicizia e la fermezza, l’intelligenza e l’incredibile capacità lavorativa... Uno e tutto, semplicemente per Amore. Perché prima di tutto Paolo Borsellino era un innamorato, innamorato della vita degli altri. Le parole di suo figlio Manfredi, che ci onoriamo di pubblicare, testimoniano meglio di quelle di chiunque altro, come il valore della vita di questo Uomo sia riuscita ad andare oltre il tritolo, come il suo Spirito di Amore e dedizione abbiano superato la barriera della morte diffondendosi nel cuore di chi lo ha amato, conosciuto o anche solo ascoltato e letto a distanza di anni. Un terreno incolume, che né Cosa Nostra e né i suoi untuosi complici dai colletti bianchi, potranno mai contaminare. Quel luogo immacolato dove dimora la forza degli uomini e la speranza dei martiri. La stessa speranza di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone: lasciare in eredità il sogno di una Sicilia libera dalla mafia, di un Italia libera dalla corruzione e di un mondo libero dall’ingiustizia. In memoria di mio padre L'episodio più significativo che mi lega a mio padre è legato alla sua bontà d'animo, essendo mio padre fondamentalmente una persona buona e carica di una sconfinata umanità. Quando avevo quindici anni mi chiese di regalare il mio motorino al figlio di una vedova il cui marito era morto in una strage di mafia, poiché gli necessitava per recarsi in una borgata di Palermo ove svolgeva l'attività di panettiere. Ad un collaboratore di giustizia forniva personalmente le lamette e la schiuma da barba, in un periodo storico in cui mancavano del tutto le agevolazioni di cui adesso essi fruiscono. Mio padre, nonostante gli impegni di lavoro, trovava sempre il tempo di stare in famiglia e seguire personalmente le nostre attività, fossero esse di studio o ludiche. Non posso dimenticare con che amore e trasporto mi ha fatto "ripetere" le mie prime due materie universitarie, dedicandomi intere serate prima degli esami. Era premuroso, sempre presente, non solo ai familiari più stretti ma anche ai tanti cugini e parenti collaterali. Basti pensare che, di fatto, mio padre cresceva i sette figli della sorella più grande, rimasta vedova prematuramente e non in grado economicamente di sostenere una così numerosa famiglia. Non siamo stati mai né viziati né agevolati in alcun modo, piuttosto "responsabilizzati" di fronte a situazioni molto più grandi di noi, così che al momento della sua morte si può dire che eravamo a nostro modo "preparati", preparati da un padre che tutto avrebbe potuto desiderare che lasciarci così giovani. E' un dato questo importante, poiché sin dai primi giorni successivi alla sua morte circolava la voce che egli fosse andato incontro a questo infausto destino "rassegnato". Niente di così falso: mio padre amava la vita e le tante piccole o grandi sorprese che questa ci riservava in modo assoluto, così da apparirmi impossibile che egli andasse incontro alla morte ritenendola in quel momento un evento ineluttabile. In verità - non posso fare a meno di ribadirlo anche in questa sede - mio padre è stato lasciato "solo", solo dalle "istituzioni" ma solo anche da tanti suoi colleghi che non hanno voluto o saputo fare "quadrato" attorno a Lui nel momento in cui, invece, occorreva massima coesione e distribuzione delle responsabilità. Tuttavia noi non abbiamo alcun rammarico, poiché se la morte di mio padre, unitamente a quella di tanti prima di Lui, è servita a svegliare dal torpore tante coscienze siciliane, ciò ci riempie di gioia. Mio padre, come dall'altra parte Giovanni Falcone, subì attacchi e dai cc.dd. "poteri forti" e da apparati interni alla stessa magistratura, intenti più a "normalizzare" il lavoro degli uffici giudiziari che ad orientarlo con decisioni alla lotta alla criminalità organizzata. Tuttavia credo che gli attacchi che, oggi, la magistratura subisce siano di tipo diverso; non vorrei entrare nel merito di una questione che non debbo e non posso affrontare, attesa peraltro la mia attuale collocazione in un’amministrazione dello Stato, ma in generale ritengo che si stia assistendo ad uno scontro di “poteri”, quello giudiziario da un lato e quello politico dall’altro, che poco si presta ad un parallelismo con quello che in realtà negli anni ’80 e primissimi anni ’90 si verificò tra alcuni apparati dello Stato ed alcuni rappresentanti della magistratura, tra cui mio padre. Dopo dieci anni ciò che mi manca maggiormente di mio padre – mi dispiace essere ripetitivo – è la sua bontà ed enorme generosità. Mio padre mi ha trasmesso un grandissimo patrimonio morale che si può condensare in una sola parola: l’umiltà. Si sentiva sempre l’ultimo degli ultimi, i meriti erano sempre degli altri, non si atteggiava mai a protagonista ed era privo di qualsiasi ambizione, a tal punto di non manifestare alcun interesse a ricoprire quel famoso incarico di Super Procuratore Antimafia, rimanendo prioritaria per Lui la vicinanza alla Sua famiglia ed alla Sua Palermo. Avrei tanto desiderato mio padre al mio fianco nel momento in cui mi sono trovato veramente da solo a fronteggiare situazioni molto più grandi di me, nel momento in cui ho scelto di fare questa professione, nel momento in cui avrei avuto tanto bisogno di un suo consiglio, di un suo sguardo, ma non è stato così. Sono però convinto di essermi sempre comportato come Lui mi avrebbe suggerito di comportarmi e la fede che io e la mia famigli abbiamo ci rende tranquilli che un giorno Lo rivedremo, bello e sorridente come lo ricordiamo sempre. Manfredi Borsellino Paolo Borsellino Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940 nell’antico quartiere di origine araba della Kalsa in una famiglia borghese; entrambi i genitori sono farmacisti. Diplomatosi al liceo classico “Meli”, Borsellino si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza di Palermo dove, a soli 22 anni, conseguirà la laurea con il massimo dei voti. Pochi giorni dopo subisce la perdita del padre, sarà quindi affidato a lui il compito di provvedere alla famiglia. Si impegna infatti con l’ordine dei farmacisti a tenere la farmacia del padre fino al conseguimento della laurea in farmacia della sorella. Nel 1963 vince il concorso per entrare in magistratura e inizia il suo mandato presso il tribunale civile di Enna. Il primo incarico direttivo lo svolgerà a Mazzara del Vallo nel 1967 dopo il terribile terremoto. Nel 1969 viene trasferito alla pretura di Monreale dove lavorerà con il capitano dei carabinieri Emanuele Basile. E’ solo nel 1975 che Paolo Borsellino approda a Palermo all’ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Hanno inizio le prime indagini di mafia che si concretizzeranno nel 1980 con i primi arresti ai quali purtroppo segue la tragica morte, per vendetta, del capitano Basile. E’ il primo degli amici e colleghi che Borsellino vede morire sul campo. Un’esperienza che lo segnerà profondamente oltre a determinare un radicale cambiamento nella sua vita e in quella della sua famiglia che comincia a vivere sotto scorta. Nasce in quegli anni il primo pool antimafia. All’inizio sono in tre: Falcone, Borsellino e Barrile guidati da Rocco Chinnici. Oltre alla frenetica attività giudiziaria, Falcone e Borsellino si prodigano per promuovere e partecipare a dibattiti, soprattutto con i giovani. Sanno perfettamente che uno dei punti di forza del contrasto alla criminalità organizzata è il cambiamento di mentalità della gente e in particolar modo dei ragazzi. I successi del pool si assommano man mano che i suoi componenti si stringono in un rapporto di amicizia e stima sempre più profondo. Sarà quindi un vero e proprio shock l’attentato del 4 agosto 1983 in cui un’autobomba uccide il giudice Chinnici. Borsellino commenterà: “la mafia ha capito tutto: è Chinnici la testa che dirige il pool”. A sostituire il padre del pool, arriverà Antonino Caponnetto, che erediterà la guida dei giudici antimafia che lasceranno nella storia il primo grande processo a Cosa Nostra: il maxi. Dopo un iniziale slancio di fiducia della società civile nei confronti del lavoro dei magistrati il clima comincia a cambiare. Si registra un senso di intolleranza per le scorte, e soprattutto per il ruolo che i magistrati hanno acquisito con il loro lavoro. Purtroppo questo progressivo isolamento si ripercuote violentemente sulla vita come sull’operato dei giudici, a partire da Giovanni Falcone cui verranno negati avanzamenti di carriere che gli avrebbero consentito, assieme a Paolo Borsellino e agli altri colleghi, di assestare colpi decisivi alla mafia. Borsellino si schiererà più volte a favore del collega e amico fraterno, rischiando, nel 1987, un intervento disciplinare del CSM. Nel contempo, dopo scontri e polemiche, Giovanni Falcone viene chiamato a Roma presso il Ministero degli Affari Penali, mentre Borsellino è procuratore capo a Marsala. Falcone prepara e propone il progetto della superprocura, alla quale molti oppongono inizialmente una certa resistenza. Tra questi anche Paolo Borsellino. Tuttavia, con una serie di modifiche, parte il progetto. Falcone riesce ad ottenere i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Ma è il 23 maggio e una nuova bomba esplode a Capaci strappando alla vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della sua scorta. Comincia per Borsellino una lotta disperata contro il tempo. Lavora incessantemente per apportare la sua collaborazione alle indagini che devono inchiodare i colpevoli del massacro in cui è morto il compagno fidato, e nello stesso tempo prosegue quelle investigazioni misteriose e delicate che saranno probabilmente uno dei moventi della sua tragica morte. Il 19 luglio 1992, in Via Mariano D’Amelio, una impressionante carica di tritolo devasta l’intero palazzo in cui abita la madre che il giudice si era recato a visitare. Non rimarranno che poveri resti e la rabbia di Palermo, che oggi, dopo dieci lunghi anni, sembra essersi placata, così come il bisogno e la necessità di giustizia degli italiani. |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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