| L’intervista Marcello Musso |
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I Galatolo, una “famiglia” ancora importante di Lorenzo Baldo Dall'inchiesta sui Galatolo, condotta dal pubblico ministero Marcello Musso, è emersa l'attuale strutturazione di questa "famiglia" mafiosa che, nel tempo, ha saputo conservare la propria potenza grazie alla nuova generazione che continua a creare e riproporre quelle alleanze le quali permettono di realizzare gli antichi obiettivi di Cosa Nostra. Qual è l'importanza della famiglia Galatolo da quando è subentrata quella che è stata definita la new generation? L’importanza dei Galatolo credo sia la stessa di un tempo. Ai vecchi boss detenuti, molti al 41 bis, sono succeduti i figli che continuano ad esercitare il controllo nello stesso territorio sul quale lo esercitavano i loro padri: quello dell'Acquasanta e, in particolare, dei Cantieri Navali, il maggior polo industriale di Palermo. I giovani continuano a praticare il racket delle estorsioni e ciò significa che rappresentano il punto di riferimento anche per altri uomini d'onore della città e di altri mandamenti mafiosi. Un articolo del 22 agosto scorso riportava la notizia della morte di un vecchio boss, Giuseppe Galatolo, la quale aveva provocato una certa fibrillazione all’interno della "famiglia". Il di lui figlio Stefano, detenuto, ha chiesto all'autorità giudiziaria di poter partecipare ai funerali del padre ai quali si è potuto recare con il consenso del Pubblico Ministero, sebbene accompagnato. Come Stefano, anche i fratelli di Giuseppe Galatolo, Vincenzo e Raffaele, detenuti al 41 bis, hanno chiesto di essere presenti alla cerimonia funebre, ma il Pubblico Ministero ha espresso parere contrario e la Corte d'Assise ha respinto la loro domanda. Ho citato questo esempio per sottolineare l'importanza dell'unità familiare. Anche da altre indagini è emerso, comunque, che i figli dei vari boss del passato oggi si ritrovano fra loro, creando o riproponendo alleanze al fine di realizzare antichi obiettivi di Cosa Nostra. Attualmente come viene gestito il sistema degli appalti? Cosa Nostra continua ad occuparsi del controllo dei grandi lavori, pubblici e privati, cercando di aggiudicarsi i più grandi affari finanziari che arrivano in Sicilia. All'interno di questo quadro vi sono delle imprese direttamente gestite da uomini d'onore che cercano di accaparrarsi i soldi di quelle aziende che, invece, sono guidate da persone di fiducia dei boss. Infine, ci sono le pressioni ed i condizionamenti esercitati sulle grandi imprese che, magari dal Nord, vengono a lavorare nell’isola. In questo caso il controllo o l'imposizione di cointeressenze mafiose passa attraverso vari canali: quello dei subappalti, per esempio, o dei noli a caldo e a freddo. L'obbligo è quello di acquistare determinate forniture di inerti a determinati prezzi. Quando un'impresa mafiosa non partecipa direttamente alla spartizione della torta trova nei mezzi che ho indicato il modo per mettere le mani sul denaro, poiché il suo fine ultimo è proprio l'arricchimento. Facendo un passo indietro, com'è possibile che i boss riuscissero a comandare dal carcere e a tenervi, addirittura, dei summit? Questa è la grossa novità della mia indagine, dalla quale emerge che l'estorsione viene esercitata anche all'interno del carcere. E proprio da detenuti i Galatolo continuavano a esercitare pressioni sulle persone offese - in questo caso i Di Natale, anch'essi agli arresti - e a tenere riunioni per la spartizione del provento dell'estorsione medesima avendo contatti verso l'esterno, dove operavano gli altri appartenenti alla "famiglia" che incassavano le somme. Potrebbe approfondire la figura di Giusto Di Natale, dal momento che le sue dichiarazioni hanno consentito di ridisegnare il quadro della mafia dal '74? Giusto Di Natale era un imprenditore titolare, insieme ai suoi due fratelli, di importanti imprese edili a Palermo che avevano ottenuto molti appalti anche per lavori di ristrutturazione di caserme militari. Le quali, notoriamente, sono beni del Ministero della Difesa. Nello svolgimento di queste loro attività, i Di Natale si sono fatalmente imbattuti in Cosa Nostra e, in particolare, nel vertice del mandamento di Resuttana, proprio nel periodo in cui i Madonia erano detenuti. Così, negli uffici delle loro ditte si incontravano personaggi del calibro di Bagarella Leoluca, Brusca Giovanni e Mangano Antonino. Per questo Giusto Di Natale, ma anche suo cognato Alessandro Francavilla, è stato, poi, in grado di delineare il nuovo organigramma del mandamento di Resuttana dalla metà degli anni Novanta sino alla fine di quel decennio quando, peraltro, già era stato arrestato. Questa indagine ha riconfermato la vicinanza della famiglia mafiosa dell'Acquasanta al mandamento di Resuttana, fatto storicamente provato in molti processi. Quest’ultimo comprendeva la "famiglia" di Resuttana medesima - i Madonia -, quella dell'Acquasanta e di Vergine Maria. Poiché la "famiglia" dell'Acquasanta è stata ricompresa nel mandamento di Resuttana, vi è stato un particolare avvicinamento dei Galatolo ai Madonia. Quando, successivamente, tutti i componenti di quest'ultima "famiglia" sono stati arrestati, tale vicinanza è comunque rimasta, nonostante i nuovi vertici del mandamento di Resuttana: Di Trapani Nicolò - poi raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare -, Di Trapani Diego e Guastella Giuseppe, personaggi che, nella seconda metà degli anni Novanta, hanno sostituito i Madonia. Giusto Di Natale non ha riferito soltanto del mandamento mafioso di Resuttana, ma ha dipinto anche i rapporti che intercorrevano tra i vari boss corleonesi dei vertici di Cosa Nostra dopo alcuni anni dall'arresto di Totò Riina, facendo emergere alleanze e spaccature rispetto alla linea di Bernardo Provenzano. Che ripercussioni ha avuto sui figli di Galatolo il suo ruolnell'omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa? La guerra di mafia, combattuta dalla fine del '79 agli inizi degli anni Ottanta, ha provocato non soltanto tensione, all'interno di Cosa Nostra, tra le varie cosche che si eliminavano a vicenda, ma anche attacco frontale allo Stato in cui è caduto, tra gli altri, il generale dalla Chiesa. Delitto al quale i Galatolo hanno contribuito fornendo quale rifugio al commando che ha compiuto la strage proprio la loro abitazione storica, il "Fondo", situato davanti ai Cantieri Navali di Palermo. Un atto che ha fortemente aiutato a rinsaldare i rapporti tra i Galatolo ed i corleonesi, i quali hanno fatto sì che si consolidasse la posizione di egemonia dei Galatolo sul territorio dell'Acquasanta. Tant'è che, oggi, i giovani si trovano un'eredità di comando, passata anche attraverso l'uccisione del prefetto di Palermo. Che sviluppi ci potranno essere nell'operazione ora che sono stati emessi i provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di 14 persone per reati di estorsione? Alcune di queste persone sono state trovate in possesso di somme consistenti di cui dovrà essere verificata la provenienza, senza contare che a qualcuno sono stati sequestrati anche lingottini d'oro per un notevole valore in euro. Un fatto davvero preoccupante, se pensiamo che si tratta di disoccupati. Ovviamente, davanti al giudice, nessuno ha cercato di chiarire le proprie posizioni avvalendosi tutti della facoltà di non rispondere. Per ora, quindi, si prosegue nelle indagini al fine di verificare la provenienza delle somme sequestrate al momento degli arresti. Sembra che la 'Ndrangheta si stia ristrutturando secondo il modello di Cosa Nostra che, a sua volta, dalla mafia calabrese starebbe apprendendo l'importanza della discendenza dei legami di sangue. Nel processo a carico dei Galatolo non sono emersi collegamenti con la Calabria, poiché non ci si è occupati né di armi né di droga come reati fine dell'associazione. Si tenga conto, infatti, che i rapporti commerciali di alleanza - volti all'utilità reciproca e non solo per ideali comuni - tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta passano, oggi, prevalentemente attraverso i due traffici sopracitati. Quindi, dato che nell'indagine da me condotta ci si è occupati prevalentemente di racket delle estorsioni, non c'è stata occasione di approfondire il discorso dei collegamenti della "famiglia" Galatolo con l'esterno. Altre indagini, comunque, hanno confermato che vi sono stati, e tuttora esistono, rapporti tra Cosa Nostra e 'Ndrangheta. In entrambe queste forme di criminalità c'è l'attitudine ad inserire nelle cosche elementi tra loro legati da vincoli di sangue. La ragione di questa affiliazione di consanguinei o diaconi (sono importantissimi i matrimoni) è evidente: in questo modo, infatti, si cerca di fronteggiare il rischio del pentitismo, dato che i collaboratori sono più restii a confessare crimini che tirino in ballo membri della famiglia di sangue anche se, comunque, non sono mancati pentiti che hanno accusato anzitutto proprio i loro parenti. Peraltro, il familiare inserito nell'organizzazione malavitosa è disposto a svolgere un "impiego" a tempo pieno al servizio della struttura criminale, magari anche flessibile: infatti, si presta a diventare, per esempio, l'autista del parente più noto, o a raccogliere il pizzo o a tenere i collegamenti tra vari boss. Già dieci anni fa, a Milano, dove indagavo su un clan 'ndranghetista della Piana di Gioia Tauro, trapiantatosi a Varese, si era dimostrato che la cosca trovava i suoi epigoni principali proprio in gruppi familiari: nel locale (famiglia) di Varese erano tutti "combinati", dal capo famiglia ai figli, sino ai generi. Sotto questo profilo credo ci sia continuità storica. L'appoggio morale della gente comune alle cosche mafiose continua ad essere sempre forte? Non saprei dire se ci sia un appoggio morale ma, certamente, continua ad esserci molta omertà su cui Cosa Nostra fa affidamento. Con omertà intendo mancanza di volontà, di determinazione e di forza nel denunciare le estorsioni e penso, ovviamente, ai commercianti e agli imprenditori che pagano il pizzo, anche in forme diverse. Vi è, infatti, l'omertà nell'accettare l'imposizione dei noli, dei subappalti e dei fornitori. Le denunce sono molto scarse poiché, evidentemente, ancora oggi gli imprenditori trovano più conveniente un "accordo", seppur in posizione di vittima, con Cosa Nostra, piuttosto che con lo Stato. Per quale ragione qualcuno afferma che la situazione attuale, nel campo del racket, sia migliorata mentre invece i dati sembrano dimostrare il contrario? Ritengo che dire che la situazione attuale è migliorata sia quanto meno gratuito. La ragione di tale affermazione, tuttavia, potrebbe essere dovuta al fatto che non ci sono più i morti ammazzati dell'inizio degli anni Ottanta. Oggi l'attacco allo Stato è contenuto. E, poi, si allude al fatto che l'ala militare - che è costituita soltanto da alcune centinaia di persone - sia stata arrestata e che oggi i suoi appartenenti siano rinchiusi al 41 bis. Per quanto riguarda, invece, il settore dell'economia, mi pare che in nessun caso si possa sostenere che il quadro sia migliore: ogni volta che facciamo un'intercettazione "giusta" - nel senso che bisogna riuscire a buttare le reti dove si sa che l'acqua è pescosa -, emerge che i mafiosi continuano a parlare di denaro, di camion da far viaggiare, di lavori da controllare e di pizzo da spartire. Bisogna, quindi, prestare molta attenzione a quanto accade sul territorio per riuscire a trovare elementi che consentano di analizzare su fatti concreti la realtà attuale. |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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