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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Droga e armi dall’Afghanistan e dalla Thailandia PDF Stampa E-mail
Una delle più grandi operazioni dell’ultimo decennio
a cura di Lorenzo Baldo



Palermo, 23 ottobre 2002,
Palazzo di Giustizia. Il PM Sergio Barbiera ci approfondisce i punti salienti dell’ultima operazione di polizia che è riuscita a smascherare un vasto traffico di droga proveniente dall’Afghanistan e dalla Thailandia.
Un’indagine durata quasi tre anni, portata a termine attraverso un’intensa attività di investigazione, senza l’ausilio di collaboratori di giustizia e che è stata definita una delle più grandi operazioni dell’ultimo decennio.

Dottor Barbiera, quest’ultima operazione di polizia ha permesso di smascherare un vasto traffico di droga? Come si è arrivati a questo risultato?

L’indagine, che ha avuto inizio circa due anni fa, è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Palermo. Sono state una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali a permettere, nell’immediato, di trarre in arresto i corrieri provenienti dai paesi dell’Est europeo. Questi, trovati sul territorio italiano, viaggiavano a bordo di autovetture debitamente predisposte per contenere ingenti partite di sostanze stupefacenti del tipo eroina. Nell’arco di questo biennio sono stati arrestati in flagranza numerosissimi corrieri, tutti di origine europea-orientale, provenienti dai paesi asiatici e talvolta anche dalla Turchia. Attraverso l’assembramento di tutte queste acquisizioni probatorie – ribadisco che sono tutte riconducibili ad un unico filone – sono state sequestrate, in diverse città italiane, numerosissime partite di droga, circa 60 chilogrammi, con un elevatissimo principio attivo, cioè quasi pure. Gli organizzatori, identificati sul territorio siciliano, sono riconducibili sicuramente a Cosa Nostra, tant’è che uno di costoro è stato condannato con sentenza definitiva per reato di cui all’articolo 416 bis, fino a risalire al fornitore comune. Inoltre abbiamo chiesto ad un perito di verificare, attraverso una perizia chimico-tossicologica, la provenienza di questa quantità di eroina – cioè se tutte le partite sequestrate in tempi e circostanze diverse fossero riconducibili alla medesima lavorazione e se le caratteristiche morfologiche comparate con i sequestri fatti negli anni precedenti potessero dirci l’origine di questo stock di droga. Ebbene, l’esperto ha sostanzialmente ammesso che quasi tutte le partite - ovvero i 60 chili – sequestrate in sei circostanze diverse, provenivano dalla medesima fonte, cioè dai paesi asiatici, ovvero dall’Afghanistan e dalla Thailandia. La morfina base giunta in Turchia veniva lavorata fino a diventare eroina – sempre però con un elevatissimo principio attivo – e arrivava in alcuni porti della Toscana, in particolar modo a Livorno, attraverso mercantili battenti bandiera Turca. Qui la droga veniva prelevata dai corrieri di Cosa Nostra e trasportata in Sicilia o su strada o, con valigioni, in treno. Un altro tragitto seguito dall’eroina per entrare nel territorio italiano, tramite i corrieri, cittadini europei e orientali, era quello su strada. Ovvero l’eroina proveniente dall’Asia, e giunta in Turchia attraversava, via strada, l’Europa Orientale attraverso l’Ungheria, la Slovacchia, la regione Ceca, la Bulgaria o l’Albania e arrivava in Italia. Quando la droga arrivava dall’Albania, giungeva nel nostro paese sempre tramite pescherecci che approdavano nelle coste pugliesi. Veniva poi importata in alcune zone Campane, stoccata, e trasportata in Sicilia, a Palermo, a bordo di autovetture.

Qual è stato il ruolo della ‘Ndrangheta, della Camorra e di Cosa Nostra nello smercio, su larga scala, della droga?
Il traffico delle sostanze stupefacenti è sicuramente una delle fonti principali da cui Cosa Nostra trae ingentissimi profitti con disponibilità immediata di mezzi finanziari fluidi. Infatti, da questa, come da altre indagini, sono emersi dei fortissimi legami tra esponenti di Cosa Nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta, tutti finalizzati all’importazione sul territorio nazionale di ingentissime partite di droga. Attraverso i vari canali che le mafie riescono ad organizzare con la Colombia per la cocaina, con l’Albania, la Turchia e l’Afghanistan per l’eroina finanche con la Spagna per le sostanze leggere, Cosa Nostra ne ricava. Questi legami sono sorti innanzitutto per dividere il rischio di eventuali perdite, infatti, se si subisce un sequestro di sostanze droganti le perdite certamente sono minori se vengono suddivise tra le varie associazioni in affari. Da un altro punto di vista tutto questo serve per utilizzare i contatti, i collegamenti che ciascuna delle associazioni riesce ad allacciare con i vari fornitori.

Parlavamo di sinergie tra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra. In passato Cosa Nostra aveva una gestione diretta del traffico di stupefacenti, ma in questi ultimi anni sembra che l’organizzazione l’abbia dovuto delegare alla ‘Ndrangheta. Qual è la sua opinione a riguardo?
In questo momento, più che un depotenziamento di Cosa Nostra, vedo molto più concretamente una attualizzazione, una modernizzazione. Sicuramente Cosa Nostra rimane tra le forme di criminalità organizzata più imperanti - quantomeno sul territorio siciliano - ma è pur vero che questi legami, queste sinergie, queste joint venture servono per superare momenti di difficoltà finanziaria e per evitare empasse nelle strategie finanziarie della mafia.
Infatti, Cosa Nostra non è rimasta dietro le quinte, ma ha subappaltato la gestione diretta del traffico di stupefacenti, cioè ha delegato ad altre forme di criminalità – alla fine anche per evitare che l’importazione diretta avvenisse sul territorio siciliano – in modo tale che i rischi immediati non li corresse lei ma altri esponenti della criminalità organizzata. Una strategia sicuramente illuminata dagli attuali esponenti criminali di Cosa Nostra.

Dalle indagini è emerso anche un aspetto nuovo, quale per esempio la cessione dell’attività commerciale in cambio di una partita di droga…
Evidentemente si tratta di una vicenda di piccolo spaccio che è sintomatica del modo di agire di determinati soggetti. Nell’ambito delle indagini è emerso che per una partita di cocaina, il soggetto acquirente, non potendo far fronte immediatamente al pagamento di essa, ha preferito cedere l’attività commerciale. Questo può significare tante cose, ma ad un attento lettore, in via diretta, indica che il traffico di sostanze stupefacenti, pur essendo più rischioso indubbiamente, è il più lucroso.

E’ finito in manette anche il palermitano Maurizio Lo Nardo, al quale erano stati sequestrati due chili di eroina ed un ordigno esplosivo. Questo abbinamento: ordigno esplosivo e quantitativo di droga che cosa significa?
Lasciando stare il caso specifico, l’associazione per cui noi stiamo procedendo è quella di tipo armato, poiché si tratta di forme di criminalità organizzata di un livello indubbiamente superiore. Questo vuol dire - le fonti informative depongono a favore - che nel traffico di eroina instaurato con i paesi Balcanici, in particolar modo con l’Albania, avviene sovente che gli albanesi, quando si fa una ordinazione di partite di stupefacenti o di armi, associno anche qualcosa di non richiesto ma che può essere ben voluto da Cosa Nostra. Per esempio fanno una maggiore fornitura di armi ed eroina in un unico trasporto in modo che se ne evitino degli altri e che si possano evitare il più possibile le perdite in dinari. Questo significa che la necessità e la disponibilità di avere ordigni esplosivi sono strettamente connesse alla esigenza di avere un potenziale di fuoco sempre pronto per eventuali problemi che possono sorgere in Cosa Nostra.  

Facendo riferimento proprio a questa operazione, abbiamo visto che la droga proveniva dall’Afghanistan, da una zona di guerra. Dottore qual è il suo parere?
Le nostre fonti informative non ancora processualizzate ci inducono a ritenere che nel momento in cui c’è un trasporto di morfina, dal paese dell’Asia orientale dell’Afghanistan o dalla Thailandia, a questo vengono associati determinati contingenti militari e ordigni esplosivi più che ordinari, bellici. Infatti queste partite di armi, partendo dall’Afghanistan, attraverso la Turchia e l’Albania, vengono poi immesse sul territorio europeo, talvolta non direttamente italiano. Si vedano, ad esempio, i paesi dell’Europa Orientale dove ormai i controlli al confine sono attenuati.

Una particolarità di questa operazione è che non ci si è avvalsi della collaborazione dei pentiti, ma delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Questa è la classica indagine fatta su strada con i metodi tradizionali. Un plauso va sicuramente agli organi investigativi che attraverso attività di investigazione, supportate da previa intelligence, hanno permesso di piazzare le microspie in ambienti dove si svolgeva l’attività criminale e di riuscire, attraverso le numerosissime intercettazioni ambientali e telefoniche – supportate dai servizi su strada  - a chiudere il cerchio di fornitori e di trafficanti locali.

Dottor Barbiera, questa operazione potrebbe aprire ulteriori filoni di indagine?
Questa credo che sia una delle più grandi operazioni realizzate nell’ultimo decennio. Certamente è foriera di ulteriori sviluppi investigativi e noi dovremmo risalire sicuramente al fornitore ultimo. Fino ad ora siamo giunti ad identificare il passaggio intermedio “acquirente dall’Afghanistan -alloggiante in Turchia, - ed è un cittadino turco già colpito da mandato di cattura in questa ordinanza di custodia cautelare. Ma si dovrebbe risalire al fornitore comune e vedere se vi siano legami e contatti, direttamente tra Cosa Nostra o le criminalità organizzate Camorra e ‘Ndrangheta, con i fornitori in territorio asiatico.

Con questa operazione è stato interrotto questo connubio tra le organizzazioni criminali, quali potrebbero essere le risposte immediate di Cosa nostra e ‘Ndrangheta?
Come ho già detto, per evitare di subire perdite si allacciano legami – in questo caso si sarà sicuramente aperto un nuovo canale di rifornimento -. Non dico che il lavoro degli investigatori in questo, come in casi analoghi, sia inutile, però occorre sicuramente una azione politica molto più incisiva e penetrante non soltanto a livello comunitario – e quindi rafforzando i poteri di Europool in particolare dell’Edu (Europen drag united) – ma attraverso una politica delle Nazioni Unite molto più incisiva e sinceramente leggermente più seria.



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TRAFFICO INTERNAZIONALE DI DROGA


Palermo. Un patto tra Camorra, mafia e ‘Ndrangheta per lo smercio della droga. E’ quanto emerge dall’operazione che lo scorso 19 ottobre ha portato gli investigatori della Squadra Mobile di Palermo a smantellare una banda internazionale di trafficanti di droga con arresti a Palermo, Milano, Napoli, Torino, Como, Piacenza, Siena e Ravenna. Arrestati anche personaggi residenti in Ungheria, nella Repubblica Ceca, nell’ex Unione Sovietica e in Albania. Sono 34 i provvedimenti di custodia cautelare (20 gli arrestati e sei le ordinanze notificate in carcere a Guido Piccilli, Vincenzo Lucà, Giorgio Stassi, Fabio La Vattiata, Mario Palazzolo e Silvano Vittozzi, gli altri indagati sono ancora ricercati e si tratta in gran parte di cittadini stranieri) emessi dal gip del Tribunale di Palermo, Marcello Viola, su richiesta del pm della Dda Sergio Barbiera, che è anche esperto internazionale giuridico del dipartimento nazionale politica antidroga del Consiglio dei Ministri.
L’indagine ha preso il via nel settembre del 1999 e si è conclusa lo scorso gennaio. Secondo gli investigatori l’eroina e la cocaina arrivavano in Italia da Paesi asiatici, come la Turchia e l’Afghanistan. Durante questi due anni di indagini la polizia ha sequestrato 51 chili di eroina proveniente dall’Afghanistan che arrivava in Turchia e 45 chili di cocaina, originari del sudamericana, che venivano fatti arrivare da Marsiglia, smistati a Milano e inviati a Palermo. <<L’indagine – ha dichiarato il capo della Squadra Mobile Cucchiara – ha consentito di ricostruire esattamente i ruoli di tutti i componenti dell’organizzazione>>. Tra gli arrestati vi è un cittadino turco che avrebbe avuto contatti con esponenti della famiglia mafiosa palermitana di Santa Maria del Gesù e il palermitano Maurizio Lo Nardo.
Gli investigatori hanno scoperto inoltre “un baratto” tra discreti quantitativi di cocaina ed esercizi commerciali. Il pm Barbiera ha chiesto ed ottenuto dal Gip il sequestro di una pizzeria la <<Fra’ Mappina>> di Villabate vicino a Palermo. Il locale sarebbe stato ceduto da Fabio La Vattiata, titolare dell’attività, in cambio di 200 grammi di cocaina purissima. A rilevare la pizzeria sarebbe stata Maria Visconti, moglie di Enrico Pettinato, uno degli arrestati. <<L’operazione non si è avvalsa della collaborazione dei pentiti  - ha dichiarato il pm Sergio Lari -. Abbiamo fatto tutto grazie alle intercettazioni telefoniche ed ambientali. Senza questi strumenti non potremo fare nulla>>.  M.L.


ANTIMAFIADuemila N°27

 
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