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di Marco Travaglio - 14 maggio 2008
È un vero peccato che i sottosegretari del Berlusconi IV siano così pochi, appena 37. Fossero stati di più, come nel governo Prodi, l’avanspettacolo assicurato per i prossimi 5 anni sarebbe certamente più vario.




Basti pensare che dal Bagaglino di Palazzo Chigi son rimaste fuori gigantesse del pensiero tipo Daniela Melchiorre, Iole Santelli e Alessandra Mussolini e titani della coerenza come Lamberto Dini. Ma bisogna accontentarsi: pare che trombati e trombate avranno ciascuno una commissione da presiedere, dunque il cabaret si trasferirà da quelle parti. Anche la scelta dei sottosegretari, come già quella dei ministri, è stata improntata alla più ferrea meritocrazia. Prendete Elisabetta Alberti Casellati. Nel 2001, appena divenuta sottosegretaria alla Salute, sistemò la figlia Ludovica a capo della segreteria di sé medesima. Per la serie: prendi uno, paghi due. Ora, per il suo squisito senso dell’equità, l’hanno spostata alla Giustizia, come se non bastasse Alfano. Sempre nel ramo parenti, si segnala Giuseppe Cossiga, figlio di cotanto padre, alla Difesa. In realtà per lui e la Casellati era meglio la delega alla Famiglia, che però è già occupata da Fernandel Giovanardi, che cumula pure quelle alla Droga e al Servizio civile. Per la prima pareva più adatto Miccichè, ma serviva al Cipe. In fondo Giovy ha pur sempre dato nome alla legge antidroga, che prevede la galera per chi possiede spinelli oltre la soglia - precisò lui stesso, armato di bilancino - di 21 canne e mezza. Poi ci sono i sottosegretari da esportazione, ovviamente scelti con criteri di eccellenza perché devono farsi conoscere anche oltre Chiasso. È il caso di Michela Vittoria Brambilla, paracadutata dalla Salute al Turismo nella speranza che viaggi molto. E del duo Stefania Craxi-Enzo Scotti agli Esteri, investiti di due compiti delicati: il primo, rammentare all’ignaro e spensierato Frattini che è il ministro degli Esteri anche se gli vien da ridere; il secondo, far sapere agli altri paesi che l’Italia, quando riesce a liberarsi di un politico corrotto, lo rimpiazza subito con i suoi figli. Enzo Scotti - lo diciamo per i contemporanei - non è omonimo di quell’Enzo Scotti che faceva il ministro per la Dc fino al ‘92. È sempre lui, riciclato dall’Mpa. Ai tempi belli era ministro degli Esteri, ora s’accontenta di fare il sottosegretario, e nemmeno l’unico. Uno dei tanti. Nel frattempo ha collezionato una prescrizione per lo scandalo dei fondi neri del Sisde e una condanna della Corte dei conti a risarcire lo Stato. Dunque va premiato e mandato in giro per il mondo, a tener alta la reputazione dell’Italia. Poi c’è Aldo Brancher, noto statista lombardoveneto, già «saggio» ri-costituente nella baita di Lorenzago, finito in galera 15 anni fa per le mazzette Fininvest al Psi. Temendo che le manette gli sciogliessero la lingua e gli rinfrescassero la memoria, Berlusconi e Confalonieri - come ha raccontato lo stesso Cavaliere - erano soliti girare ogni sera in automobile intorno a San Vittore per ispirargli telepaticamente la virtù del silenzio. Funzionò: «eroico» almeno quanto Mangano, Brancher non parlò, si prese tutta la colpa, e venne ricompensato: prima con un seggio al Parlamento, poi con la depenalizzazione del suo reato - il falso in bilancio - giusto in tempo per risparmiargli una condanna definitiva in Cassazione. Ora è sottosegretario al Federalismo, che è proprio la sua materia di studi. Dopo Carlo Cattaneo, c’è Brancher. Ma non è finita, perché il meglio deve ancora venire: il sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca è nientepopodimenochè Giuseppe Pizza, segretario della fantomatica Dc. Che parrebbe un po’ superata anche a un etrusco, a un fenicio, a un cartaginese, ma esiste. Almeno sulla carta. Giornalista, iscritto alla Dc (quella vera) dal 1969, poi membro della direzione e della giunta nazionale, nel 1994 ne tentò l’impossibile riesumazione insieme a Flaminio Piccoli e al presidente onorario Giuseppe Alessi, siciliano, ultracentenario. Vinta in extremis la battaglia legale per il nome e lo Scudocrociato, la Dc di Pizza s’è alleata col Cainano imbarcando due scarti dell’Udeur come il pregiudicato Rocco Salini e lo sputacchiere Tommaso Barbato. Purtroppo son rimasti fuori dal Parlamento. Ora bisogna assolutamente recuperarli. Salini, condannato per falso, all’Alitalia. Barbato, con tutti quegli sputi, all’Educazione. O all’Informazione, per via della saliva.

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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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