| Addio Marsala |
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Il saluto dei sostituti a cura di Lorenzo Baldo Nel mese di luglio del 1999 nasce su internet Il dovere della speranza, un lavoro della rivista telematica “Libera Agorà” (www.virtualsoft.it/liberagora) dedicato a Paolo Borsellino. L’opera, particolarmente incentrata sul momento in cui il magistrato, Procuratore della Repubblica di Marsala, lascia la città per raggiungere la sede di Palermo e quindi rivestire il ruolo di Procuratore Aggiunto della Repubblica, nello stesso anno diventa anche un libro. Grazie a Giacomo Di Girolamo, giornalista, e Nicola Cottone, dell’A.I.C.S. (Associazione Italiana per la Cultura e lo Sport) di Trapani. Quest’ultima, associazione solidaristica e di volontariato senza scopo di lucro e riconosciuta dal Ministero dell’Interno ne ha curato la stampa. In queste pagine vi proponiamo due dei testi tratti dalla pubblicazione. Uno di questi è a firma di Aldo Castellano, direttore di “Libera Agorà”, che ringraziamo per la gentile concessione dei testi stessi e per il materiale fotografico. Paolo era un uomo buono di Luciano Costantini* Molte persone, non appena vengono a sapere dell’esperienza di lavoro che ho vissuto con Palo Borsellino, mi chiedono un giudizio personale su di lui. Io rispondo sempre: <<Paolo era un uomo buono>> e tale affermazione mi pare che deluda i miei interlocutori, i quali mi sembra che la intendano come riduttiva della figura di questo straordinario magistrato. Io invece ancora oggi ritengo che nessun’altra definizione meglio si adatti a ciò che Paolo è stato. Con questo non voglio non ricordare le straordinarie doti professionali di Paolo, magistrato insigne, dotato di grande carisma e in grado di individuare subito il punto fondamentale di ogni questione che gli si poneva davanti e capace di risolverla sempre nel modo più equo e conforme a giustizia. Di lui ho saputo apprezzare la straordinaria capacità di garantire a noi Sostituti una completa autonomia, facendoci sempre, nel contempo, sentire la sua vigile presenza protettiva e considero come fondamentale insegnamento di civiltà giuridica le sue continue esortazioni a rispettare la legge e ad applicarla con rigore ed equità. Del resto, i successi professionali di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono noti a tutti: basti pensare alla sentenza-ordinanza del primo maxiprocesso alla mafia, scritta, tra l’altro, durante un’estate all’interno di un istituto penitenziario dell’Asinara ove lo Stato li aveva costretti ad alloggiare in quanto impossibilitato a garantirgli altrove un’idonea protezione oppure agli ordini di cattura emessi sempre nell’ambito di quel processo e dei quali, con orgoglio, Paolo amava ripetere che erano passati al vaglio della Corte di Cassazione senza che un solo provvedimento fosse annullato. Nonostante ciò, però, io continuo a ritenere che la dote più rilevante di Paolo sia stata la bontà d’animo ed in questo sono confortato dalle opinioni che anche di recente ho scambiato con la moglie, signora Agnese, che mi ha parlato di quel <<fanciullino di pascoliana memoria>> che albergava nell’animo di suo marito. Paolo era un puro d’animo, un uomo di specchiata onestà e di grande integrità morale, una persona che ha vissuto una vita cristallina. Io ho sempre ammirato la sua abilità di individuare subito la parte più debole di ogni vicenda umana in cui per ragioni personali o professionali si imbatteva e la sua capacità di schierarsi immediatamente a fianco di chi aveva subito dei torti. Io lo rammento come un uomo di grande sensibilità e tra tutti questi ricordi che si affastellano nella mia mente mi piace ricordare un episodio che ha visto come protagonista una bimba, perché in esso ritrovo la sintesi più mirabile delle qualità di Paolo e perché ritengo che solo una persona munita di grande sensibilità, come era lui, è in grado di stabilire un rapporto così intenso con chi, come i bambini, costituisce l’espressione più alta della purezza dei sentimenti e della ingenuità. Ero appena arrivato a Marsala e Paolo alla fine di una giornata di lavoro mi invitò a cena insieme agli altri colleghi. Mi disse che voleva portarmi a mangiare in un posto incantevole. In effetti il ristorante si trovava su una lingua di terra proiettata nel mare siciliano e la serata di tarda primavera faceva sì che al tramonto il mare e il cielo si accendessero di mille luci e quasi si confondessero in un caleidoscopio di colori. Appena entrati nel ristorante vidi che a Paolo si fece incontro una bambina di circa sei anni, con i capelli biondi, raccolti in due codine, che si gettò tra le braccia di Paolo. Paolo la prese in braccio e l’accarezzò teneramente, tant’è che la bimba rimase per quasi tutta la serata sulle sue ginocchia. Tale atteggiamento mi colpì, ma il mio stupore cessò quando alla fine della serata seppi chi era quella bimba. Si trattava dell’unico testimonio oculare della caduta di un aereo militare avvenuta all’aeroporto di Trapani. Paolo, che indagava su quel fatto, aveva dovuto interrogare quella bambina rimasta scioccata dalla scena alla quale aveva assistito e, consapevole della forma di violenza morale che inevitabilmente esercitava sulla bimba in quanto la costringeva a ricordare un fatto per lei doloroso, Paolo era riuscito a trovare quelle parole, quei modi e quei gesti che solo chi ha grande purezza d’animo può utilizzare senza ferire la sensibilità di un essere ingenuo e fragile come una bambina di quell’età. Ecco, quest’uomo era Paolo Borsellino e così mi piace che attraverso le mie parole tutti lo ricordino. *Sostituto Procuratore della Repubblica in Pistoia Tratto da Paolo Borsellino e il dovere della speranza, a cura di Aldo Castellano, Trapani, Aics, comitato provinciale di Trapani, 2002. box1 «Il rapporto fra esponenti mafiosi e persone investite di responsabilità politiche o amministrative rientra nelle connotazioni essenziali della organizzazione mafiosa. Vi è da parte di questa una pretesa illegittima di sovranità sullo stesso territorio ove la sovranità viene esercitata o dovrebbe essere pienamente esercitata dallo Stato e dalle sue articolazioni territoriali. Questo teorico conflitto normalmente non dà luogo a scontri cruenti poiché trova purtroppo composizione nell’infiltrazione della mafia all’interno delle istituzioni attraverso il condizionamento delle persone fisiche che le istituzioni impersonano. Alcune forme di criminalità organizzata (quella camorristica , quella della ‘ndrangheta) sono financo arrivate al punto di inserire propri rappresentanti delle istituzioni locali. Altre più sofisticate, come quella mafiosa, si avvalgono normalmente di altre forme di condizionamento (ad esempio della intimidazione o della corruzione), comuni per altro ad altre zone di Italia, ove però il soggetto attivo non è necessariamente l’organizzazione criminale mafiosa ed anzi sino a qualche tempo fa lo era di rado. Naturalmente queste sono considerazioni valide sul piano sociologico. Nei processi ci vogliono le prove, raccolte secondo le norme del Codice.» Paolo Borsellino |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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