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Antimafia Duemila

Friday
Jul 04th
Carnevale assolto PDF Stampa E-mail
Annullata la sentenza a sei anni di reclusione




Roma. <<Mi aspettavo questa conclusione e non da oggi, ma da quando nel 1992 la Procura di Palermo avviò l’indagine nei miei confronti, visto che io non ho fatto altro che onorare la magistratura italiana>>. E’ il commento del  giudice Corrado Carnevale assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Sono state le sezioni unite penali della Cassazione, dopo tre ore e mezza di camera di consiglio, ad aver annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Palermo <<perché il fatto non sussiste>>. Soddisfatti i difensori del magistrato: il professor Giuseppe Gianzi e l’avvocato Salvino Mondello, genero dell’ex presidente titolare della I sezione penale della Cassazione che lo hanno fatto assolvere dall’accusa di aver <<aggiustato>> processi a favore di Cosa Nostra. <<Questa sentenza della Suprema Corte – ha commentato Gianzi – riporta il processo nei giusti binari annullando la sentenza di appello che si era ispirata a una illogica valutazione della prova>>. Parlando ancora della vicenda Carnevale dichiara: <<Corriamo tutti rischi gravissimi. Per ridurli al minimo, bisogna aumentare i controlli sui singoli magistrati. Il Csm deve tallonarli e punirli severamente in caso di errori >>.
Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, il 110 più 416 bis, che era costato al giudice - in appello - 6 anni di reclusione resta in piedi. La Suprema Corte spiega infatti che, per parlare di concorso esterno in associazione mafiosa, c’è bisogno di <<un’effettiva rilevanza causale>> nel mantenere in vita o rafforzare Cosa Nostra. Occorre che il concorso esterno sia <<consapevole e volontario>> e <<comunque diretto alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima>>. Nel caso del giudice è stata determinante la decisione di non accettare come prova le dichiarazioni degli ex colleghi, perché i giudici penali non possono rendere testimonianza sui voti e sulle maggioranze e le minoranze che si formano nel segreto della Camera di consiglio.
In riferimento alla vicenda giudiziaria, Carnevale parla di danni di immagine, alla sua famiglia e alla sua carriera, <<incalcolabili e irreparabili>>: <<Nessuno potrà davvero risarcire me e i miei familiari. Ma mi aspetterei almeno un riconoscimento morale. Potrei far parte delle Istituzioni, di una Authority, tutti incarichi per i quali sono ben legittimato. In mancanza però non mi strapperei le vesti>>.
<<Si dovrà vedere come questo processo è stato condotto. E’ giusto che l’opinione pubblica sia informata – sottolinea il giudice -. E basterebbe leggere le lettere di stima che ho ricevuto durante questi anni da grandi giuristi per rendersi conto che i magistrati di Palermo hanno sbagliato>>. Per l’ex ministro della giustizia Filippo Mancuso; <<dopo quelli di Andreotti, Contrada, Mannino, Mancini, Musotto, Giorgianni ed altri, il nome onesto di Carnevale allunga la lista dei martiri civili di una stagione che ha inficiato la serenità di questo Paese>>. Per Taormina <<il tentativo di deturpare la figura di Carnevale uomo, magistrato e studioso si è tradotto nel vilipendio dell’intera magistratura perpetrato da quel partito dei giudici che la egemonizza da almeno dieci anni e che sta diventando sempre più aggressivo e devastante>>.
Soprannominato “l’ammazzasentenze”, Carnevale, come presidente della prima sezione penale della Cassazione, annullò centinaia di sentenze di condanna, circa quattrocento. Fu Giovanni Falcone, giunto alla direzione della Sezione Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia, nel 1991, a disporre un “monitoraggio” di quelle assoluzioni. Tra le sentenze annullate ricordiamo quella per la strage “dell’Italicus”, per il rapido “904”, e quelle di condanna per i killer del capitano dei carabinieri di Monreale, Emanuele Basile, ucciso la sera del 4 maggio 1980 mentre partecipava con la figlia ad una festa religiosa. Ad uccidere il giovane capitano che svolgeva indagini antimafia sarebbe stato un commando di Cosa Nostra formato da Francesco Madonia, Umberto Bonanno e Vincenzo Puccio. I tre killer condannati in primo e secondo grado vennero assolti per ben due volte dalla prima sezione penale della Cassazione presieduta da Carnevale. Fu sempre lui ad annullare le condanne per l’uccisione del giudice istruttore Rocco Chinnici. M.L.

 
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    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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    Inserto Terzo Millennio N. 58

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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