| L’intervista Domenico Gozzo |
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Gozzo:«Palazzolo è allineato a Provenzano» di Giorgio Bongiovanni Domenico Gozzo, sostituto procuratore della Repubblica di Palermo, è tra i magistrati che nel febbraio del 1997 effettuarono una richiesta di custodia cautelare nei confronti di Vito Roberto Palazzolo. Nel documento, tra le altre cose, è evidenziato “che il Palazzolo sta tuttora perpetrando in Sud Africa, in Italia ed in altri paesi europei gravi fattispecie criminose e ciò in connessione con l’organizzazione criminale di tipo mafioso denominata Cosa Nostra”. Dottor Gozzo, Robert Von Palace Kolbatschenko, alias Vito Roberto Palazzolo, al di fuori degli ambienti giudiziari è un personaggio sottovalutato. O almeno non conosciuto come Provenzano e Riina nonostante egli sia un terminale di Cosa Nostra. E’ possibile, in sintesi, delineare la figura di questo soggetto che vive in Sudafrica e di cui non si è mai riusciti ad ottenere l’estradizione? Dobbiamo considerarlo come un individuo ai vertici di Cosa Nostra, come un comune uomo d’onore, o solamente come un prestanome per il riciclaggio? Attenendoci a quelli che sono gli atti, Palazzolo è stato condannato per un traffico di stupefacenti. La vicenda, dal punto di vista giudiziario, è molto complessa poiché una parte del processo si è celebrata a Roma mentre un’altra è rimasta a Palermo e proprio per quest’ultima, due anni fa, c’è stata una condanna piuttosto pesante. Se non ricordo male si parla di dodici anni di reclusione e il reato è appunto quello di cessione di grosse quantità di sostanze stupefacenti. Alcuni familiari del Palazzolo, poi, sono stati condannati con l’accusa di ricettazione di denaro, poiché, per suo conto, hanno riciclato soldi provenienti da questo traffico. E parliamo di miliardi di vecchie lire e di un territorio d’azione che va dalla Svizzera a Singapore al Sudafrica. Una serie di scenari della finanza internazionale, insomma, che secondo noi rappresentano semplicemente un rapido sguardo a quello che Palazzolo ha fatto e probabilmente fa. Anche se, stando ai dati processuali, e lo ripeto, egli è una persona che ha trafficato con gli stupefacenti e che ha riciclato denaro proveniente da tale traffico. Subito dopo si è trasferito in Sudafrica, ha ottenuto la cittadinanza sudafricana – probabilmente con l’inganno e su questo stanno indagando le autorità locali – e, successivamente, è stato arrestato dalle autorità svizzere, credo nel 1988. In quel periodo ha in qualche modo “collaborato”, nel senso che non si è chiuso completamente ma ha reso dichiarazioni, e poi è ritornato nuovamente in Sudafrica. Nonostante il dottor Falcone avesse iniziato, nei suoi confronti, con l’emissione di un ordine di cattura, un’indagine per l’omicidio di Badalamenti Agostino. Questi era uno dei lontani parenti di Tano Badalamenti che venne ucciso in Germania, a Solingen, se non ricordo male nel 1984. Nei pressi del luogo in cui venne commesso l’omicidio fu trovata una pistola appartenente a Ventimiglia Antonino, uomo di Palazzolo Vito Roberto. A questo vanno aggiunte le dichiarazioni di una persona che dello stesso Palazzolo era stata codetenuta e che dal compagno di cella aveva saputo dell’omicidio e del fatto che egli era uomo d’onore di Partinico. Cosa, questa, emersa anche nelle rivelazioni di una serie di collaboratori di giustizia. L’ordine di cattura in questione venne però annullato dalla Cassazione e poi si arrivò all’archiviazione. Noi, poi, abbiamo richiesto la riapertura e di nuovo è arrivata l’archiviazione. In quel periodo gli annullamenti della Cassazione erano piuttosto frequenti. In effetti sì. Soprattutto degli ordini di custodia del dottor Falcone. Fin qui, quindi, la storia giudiziaria. Nel ’96-’97 iniziano poi una serie di intercettazioni a livello internazionale che vengono fatte con l’ausilio del satellite e che registrano quello che perviene in Italia dalle conversazioni di un numero di Palazzolo in Sudafrica. Dette intercettazioni sono abbastanza interessanti, anche perché da esse emerge che Palazzolo, nonostante si trovasse in Sudafrica, non solo gestiva una serie di affari - dalla vendita di carne di struzzo all’acqua minerale ai diamanti (anche se di questi se ne occupano più che altro la moglie e il fratello) – ma continuava a mantenere i rapporti con la propria famiglia d’origine, quella di Partinico. Parliamo di famiglia mafiosa o di famiglia di sangue? Di famiglia mafiosa. Quella di sangue si trova a Terrasini. La famiglia mafiosa di Partinico, in quel periodo, era soggetta ad una serie di indagini aperte dal dottor De Luca il quale stava per emettere un’ordinanza di custodia cautelare. La richiesta era già stata fatta e si era in attesa dell’emissione. Poi, probabilmente a causa di una fuga di notizie, di cui vi è traccia nelle intercettazioni - si parla di un “mercenario” – due dei soggetti che dovevano essere attinti da questa ordinanza di custodia cautelare scappano in Sudafrica prima dell’emissione dell’ordinanza stessa. Si tratta di Bonomo Giovanni e di Gerlandi Giuseppe, due tra i più importanti personaggi di Cosa Nostra. In che anno siamo? Siamo nel ’96. Giovanni Bonomo era il reggente della famiglia di Partinico. Sì. Si tratta quindi di persone di un certo rilievo. Dopo l’emissione dell’ordinanza si sono susseguite una serie di intercettazioni, alcune delle quali proprio al cellulare di Palazzolo Vito Roberto. In seguito, sulla base della vecchia ordinanza per cui poi venne condannato – quella per il traffico di stupefacenti – e su quella di una nuova ordinanza per 416 bis, risalente al ’97, si è avviata tutta una serie di contatti a livello internazionale con lo scopo di ottenere l’estradizione. Tutti i tentativi sono stati sino ad ora vanificati da una serie di accezioni di tipo formale che non abbiamo motivo di ritenere infondate ma che, di fatto, da cinque anni paralizzano l’estradizione. Si dice che il Palazzolo, in Sudafrica, godesse di grosse protezioni e amicizie grazie alla quali neppure il presidente Mandela riuscì a farlo arrestare. O meglio, a trattenere in carcere poiché era stato arrestato e poi rilasciato. Una cosa è indubbia: Palazzolo in Sudafrica è una persona di grande rilievo e ha una serie di contatti importanti – che risultano anche da tutte queste intercettazioni – con ministri, primi ministri, procuratori, ma anche, in certi casi, con la polizia sudafricana. Tali contatti sono testimoniati dal fatto che, addirittura, alcuni dei soggetti che hanno indagato su di lui, sono stati poi da lui, sulla base delle sue dichiarazioni, portati in giudizio per corruzione. Possiamo parlare di una sorta di ricatto? Non lo so, non conosco bene gli atti di questo processo, però questo testimonia che lui indubbiamente aveva una certa capacità di entrare in contatto con questi ambienti. Dottore Gozzo, ma chi rappresenta, di fatto, il Palazzolo: Provenzano, Riina, i vertici di Cosa Nostra? Palazzolo nasce come persona certamente vicina ai corleonesi e quindi, inizialmente, a Riina. Anche se per corleonesi dobbiamo intendere sia Riina che Provenzano, infatti, è vero che si sono entrambi scavati una nicchia diversa all’interno di Cosa Nostra: la mafia di Riina è più militare, mentre quella di Provenzano è più economica e politica. Indubbiamente, però, dal momento in cui avviene la cattura di Riina alla quale fa seguito il travaglio interno a Cosa Nostra, vediamo un allineamento di Palazzolo a Provenzano. Almeno per quelli che sono i pochi dati a nostra disposizione. Questo significa che una parte dei proventi dei traffici illeciti di Cosa Nostra dagli anni Ottanta sino ad oggi è nelle mani di Provenzano. Sicuramente, stando a quanto si evince dalle indagini, molti dei soldi che lui riciclò non sono stati sequestrati e quindi ancora non sappiamo quale altro utilizzo possa averne fatto. Si parla di soldi appartenenti alle famiglie mafiose. I soldi della “Pizza Connection”, poiché è essenzialmente a questa indagine che si fa riferimento, erano sicuramente di famiglia mafiosa. Si tratta di un traffico di stupefacenti gestito dalla mafia e lo dico con certezza poiché ciò è acclarato giudizialmente. Palazzolo è ancora oggi il punto di riferimento di Cosa Nostra nell’ambito del riciclaggio? Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sono riferite quasi sempre agli anni Ottanta. E’ vero che i pochi pentiti che si spingono fino agli anni Novanta ne parlano come di un punto di riferimento, ma in particolare si parla di anni Ottanta. C’è, per esempio, una dichiarazione di Di Carlo, credo, che riferisce come Palazzolo tenesse, in Svizzera, un conto corrente che in realtà era di pertinenza di Riina. Oppure, sempre se non ricordo male, Ganci Calogero, che parla di lui e di un altro soggetto residente negli Stati Uniti come dei due referenti del riciclaggio. Ulteriori elementi non ne abbiamo, anche perché questi si trovano essenzialmente in Sudafrica e in questo contesto non abbiamo una collaborazione piena. Di Carlo ha anche riferito di quando Riina gli chiese di assassinare Alfonso Caruana. Qual è il motivo di questa richiesta? Di questo fatto, ricordo soltanto che Di Carlo ha affermato di essersi rifiutato di commettere l’omicidio. Se non vado errato c’era una questione di contrasti interni a Cosa Nostra e i contrasti spesso dipendono da questioni di denaro. E nell’organigramma di Cosa Nostra, se si può dire, Palazzolo cosa rappresenta? Palazzolo è, prima di tutto, secondo le dichiarazioni dei collaboratori, un uomo d’onore della famiglia di Partinico e la qualità di uomo d’onore, come tutti sappiamo, rimane per sempre. Ciò è testimoniato dal fatto che lui – e per questo c’è un procedimento in corso alla terza sezione penale – ha continuato, a nostro avviso, a far parte di Cosa Nostra, tant’è vero che ha aiutato alcuni appartenenti alla medesima a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria italiana. Quindi, prima di tutto, Palazzolo è un uomo d’onore e, secondo, è un soggetto che ancora oggi continua a mantenere una serie di rapporti con le associazioni mafiose. Questi sono comunque indizi di indagine e non ne posso parlare. Tuttavia, una volta ho letto un articolo molto interessante su Narcomafie. Non so a quali fonti attingesse e non intendo affermare che esso riportava verità processuali, ma parlava di quella che veniva definita la “coalizione arcobaleno”. Palazzolo Vito Roberto, in sostanza, avrebbe ricreato in Sudafrica una specie di internazionale del crimine o, quantomeno, del crimine sudafricano, composta da varie organizzazioni di tipo mafioso o paramafioso all’interno delle quali avrebbe cercato di applicare le regole della cupola siciliana. Noi però, dal punto di vista processuale, non abbiamo nessun elemento per poter affermare che ciò sia vero. Ma oltre alla presenza del Palazzolo, dalle indagini risulta che in Sudafrica vi siano cellule di Cosa Nostra? Diciamo che risulta la presenza sul territorio sudafricano di vari soggetti in qualche modo collegati con Cosa Nostra. Ci potrebbe per esempio essere una decina? Nessuno ha mai parlato di una decina sudafricana, questo no, però c’è una serie di soggetti. Per quanto concerne invece il collegamento tra mafia e stragi e mafia e politica, Palazzolo è da considerare estraneo? Qua c’è tutta una questione che noi abbiamo portato all’attenzione del Tribunale della terza sezione penale e che riguarda una strana nota dell’unità che seguiva le indagini sul Palazzolo in Sudafrica, la quale venne mandata allo Sco e dopo un po’ di tempo dallo Sco a noi. Lo Sco trattenne per un po’ questa nota poiché questa non era firmata. Solo dopo varie richieste riuscì ad ottenere l’invio della nota firmata, ma solo elettronicamente, nel senso che vi era il nome del responsabile, ma non la sua firma autografa. Visto che il contenuto era piuttosto scottante la nota fu poi inviata a noi con la raccomandazione di tenere presente che la sua origine è assolutamente sconosciuta. Il suo contenuto riguardava le stragi e una fonte; un soggetto che noi abbiamo chiesto di sentire in dibattimento e che sarebbe stato probabilmente legato a Palazzolo Vito Roberto. Un soggetto a cui il Palazzolo stesso avrebbe reso alcune dichiarazioni proprio in merito alle stragi e al motivo per cui furono commesse e al quale avrebbe parlato dei suoi rapporti, ovviamente di tipo processuale, con il giudice Falcone. Rivelando alcune delle domande che il magistrato gli avrebbe posto nel corso di questi rapporti che ci furono veramente. E Palazzolo cosa pensava delle stragi, secondo quella nota? Palazzolo riferiva essenzialmente della pista mafia-appalti, ma metteva sullo sfondo uomini politici italiani con cui sarebbe stato in contatto, in qualche modo, tramite loro parenti. Ora si tratta, però, di riuscire a capire cosa ci sia alla base di questa nota poiché proprio dopo questa nota il soggetto della firma elettronica, diciamo così per comprenderci, è quello che è finito davanti al giudice sudafricano con l’accusa di corruzione. Abbiamo quindi una situazione di tale marasma investigativo dalla parte sudafricana che vorremmo riuscire a comprendere qualche cosa in dibattimento. Palazzolo, è bene ricordarlo, è comunque uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. O almeno la polizia lo ha definito così. Io penso che lui sia importante. |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
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terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
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primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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