Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Thursday
Aug 21st
La posta del Direttore n°29 PDF Stampa E-mail





PER MOTIVI DI SPAZIO E PER SODDISFARE TUTTE LE VOSTRE RICHIESTE DI COLLABORAZIONE, VI INVITIAMO AD INVIARCI TESTI CONCISI, ALTRIMENTI DOVREMO ACCORCIARLI SECONDO NOSTRO CRITERIO OPPURE TRALASCIARLI.


I VOLTI COPERTI


Preg.mo dott. Bongiovanni,
confidando nella disponibilità del giornale da lei diretto, che rapprasenta davvero una delle poche occasioni di confronto su argomenti e posizioni diverse, le trasmetto delle “riflessioni” meditate su una delle tante sentenze di un processo di mafia recentemente celebrato.
Termini Imerese il 29 giugno 1982, per vile mano mafiosa, veniva ucciso mio padre, Antonino Burrafato, brigadiere degli agenti di custodia, in servizio al carcere di Cavallacci. Trascorsi 14 anni le dichiarazioni di Salvatore Cucuzza, “uno dei tanti pentiti”, hanno consentito alla Procura di Palermo di chiedere il rinvio a giudizio di Leoluca Bagarella, Giuseppe Lucchese, Antonino Marchese, Pietro Senapa e dello stesso Cucuzza; quest'ultimo, diversamente dagli altri imputati, avendo chiesto ed ottenuto il giudizio con rito abbreviato, il 14 novembre 2001, è stato condannato in primo grado ad anni 13 e 4 mesi. Successivamente Cucuzza invocando, la mancata concessione delle “attenuanti generiche”, ha interposto l'appello, ottenendo dal Giudice il riesame nell'udienza del 20 novembre 2002 la riduzione della pena a 10 anni di reclusione. Da questa “ordinaria” vicenda giudiziaria si muovono, legittimamente in antitesi, due stati d'animo e due correnti di pensiero contrapposte. Da una parte coloro che considerano equa la condanna di un killer ad appena  10 anni di carcere; un killer che soltanto dopo aver vissuto la galera, ha deciso di collaborare con l'autorità giudiziaria senza un vero pentimento per l'accaduto. Come stanno davvero le cose? Lo stato per la necessità di acquisire informazioni utili ai fini processuali è costretto ad avvalersi della collaborazione di coloro che sono depositari di tali notizie; costoro avendo fatto l'esperienza del carcere duro, direttamente o per sentito dire, ritengono proficua la strada della collaborazione. Siamo in altre parole di fronte ad un sodalizio: notizie in cambio di sconti di pena. Dall'altra parte i duri e crudi. In linea di principio non ammettono una realtà processuale strutturata, quasi esclusivamente, sulle dichiarazioni rese dai “pentiti”, ricordando, a ragione e con fermezza che prima di divenire collaboratori di giustizia sono stati dei killers che hanno spezzato la vita di uomini inermi, la cui unica colpa è stata quella di avere sempre assolto al proprio dovere. Ed i familiari delle vittime della mafia? I loro nomi non cambiano ruolo ed in mezzo alla contraddizione      sperano nell'attualità della giustizia (anche se per la famigerata decorrenza dei termini le porte dei carceri potrebbero riaprirsi per l'estrema lunghezza dei processi) con la duplice consapevolezza che senza la collaborazione dei “mafiosi pentiti” tanti processi non si sarebbero potuti celebrare, così così come senza i “mafiosi”, Cucuzza, Bagarella, Riina, Provenzano ...i loro cari vivrebbero ancora. Da qui le tante storie di vita, dai risvolti anche autobiografici, gli alfabeti elementari dei sentimenti contro le violenze.
Dott. Salvatore Burrafato

Gent.mo dott. Burrafato, capiamo il suo pensiero sulle diverse contraddizioni che caratterizzano le indagini dei grandi delitti nel nostro Paese, molti dei quali ancora oggi attorniati da un fittissimo mistero. Allo stesso tempo però, riteniamo utili le informazioni che attraverso il fenomeno del “pentitismo” sono venute alla luce, e che hanno contribuito a chiarire alcune indagini tuttora in corso, di piccolo, medio e grosso spessore. Ancora più precisamente si potrebbe affermare che la “contraddizione di base” sta soprattutto nel fatto che sarebbe dovuto essere lo Stato a non permettere a queste organizzazioni criminali di vivere e proliferare, uccidendo non solo grandi uomini dal senso “alto”, appunto, dello Stato, ma generazioni di giovani uomini che crescono con la normale consapevolezza che con tali organizzazioni ci si “deve” convivere. Le motivazioni delle sentenze delle stragi di Capaci e via d'Amelio, non lasciano spazio a dubbi sulla trattativa intercorsa negli anni novanta, tra parti deviate dello Stato e la mafia. E' pressoché evidente che la maggior parte dei politici non hanno finora avuto la volontà di stroncare definitivamente questo fenomeno. Bisogna ricordare le eclatanti conclusioni del collegio giudicante presieduto da Francesco Caruso, sulla sentenza d'appello del Borsellino Bis, “I vuoti di conoscenza che tuttora permangono nella ricostruzione dell'intera operazione che portò alla strage di Via d'Amelio possono essere imputati anche a carenze investigative non casuali. Dopo Falcone la morte di Borsellino fu accelerata per alcuni motivi ben precisi.”  Per molti delittiCosa Nostra è solo stat il braccio che li ha eseguiti, ma è un fatto accertato che dietro tali eccidi vi era un interesse esterno all’organizzazione. Responsabilità e colpevolezza sono dunque ancora tutte da ricercare, e non vi sarà piena giustizia fino a quando ogni volto non verrà identificato.
Giorgio Bongiovanni




UN DELITTO DIMENTICATO
Storia di Antonino Burrafato, vittima di mafia
Vincenzo Bonadonna, Salvatore Burrafato, Nicola Sfragano
prefazione di Luigi Angeletti


29 giugno 1982 ore 15,30: ora giorno mese anno a caratteri indelebili scritti annotati fissi marchiati fra tutte le date che la terra nel suo voltolare fra rotazione e rivoluzione, orbite ed ellissi ha segnato, segna e segnerà nel calendario di Domenica Di Figlia e Salvatore Burrafato. A quell'ora di quel giorno di quel mese di quell'anno fu assassinato a Termini Imerese, in Piazza S. Antonio, da barbara e vigliacca mano mafiosa il sottufficiale degli agenti di custodia del carcere “Cavallacci”, Burrafto Antonino aveva 49 anni. Questo libro racconta la sua storia. Storia minima-si direbbe. Nell'immanità del mondo storia minima. A vent'anni dall'assassinio, accertata la verità, la giustizia muove il suo lento corso. “In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere” (Giovanni Falcone)
La Zisa









GLI AFFARI
DEL PORTO DI GAETA

 
Sono sempre di più da qualche tempo a questa parte, quanti a livello istituzionale cominciano a prendere coscienza del grado di pericolosità  dello stato dell'ordine pubblico e della legalità in provincia di Latina, dopo un comportamento di sconcertante sottovalutazione del fenomeno criminale. 
Oggi in provincia di Latina, la criminalità organizzata è sicuramente padrona di pezzi importanti della sua economia a causa dell'indifferenza di molti amministratori comunali che avrebbero potuto, al momento del rilascio di concessioni edilizie, autorizzazioni commerciali ecc.., esercitare un azione di vigilanza che è mancata del tutto. Lo stesso discorso vale anche per i responsabili di uffici pubblici, come IVA, INPS, INAIL, del lavoro ecc.., i quali avrebbero potuto trasmettere alle forze dell'ordine gli elenchi giornalieri delle "nuove" posizioni assicurative con le generalità complete dei loro titolari. La settimana scorsa le forze dell'ordine hanno arrestato a Gaeta un latitante camorrista. Non è la prima volta, in special modo a Gaeta, Formia e nel sud pontino, che vengono assicurati alla giustizia pericolosi criminali. E' evidente che questa provincia è stata scelta dalla criminalità organizzata come territorio dove nascondersi o dove investire capitali sporchi. Di quali appoggi locali, di quali contiguità dispongono camorristi e mafiosi? Chi ha consentito in un modo o in un altro, a questa gente di venire ad investire in questa provincia? Si è mai indagato sulle eventuali responsabilità di amministratori pubblici? L'estate scorsa il Procuratore Capo della Repubblica di Latina, in una intervista, ha lanciato l'allarme sul pericolo di infiltrazioni mafiose nei lavori di realizzazione della strada Pedemontana a Formia, nel sud pontino in particolare appalti e subappalti pubblici e privati, sono tutti o quasi accaparrati da ditte edili del casertano. Perché non si chiede ai sindaci, di inviare alla Prefettura tutti i dati relativi ai titolari, diretti o impegnati nei subappalti?
Le notizie apparse nelle pagg. 66-67 de L'Espresso del 23 Gennaio 2003, relativi ai lavori ne Porto di Gaeta ed alle infiltrazioni di gruppi mafiosi, se fondate, sono veramente sconvolgenti. In un dettagliato servizio redatto da Marco Lillo, sono riportati fatti, oltre a nomi di politici nazionali e locali che se accertati, proverebbero in modo inconfutabile contiguità compromissioni fra mafia e settori della politica gravissime. 
Alla luce di quanto sopra, questo Comitato  chiede un intervento urgentissimo del Presidente della Repubblica e della Magistratura al fine di far definitiva luce sulla questione. È a tempo che questo Comitato medesimo sta denunciando una situazione veramente preoccupante, una situazione che riguarda Gaeta e l'intera provincia di Latina, dove la criminalità organizzata sta entrando in gangli vitali dell'economia e della società. L'inchiesta de L'Espresso e le notizie da esso riportate oggi non sono che la ennesima prova della fondatezza delle nostre affermazioni. 
Dr. Elvio Di Cesare
Comitato Provinciale di lotta
contro le illegalità le mafie 
"Antonino Caponnetto"           
 
Gent.mo Sig. Di Cesare, 
abbiamo letto l'articolo a cui lei fa riferimento “Cosa Nostra va a Palazzo” di Marco Lillo. Significativo e allo stesso tempo drammatico quando afferma che “Se la storia dell'imprenditore Mario Fecarotta dovesse essere presa come un test di impermeabilità delle nostre istituzioni alle infiltrazioni mafiose, dovremmo concludere che siamo di fronte a un colabrodo.”  In effetti se le avventure di Fecarotta fra il ministero, i subappalti del porto di Gaeta e la sua presupposta associazione mafiosa con Riina Junior, si rivelassero comprovate, oltre ad essere una dimostrazione inquietante del possibile legame fra le istituzioni  e personaggi mafiosi, susciterebbe uno scoraggiamento devastante per la democrazia e la libertà della società civile. L'impegno e lo sforzo  nel ricercare la verità dovrebbe  dunque unire tutti gli organismi statali competenti, i volontari e le Forze dell'Ordine, affinché il fenomeno della Mafia, venga definitivamente debellato.





COMUNICATO STAMPA



Caro direttore,
                  Nel “silenzio” piu’ assoluto dell’informazione di regime un’altra “frittata” sta per essere portata a termine da quelli della “Casa delle Impunita’” (pardon, della Liberta’): la sostanziale depenalizzazione del reato di bancarotta fallimentare. Gia’ la modifica della legge sul “falso in  bilancio” di recente varata e’ stata uno scandalo, con il Presidente del Consiglio ed un nugolo di suoi amici direttamente interessati ai nuovi benefici ivi previsti. Ora                   ci si aggiunge anche quella sulla riforma fallimentare. Ci sono - o meglio fino a poco tempo fa c’erano - migliaia di
“bancarottieri” in Italia. Sono quei furbi che aprono una ditta, si prendono i soldi dei ricavi (a volte anche truffando chi li paga) e non pagano le spese (soprattutto quelle per i servizi pubblici, come le tasse, l’Inps, l’Iva e cosi’ via). Insomma ci riferiamo a quelle persone che “spogliano” l’azienda e la lasciano con un sacco di debiti cosi’ da costringerla al fallimento (ed al relativo licenziamento dei lavoratori che vi erano impiegati e che su quel lavoro avevano programmato la propria esistenza).Per l’amor di Dio, “tipi” cosi’ ce ne sono dappertutto nel “mondo capitalista” ed in questi ultimi tempi si stanno facendo ancora piu’ avventurieri. Pensate al caso “Enron” scoppiato in America. Il Presidente Bush ha definito questi personaggi “mele marce” del capitalismo e per combatterli ha di recente varato una riforma rigorosissima, innalzando fino a 25 anni le pene previste per le frodi societarie e per i trucchi contabili. Da noi la pena massima prevista arriva (arrivava) fino a 12 anni per i bancarottieri incalliti. Ora, on la riforma “polista” al massimo si arrivera’ a tre anni o poco piu’. Con buona pace dei circa 4.000 bancarottieri nostrani che ogni anno finiscono (rectius finivano) sotto processo. Ovviamente la “nuova” legge italiana ha previsto (come astrattamente e’ giusto che sia) che le nuove norme devono avere “effetto retroattivo” e quindi varranno anche per le bancarotte passate (cosi’ sara’ contento anche quell’anima candida di Licio Gelli, il venerabile maestro della P2).A questo punto c’e’ da chiedersi: perche’? Quali ulteriori interessi particolari ci possono essere dietro quest’altra “trovata” berlusconiana? Non e’ che per caso anche quest’altra riforma (sic!) alla fine giovera’ soprattutto a qualche amico suo? In attesa di trovare l’arcano vediamo chi per intanto si sta “fregando le mani” alla luce della lieta notizia. Certamente saranno contenti gli Onorevoli Gaspare Giudice e Giovanni Mauro, entrambi di Forza Italia, sotto processo in Sicilia proprio con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Un sospiro di sollievo potra’ tirarlo anche il Senatore della Casa delle Liberta’ Giampiero Cantoni che e’ inquisito per fatti analoghi a Piacenza. E che dire del deputato azzurro Antonio Arnaldi, pure coinvolto per una vicenda di dissesto finanziario o del responsabile comunicazione di Forza Italia Paolo Romani, tirato in ballo nell’inchiesta per bancarotta dell’emittente Lombardia 7? Chissa’ poi se anche questa volta l’On.le Dell’Utri rimarra’ impassibile o non gli scappera’ invece un sorrisino di compiacimento visto che cosi’ potra’ sbarazzarsi prima e meglio almeno di uno dei tanti processi in cui e’ coinvolto, quello per il crack Bresciano. Oddio, per quelle stesse vicende probabilmente si rallegrera’ della lieta novella anche un altro vecchio compagno (addirittura dai tempi di scuola) del Presidente del Consiglio Berlusconi, tale Romano Comincioli, gia’ noto alle cronache giudiziarie.E che dire dell’attuale Ministro per le Pari Opportunita’ Stefania Prestigiacomo che, vedendo finalmente uno spiraglio per il padre inguaiato dalla rovina di un’azienda di famiglia, potra’ ora dedicarsi con piu’ energia a favore della riapertura delle “case chiuse”, da lei fortissimamente voluta. Volendo, potremmo andare ancora avanti ma e’ tempo di tirare le somme. Morale della favola (che poi favola non e’): il Governo Berlusconi continua a fare leggi in materia di Giustizia che - di riffa o di raffa - finiscono sempre per favorire amici e compagnucci suoi. In queste condizioni, che senso ha allora sedersi con lui al “tavolo delle riforme”? Certo che abbiamo bisogno di fare riforme, ma nell’interesse di chi? Piu’ passa il tempo e piu’ ci accorgiamo che il nostro Presidente del Consiglio bada solo ai suoi particolari interessi. Ed allora che senso ha mettersi a dialogare con lui come vorrebbero tante anime “candide” del centrosinista? E’ come se l’agnello abboccasse all’invito del lupo a farsi una passeggiata con lui. Riflettete, “riformisti” della sinistra, riflettete e ricordatevi che in questo periodo siete “agnelli” anche se vi mettete il manto di pelo del lupo.
Antonio Di Pietro





“PER PURO SPIRITO GIORNALISTICO”

ANTIMAFIA Duemila, ha pubblicato nello spazio dedicato alla posta, la lettera di protesta della sig.ra Fontana, nella quale raccontava la sventura di aver avuto ucciso il suo primo genito diciottenne, dal clan “Mammasantissima” di Francesco D’agosta nell’anno 1998. La signora raccontando l’episodio, esprime la sua amarezza nel vedere che a rappresentare la difesa legale degli assalitori di suo figlio è l’ufficio legale del Dott. Incardona, presidente della Commissione Regionale Antimafia.
In seguito a tale pubblicazione ci è stata fatta pervenire in redazione una lettera scritta dal sig. Carlo Ruta, nella quale si sostiene invece che lo scritto della sig.ra Fontana è teso a delegittimare il presidente della commissione regionale antimafia, poiché egli è attualmente impegnato a far luce sul porto di Scogliti, porto che ha visto “scorrere lungo i decenni imprenditori fra i più opachi dell’isola…”. Ruta, prosegue la sua nota demandando la responsabilità al sindaco della città di Vittoria, Francesco Aiello, definendolo colpevole di aver “contribuito a legittimare politicamente il malavitoso D’Agosta”. Naturalmente per puro spirito giornalistico e non avendo sentito nessun magistrato in merito alla questione, non possiamo fare commenti e lasciamo che i lettori si facciano una loro opinione in attesa di poter pubblicare in seguito delle risposte più certe su questo caso.
Per onore della pluralità di stampa seguirà, in risposta al sig. Carlo Ruta, anche la lettera del Sindaco di Vittoria, il sig. Aiello il quale interviene per replicare alle accuse rivoltegli. 
A causa dell’eccessiva lunghezza delle due lettere siamo stati costretti a tagliarne alcune parti, lasciando comunque inalterato il loro senso e la loro forma. 
Lettera del Sig.Carlo Ruta
Si sta cercando di delegittimare e indurre alle dimissioni il presidente della commissione regionale antimafia che intende denunziare gli affari di Vittoria: a partire dal porto di Scoglitti.
Il disegno di delegittimazione di Carmelo Incardona, presidente della commissione regionale antimafia, è un atto proditorio, che va denunziato all’opinione pubblica. Esponente della destra legalitaria, lo si è destinato a tale carica perché rassicurasse e garantisse fra gli schieramenti un duraturo statu quo. Lo si voleva quindi notaio degli equilibri e degli interessi. Ma, a partire da Vittoria, la sua città, ha sparigliato le carte, clamorosamente, con una denunzia a tutto campo sul porto di Scoglitti, che ha visto scorrere lungo i decenni imprenditori fra i più opachi dell’isola, dai Russello di Gela ai Bruccoleri di Favara. Così facendo, il presidente dell’antimafia ha pregiudicato l’unica pace possibile nell’area, retta sugli affari e il reciproco silenzio. Per questo, lo si vuole eliminare dalla scena.
Per raggiungere lo scopo, si cerca di montare uno scandalo, usando ad arte il dolore di una madre. (…) Si tratta allora di mettere ordine nelle cose, precisando anzitutto che Carmelo Incardona ha subìto la mafia non meno della signora Fontana. Serrato da un disperante silenzio, il padre Salvatore è stato ucciso infatti per essersi ribellato ai boss estorsori di Vittoria, Carmelo Dominante e i fratelli Carbonaro, su segnalazione di un boxista che, con tanto di concessione municipale, opera tutt’oggi nell’ortomercato. (…) In realtà, l’attuale sindaco, come altri maggiorenti della città e degli Iblei, ha contribuito a legittimare politicamente il malavitoso D’Agosta, a fornirgli uno status spendibile, a onta del lungo passato criminale. Per sua stessa ammissione, le amministrazioni della città hanno finanziato il Club Calcio, quando il “bandito di paese” ne era presidente. Documenti inoppugnabili provano che partecipava ai convegni organizzati dal boss, e perfino al congresso del PUCI, il partito di copertura che nel 1997 D’Agosta fondò e diresse, prima che, perdente in una guerra di mafia con il clan storico, di cui era stato fiancheggiatore, il suo clan venisse disarticolato dalla DDA etnea. E a quel congresso si riferiscono le foto, che vedono il sindaco partecipe, al microfono, interloquire direttamente con il boss. C’erano anche altri beninteso: i diessini Caruano e Cicciarella, il modicano Giuseppe Drago, naturalmente a proprio agio, c’era il parlamentare Saverio La Grua. Ma lui, Francesco Aiello era il sindaco di una città piegata dalla mafia, lui vantava e vanta impegno antimafia, lui punta adesso il dito contro Incardona, che in quel congresso mancava. Giudichino allora i siciliani e gli italiani perbene chi dovrebbe rimettere il mandato.
Lettera del Prof. Francesco Aiello Ancora una volta, il Signor Carlo Ruta, attraverso le pagine web di "Accade in Sicilia - Giornale di Informazione Civile", riprende, con imperturbabile protervia, a diramare articoli dal contenuto diffamatorio, servendosi dell'informazione telematica quale mezzo che più di ogni altro consente di raggiungere in tempo reale un numero vastissimo di destinatari, e continua, come numerose altre volte in passato, a presentarsi alla lettura pubblica con arrogante sicurezza, esprimendo pesanti giudizi sul sottoscritto e su questa Amministrazione, aventi lo scopo di disorientare il confronto politico a Vittoria con la tempestiva diffusione di notizie fuorvianti, false e diffamatorie. E' opportuno precisare sin d'ora che il Sig. Ruta, per come chiaramente deducibile dall'attività svolta svolge un ruolo che, lungi dal rappresentare un'attività di informazione, denota l'incardinamento stabile ed organico con certa parte della destra istituzionalizzata, che ha fatto della detrazione un obiettivo assoluto per appropriarsi della municipalità. Significativamente, difatti, lo stesso è intervenuto, con scrupolosa tempestività, in merito alle diatribe insorte sul Palio di Vittoria e alla polemica tra il sottoscritto e l'on. Incardona, rivelando evidenti legami con i personaggi più spregiudicati e i settori più estremi dell'opposizione, e quindi sostanziandosi quale portavoce politico del centro destra.
(…) Simili gravi affermazioni costituiscono, indubbiamente, lo strumento con cui il Sig. Ruta partecipa ad alleanze oscure, finalizzate alla distruzione della figura del sottoscritto e, quindi, a prendere in mano la Città. Il tempismo con cui vengono pubblicati tali produzioni è, dunque, segno manifesto di una partecipazione attiva ed organica a tale disegno criminoso, attivato ad arte per raggiungere i deprecabili obiettivi sopracitati. Ed ancora, l'intervento pro On. Incardona, unitamente agli altri che lo hanno preceduto, non fa altro che evidenziare tale intento.
E' evidente, peraltro, che la stessa impaginazione dell'articolo e delle foto riguardanti il sottoscritto è stata sapientemente costruita con intento diffamatorio: non può, invero, dubitarsi che l'utilizzazione non consentita, e comunque distorta, dell'immagine di una persona, pur nota, seppure inquadrata nella cornice di un pubblico evento costituisca illecito, in quanto posto in essere con una condotta diretta in modo univoco e specifico ad attentare a tali diritti della personalità.
D'altra parte, si specifica che le immagini riportate sono state riprese dal Sig. Franco Assenza, titolare dell'omonima cartoleria e studio fotografico sito a Vittoria in P.zza del Popolo n. 26, ex autista personale del boss D'Agosta Francesco, il quale è sempre intervenuto organicamente nelle campagne denigratorie organizzate ad arte per colpire l'Amministrazione Comunale ed ottenerne la delegittimazione. Il Sig. Assenza, difatti, già nel febbraio del 1999, si era attivato per diffondere il dossier dell'ex Prefetto Prestipino Giarritta e un fascicolo contenente una serie di documenti, peraltro mettendoli in vendita per la somma di £. 5.000, strumentalizzando e travisando volutamente degli accadimenti legittimi, allo scopo di portare discredito al sottoscritto, all'Amministrazione Comunale e alla Cittadinanza. (…)  Il Sig. Ruta, nell'articolo in questione, peraltro, segnala che: "Si tratta allora di mettere ordine nelle cose, precisando anzitutto che Carmelo Incardona ha subito la mafia non meno della Signora Fontana. Serrato da un disperante silenzio, il padre Salvatore è stato ucciso infatti per essersi ribellato ai boss estorsori di Vittoria, Carmelo Dominante e i fratelli Carbonaro, su segnalazione di un boxista che, con tanto di concessione municipale, opera tutt'oggi nell'ortomercato.". Data la gravità dell'affermazione, si è chiesto, nell'interesse della collettività, che simili apodittiche affermazioni venissero riferite dallo stesso alla Procura, al fine di verificare la veridicità delle stesse e, quindi, di individuare il soggetto concessionario, l'attività da questi svolta e le autorizzazioni rilasciate dal Comune di Vittoria.
Ed ancora riferisce che: "15 maggio 1998. Operazione Mammasantissima, con 28 ordini di custodia. Viene smantellato il clan D'Agosta, mentre resta in auge quello storico, guidato da unomini di Dominante. Per il Sindaco Aiello non esiste più alcun pericolo. Gli viene revocata perciò la scorta.". Attesi gli interessi che vedono coinvolte le più alte istituzioni (Prefettura, Questure e altre), appare quanto mai necessario che lo stesso rispondesse alla Procura di tali gravi affermazioni, che lasciano intravedere connivenza e ambiguità da parte delle alte cariche dello Stato.
Quanto sopra con lo scopo di offendere la dignità del sottoscritto e della Città dallo stesso amministrata, che ha mostrato sempre resistenza nei confronti della mafia, ed ha vissuto con drammaticità gli atti di gruppi mafiosi che aggredivano la legalità costituita e drenavano ricchezza.
Si sottolinea, infine, che le dichiarazioni rese dal sottoscritto in sede di esame e controesame del 27 giugno 2001 sono state, con evidente intento denigratorio e ingiurioso, accortamente estrapolate da un contesto ben più complesso, sì da fornire al lettore una realtà alterata e non vera dei fatti.
Con articoli di tal fatta, l'autore continua nel suo intento diffamatorio a descrivere, con una analisi volutamente distorta, il fenomeno mafioso presente a Vittoria e a fornire una immagine svilente nei confronti di uomini ed istituzioni che, al contrario, si battono per il miglioramento della vita sociale l'affermazione della legalità nel territorio, per accreditare l'impegno antimafia di altri (?).
Egli non si arresta e va avanti, con il suo atteggiamento denigratorio e calunnioso, ripropone temi già più volte trattati, arricchiti di nuovi particolari inesistenti ed insolenti, divulgandoli in maniera capillare, anche attraverso l'utilizzo dei moderni mezzi di informazione.
Il Sindaco
On. Prof. Francesco Aiello

 
< Prec.   Pros. >
  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

IL VIDEO/TUTORIAL DEL SITO ANTIMAFIADUEMILA

tutorial-web.jpg

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 326
Notizie: 5200
Collegamenti web: 62
Visitatori: 1691642

Libri

bavaglio-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-web1.jpg

E' successo oggi

clock.jpg