| La mafia muta apparendo sempre immutabile |
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a cura di Mariantonietta Morelli Quella che vi proponiamo è la prima intervista al dott. Giovanni Falcone realizzata da Michele Santoro negli studi di Samarcanda. Risale al 3 maggio del 1990, lo stesso anno in cui correvano le elezioni per il Consiglio Superiore della Magistratura, alle quali il giudice si presentò senza però riuscire a vincere. Tra i diversi punti toccati nell’intervista, quello dell’unicità di Cosa Nostra e della vera essenza della mafia, un potere <<capace di adattarsi alle mutevoli esigenze del momento apparendo sempre immutabile. In realtà – sono le parole del magistrato - non c’è nulla di più mutevole nella continuità di Cosa Nostra>>. Dica qualcosa un po’ di sé, perché è la prima volta che l’abbiamo qui in studio. Quando ha cominciato a fare il giudice? Nel ’64. Sono passati molti anni. Eh, parecchi, sì. E la sua prima inchiesta di mafia? Beh, è stata a Trapani nel ‘67, un processo (…) contro la Banda Like, una banda mafiosa, un’organizzazione mafiosa molto seria, molto feroce. Lei ha anche conosciuto personalmente il giudice Chinnici? Eh, caspita! Sono stato diversi anni nell’ufficio da lui diretto. E’ stato un incontro importante? Certo, ma ci conoscevamo anche da prima. Comunque è stato estremamente importante, sia sotto l’aspetto professionale sia sotto l’aspetto umano. E’ uno dei giudici che è stato ammazzato. Non è il solo, purtroppo, fra i miei carissimi amici che ha fatto la sua fine. Sa dire perfettamente, oggi, perché Chinnici è morto, perché è stato ammazzato? Certamente per la sua attività complessiva, per l’impulso che ha dato all’ufficio istruzione, per il rinnovato impegno, per la capacità che aveva di saper organizzare il lavoro. Ma perché uno viene ammazzato? Perché la mafia decide di ammazzare? Sa, il discorso è molto complesso. Non si può fare una valutazione generica e generalizzata perché sarebbe banale. Un dato comune, un sottofondo generale potrebbe essere, anzi senz’altro è, che la mafia uccide come estrema ratio. Non c’è il gusto, non c’è la ferocia fine a se stessa di ammazzare. Uccide quando ritiene che sia essenziale in ordine ai suoi interessi. Il fatto che uccide quelli che sono più isolati, è vero? Certamente. Quindi più uno è isolato più facile è ucciderlo? Certamente, perché emerge che la pericolosità è del singolo e non della struttura nel suo complesso. Lei è uno degli uomini più preziosi della nostra magistratura e quindi anche uno dei più sorvegliati. Vive praticamente sempre con le scorte tutta la sua vita. E’ così? Beh, praticamente. E quando c’è stato quell’attentato a lei, quel tentativo di attentato... Dicono che non c’è stato un attentato. E chi lo dice? C’è qualcuno. Ma lei non lo pensa. Io so come si sono svolti i fatti. Che ha pensato lei? Non voglio sapere quello che ha pensato del fatto, psicologicamente, perché lei ci avrà pensato tante volte ad un eventualità del genere no? Credo che la forza dell’uomo sia nel fatto che è un animale che si abitua a tutto. E lei ci aveva fatto il callo a un’idea come questa? Tenga conto che quando si lavora dieci anni in un certo clima e in una certa atmosfera, ripeto con tanti amici che ti cadono a fianco, questi problemi non è che non ti tocchino, ma non più di tanto. Non è stato proprio spaventatissimo? No, direi proprio di no. Ha continuato, ha tirato dritto, diciamo. Sì, penso proprio di sì. Senta lei con Buscetta… lei ha frequentato molto i pentiti no? Cattive frequentazioni, secondo alcuni. Senza di loro non sapremmo niente. Questo lo sostengo io. Quindi con Buscetta abbiamo capito come era organizzata la mafia? Sì, dall’interno. La famosa cupola. Diciamo la struttura organizzativa di Cosa Nostra in un determinato momento storico. C’erano le famiglie che controllavano il territorio... In questo tipo di organizzazioni, che sono radicate nel tessuto sociale, vi è sempre la caratteristica del controllo del territorio. E’ fondamentale, altrimenti sarebbero comuni organizzazioni criminali. Ma adesso le cose non sono più così? Adesso sono, a mio avviso, ancora più salde di prima. Vi siete mai domandato perché in Sicilia non sta accadendo niente per adesso? No, glielo stavo per chiedere. Perché? Questa è forse la dimostrazione più eloquente nel suo silenzio della unicità di questa organizzazione. A differenza della Camorra e della ‘Ndrangheta che sono organizzazioni sparse sul territorio, che non hanno un collegamento comune, una organizzazione comune e quindi sono in perenne lotta l’una contro l’altra. I fatti di questi giorni sono proprio una dimostrazione più chiara. In una struttura coesa, organica, unitaria è possibile una linea di condotta che valga per tutti. Durante il maxiprocesso... Lei ha detto però che non sta succedendo niente di simile. Esatto. Cioè non vengono uccisi i candidati delle liste. Perfetto, ma non viene ucciso quasi più nessuno, per adesso. Mi ricordo... prego? E la morte all’Ucciardone? Infatti ho detto per adesso, non ho detto qualche mese fa. Ammazzamenti vari... Cosa Nostra è un’organizzazione che riesce anche a programmare la resa dei conti. Durante tutto il periodo del maxiprocesso, che è durato parecchio, quasi due anni, non ci sono stati pressoché omicidi di mafia di alcun rilievo, pochissimi omicidi. Non le chiedo di svelare segreti, ma la sua convinzione mi appare chiara: ci sono ancora le famiglie che controllano il territorio... Ma certo. C’è ancora la cupola con i rappresentanti di ogni famiglia... Le direi che c’è un’organizzazione ancora più verticistica. Lei dice anche che la ‘Ndrangheta è una cosa che va per conto suo. Tutt’altro! Non dico questo, dico che l’organizzazione di Cosa Nostra è ancora più verticistica e unitaria di prima, dico che ci sono forti collegamenti. Però non pretende più di controllare tutto, controllare anche la Calabria, la Campania... Ma non lo ha mai preteso. Ha fatto sempre delle valutazioni molto ragionevoli e tutte le volte che è intervenuta, è intervenuta perché è stata richiesta. Per esempio nel contrabbando di tabacchi a Napoli. Quando le organizzazioni camorristiche si scannavano tra di loro, è stato richiesto l’intervento di Cosa Nostra ovviamente provocato da Cosa Nostra. E c’è stata per un lungo periodo una pax assoluta nel contrabbando di tabacchi. Poi questa pax è venuta meno, anche perché il contrabbando di tabacchi non era più quell’affare lucroso di prima. Le dico una mia impressione invece: dopo Buscetta, cioè dopo i grandi pentiti, la mafia si è ristrutturata, si è riorganizzata. Questo l’ho detto. Sono meno continui i rapporti tra il vertice e il territorio. Forse il vertice oggi assomiglia di più a un gruppo di finanzieri un po’ più ripuliti. Ma questo non prescinde... Un po’ più distanti da quelli che ammazzano. Non prescinde mai dal territorio. No guardi, l’uomo d’onore è “uomo d’onore”, per le “qualità” che ha, è “l’essere valoroso”, coraggioso. In pratica essere capace di atti di violenza è imprescindibile per tutti. Dal primo all’ultimo. Che non si pensi mai che vi sia una manovalanza feroce e un vertice blando, imborghesito. Adesso è esattamente il contrario. Quindi tutto cambi perché nulla cambi. Appunto. Questa è la mafia? La mafia è capace di adattarsi alle mutevoli esigenze del momento apparendo sempre immutabile. In realtà non c’è nulla di più mutevole nella continuità di Cosa Nostra. Le devo fare ancora due domande. Una è questa: ho sentito tutte le interviste - che ho fatto anch’io - ai pentiti. Insomma, che fanno questi pentiti? Raccontano tutto della mafia, come è organizzata, i rapporti, quello che hanno fatto, chi ha detto loro di fare, ecc. Però quando si arriva al tema dei temi, cioè al rapporto tra mafia e politici, loro dicono: <<Niente saccio>>, no? Lei con quali pentiti ha parlato? Ho sentito tutte le interviste, quelle di Biagi, quelle dai Tg, praticamente tutto quello che è stato trasmesso. Non hanno mai detto i pentiti di Cosa Nostra: <<Niente saccio>>. Hanno detto esattamente il contrario. Basta leggere i verbali di Buscetta, di Marino Mannoia, di Contorno: <<Di queste cose... Io parlo sempre del vertice... <<Di queste cose non parliamo, perché non crediamo che lo Stato sia in condizione di saper gestire queste cose che vi andiamo rivelando>>. Ecco io questo volevo sentirle dire. È verbalizzato nelle dichiarazioni di Buscetta. Loro non parlano, non toccano il livello politico perché hanno paura. No, no, non è il problema di aver paura. Veda, il problema della paura per un uomo d’onore non si pone. E’ una persona che è abituata a conviverci. Si uccide un uomo d’onore certe volte perché dimostra di vacillare, di avere... di non sopportare per esempio il regime carcerario. Quindi si figuri se queste persone che hanno collaborato con la giustizia lo hanno fatto per paura! Non è questo il problema loro. Il siciliano è abituato a convivere con la morte e il mafioso ancora di più. E allora perché non ne parlano di questi politici? Perché ritengono che sia controproducente in un determinato momento storico. E’ una libera scelta fatta da loro. Cioè lei mi sta dicendo che loro si sentono parte degli equilibri politici di questo Paese? No, affatto, non dico questo. Sanno perfettamente che quando si comincia a parlare e a toccare certi argomenti si sollevano inutili polveroni che tendono a svilire anche quelle parti delle loro dichiarazioni che sono estremamente fondate e basate... Ma lei in questo è d’accordo con loro? Un pubblico ministero e un giudice non devono mai né essere d’accordo e né in disaccordo, devono registrare quello che è l’atteggiamento di chi ti sta di fronte, ma dall’altro lato... Perché è una filosofia questa qui, è una filosofia diffusa, è una cosa che tutti quanti loro sono uniti... Ricordo perfettamente che quando si lessero le dichiarazioni di Buscetta, quelle rese a me nel corso dell’istruzione, c’erano i soliti sorrisini, le solite accuse, i soliti sospetti, come se io gli avessi messo in bocca certe frasi, certi giri di parole, certi atteggiamenti. Poi, quando è andato al dibattimento, tutti hanno avuto modo di rendersi conto che era quello il personaggio. Solo un’ultima cosa: lei è candidato al Consiglio Superiore della Magistratura... Sì, penso proprio di sì. Lascia Palermo? Ma no, non credo che lascio Palermo, anzi assolutamente no. E se è eletto? Anche se eletto... C’è un ruolo nazionale. Non c’è niente da fare. Ma quasi nessuno dei componenti del CSM si è mai trasferito armi e bagagli a Roma. Ma a Palermo chi ci resta? A Palermo chi ci resta? Ci resta un drappello di magistrati che è tutt’altro che sparuto e che, sotto il profilo professionale, è sempre più qualificato. Non è la fine di tutto, non è la sfiducia, non è un dimenticare Palermo che viene dopo una sconfitta? Ma assolutamente no! Guardi, lei ha assistito stasera ai collegamenti che ci sono, ai rapporti di amicizia tra me e i colleghi napoletani, ma è così un po’ dovunque. Si è istituita una rete di solidarietà, di amicizia e di comune credo negli stessi ideali che certamente prescinde dalla mia persona. Che non può essere disperso? E che non sarà disperso. ANTIMAFIDuemila N°30 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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