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Antimafia Duemila

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Borsellino-bis: A volere la strage non fu solo Cosa Nostra PDF Stampa E-mail



La grande stampa italiana non ne ha dato notizia, ma la sentenza d’appello del processo cosiddetto Borsellino-bis e le recenti dichiarazioni del pentito Antonino Giuffré al processo Dell’Utri hanno fornito nuove sconcertanti informazioni sui rapporti mafia-politica nel nostro Paese. Le riferisce Gianni Barbacetto nell’ultimo numero di MicroMega partendo da un’assoluta novità nel mondo del pentitismo: quella del presunto incontro tra Silvio Berlusconi e il boss Stefano Bontade raccontato dal Giuffré, lo scorso 7 gennaio, in occasione del processo Dell’Utri. A seguire, le dichiarazioni dello stesso collaboratore in merito all’appoggio dato dalla mafia a Forza Italia (<<…in cambio di favori, dell’eliminazione dell’ergastolo, del 41 bis, della confisca dei beni>>) e le impressionanti conclusioni a cui sono giunti i giudici del Borsellino-bis. Nelle motivazioni della sentenza si legge infatti che l’immediata eliminazione di Paolo Borsellino - “controproducente per Cosa Nostra” vista la reazione che nel breve periodo avrebbe scatenato – sarebbe stata frutto di garanzie “esterne” e trattative in corso poiché Riina sembrava essere in contatto con “persone importanti”. Notizie, queste, che avrebbero circolato fra gli uomini della Commissione e che secondo Cancemi, nonostante questi non lo abbia mai affermato con sicurezza, potevano essere identificate con Berlusconi e Dell’Utri. In questo senso, spiega Barbacetto, “la sentenza, in mancanza di prove certe, non ipotizza accordi o intese formali tra gli ambienti Fininvest e i boss. Ma afferma che Cosa Nostra può almeno aver tenuto presente, nel decidere la strage, gli interessi delle persone che intendeva <<garantire>> (“per ora e per il futuro ndr.)”. Riporta poi uno stralcio del documento nel quale sono elencati tre “eventi esterni” che spiegherebbero la fretta di uccidere il giudice Borsellino: l’intervista rilasciata dallo stesso Borsellino al giornalista francese Fabrizio Calvi e riguardante i rapporti tra Mangano, Dell’Utri e Berlusconi; la trattativa in corso tra Cosa Nostra e uomini dello Stato; l’annuncio pubblico, fatto circolare dopo la morte di Falcone, che Borsellino avrebbe occupato il posto di Procuratore Nazionale Antimafia. Tra i detenuti, specifica poi il giornalista citando la sentenza, sembrava essere diffusa l’opinione che Riina non si fosse potuto sottrarre ad un “suggeritore esterno” da ricercare “tra gli interessati all’indagine su mafia e appalti nella quale il dottor Borsellino aveva dichiarato, imprudentemente, di volersi impegnare a fondo, nello stesso momento in cui Tangentopoli cominciava a profilarsi all’orizzonte. In questo senso tanto Bernardo Brusca che il Calò ritenevano che la decisione di uccidere il dottor Borsellino, nel momento meno opportuno, dovesse risalire proprio a Bernardo Provenzano, dei due capi corleonesi certamente il più sensibile all’argomento appalti pubblici”. Contemporaneamente a Mani Pulite, infatti, “la Tangentopoli siciliana – che accanto al politico e all’imprenditore ha un terzo protagonista, il boss di Cosa Nostra – è già individuata e tratteggiata in un rapporto su mafia e appalti avviato per impulso di Falcone – spiega Barbacetto – ma che resta chiuso per qualche tempo nella cassaforte dell’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco”. E tra le ipotesi formulate dalla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta presieduta dal dott. Francesco Caruso in merito all’uccisione del giudice Paolo Borsellino non manca quella dei servizi segreti. Personaggi misteriosi avrebbero infatti tenuto sotto controllo i telefoni di Borsellino e avrebbero controllato la zona della strage dall’alto del monte Pellegrino. Dove ha sede il Cerisde, un centro studi che copriva un centro del Sisde in quegli anni controllato a Palermo da Bruno Contrada. “Un’utenza telefonica clonata, in possesso di boss mafiosi – scrive Barbacetto citando la sentenza – chiama uno dei villini che si trovano lungo il tragitto che l’auto di Borsellino percorre la domenica della strage, ma chiama anche alcune utenze del Sisde. Pochi secondi dopo l’esplosione, dalla sede palermitana del Sisde (sempre vuota la domenica, tranne quella domenica) parte una telefonata che raggiunge il cellulare di Contrada. Sul luogo della strage, poi, scompare misteriosamente l’agenda di Borsellino, da cui il magistrato non si separa mai. Mentre erano in corso delicatissime indagini sui possibili ‘aiuti esterni’ – ha spiegato Genchi (consulente tecnico, specialista in analisi di traffici telefonici ndr.) in aula durante il processo – la pista viene bruciata dall’intempestivo fermo di Pietro Scotto e lo stesso è costretto a farsi da parte”. M.C.
(Per approfondimenti vedi ANTIMAFIADuemila n. 29 – febbraio 2003 o consulta il sito www.antimafiaduemila.com)

 
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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