La Rivista
Editoriali
La posta del Direttore n°32 | La posta del Direttore n°32 |
|
|
|
|
PER MOTIVI DI SPAZIO E PER SODDISFARE TUTTE LE VOSTRE RICHIESTE DI COLLABORAZIONE, VI INVITIAMO AD INVIARCI TESTI CONCISI, ALTRIMENTI DOVREMO ACCORCIARLI SECONDO NOSTRO CRITERIO OPPURE TRALASCIARLI. il primo maggio a Portella della Ginestra Non è facile ricordare, oggi. È più facile dimenticare, annullare le differenze, propagandare una falsa conciliazione e perciò precipitare nella lunga notte in cui tutte le vacche sono nere. Questa notte, non è, però, notte di quiete e di riposo, è morte della ragione, smarrimento della memoria e dell’identità. Perciò ricordare Portella della Ginestra, luogo sacro, battesimo di fuoco e di sangue della nascente Repubblica italiana, altare di sacrificio pagano dove si vollero sacrificare vittime innocenti ai nuovi idoli del potere e della democrazia, è segno della volontà di resistere all’oblio, è dovere civico. Le nuove generazioni non sanno. Di quell’evento non si parla a scuola; non ne parlano i professori, non ne parlano i magistrati e persino molti esponenti della stessa sinistra: militanti e dirigenti, rappresentanti istituzionali e non. Invece bisogna parlarne, se ha un senso la nostra vita, se ha un senso appartenere a una terra che ci ha cresciuto all’insegna del calvario e del dolore, abituandoci a pensare che c’è speranza dopo la sconfitte, come c’è l’alba dopo la notte. Ma allora notte e alba si confusero sotto il fuoco dei mitra e delle bombe. Undici morti e ventisette feriti. Erano bambini, ragazzi, donne, braccianti agricoli senza difesa alcuna. Manifestavano sul pianoro che Nicolò Barbato, medico libertario di Piana degli Albanesi, nel lontano 1893 aveva eletto a simbolo della festa del 1° maggio per gli abitanti di quella colonia albanese: antica meta di un pellegrinaggio che solo il fascismo aveva interrotto per oltre vent’anni. Ora quel luogo veniva profanato dalle barbarie. Non era un luogo qualsiasi. Gli americani lo tenevano sotto controllo già dal 1944, come uno dei punti più nevralgici della Sicilia rossa, capace di autonomia, d ergersi addirittura, a Repubblica, un po’ sull’esempio dell’Ossola, dei governi locali nati dalla Resistenza, nel Nord Italia. I servizi di James J. Angleton avevano ritenuto che la geografia del rischio monitorato dagli uomini che dipendevano direttamente da lui (Reali Carabinieri, 808 battaglione dell’Esercito addetto al controspionaggio, Marina Italiana, agenti specili spediti in Sicilia dall’Office of Strategic Services, ecc.) presentasse con Piana degli Albanesi, un tasso di pericolosità tra i più alti dell’isola. Se ne preoccuparono molto e quest’antica colonia fondata da Scandeberg nel XV secolo oggi sappiamo molte più cose prima: - che le indagini di polizia giudiziaria non si occuparono ma di appurare a quali soggetti dovessero essere attribuite le granate fatte esplodere a Portella quel giorno di festa e di sangue di cui ebbero a fare cenno gli stessi giudici nel processo di Viterbo, quando presero atto che molti corpi erano stati lacerati da schegge metalliche; - da chi fosse stato impugnato il mitra Beretta, cal. 9 dal quale partirono i colpi mortali che di fatto fecero la strage; - perché furono accuratamente rimossi i bossoli di risulta di quest’arma con la conseguenza che non fu mai possibile individuare la postazione di tiro del gruppo che aveva abbassato il mitra sulla folla; - che nel 1946 Palermo divenne la capitale del neofascismo in Italia per un eccessivo afflusso nell’isola di fascisti di ogni risma già organizzati nel Fronte Antibolscevico di via dell’Orologio e in contatto con i Repubblicani di Salò. - E potremmo continuare a lungo, è comunque fuori discussione il carattere eversivo della strage, come è straordinariamente singolare, tra i primi di gennaio e il 22 giugno 1947, la presenza in Sicilia di Lucky Luciano. Di lui l’informatore di Angleton scrive che trovò alloggio prima all’hotel Excelsior, poi in quello delle Palme a Palermo. Senza di lui probabilmente le mafia paesane non sarebbero diventate Cosa Nostra. E qui si scontrano le due facce di sempre della Sicilia: quella della conservazione e della reazione da un lato e quella del progresso e dello sviluppo democratico dall’altro. Lo spartiacque è segnato dalla memoria e dall’identità. Non si può stare su entrambi i versanti, a meno che non si voglia dichiarare pubblicamente la propria demenza politica. Perciò hanno fatto bene i dirigenti sindacali della Cgil, nel commemorare il primo maggio a Portella della Ginestra, a rimarcare la discriminante della inconciliabilità tra carnefici e vittime, il potere delle mafie e degli sgherri da un lato e la forza di resistenza e di lotta dei lavoratori e delle organizzazioni democratiche antifasciste dall’altro. E già basta questa consapevolezza per andare avanti sulla strada giusta. Il che oggi non è poco. Giuseppe Casarubbea Presidente di “Non solo Portella” Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra box1 «FRA' DIAVOLO» E IL GOVERNO NERO «Doppio stato» e stragi nella Sicilia del dopoguerra Giuseppe Casarubbea Molto si è scritto, a proposito della strage di Portella delle Ginestra e di altri delitti consumati in Sicilia nel secondo dpoguerra, sulla responsabilità del <<re di Montelepre>>, Salvatore Giuliano e degli uomini della sua banda. Ancora oggi, la versione ufficiale dei fatti è che non ci furono mandanti e che i banditi agirono di loro iniziativa. Anche per questo molto meno so è scritto e riflettuto su chi armò la loro mano e li spinse in modo plateale a cadare di fatto nella rete che i nuovi strateghi dell'eversione avevano preparato non tanto per loro, come capri espiatori, quanto per le sorti future della nostra democrazia. A ragion veduta, pertanto, questo libro non assume come principale protagonista di ciò che accadde in quegli anni in Sicilia "Turiddu" e i suoi uomini, ma la politica internazionale e nazionale, per cogliere poi nei fatti coerenti che ad essa si legavano, le spiegazioni che ne illuminano momenti e scopi. L'autore, utilizzando anche fonti di cancelleria di tribunale, ha centrato la sua analisi su un personaggio quasi sconosciuto: Salvatore Ferreri, alias <<fra' Diavolo>> , confidente dell'ispettore generale di Ps in Sicilia, Ettore Messana. Certamente - come il lettore potrà verificare - una chiave d'accesso inedita che aiuta ad interpretare la vicenda stragista di quegli anni. FrancoAngeli Euro 16,00 "un alto senso dello stato" Gentile Direttore, Tra qualche giorno ricorre l'anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone ed il nostro presidente del consiglio ha pensato bene di partecipare alla cerimonia commemorativa. E' la prima volta che lo fa. Ma adesso è diverso, adesso ci sono le elezioni amministrative in Sicilia, e quale migliore occasione, se non l'anniversario di Falcone per fare un po’ di passerella e magari spendere qualche parola contro la mafia ed in favore dei giudici che la combattono. Ma bisogna sottolineare che quei magistrati che, magari, sicuramente, Berlusconi quel giorno elogerà, sono gli stessi che ogni giorno, lui e la sua maggioranza di governo, denigrano pubblicamente, accusandoli di essere politicizzati. Ma in questo momento il mio pensiero va ad Antonino Caponnetto. Peccato che il giorno della sua morte non era vicino ad appuntamenti elettorali. Nino Pastanella Gent.mo Nino, è evidente che le contraddizioni sono una specialità della nostra classe politica. Guarda caso proprio il 23 maggio, giorno della vigilia elettorale e giornata che ricorda la morte del giudice Falcone, il presidente Berlusconi avrebbe dovuto essere a Milano all’udienza del processo Sme, con le sue “dichiarazioni spontanee”, almeno così aveva detto, in occasione della requisitoria del pm Ilda Boccassini. E altresì evidente che a questo incontro anteporrà la sua visita in Sicilia per onorare la celebrazione della morte del Giudice Falcone, che è bene ricordare, aveva un così alto senso dello Stato che forse avrebbe lui stesso consigliato al Presidente del Consiglio di adempiere prima ai suoi doveri di semplice cittadino davanti alla Corte. Ma probabilmente come tu stesso hai detto, anche Falcone sarebbe stato inserito fra i “giudici politicizzati” nemici della democrazia. Giorgio Bongiovanni |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
|
In edicola dal 28 maggio 2008
|
|
| Leggi tutto... |
|
Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
|
Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| Informazione |
| La Rivista |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |