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Antimafia Duemila

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Per una CULTURA DELLA LEGALITA’ n°32 PDF Stampa E-mail
Mafia, problema nazionale
di Lorenzo Baldo


Paceco (TP) 11 aprile, la sala del Centro Diurno per anziani è stracolma con molto anticipo sull’orario d’inizio. Vedere qui tanta gente in piedi, stipata fino all’ingresso, fa un certo effetto. Il territorio è quello di Matteo Messina Denaro, siamo a un tiro di schioppo da Trapani, feudo incontrastabile di una delle frange più sanguinose di Cosa Nostra. L’occasione è quella dell’incontro “Mafia, problema nazionale” organizzato dall’Osservatorio Antimafia del Veneto, presieduto dal Prof. Enzo Guidotto (nativo di Messina, con radici a Paceco, da anni trapiantato nel Veneto), in collaborazione con la Banca di Credito Grammatico e la scuola Giovanni XXIII.
Dietro il tavolo ci sono già Andrea Tarondo, pm di Trapani e Giuseppe Linares, vicequestore e capo della Squadra Mobile di Trapani; accanto una presenza assolutamente inedita: Liliana Riccobene, moglie dell’agente di custodia Giuseppe Montalto, ucciso davanti a lei la sera del 23 dicembre 1995. Con lei la sig.ra La Porta, moglie di uno dei poliziotti della scorta del giudice Carlo Palermo, sopravvissuto all’attentato del 1985, riportando gravissime lesioni permanenti. Poco dopo arriva Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone e presidente dell’omonima fondazione. Dopo i saluti del presidente della Cassa rurale locale, Biagio Martorana e della preside della scuola Giovanni XXIII, Giuseppa Catalano, Enzo Guidotto introduce il tema dell’incontro alla maniera schietta e provocatoria che lo contraddistingue. Il silenzio in sala persiste per quasi tutta la durata dell’incontro, rotto solo dagli applausi che via via si susseguono dopo ogni intervento. Le parole di Liliana Riccobene arrivano dritte al cuore. La vedova Montalto parla con voce a tratti tremante per l’emozione, racconta di suo marito, che rappresentava il suo presente e il suo futuro, di come l’ha visto morire sotto i suoi occhi, dei suoi figli cresciuti senza padre, con l’amara constatazione di come l’omertà rappresenti uno dei punti di forza della mafia. Un racconto intenso, senza alcuna retorica, che si unisce a quello della sig.ra La Porta la quale rivive gli attimi di quel tragico 2 aprile 1985. Pizzolungo, un nome che qui evoca fantasmi mai sopiti, Barbara Rizzo Asta, i suoi due bambini, il boato, un giudice con la sua scorta che evita per un soffio la morte e poi la corsa in ospedale, una vita che non sarà più la stessa, con i primi “assurdi” sensi di colpa per essere rimasti vivi al posto di altri innocenti. L’emozione sui volti dei presenti è evidente. E’ la volta di Giuseppe Linares, ritenuto non a torto uno dei più validi investigatori d’Italia, volto da bravo ragazzo, volontà di ferro e totale abnegazione nella ricerca di latitanti. Squa                                                                                                                  dra vincente la sua, messa a dura prova dai soliti problemi della solita burocrazia farraginosa. Ma non è la polemica che cerca Linares, stimola piuttosto a riflettere su cosa significa credere fermamente nel proprio lavoro, con tutti i sacrifici che comporta. E’ raro vederlo alle conferenze, restio alle interviste, è più facile trovarlo in ufficio, a qualsiasi ora del giorno e della notte; ed è per questo che fa un certo effetto sentirlo accalorarsi nel raccontare episodi legati al suo lavoro e anche ad una sfera più intima.
Mi sono chiesto quale fosse effettivamente la cosa più importante, la causale che doveva ispirare noi tutti a dare man forte, a dare una testimonianza al professor Guidotto e a tutti gli altri organizzatori per l’importanza intrinseca ed estrinseca di un momento di riflessione. Ancora una volta era necessario testimoniare, era importante riprendere, continuare un cammino iniziato da altri tanti anni fa. Un cammino che spesso non ha lasciato successi giudiziari e successi sociali ma ha segnato anche una scia,  è stato segnato da una scia di sangue, di mort,e di isolamento. Spesso l’isolamento è ancora più grave della soppressione fisica. Si può morire in tanti modi e sono parole di persone ben più preparate di me e che hanno fatto sicuramente l’esercizio di questa professione legale e delle professioni connesse della magistratura, di altre forze dell’ordine, sicuramente nel passato meglio di chi ci ha preceduto. (… ) Penso a questa città, a questo territorio almeno cinque o sei anni fa come lo vedevamo con quegli occhi tristi e disperati la notte dell’antivigilia di un Natale del 1995 quando in contrada Palma era caduto uno di noi. E quella sera non era sicuramente il primo in provincia di Trapani, ci chiedemmo se era possibile voltare pagina prendere spunto dal sacrificio di chi appena pochi anni prima era morto tragicamente… idealmente ci dicevamo, stiamo continuando a morire fate qualcosa! E il senso di isolamento era altissimo. Abbiamo passato mesi, anni a girare giorno e notte, polizia, carabinieri, guardia di finanza, a tentare di comprendere oltre che riflettere. Perché riflettere è facile ma tradurre in atti giudiziari per prospettare alla magistratura l’opera di investigazione credetemi è cosa assai difficile. (…) Quella sera giurammo a noi stessi che queste nottate le avremmo fatte volentieri per un bambino che non era ancora nato e per un padre che non aveva avuto la possibilità di vedere la sua creatura. (…) Quei risultati sono stati raggiunti grazie allo sforzo di padri di famiglia come voi,  di carabinieri,  di poliziotti,  di finanzieri, di magistrati, di commissari di polizia che a tarda sera rientrano a casa e hanno figli e parenti che chiedono se ne valga ancora la pena… ebbene la risposta che io trovo ogni mattino e ogni sera è che se anche  a Paceco è possibile organizzare un convegno ancora oggi, dopo tutto quello che è successo,  non posso assicurarvi che non succederà più perché non abbiamo la bacchetta fatata… allora forse è necessario continuare, continuare ad andare avanti… non solo perché le leggi, il senso del dovere ce lo impongono… oltre il senso del dovere c’è il senso etico ed è questo il significato di un momento “ecumenico” fra vari componenti della società civile…Un momento come questo è un momento di riflessione in cui ogni soggetto che può, ogni soggetto che sente di farlo, deve portare il valore della sua testimonianza qualunque essa sia e contribuire ancora dopo tanti anni… ancora dopo tanti  convegni… perché ancora c’è ne è bisogno, perché evidentemente non sono bastati e probabilmente non basteranno mai  a parlare di mafia. (…) Tempo fa in un incontro venne citato il  presidente degli Stati Uniti che all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, nel lanciare una offensiva le cui ragioni, le cui motivazioni non stiamo qui a disquisire, ha però detto una frase importante <<il terrorismo internazionale è pericoloso quanto la mafia>>. Vorrei che rifletteste anche mentalmente questo postulato… il terrorismo internazionale è pericoloso quanto la mafia… significa che il capo della prima potenza mondiale colui che dispone dell’esercito migliore, della polizia migliore riteneva che i terroristi fossero pericolosi e aveva come termine di paragone la mafia… quindi vuol dire chiudendo questo sillogismo che non vi è nulla di più pericoloso anche per il presidente degli Stati Uniti della mafia…
Questo deve farci comprendere e chiarire a noi stessi quale dovrebbe essere e quale potrebbe essere il senso di un impegno nei confronti del fenomeno mafioso… (…) Noi abbiamo fatto un giuramento allo Stato… chi sta a Venezia si occupa della mafia del Brenta, chi sta a Milano si occuperà delle rapine agli extra comunitari, a Trapani,  ahimè, c’è la Mafia e ci occupiamo della mafia... Non è una battaglia nei confronti di “nessuno”, è un impegno che va posto in essere perché tali sono le manifestazioni criminali e tali sono le istanze che vengono dalla gente comune, dal popolo. Il popolo ci chiede questo, le lettere, gli appelli… da anni anche dopo questi arresti, anche dopo l’arresto di latitanti che si pensava che non sarebbero mai stati presi, i messaggi di felicitazione, ma soprattutto di invito a continuare ci lasciano ben sperare che siano in parte cambiate le cose…(…) Voi siete lo Stato e se ognuno di voi porterà dentro di sé questo sentimento uscendo da qui noi non saremmo soli. Un vostro sorriso sarà la motivazione che ci permetterà di andare avanti e continuerà a fare andare avanti coloro, quando noi non potremmo essere qui, perché vi garantisco che non si può fare per tutta la vita… è terribile… Non si muore solo fisicamente, si può morire anche con l’isolamento… Si muore un po’ ogni giorno con l’isolamento, quindi un vostro sorriso, il vostro appoggio ci rende  più forti...  (…) Ebbene se voi avrete acquisito questa consapevolezza da domani guardandomi allo specchio,… forse allora…penserò che non avere visto nascere mia figlia… forse è servito a qualcosa… Ci sentiremmo più forti, meno soli… purtroppo non è stato così per il  povero agente di custodia Giuseppe Montalto, il povero dottor Ninni Cassarà che ha lottato con il dottore Falcone la mafia qui a Trapani e poi è stato trasferito e non ne conosciamo ancora bene i motivi dopo tanti anni… per essere poi ucciso appena un anno dopo a Palermo…. Molto spesso si dice ci vogliono uomini, ci vogliono mezzi… io dico che ci vogliono uomini, ci vogliono mezzi ma ci vogliono le persone... Se ci contiamo vediamo che siamo tanti, facciamo sentire il nostro alito che sicuramente è un alito di purezza,  di voglia di rinnovamento… forze giovani dentro… che non si vogliono nascondere ma che vogliono parlare  a voce alta  e dire cose nuove…
Un lunghissimo applauso ha concluso l’intervento appassionato di Linares che ha dato la parola al sostituto procuratore di Trapani Andrea Tarondo. Sangue romagnolo nelle vene, da diversi anni in Sicilia ad occuparsi di inchieste scottanti come quella su Francesco Cardella della Comunità Saman, o quella che ha visto imputato per tangenti l’ex sindaco di Trapani Nino Laudicina. Il dott. Tarondo ha volutamente sottolineato la capacità di reagire che ha la Sicilia che non è la mafia… la mafia è una minoranza che sta usurpando il territorio… la Sicilia è altro come le persone che stanno qui dentro… come  la sig.ra Riccobene, la sua dignità e non quelli che hanno tradito l’umanità stessa della Sicilia commettendo gesti efferati… per poi concludere con un’analisi dettagliata nei confronti della lotta alla mafia dal 1992 ad oggi. I sogni, le speranze e le amarezze di Giovanni Falcone attraverso le parole di sua sorella Maria hanno riportato indietro nel tempo la memoria del pubblico. Sogni e speranze che sono stati annientati dalla violenza mafiosa… Una sorta di percorso a ritroso con una serie di parallelismi sui problemi attuali nella lotta a Cosa Nostra. La dott.ssa Falcone tocca gli aspetti più salienti della vita professionale e anche umana di suo fratello fino alla strage di Via D’Amelio, a quei momenti dove non si sapeva più cosa fare. Ritornare prepotentemente alla vita con un riscatto morale. Probabilmente nessuno avrebbe pensato che nel giro di pochi anni la gente sarebbe ritornata a dimenticare troppo facilmente i suoi martiri. Alcuni interventi dal pubblico a dimostrazione del grande interesse e partecipazione, la conclusione e il saluto del prof. Guidotto. Giornata storica per Paceco, voglia di ricominciare, di ricostruire, mentre una volante sfreccia a sirene spiegate.
Lorenzo Baldo





Anniversario omicidio Scaglione
Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera


Ricorre il 32° anniversario della tragica morte di Pietro Scaglione, Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, e di Antonio Lorusso, agente di custodia. Il 5 maggio 1971, infatti, l’alto magistrato e il militare, mentre si recavano a bordo dell’autovettura di servizio al Palazzo di giustizia, venivano trucidati durante un attentato di stampo terroristico-mafioso nella stretta e tortuosa via Cipressi, dove oggi una lapide ricorda il duplice omicidio.
Pietro Scaglione fu il primo magistrato ucciso dalla mafia e il tragico evento segnò l’inizio di una lunga serie di aggressioni criminali ai rappresentanti delle Istituzioni culminata, ventuno anni dopo, nelle stragi del 1992.
Si trattò di un efferato delitto, punitivo e preventivo: <<A partire dagli anni settanta  - affermò proprio Paolo Borsellino (in La Sicilia, 2 febbraio 1978, pag.10) – la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte … Accadde così per Scaglione…>>;  <<L’uccisione di Pietro Scaglione, procuratore della Repubblica di Palermo - scrisse ancora Giovanni Falcone (in Interventi e proposte, Sansoni, 1994, pag. 310) – è un fatto che, al di là delle sue motivazioni specifiche, aveva <<lo scopo di dimostrare a tutti che “cosa nostra” non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino>>.
Noi familiari, pur con profonda e perdurante amarezza per la mancata individuazione e condanna dei mandanti ed esecutori del grave delitto, troviamo un limitato conforto nel fatto che tutta la rigorosa verità, nelle diverse sedi giurisdizionali e istituzionali, ha confermato, sempre e ulteriormente, l’inflessibile e incisivo ruolo svolto dal Procuratore Scaglione nella prevenzione e repressione della criminalità comune e organizzata.
Il 32° anniversario della morte del magistrato Pietro Scaglione, caduto nell’adempimento del dovere, sarà ricordato, per nostra espressa volontà, solo con una S. Messa celebrata in forma privata.

Antonio Scaglione

 
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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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