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Antimafia Duemila

Thursday
Aug 21st
Grandi debiti, piccole opere PDF Stampa E-mail
Sprechi di soldi pubblici e guadagni di privati e mafia
di Marco Travaglio

I lavori per l’alta velocità ferroviaria dovevano durare 6 anni e costare 14 miliardi di euro. Sono già durati 12 anni, sono tutt’altro che conclusi e finiranno per costare almeno cinque volte tanto: 78 miliardi (+525%). Altre spaventose lievitazioni sono previste per il triplicamento della Salerno-Reggio Calabria  (previsto entro il 2006, slitterà al 2010, passando da 5.7 a 9.7 miliardi di euro), per il ponte sullo Stretto di Messina (da 5 a 12 miliardi di euro) e per tutte le altre <grandi opere strategiche> promesse due anni fa da Silvio Berlusconi col pennarello in mano davanti alla cartina geografica di casa Vespa. Nel 2001 erano oltre 300, poi si sono ridotte più modestamente a 22. Ma i soldi non bastano neppure per quelle. L’ultimo Dpef parla di 22.543 milioni di euro per il triennio 2002-2004, ma sulla carta ne sono disponibili appena 16.246 (dati Ance, costruttori edili). E con Berlusconi gl’investimenti per le infrastrutture continuano a scendere in termini reali: -1.4% nel 2001, -1.1% nel 2002.
Ma, anche senza soldi, il governo è partito ugualmente. Facendo debiti <a babbo morto>. Ossia mettendo in moto una talpa invisibile che scava buchi altrettanto invisibili nelle casse dello Stato. Poi, fra qualche anno, qualcuno li scoprirà e ci chiederà di riempirli. Quella talpa ha nomi complicati: <general contractor> e <project financing> (vedi glossario nel riquadro). E il volto familiare del ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, che ha inventato questo nuovo sistema di costruire le <grandi opere>. Un sistema pubblico per i rischi e i quattrini, privato per i profitti. Un sistema che istituzionalizza e legalizza i fondamenti della peggiore Tangentopoli. Taglia le mani a ogni controllo, amministrativo e giudiziario, favorendo le grandi imprese e le grandi mafie. Fa lievitare i tempi e i costi. Non stimola gli investimenti privati, anzi <consente l’uso privato di risorse pubbliche, compreso il patrimonio ambientale e culturale>. E che, infine, con un mirabile gioco di prestigio, fa sparire enormi debiti che il governo sta accumulando, nascondendoli per un po’ nei bilanci delle società di diritto privato (SpA) ma con soci tutti pubblici (Tav, Stretto di Messina, Infrastrutture, etc.). Per poi vederli ricomparire, a fine lavori, sul bilancio dello Stato. Roba da 1.500-2.300 milioni di euro all’anno. In lire, dai 3 ai 5 mila miliardi di nuove tasse che dovremo pagare, grazie alla bomba a orologeria lasciata lì a ticchettare dal governo Berlusconi. Quello che aveva vinto le elezioni promettendo <meno tasse per tutti>.
L’allarme arriva da uno studio del professore bolognese Ivan Cicconi, già consigliere dell’Anas, uno dei maggiori esperti italiani in fatto di appalti, sul tema: <Architettura finanziaria e contrattuale per la realizzazione delle opere strategiche>. Studio condotto per l’associazione <Socrate> presieduta da Luciano Canfora e vicepresieduta da Nerio Nesi (di cui Cicconi fu capo di gabinetto al ministero dei Lavori pubblici). Il ricercatore ha studiato a fondo i meccanismi perversi dell’alta velocità ferroviaria (sua la <Storia del futuro di Tangentopoli>, Dei, 1998) e proprio lì ha trovato le radici del <sistema Lunardi>. Un sistema che, dalla legge obiettivo Lunardi (n.443/2001) ai successivi decreti, <contraddice apertamente le direttive europee in materia di appalti e concorrenza, e ipoteca pesantemente i conti pubblici, col rischio di far uscire l’Italia dai parametri di stabilità monetaria>. Un sistema duramente criticato dall’ Autority per la Concorrenza, dall’Antitrust e persino dall’Ance.
<La vera novità – spiega Cicconi – è nella legge 166/2002 sugli appalti, che rivoluziona il modello del project financing già previsto dalla Merloni (n.190/94). Dovrebbe servire a rastrellare capitali privati per finanziare infrastrutture pubbliche. Ma finora di privato non s’è vista una lira: perchè mai una grande impresa o una banca dovrebbe aprire i cordoni della borsa, quando può diventare o finanziare un general contractor, scaricando tutte le spese e i rischi sullo Stato?>.
Il connubio fra project financing e general contractor può sortire <effetti devastanti per l’interesse e le finanze pubbliche>. Come dimostra la sua prima applicazione sul campo: il modello Tav, scelto da Lunardi per tutte le altre grandi opere. Funziona così. Il committente, cioè lo Stato tramite le Fs, affida le opere per l’Alta velocità a una concessionaria: la Tav Spa, una società di diritto privato che può affidare i lavori a trattativa privata, anche se vive di soli capitali pubblici. Questa appalta tutti i lavori, chiavi in mano e senza gara, a un general contractor (che, nel per i treni superveloci, è un cartello di mega-imprese, articolato i sette consorzi, capitanati da Fiat e da società controllate da ENI eIRI). Chi paga? In attesa dei fantomatici capitali privati, il project financing si divide così: il 40% delle risorse dalle Fs, cioè dal ministero dell’Economia; e il restante 60% da prestiti delle banche, ma garantiti ancora una volta da Fs, cioè dallo Stato. Ed ecco il gioco di prestigio:<Essendo Tav di diritto privato, i suoi debiti con le banche (siamo già a circa 8 miliardi di euro e a meno di un terzo dell’opera) non figurano nel bilancio dello Stato. E dunque non incidono, per ora, nel calcolo dei parametri del patto di stabilità col resto d’Europa. Ma quando le opere saranno completate, Tav dovrà restituire i debiti alle banche: interessi e capitale. E, se i primi utili di gestione non le consentiranno di coprirli del tutto, allora il socio pubblico che ha garantito, cioè il ministero delle Finanze, dovrà accollarseli e dichiararli nel bilancio dello Stato>. I prestiti a Tav diventano debiti dello Stato. La talpa che scava sottoterra esce allo scoperto. I governanti scoprono un buco aggiuntivo di migliaia di miliardi lasciato in eredità da Berlusconi, Lunardi, Tremonti & C. Dopo le chiacchiere berlusconiane sul fantomatico <buco dell’ Ulivo>, avremo il buco (vero) del Polo. E l’Europa di Maastricht non sarà contenta di noi.
Il sistema Lunardi – come emerge dalla ricerca – il sistema Lunardi è una macchina mangiasoldi: <Il committente pubblico si spoglia dei suoi poteri di controllo sul progetto e sui cantieri, affidandoli interamente a un general contractor che avrà tutto l’interesse ad ampliare continuamente i progetti, ad allungare i tempi di realizzazione e a gonfiarne i costi>. Tutto avverrà su base privatistica: pubblici ufficiali non ce ne sono più, e fra soggetti privati non può scattare corruzione nè abuso d’ufficio. Una pacchia per chi opera nell’illegalità. Compresi i clan criminali, utilissimi per <convincere> la gente a farsi espropriare i terreni per un pezzo di pane o per affittare macchine-movimento terra ai general contractor, magari in cambio di sub-contratti di nolo e fornitura. La legge infatti non li considera sub-appalti e non richiede l’autorizzazione del committente nè il certificato antimafia. Come se non fossero proprio queste le attività tipiche dei riciclatori di denaro sporco.
Scene  già accertate dalla Commissione Parlamentare Antimafia nei cantieri dell’alta velocità della tratta Roma-Napoli. Scene destinate a moltiplicarsi nel replay del ponte di Messina. Qui, al posto di Tav, c’è <Stretto di Messina Spa>, altra società di diritto privato con capitale direttamente o indirettamente tutto pubblico (Fintecna, Regioni Calabria e Sicilia, Fs, Anas) e con prestiti garantiti dallo Stato che, secondo il piano finanziario presentato al CIPE, dovranno garantire il 100% dei costi di costruzione. La concessionaria affida progettazione e realizzazione al solito general contractor. Poi, finita l’opera, tenterà di pagare i debiti con i profitti di gestione: i pedaggi delle auto e dei treni in transito. Secondo il governo, andrà in pari dopo 70 anni. Secondo Cicconi,non ci andrà mai: ricavi soprastimati, costi sottovalutati. Pagherà ancora una volta Pantalone. <Il general contractor allungherà i tempi a dismisura e la società non potrà far nulla, avendo abdicato a qualsiasi controllo su progettazione e messa in opera. Il governo Amato aveva previsto un modello diverso, che consentisse verifiche costanti e stringenti. Poi il governo Berlusconi ha smantellato tutto, consegnando l’affare in mano alle grandi imprese. Lo Stato paga e basta>. Secondo il governo, non più di 5 miliardi di euro per vedere l’opera completa nel 2011. Secondo Socrate, non pronto prima del 2016 per un costo più che doppio, fra incidenti di percorso, progetti sempre più grandiosi e varianti in corso d’opera. Allora il famigerato <bisogna convivere con la mafia> di Lunardi suonerà non più come una gaffe. Ma come un’anteprima.



box1
Glossarietto
dei lavori pubblici


Appaltatore: vince una gara ed esegue i lavori con mezzi, soldi e rischi propri, in cambio di un corrispettivo in denaro dallo Stato, cioè del committente che mantiene il controllo su progettazione, tempi e costi.
Concessionario: realizza l’opera <chiavi in mano>, con mezzi, soldi e rischi propri, in cambio del diritto a gestirla una volta conclusa. Progetta, affida, appalta (senza gara), dirige, collauda, gestisce, incassa sino a fine concessione, libero da ogni controllo del committente-Stato. Ma la prospettiva della gestione lo invoglia a fare presto, bene e a prezzi contenuti.
General contractor (contraente generale): realizza l’opera con mezzi, soldi e rischi dello Stato, che poi la gestisce direttamente. Cumula tutti i poteri e i vantaggi del committente, dell’appaltatore e del concessionario, senza nessuno degli svantaggi. Progetta, appalta, dirige, collauda i lavori senz’alcun rischio nè controllo, poi restituisce l’opera allo Stato e ne incassa il prezzo. Non dovendo gestire, ha tutto l’interesse a tirare in lungo, gonfiare i costi e infischiarsi della qualità.    M.T.



box2
Le bugie di Lunardi


1. <La riforma introduce la nuova figura del contraente generale che, pur previsto espressamente dalla Direttiva Europea 93/97, costituisce nel nostro ordinamento una novità legislativa> (Lunardi, relazione di presentazione del 1° decreto delegato in attuazione della legge 443/2001). Due invenzioni clamorose, secondo Cicconi: <Mai la direttiva citata cita o accenna a un soggetto economico definito ‘contraente generale’ o ‘general contractor’. Che, inoltre, non è una novità legislativa per l’Italia, visto che era già previsto per le partecipazioni statali Italposte, Italatst e Italstrade, e soprattutto per l’Alta velocità>.
2. <L’affidamento a general contractor ha consentito a FS di dimezzare i tempi di realizzazione delle tratte Alta Velocità avviate, con una spesa finale non dissimile> (Lunardi, relazione di presentazione del D.L.190/2002). <Ma sui costi del Tav si registra – ricorda Cicconi - un aumento medio del 400%, mentre sui tempi siamo già circa a 12 anni dall’affidamento ai general contractor, che prevedevano una durata media di 6 anni, e nessuna delle tratte cantierate è stata terminata>.
3. <Non può addebitarsi al sistema del general-contractor la nascita di Tangentopoli> (Lunardi, Corriere della sera, 21-1-2002). <Ma proprio su questo – obietta Cicconi - Tangentopoli fondava le sue fortune, e chi come il ministro ha vissuto, lavorato e lavora tuttoggi in questo settore non può ignorare la stretta correlazione, storicamente nota e documentata, fra Tangentopoli e il sistema della ‘concessione’ senza responsabilità sulla gestione>.  M.T.


ANTIMAFIDuemila N°32
 
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