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Antimafia Duemila

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Home arrow La Rivista arrow Editoriali arrow I risultati raggiunti grazie ai collaboratori di giustizia
I risultati raggiunti grazie ai collaboratori di giustizia PDF Stampa E-mail

Sono tante le condanne inflitte ai boss nell’ambito dei processi per la strage di Capaci, Via D’Amelio e per le stragi del ’93. Condanne che non sarebbero state possibili senza l’aiuto dei collaboratori di giustizia e che di seguito elenchiamo:

Strage di Via D’Amelio
Il 18 dicembre del 2000 la I sezione penale della Cassazione ha reso definitiva la condanna all’ergastolo per Salvatore Profeta, esecutore materiale della strage. Definitiva anche la condanna  a nove anni inflitta per favoreggiamento a Giuseppe Orofino. Confermata l’assoluzione di Pietro Scotto, presunto intercettatore dell’utenza telefonica della madre di Borsellino. La Cassazione ha inoltre confermato la condanna a diciotto anni per il collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino, che non aveva presentato ricorso.

Strage di Via D’Amelio. Cosiddetto Borsellino bis
Il 18 marzo 2002 la Corte d’Assise d’Appello presieduta da Francesco Caruso, ha inflitto 13 ergastoli nei confronti dei presunti mandanti ed esecutori della strage. Tra gli imputati condannati al carcere a vita figurano: Totò Riina, Salvatore Biondino, Pietro Aglieri, Giuseppe Graviano, Carlo Greco, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia. L’ergastolo è stato inflitto anche a Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Lorenzo Tinnirello, Giuseppe Urso e Gaetano Murana. Condannati anche Giuseppe Calascibetta e Salvatore Vitale (10 anni), Salvatore Tomaselli (8 anni e 6 mesi), Antonino Gambino (8 anni).

Strage di Via D’Amelio. Cosiddetto Borsellino-ter
L’8 febbraio del 2002 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Giacomo Bodero Maccabeo, ha confermato il carcere a vita per i boss Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Raffaele Ganci, Filippo Graviano, Michelangelo La Barbera, Giuseppe Montalto, Salvatore Biondo (47 anni), Cristoforo Cannella, Domenico Ganci. Massima pena anche a Francesco Madonia e Salvatore Biondo (45 anni). La Corte ha inflitto cinque ergastoli in meno rispetto alla sentenza di primo grado dove furono 16 le condanne al carcere a vita. E’ stato condannato a 30 anni Stefano Ganci, a 20 Giuseppe Madonia, Benedetto Santapaola, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffré, Salvatore Montalto, Matteo Motisi. Confermati 16 anni di reclusione per Mariano Agate, Salvatore Buscemi, Antonino Ganci, Benedetto Spera, Giuseppe Lucchese.

L’8 maggio del 2003 è stato rinviato al 30 giugno, per impedimento da parte degli imputati, il processo “Borsellino Ter”. Davanti alla seconda sezione della Corte di Assise d’Appello di Catania, presieduta da Paolo Lucchese, contro i boss Salvatore Buscemi, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffré e Benedetto Santapaola per i quali la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di assoluzione.
Imputati anche Giuseppe “Piddu” Madonia e Giuseppe Lucchese, accusati di associazione mafiosa. La Cassazione nei loro confronti ha confermato l’assoluzione per il reato di strage, che dovrà essere accertata invece per Giuseppe Montalto, Stefano Ganci e Francesco Madonia.

Strage di Capaci
La Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta dal dott. Giancarlo Trizzino, ha comminato in data 7 aprile 2000 ventinove ergastoli, cinque in più rispetto al giudizio di primo grado. Carcere a vita per Agate Mariano, Madonia Giuseppe, Santapaola Benedetto, Aglieri Pietro, Brusca Bernardo, Buscemi Salvatore, Calò Giuseppe, Farinella Giuseppe, Geraci Antonio, Giuffrè Antonino, Graviano Filippo, Greco Carlo, La Barbera Michelangelo, Madonia Francesco, Montalto Giuseppe, Montalto Salvatore, Motisi Matteo, Provenzano Bernardo, Spera Benedetto, Biondino Salvatore, Ganci Raffaele, Graviano Giuseppe, Riina Salvatore, Bagarella Leoluca, Battaglia Giovanni, Biondo Salvatore, Ganci Domenico, Rampulla Pietro, Troia Antonino. Assolti Lucchese Giuseppe, Sciarabba Giusto e Sbeglia Salvatore.

Annullate con rinvio dalla Cassazione il 19 aprile 2003, 13 condanne all’ergastolo ai boss accusati di essere i mandanti della strage di Capaci. In 273 pagine i giudici della Suprema Corte hanno spiegato le motivazioni con le quali la quinta sezione penale, il 31 maggio 2002, ha espresso il giudizio che la responsabilità di tutti i componenti della cupola mafiosa per la strage di Capaci deve essere provata, in contrasto con il cosiddetto “teorema Buscetta”.
Processo da rifare per Pietro Aglieri, Salvatore Buscemi, Pippo Calò, Giuseppe Farinella, Carlo Greco, Antonino Giuffré, Antonino Geraci, Francesco Madonia, Giuseppe Salvatore Montalto, Matteo Motisi, Benedetto Spera, Giuseppe Madonia.
Condanne confermate per Totò Riina, Leoluca Bagarella, Domenico e Raffaele Ganci.

Stragi del ’93
Dopo il primo e il secondo grado di giudizio, in data 6 maggio 2002, la Corte di Cassazione condanna definitivamente all’ergastolo per Bagarella Leoluca Biagio, Barranca Giuseppe, Benigno Salvatore, Cannella Cristofaro, Giuliano Francesco, Graviano Filippo, Mangano Antonino, Pizzo Giorgio, Spatuzza Gaspare, Calabrò Gioacchino, Graviano Giuseppe, Riina Salvatore, Giacalone Luigi e Lo Nigro Cosimo. Condanna inoltre: Carra Pietro,14 anni; Di Natale, 10 anni e 10 mesi di reclusione; Ferro Giuseppe 17 anni e 9 mesi di reclusione; Ferro Vincenzo 15 anni e 10 mesi di reclusione; Frabetti, 11 anni e 10 mesi di reclusione; Grigoli, 17 anni e 9 mesi di reclusione; Tutino 27 anni 11 mesi e 20 giorni di reclusione.

 
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    In edicola dal 28 maggio 2008

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    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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    Inserto Terzo Millennio N. 58

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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