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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Le tre variabili del conflitto fra Stato e Cosa Nostra PDF Stampa E-mail

di Pier Luigi Vigna

 

Grazie per questo invito e in questo invito si è fatto giustamente cenno alla memoria.
Allora vorrei iniziare leggendo il passo di un filosofo, che per me è una specie di regola di condotta. Questo passo dice: “L’uomo chiese una volta all’animale: <<Perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi?>>. L’animale, dal canto suo, voleva rispondere e dire: <<Ciò deriva dal fatto che dimentico subito ciò che volevo dire>>, ma subito dimenticò anche questa risposta. E così l’uomo se ne meravigliò. Ma egli si meravigliò anche di se stesso per il fatto di non poter imparare a dimenticare e di essere continuamente legato al passato, per quanto lontano, per quanto rapidamente egli corra, corre con lui la catena”. Ecco quindi se uno ha preso a regola di condotta queste parole, queste frasi è chiaro che la memoria gli è presente.
Ma non si tratta di dirvi solamente parole, si tratta di dirvi anche fatti. E allora affermerei che una prima riflessione per tutti noi viene da quanto Gabriele ha scritto: “La causale dei fatti di strage trova la sua radice nell’organizzazione Cosa Nostra ed ha sintetizzato fondamentalmente tre variabili della storia del conflitto insanabile fra i poteri dello Stato ed il potere di Cosa Nostra”. Le tre variabili sono rappresentate da una cultura dell’antimafia intesa, in senso nobile, come l’esatto opposto della cultura del silenzio, dell’adattamento della cultura dell’accettazione. E riconduceva questa variabile, questo obiettivo, nell’attentato che fu fatto a Costanzo proprio perché aveva parlato contro la mafia il 14 maggio del ’93 a Roma.
La seconda variabile, cioè il secondo obiettivo, era una legislazione dell’antimafia intesa come l’esatto opposto di una legislazione del generico, di una legislazione dell’indifferenziato. Quale assistiamo magari oggi: quindi le stragi di Firenze, di Milano e di Roma per indurre lo Stato ad eliminare la legislazione antimafia (collaboratori, misure patrimoniali, 41 bis).
Il terzo obiettivo era reagire alla rottura della regola sovrana che è l’ossatura dell’ordinamento di Cosa Nostra: l’omertà. E qui si spiega il mancato attentato a Contorno che si colloca, mi pare, nell’aprile del 1994.
Ecco, cerchiamo di parlare di cose concrete: che cosa è variato? Allora sappiate che le Procure di Palermo, di Caltanissetta e di Firenze, nel luglio di quest’anno hanno tenuto una riunione dedicata proprio all’esame della questione stragi.
Due: io ho costituito nell’ambito della Direzione Nazionale Antimafia, senza che nessuno avesse bisogno di ricordarmelo perché la mia memoria è sufficientemente viva, una struttura che si chiama “Servizio stragi”. E che ha il compito, come è scritto nel mio provvedimento - che è sempre del luglio - di riesaminare, a Firenze si direbbe a bocce ferme, con quel distacco che è necessario per l’investigatore. Cerchiamo di non dimenticare - perché a volte questo primo rilievo sembra essere sotteso - che i vertici di Cosa Nostra e altri soggetti sono stati condannati definitivamente, con una sentenza definitiva in Cassazione. Proprio per riesaminare, rileggere a distanza di tempo fatti che nell’immediatezza dell’investigare sfuggono. Io questo mestiere lo faccio da 45 anni e so che investigare vuol dire puntare su un obiettivo, vedere il particolare dal quale poi si può evincere il generale. Diverso è invece un esame dei generale per trarne eventuali ulteriori conclusioni.
Terzo: non più tardi di ieri sera, io ero nell’ufficio del mio amico Piero Grasso a Palermo, con altri magistrati di Palermo, e lì abbiamo ripreso questo discorso.
Quinto: abbiamo fatto come DNA - come si sa noi non possiamo fare indagini, possiamo fare colloqui investigativi - una serie di colloqui investigativi con persone detenute, così realizzando un certo materiale che io ho portato a Palermo. E che i colleghi di Firenze e di Caltanissetta riceveranno nei prossimi giorni. Sono quegli stessi colloqui investigativi che io avevo tentato di fare anni fa - assieme a un mio collega e parlandone naturalmente anche con Gabriele - con persone irriducibili, cioè a dire quelle al 41 bis. Per cercare sicuramente di non fare trattative, ma per cercare di comprendere almeno le idee generali, e poi vedere se era possibile arrivare oltre. Perché sicuramente se Riina parlasse, intendo dire sinceramente, tutti i  misteri sarebbero risolti.
Inoltre il procedimento al quale Gabriele ha lavorato fino all’ultima sera che se ne parlò, è stato iniziato da Firenze per impulso che ha dato la Direzione Nazionale Antimafia. Cioè a dire in base a una lettera mia, concordata con Gabriele, che metteva a disposizione della procura di Firenze certi atti perché questa Procura valutasse l’opportunità di iniziare l’indagine. Allora, voglio dire, questa memoria è estremamente presente e ha prodotto anche dei fatti. Che sono quelli che io ora ho riferito.
Però con altrettanta schiettezza io dirò che per il mio dovere di magistrato prenderò tutte le iniziative possibili, valuterò tutto il materiale e più di me lo valuteranno i magistrati che conducono le indagini. Perché la mia è una funzione soprattutto di messa a disposizione di elementi di valutazione, con il rigore che richiede il processo penale qual è.
Direi quindi che noi abbiamo vinto contro questi obiettivi che Cosa Nostra aveva preso. E sicuramente abbiamo vinto anche perché c’era una sinergia, non un accordo, ma una comune tensione del potere legislativo, del potere esecutivo e dell’ordine giudiziario. Ecco questo è il dato. E questo io vorrei che nuovamente si riproducesse in questo paese. Io non parlo dei politici, perché non desidero che i politici parlino della magistratura, è un discorso molto semplice. Desidero che legiferino, questo sì, la loro parola è la legge e per me è la parola, come dire, suprema, io debbo osservare le leggi che vengono prodotte. Ecco questa è la mia impostazione. Allora, partendo dalla memoria, questa memoria sta producendo delle cose. Se poi queste cose approderanno o no a certi risultati, questo le assicuro che va al di fuori della nostra volontà. Però, come diceva anche un collega, e come io dissi quando venne il presidente Ciampi, è il ’93 un anno denso di cose: le elezioni del presidente Ciampi il 28 aprile; l’accordo sul lavoro il giorno prima delle stragi; il SISDE e i fondi occulti; la ricaduta delle prime azioni nei confronti di Mani Pulite. E allora si capisce come mai, a volte, una visione distaccata, come si cerca di fare ora attraverso questa rilettura, a questa struttura nella quale sono anch’io - oltre ad altri tre miei colleghi della DNA – e che si è già riunita subito dopo l’agosto, metta a fuoco una certa serie di spunti, di idee, che varranno quello che varranno, ma che stanno a significare soprattutto: “non dimentichiamo”. Grazie.



ANTIMAFIADuemila N°35

 
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    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
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    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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