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Nel segno del Saladino PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 9 maggio 2008
La giunta dell'Anm apre alle componenti di Sinistra e riconferma il presidente, Simone Luerti, che non si è distinto nella difesa di De Magistris e della Forleo di fronte agli attacchi della politica e del Csm. Ma su di lui c'è l'ombra di un possibile conflitto di interessi.


Nei giorni scorsi l'Associazione nazionale magistrati, retta da sei mesi da un monocolore della corrente centrista Unicost, ha allargato la sua giunta alle componenti di sinistra: Magistratura democratica e Movimenti. Un passo importante, in vista della guerra già annunciata dal nuovo governo all'indipendenza delle toghe. Resta da capire se il presidente, il riconfermato Simone Luerti, 45 anni, gip milanese affiliato ai Memores Domini di Cl con tanto di voto d'obbedienza, sia la persona più adatta per fronteggiare la prevedibile onda d'urto. Luerti, noto come un ottimo giudice, non si è particolarmente distinto nella difesa di colleghi come Luigi De Magistris e Clementina Forleo, attaccati dalla politica e dunque dal Csm sotto il governo dell'Unione. Precedenti pericolosissimi come le due inchieste avocate a De Magistris dal procuratore capo e dal procuratore generale e come le invasioni di campo del Csm nei provvedimenti del pm di Catanzaro e dalla gip milanese sono passati nel silenzio pressoché totale di Luerti. Il quale s'è addirittura associato al pugno di ferro del Csm che ha trasferito De Magistris con una sentenza a dir poco sconcertante ("È la prova che il sistema funziona. È finita la difesa corporativa a tutti i costi"). E si è guadagnato un'intera pagina di elogi dal 'Foglio' di Giuliano Ferrara, che finora di giudici aveva lodato solo Carnevale, Squillante e pochi altri. Nessuno, a parte 'L'espresso', ha ipotizzato un conflitto d'interessi di Luerti, che lavorò fino al 1999 a Catanzaro e lì fece amicizia col capo della Compagnia delle Opere nel Sud, Antonio Saladino, indagato da due anni proprio da De Magistris per l'affare Why Not. La società ha sede nella stessa strada di Sant'Eufemia di Lamezia, via Scotellaro, dove Luerti viveva fino al 1999. Interpellato da 'L'espresso' a fine gennaio,
il presidente dell'Anm minimizzò i rapporti con Saladino: roba "di dieci anni fa, non lo sento da tempo". Eppure, agli atti di Why Not, ci sono le agende sequestrate a Saladino con i suoi vorticosi appuntamenti romani. Alla data del 25 ottobre 2006, ne risulta uno alle 11.30 con tali "Luerti, Ferlini, Boscoletto" in "via Arenula", dove ha sede il ministero della Giustizia. Ferlini è il numero due della Cdo. Alle 12, poi, il terzetto e Saladino si spostarono al "Ministero" per incontrare "Mastella", all'epoca ministro della Giustizia. Nulla di grave, per carità. Ma allora Saladino era già oggetto di attenzioni della Procura catanzarese, che tre mesi dopo gli avrebbe perquisito l'ufficio e notificato un avviso di garanzia per associazione a delinquere finalizzata alla truffa all'Ue. Se per caso il "Luerti" dell'agenda è il futuro presidente dell'Anm, allora non è vero che interruppe i rapporti con Saladino dieci anni fa. E forse dovrebbe chiarire che cosa facesse con lui, quel giorno, nell'ufficio del ministro Mastella.

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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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