|
Un’intervista controcorrente
di Giorgio Bongiovanni
Di recente ho avuto modo di conoscere a Palermo l’ avvocato Costa, figlio di Gaetano Costa, il procuratore capo di Palermo ucciso
da Cosa Nostra il 6 agosto del 1980. Ho voluto raggiungerlo telefonicamente per rivolgergli qualche domanda. Il risultato è questo inusuale dialogo, più una chiaccherata che un’intervista, in cui l’avvocato, uomo colto ed intelligente, mi ha illustrato la sua personale visione della questione mafia.
Sebbene io rispetti i suoi punti di vista, non mi sento di condividerli. Resto fermamente convinto che Cosa Nostra sia la mafia, che tratti alla pari con i vari poteri e che insieme agiscano per pura convergenza di interessi. E i pentiti rimangono l’elemento principale per penetrare i segreti di Cosa Nostra, considerato comunque il fatto che i magistrati hanno trovato molti dei riscontri necessari per avvalorare le loro testimonianze.
Per diritto di cronaca, comunque, riportiamo in maniera pressoché integrale e fedele la nostra lunga conversazione.
Ho recentemente avuto modo di leggere le dichiarazioni di sua madre in occasione della ricorrenza dell’anniversario della morte di suo padre. Ciò che mi ha sempre colpito di questo caso è che i «pentiti» hanno parlato per anni di tutti gli omicidi, mentre di questo si sa solamente del coinvolgimento di Inzerillo come mandante.
Inzerillo come mandante non funziona.
Non è vero secondo lei?
Inzerillo potrà essere quello che ha organizzato il gruppo di fuoco, ma non ha sparato nel suo interesse.
Ha sparato nell’interesse di politici?
Nell’interesse di qualcun altro.
Di chi?
Tra il ’78 e l’83 a Palermo non si moriva di eroina, si moriva di appalti. Si moriva quando si toccavano certi interessi. Tutti sono morti quando sono andati ad esplorare questi interessi.
Praticamente c’è stato, in quegli anni, un vero e proprio colpo di Stato.
Lei pensi che il giorno in cui si sparse la notizia che probabilmente Cesare Terranova sarebbe diventato il nuovo consigliere istruttore a Palermo, ci fu qualcuno che nel Palazzo di Giustizia andò dicendo: «Beh, Costa alla Procura e Terranova all’ufficio istruzione faranno un colpo di Stato». Eravamo in un’epoca in cui fare semplicemente il proprio dovere, cercare di fare rispettare la legalità, era già rivoluzionario.
Comunque certi coperchi si sono...
Nessuno!
Per esempio il caso Andreotti (per quanto questi sia stato assolto). La cosiddetta mafia politica ad un certo punto è stata toccata. La sentenza dell’omicidio Lima parla chiaro.
Perché Lima è morto?
Ecco questo mi interessa sapere. Adesso i referenti sono cambiati? Sono sempre quelli? Non ci sono più? Cosa ne pensa?
Ecco, questa è una bella scommessa. Sono convinto che i referenti siano cambiati, perché alcuni sono morti, altri non ci sono più...il problema è che ormai non sappiamo più niente.
Cioè quella Cosa Nostra, i mandamenti, ecc...
No, quella è una fesseria. Quello fa parte della storia western.
Della sfera militare.
La mafia è una cosa molto diversa, molto più seria.
Provenzano è solo una figura o è veramente un capo?
No, io credo che Provenzano probabilmente non esista nemmeno. Potrebbe anche essere morto, per quello che so.
Ma se è vivo e comanda?
Ma non comanderà certamente più! Provenzano non ha neanche più l’età per comandare. Sono convinto.
Allora perché si è creato questo mito?
Beh, perché ci deve essere il vero capo che deve pensare a rimanere sconosciuto. Siamo in una fase di transizione. Non ci sono appalti, non c’è opera pubblica.
La sua opinione rompe tutti gli schemi che hanno i magistrati.
Mica tutti i magistrati
Molti magistrati.
Ci sono alcuni magistrati che dicono che qua hanno fatto tutto Totò Riina e Provenzano, mi fanno ridere. Allora ritengo che ci sia qualcosa di diverso. Per ora non ci sono interessi a muoversi, perché ora praticamente tutto è fermo. Infatti anche gli altri magistrati che la pensano in modo diverso dicono: «Beh, non appena arriveranno i fondi della comunità europea, appena ci si dedicherà a lavorare sugli appalti allora forse le cose cambieranno, ricominceranno i morti». Questa è la mia paura.
E’ possibile che la mafia possa giocare su due tavoli politici a prescindere dagli schieramenti nelle nuove elezioni?
La mafia non ha mai fatto scelte politiche. La mafia sta con chi comanda. La mafia era monarchica quando c’era la monarchia, prima della monarchia era liberale, poi fu separatista, poi democratica cristiana, poi si avvicinò ai socialisti. Il giorno in cui avrebbero governato i comunisti sarebbe stata comunista. Non ha questi problemi. La mafia, a mio giudizio, non partecipa mai alle elezioni di un nuovo candidato, non ha suoi candidati, aspetta soltanto di vedere chi vince. La mafia deve essere trasversale, non può essere politicamente impegnata.
Certo. C’è un pentito che si sedeva ogni due, tre giorni con Riina e si chiama Salvatore Cancemi, il quale ha parlato di entità esterne. Ha fatto anche i nomi di Berlusconi e Dell’Utri e ha parlato di una convergenza di interessi nella strage di Falcone e Borsellino che li vedrebbe convolti.
In questi pentimenti, ho poca fiducia. Queste sono cose troppo serie perché un pentito come Cancemi ne possa essere a conoscenza.
Perché lei come considera Cancemi?
Un pentito di secondo ordine.
Beh, comunque faceva parte della Commissione.
Bisogna vedere qual è il valore che si attribuisce alla Commissione.
Allora diciamo così, per capirci meglio: vedeva spesso Riina, non era uno qualunque.
Vedeva spesso Riina. Che significa?
Ecco, che significa?
Poco male. Chi è Riina? Riina è un capo criminale, un assassino, un tagliagole. Da questo arrivare a dire che Riina è stato colui che ha determinato quello che è successo in Sicilia in 20 anni ce ne corre. La mafia è una cosa diversa, quella che ancora oggi risulta imbattibile.
Quindi Riina risponde a qualcuno più in alto di lui?
E’ lo strumento di qualcuno più in alto di lui. Vede, la mafia è una sorta di lobby. Esiste solo questa differenza rispetto alle lobby inglesi: al «redde rationem» (come diceva Tano Badalamenti) se qualcuno non obbedisce o tradisce un patto, la mafia lo fa ammazzare. E’ semplicemente una lobby che segue degli interessi.
Vorrei farle una domanda nei dettagli. Riina risponde a qualcuno che è più in alto di lui o si mette d’accordo con qualcuno che è potente?
Riina è lo strumento di vivibilità di qualcuno.
Ma egli ne è cosciente o è incosciente?
Certo che è cosciente. Egli sa che da questo qualcuno avrà aiuti, protezione, avrà la possibilità di riciclare denaro, avrà in qualche misura delle partecipazioni negli appalti, nei lavori. C’è qualcuno che lo chiama e gli dice: «fai questo, fai quest’altro».
Lo sa solo lui o qualcuno intorno a lui?
Lo deve sapere solo lui, perché il fatto stesso che lo sappiamo in due non è più un segreto. Evidentemente per la protezione di chi sta sopra (che poi gli sta accanto) è essenziale che non lo sappia nessuno. Ecco perché alcuni pentiti dicevano: «quando bisognava andare a parlare con i politici, ci poteva andare solo qualcuno di noi, non tutti. Gli altri, anche se li conoscevamo, non potevamo rivolgerci a loro direttamente». Questa è la tutela minima.
Quindi al di là di Riina nessuno sapeva chi stava al di sopra di lui stesso.
Beh, di nomi se ne sono fatti tanti, nomi di personaggi che avrebbero potuto ereditare questo ruolo. A mio giudizio praticamente però non si è indagato sufficientemente in quella direzione. Si è preferito invece fare la lotta alle cosche armate, alle cosche militari.
Quindi questi latitanti: Provenzano, Giuffrè, Spera, Lo Piccolo, ecc.
Sono criminali.
Sono solo criminali, però sono protetti!
Non si risolve niente. Morto un capo se ne fa un altro nel giro di tre ore. Molte volte il capo viene ammazzato proprio perché deve lasciare spazio a qualche altro. Il problema della mafia è un altro. Questi sono intermediari.
Poteri tipo massonerie, servizi segreti o lobby internazionali ci sono ancora?
Ci sono sempre stati.
Sono questi che stanno al di sopra della mafia oppure no?
Sono delle cose diverse. La mafia è una struttura precisa, una struttura che soltanto 20 anni di fumetti western ci hanno voluto far confondere. Lei deve pensare ad una lobby. Il suo prestigio deriva dal fatto che tutti sanno che se qualcuno non obbedisce, se qualcuno tradisce le sue aspettative, quello lo farà ammazzare.
Però stiamo parlando di persone indefinite. Come possiamo definirle?
Ci sono tanti di questi personaggi. Una volta li ho definiti vecchietti rubbizzi timorati di Dio, i quali nella loro vita non hanno mai trasgredito la legge, perché quando la legge non gli sta bene se la cambiano.
Gli interessi di certi omicidi, come quello di suo papà o di Falcone, di Borsellino sono identici o sono diversificati tra loro?
Sono tutti diversificati, perché sono avvenuti in epoche molto diverse. Lei consideri che nel 1980, quando avviene l’omicidio di mio padre, c’è un procuratore generale che rimprovera un sostituto perché indaga su Tano Badalamenti per l’omicidio di Impastato. Quella è una speculazione comunista, oggi non potrebbe accadere.
Ma le lobby di cui parla lei sono sempre le stesse di allora o sono altre?
Dal punto di vista umano certamente sono cambiate, perché qualcuno facente parte di esse è morto, qualcuno non c’è più, qualcuno è in crisi. Ma essenzialmente il giro è sempre quello.
Sempre quello lì. Quindi lei dice: «si servono dei delinquenti per fare quello».
E’ la loro forza militare.
Quindi la Cosa Nostra che ci è stata spiegata in questi anni esiste?
Esiste come organizzazione criminale. Esiste un’organizzazione criminale che si chiama Cosa Nostra con una serie di regole. Non c’era neanche bisogno di Tommaso Buscetta per sapere queste regole. Bastava leggere un celebre libro di un mafioso pentito americano, che si chiamava Joe Bonanno.
Joe Valachi mi sembra.
Ha scritto un libro tre anni prima del pentimento, in cui fa tutta la storia di Cosa Nostra, che è un’organizzazione criminale. Su questo non c’è dubbio. Però non è la mafia! La mafia è una cosa diversa.
Cosa Nostra è forte perché ci sono queste persone che la proteggono.
Dieci, quindici anni di eccesso di interesse da parte dei mass media sulla mafia hanno creato tutta una serie di luoghi comuni, di favolette, che colpiscono l’opinione pubblica, ma senza arrivare al nocciolo del problema. La mafia è una cosa diversa dall’organizzazione criminale. Esiste un’organizzazione criminale particolarmente forte perché molto radicata nel territorio. Esiste una struttura, chiamiamola sociale, che ha consentito la vita per tanti anni agli uomini di rispetto, alla vecchia mafia, alla vecchia mafia contadina, alla vecchia mafia del feudo. Esiste poi una struttura lobbistica di interessi che ha utilizzato ed ha sfruttato sia la vecchia organizzazione di uomini di rispetto sia le organizzazioni criminali per gestire diversi poteri.
Il presidente della Confesercenti della provincia di Palermo ha detto recentemente che adesso il pizzo si paga a tappeto. Anche le bancarelle al Ballarò, al mercato Del Capo pagano il pizzo.
E’ l’organizzazione criminale Cosa Nostra che fa questo?
Bisogna distinguere.
Secondo alcuni la situazione è peggio dei tempi di suo padre, di Falcone, di Borsellino. E’ così?
Non è né peggio né meglio. E’ una cosa diversa. Bisogna distinguere tra il pizzo e l’estorsione. L’estorsione è quando c’è una banda criminale abbastanza forte sul territorio che ti dice: «o mi dai tanti soldi o ti faccio saltare in aria». Questa è l’estorsione. E’ la minaccia di un male. Il pizzo di mafia è sempre stato una cosa diversa. Il pizzo di mafia è stato una specie di accordo di mutuo soccorso, per cui io che sono il mafioso ti garantisco tutta una serie di servizi, protezione, tutela e tu in cambio mi fai quello che ti chiedo. Molte volte il pizzo di mafia non è in soldi, ma viene elargito in altra maniera.
Ma lei come spiega la situazione secondo cui a Palermo il 98% paga il pizzo?
A Palermo sono venuti meno molti dei traffici, per cui ci sono le bande di criminalità più o meno spicciola che a questo punto hanno bisogno di finanziamenti.
E non è la mafia.
E l’estorsione è la cosa più semplice.
Non c’entra niente con la mafia?
La mafia ha un certo suo interesse anche a mantenere oggi questa situazione, perché prima o poi ritornerà il vecchio discorso. Quando c’era la mafia si stava meglio perché non c’erano estorsioni.
Quindi la mafia dall’alto del suo palco guarda questa situazione che conviene anche a se stessa.
Lei non vede che per esempio a Palermo ormai è un anno circa che non c’è più un omicidio?
Sì è vero!
Palermo è sostanzialmente (anche se noi ci lamentiamo) una città tranquilla.
Perché è un ordine della mafia?
Certo, perché il territorio è controllato dalla mafia. Probabilmente la mafia in questo momento non ha nessun interesse a...
A fare omicidi...
A cambiare situazioni di tensione o di malessere.
Ecco, mi scusi se insisto. Quando lei dice: «il territorio è controllato dalla mafia» sta parlando di Cosa Nostra o di quegli altri?
Parlo di quella fase intermedia, di quelli che prima chiamavo uomini di rispetto. Secondo lei perché io stasera andando a vedere uno spettacolo in un vecchio fabbricato ristrutturato nel centro storico, in una zona abbastanza degradata, posso parcheggiare la mia macchina, affidarla ad un signore che non ho mai visto ed essere sicuro che quella macchina la ritroverò, anche se per avventura questo si dovesse allontanare? Anche se me la abbandona, nessuno me la toccherà.
A questo punto io le rispondo: «perché c’è Cosa Nostra che controlla». Invece lei dice: «no!»
Cosa Nostra è una banda di criminali. Non è Cosa Nostra. E’ una cosa ben diversa! Malgrado Cosa Nostra risulti sconfitta e massacrata dai pentimenti, dai processi, nessuno si azzarda a dire che la mafia è vinta. La prova che ho ragione io è questa: nessuno mi viene a dire che dopo aver catturato Totò Riina, dopo aver catturato i vertici della mafia, la mafia sia più debole di prima.
Questi uomini incappucciati, occulti a cui lei fa riferimento sono i referenti veri di questi criminali.
I referenti veri.
Nessuno di questi può essere preso, arrestato?
Ci vuole una politica giudiziaria diversa per arrestare questi. Se voglio dimostrare che c’è un industriale che ha riciclato del denaro, non posso indagare cercando le confidenze dei pentiti. Questi non lo sapranno mai! Non lo avranno visto. Il denaro non circola nelle valigette come nei film gialli. Bisogna fare indagini mondiali, bisogna andare a cercare nei bureau delle banche svizzere. Da 15 anni ormai facciamo indagini solo con i pentiti. I pentiti possono nella migliore ipotesi parlare degli omicidi al loro livello e parlare dei responsabili sempre al loro livello. Perché nessun pentito ha parlato seriamente degli omicidi politici?
Beh, dell’omicidio Lima si è parlato moltissimo.
Hanno detto delle cose che avrei potuto dire benissimo io. L’ingranaggio vero non è stato raccontato. Perché? Perché non lo sanno! Lei immagini Totò Riina che ha dato l’incarico di ammazzare Lima o qualcun altro. Al killer gli racconta chi gli ha dato il mandato? Non glielo racconta!
Certo.
Non glielo racconta perché questo è il minimo di garanzie che deve dare. Il killer non ne saprà niente, inventa.
Allora Riina potrebbe parlare, forse gli potrebbe anche convenire. Perché sta zitto?
Questa è una domanda che ho fatto io tanto tempo fa. Lei non mi deve copiare questa domanda. Perché non parla? Evidentemente perché non ha senso. Non ha senso. E’ chiaro che non si è ammesso che Riina non è vero che è stato catturato. Riina si è consegnato. Non si è ammesso che sostanzialmente c’è un patto scellerato per cui c’è qualcuno che gli ha garantito che fin quando lui non parla e quindi può essere considerato il mandante ultimo di tutti lui avrà certe garanzie.
Guardi io le devo dire una cosa in buona fede. Ho parlato con il capitano Ultimo. Per me è una persona molto seria, veramente straordinaria. Mi ha raccontato come ha catturato Riina.
Lei immagini questo scenario. C’è qualcuno che dice: «Totò Riina, tu sei ormai diventato inservibile. Tra l’altro hai tanti di quei nemici che se continui ad andare in circolazione un giorno o l’altro ti ammazzano. Allora noi possiamo fare una cosa. Ad un certo punto è giusto che ti arrestino, anche perché o finisci in galera o finisci ammazzato. Una volta che tu sei in galera fai da motore immobile di tutti. Diventerai tu il mandante di tutti i delitti. Una volta che abbiamo beccato te nessuno si preoccuperà di cercare qualcun altro. Ti garantisco quello che vuoi. Che cosa può volere? Ti garantisco che tua moglie, i tuoi figli staranno tranquilli...
...i suoi beni
Allora il signore ci ha pensato. Il patto lo fa la mafia.
Quella che lei chiama mafia e che sta al di sopra?
Sì, quella che sta al di sopra, che non c’entra niente con Totò Riina. Sa la prova dov’è? Nel fatto che i figli di Totò Riina non li ha toccati nessuno. E Totò Riina è sicuro che non li tocca nessuno. Chi può garantire tutto questo? Lo può garantire solo qualcuno che è al di sopra delle organizzazioni criminali.
Uno dei figli, il più grande, è in galera.
In galera? Lei si metta nei panni di Totò Riina e mi dica che cosa a lei, Totò Riina, che ha ammazzato alcune migliaia di persone, che cosa le garantisce che qualcuno, figlio, nipote, cugino di qualcuno che tu hai ammazzato, una mattina non si svegli e decida di vendicarsi?
Certo, ci saranno migliaia di persone che vorrebbero vendicarsi.
E si vendica su tuo figlio, lo ammazza mentre è tranquillo e sereno e sta camminando per il fatto suo. Chi lo può proteggere? Nessuno! Allora ci deve essere qualcuno che sia in grado di dare ordini sia agli uni sia agli altri.
Mi scusi la domanda grezza, ma il capitano Ultimo con i suoi ragazzi che sono stati lì giorni e giorni ad appostarsi...
Scusi, io sto parlando di storia.
Ma io le devo fare anche una domanda oggettiva. Non posso sorvolare.
Il capitano Ultimo? Io guarderei ai carabinieri di Monreale che poi sono quelli che hanno condotto tutte le indagini, hanno seguito Totò Riina, lo hanno trovato e che effettivamente hanno fatto il lavoro materiale. Noi ormai siamo in un paese in cui qualcuno fa le cose e poi qualcun altro se ne prende la gloria. Il capitano Ultimo ha condotto l’ultima operazione. Balduccio Di Maggio mica ha cominciato a raccontare dov’era Totò Riina al capitano Ultimo? Lo andò a raccontare al...
...al generale Delfino.
Al generale Delfino sì. Ci sono indagini condotte dai carabinieri di Monreale che evidentemente sono state molto proficue.
Con chi ha parlato la mafia? Con chi si è messa d’accordo la mafia per prendere Totò Riina? Con quale autorità?
Non so con chi ha parlato. So che c’è stato il generale Mori che andò a parlare con Vito Ciancimino.
Sì, questo lo sappiamo.
So che c’è una vecchia strategia per cui ogni tanto, quando le forze dello Stato sono in un certo tipo di difficoltà, cercano gli accordi per catturare alcuni latitanti.
Anche lo stesso caso Giuliano.
A me non interessa con chi abbia parlato la polizia. Il fatto che la polizia debba scendere a certi compromessi per fare il proprio lavoro è normale. Non c’è polizia nel mondo che non debba ricorrere ai confidenti, non c’è polizia nel mondo che possa catturare un latitante senza avere qualcuno all’interno dell’organizzazione che le dia la soffiata giusta. Il problema è un altro. Il problema è l’accordo che ha fatto Totò Riina e con chi.
E’ questo il punto.
Riina l’accordo lo ha fatto con la mafia. La mafia gli garantiva la sua piena sopravvivenza.
Che cosa deve cambiare allora sotto tutti i punti di vista, non solo giudiziario, ma anche sociale per vedere in faccia veramente quelli che lei chiama i mafiosi veri e dire: «questa è la mafia, questi sono i mafiosi, questa mafia deve essere sconfitta»? Non dal punto di vista del raggiungimento finale, ma intanto per sapere chi sono veramente. Che cosa deve cambiare?
Beh, bisognerebbe innanzitutto che si cominciasse con un altro tipo di politica giudiziaria.
Sta parlando dei Pm lei, della Procura di Palermo?
Il fatto è diffuso, non succede solo nella Procura della Repubblica di Palermo. Ci sono problemi che riguardano tutta l’amministrazione della giustizia. Nell’amministrazione della giustizia ci sono buchi spaventosi.
Quindi cosa dovrebbero fare? Indagini su cosa?
Quindi ci sono molte cose che sarà oggettivamente impossibile andare a recuperare; ma per quello che è recuperabile credo che la lotta alla mafia si faccia innanzitutto con la legalità e con le indagini vere. E poi, diceva mio padre, c’è un mistero. Bisogna seguire le strade del denaro, i flussi finanziari. Quando si comincerà a lavorare seriamente su quelli che sono i flussi finanziari, l’andamento dei denari, allora io credo che potremo ottenere un risultato più concreto.
I pentiti lei li squalifica o servono a qualcosa?
Ma quelli non sono serviti a niente!
E’ abbastanza drastico!
I pentiti sono serviti molto poco, praticamente a fare sociologia, a raccontare delle cose a cui probabilmente si sarebbe potuto arrivare anche in altri termini. Hanno chiarito qualche omicidio interno su cui c’era qualche dubbio. In buona sostanza come bilancio complessivo esso è assolutamente negativo.
L’attività giudiziaria si giudica per i risultati. Lei mi faccia il conto di quello che abbiamo conseguito e poi mi dica se il risultato è positivo o negativo.
Beh, certi risultati.
Quali?
A quella che lei definisce la mafia militare sono stati inflitti tanti e tanti ergastoli.
Quanti?
Nel processo d’appello della strage di Capaci sono stati inflitti 30 ergastoli.
Lei faccia un’indagine seria e poi mi venga a raccontare quanti di questi 30 sono in galera e quanti invece stanno passeggiando. E’ uno Stato che ha rinunciato allo ius punendi. Lei mica deve dire gli ergastoli teoricamente dati. Prima di tutto a chi sono stati dati? Sempre alle stesse sei persone.
A parte quelle sei ce n’era qualcuna nuova. Tutto quel vertice di quella commissione, di quel tipo di mafia che si chiama Cosa Nostra, a parte Provenzano ed altri, circa sette, otto persone sono in carcere.
Faccia un’indagine statistica. Cominci dal primo maxi processo. Mi dica quante persone sono ancora in galera.
Su questo sono d’accordo. Sul fatto che di mafiosi ce ne sono in circolazione ancora molti sono d’accordo con lei.
Io le sto dicendo una cosa molto diversa. I risultati: sono stati dati 30 ergastoli. Quante di queste 30 persone sono ancora in galera? Se sono stati inflitti 30 ergastoli e poi gli ergastolani sono a passeggiare liberi e pagati non è che serve molto.
Se è così non serve molto, però bisogna vedere se è così veramente.
Infatti lei lo accerti.
Certo!
Vada a vedere questi condannati dove sono, cosa fanno.
Sta parlando del maxiprocesso lei?
Sto parlando di tutti i processi fatti negli ultimi 15 anni. Faccia una casistica.
Va bene!
Non è una cosa difficile. Vada a chiedere i nomi dei condannati, chi sono, quanti ce ne sono di nuovi, di diversi.
Cioè i risultati raggiunti sono limitatissimi secondo lei?
Assolutamente!
Cioè abbiamo scoperto che sono un’organizzazione criminale e niente di più.
Ma questo lo sapevamo già!
Diciamo a livello più concreto.
Lo sapevamo prima. Il fatto che Totò Riina era il capo della mafia ce lo aveva detto Beppe Di Cristina, ce lo aveva detto Vitale. Buona parte delle cose le sapevamo. Ora abbiamo qualche particolare. La giustizia non serve a fare sociologia o storiografia. Allora lei mi deve dire prima di tutto di quali delitti politici si sono scoperti quelli che ora chiamiamo i mandanti occulti? Quanti mafiosi di un certo calibro sono in galera?
Sono d’accordo con lei sul fatto che dei mandanti occulti non sappiamo quasi niente. Quando però qualcuno fa qualche nome rimaniamo perplessi. Perché?
Se lei ha l’influenza, si cura con l’aspirina. Se pretende di curare il mal di pancia prendendo l’aspirina, sta male. Allora sono 15 anni che ritengo che c’è una strategia giudiziaria sbagliata che non ha portato a nessun risultato.
Eppure un procuratore come Caselli dei risultati li ha ottenuti.
Quali? Mi faccia il conto di quali.
Intanto mandare sotto processo un personaggio come Andreotti.
Guardi che è esattamente il contrario! Mio padre disse ai suoi sostituti: «per quanto mi riguarda potete arrestare anche il Padre, ad una condizione: che me lo teniate in galera». Perché non c’è nulla di peggio che arrestare qualcuno, processarlo per sette anni e dopo sette anni vederne l’assoluzione.
Secondo lei non c’erano elementi per processarlo?
Non lo so questo. Il problema è che è stato assolto. Quindi c’è qualcosa che non ha funzionato.
Può essere che quei personaggi di cui lei parla abbiano avuto influenze fortissime su chi doveva giudicare.
Ma non è vero, perché è impossibile per tutti i processi che sono stati fatti a Palermo. A Palermo è crollato tutto, non c’è un processo che sia andato bene. Lei consideri tutti i processi che sono stati fatti per tangentopoli, in cui a fronte della certezza che c’erano delle corruzioni (perché c’era stato qualcuno che aveva patteggiato ed aveva confessato il reato), poi sono stati tutti assolti gli altri. Questo cosa significa? Che sono processi fatti male. Mica i processi si perdono solo perché uno ha torto o ha ragione. Sono avvocato e me ne intendo. A volte si perdono perché sono fatti male. Mi vado battendo da anni per dire che ci sono tanti, troppi processi fatti male.
Ultimissima domanda avvocato. Questi personaggi, la Mafia (con la m maiuscola), sono a Palermo, a Roma, a Milano? Dove sono?
La mafia è un fenomeno nostro. E’ un sistema di potere molto nostro. L’unica fortuna vera è questa: non credo che sia facile il trapianto. Occorrono condizioni ambientali che è difficile creare altrove.
Però questi Mafiosi con la m maiuscola parlano con quelli di Milano, di Francoforte, di New York?
Con New York certamente. Guardi che di alcune cose, sulle quali mio padre aveva indagato nel 1980, cioè 20 anni fa, oggi ci sono le prove. Hanno scoperto che i Gambino avevano le mani in pasta nella borsa di Wall Street. Ma mio padre aveva ricercato questo 20 anni fa! Quando lo uccisero fu proprio perché stava cercando di mettere le mani su questo.
Va bene avvocato, la ringrazio, ci risentiremo.
Giorgio Bongiovanni
BOX1
A DOMANDA RISPONDO
Durante il nostro colloquio l’avvocato Costa mi ha invitato, con la determinazione che lo caratterizza, a verificare quanti dei capi mafiosi che sono stati processati e condannati stiano effettivamente scontando la pena loro imputata.
Dalle mie personali ricerche posso affermare che tutti i membri della cosiddetta Commissione degli anni ‘90 condannati in primo, in secondo grado e in via definitiva, ad eccezione ovviamente dei grandi latitanti come Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro e un’ altra decina di nomi illustri, sono in carcere e stanno scontando la loro pena, molti dei quali in regime di 41 bis, carcere duro.
Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, Michelangelo La Barbera, Salvatore Buscemi, Francesco Madonia e i figli, Raffaele Ganci e i figli, Nitto Santapaola, Matteo Motisi, Pippo Farinella, Piddu Madonia, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Giovanni Brusca pentito. Questi sono alcuni dei capi; si devono considerare anche alcune centinaia di soldati che sono assicurati alle carceri.
Tutti i responsabili materiali delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, condannati nei primi due gradi di giudizio sono detenuti e sono stati condannati da un minimo di 15 anni ad un massimo di 30 anni.
Ovviamente, nell’eventualità che questa mia statistica sia errata, si potrebbe richiedere al DAP un aggiornamento dettagliato delle detenzioni.
Sono invece d’accordo con l’avvocato sull’impunità dei politici. Nessuno o quasi di questi uomini processati e condannati in almeno due dei tre gradi di giudizio sono a piede libero.
C’è ancora molto lavoro da fare, sia per catturare e condannare tutti gli altri mafiosi ancora liberi e pericolosi, per smascherare i mandanti occulti, i fiancheggiatori, i grandi personaggi dell’alta finanza e i capi di poteri occulti che sono stati e sono collusi con Cosa Nostra sia, soprattutto per far sì che le leggi siano valide per tutti.
G.B.
|