| TESTIMONIANZE n°36 |
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di Riccardo Orioles Maresciallo Antonio Savino, segretario dell’Unione Nazionale Arma Carabinieri, scrive: < Dopo americani ed Inglesi, non poteva che toccare ai nostri carabinieri e soldati italiani in Iraq. Ragazzi spinti alle missioni estere da non solo senso umanitario di aiuto a quelle popolazioni, da non solo senso di patriottismo o contributo alla lotta al terrorismo, ma anche e spesso soprattutto per portare a casa qualche soldo in piu’ e vivere una vita con maggiore dignita’. Per questo per essere assegnati alle missioni estere, tra i carabinieri vi e’ una concorrenza spietata a suon di raccomandazioni. In termini economici, 6 mesi di missione estera soprattutto in zone belliche, contribuisce a comprarsi almeno meta’ della tanto agognata casa. La miseria economica, in cui versano tutti i carabinieri, poliziotti e militari Italiani, non puo’ essere sottaciuta, come non puo’ essere sottaciuto il mancato impegno dei Governanti alle tanto evidenziate (solo in campagna elettorale) situazioni migliorative per tutto il comparto sicurezza, in cui i Carabinieri, parte integrante, vivono con regolamenti da prima guerra mondiale e con stipendi da fame. Non siamo guerrafondai, siamo solidali con quelle popolazioni, ma costretti a combattere una Guerra che non tutto il popolo Italiano e non tutto il Parlamento hanno voluto. I Ns. Carabinieri non sono affatto preparati ne’ psicologicamente ne’ professionalmente a combattere una simile guerra civile come quella in Iraq, questo va detto a chiare lettere. Chi ritiene il contrario, per motivi di opportunismo, non dice il vero. Piangiamo i nostri morti, i nostri colleghi ed assistiamo all’ennesima farsa di lacrime di coccodrillo. L’Unione Nazionale Arma Carabinieri, si stringe attorno alle mogli ed ai figli dei colleghi caduti, ed invita i Governanti ad esaminare seriamente la possibilita’ di un ritiro immediato dei nostri uomini da tale situazione che potrebbe costare ancora vittime al nostro popolo che ha gia’ fin troppi problemi in Patria Gianluca Pacienza wrote: < “Bisogna attaccare direttamente gli interessi economici dei mafiosi - ha dichiarato il ministro degli interni al termine della visita sull’isola, la decima dall’inizio del suo mandato - Dobbiamo recidere le radici economiche del fenomeno mafioso. Dobbiamo ad esempio fare in modo che il racket non sia piu’ remunerativo”. Frasi del ministro Pisanu in Sicilia, sfuggite alla nostra attenzione? No, dichiarazioni del “destrissimo” ministro degli interni francese, Nicolas Sarkozy, in visita in Corsica. Da quant’e’ che non si parla piu’ in Italia dei soldi della mafia? > Gli invulnerabili”. I Siciliani, novembre 1983: un editoriale di Giuseppe Fava. Anteprima dell’”Ultima violenza”, nella sala ci sono tutti i rappresentanti del potere nel territorio, i buoni e i cattivi, i giusti e gli iniqui, i galantuomini e i mascalzoni. Sulla scena per tre ore sfilano i personaggi equivalenti. Che abbiano autentico vigore drammatico e bellezza teatrale, non ha qui importanza. Sfilano! Al termine delle tre ore Turi Ferro, splendido avvocato Bellocampo, ha un ultimo guizzo drammatico, sulle sue parole spara la musica del Dies Irae, il pavimento del teatro sembra incendiarsi di bagliori, si alza lentamente e su questo declivio rotola il cadavere insanguinato del terrorista Sanfelice, ucciso pochi attimi avanti, prima che potesse rivelare il nome dei grandi assassini mafiosi. E’ come se il teatro, compiuta la sua rappresentazione, gettasse quel corpo incontro al pubblico, quasi per restuirglielo; infatti quel pavimento e’ di metallo, una specie di immenso specchio nel quale gli spettatori della sala vedono se stessi plaudenti. Ovazione finale, gli attori vengono avanti per ringraziare; viene avanti il cavaliere del lavoro Lamante, che ha saccheggiato la societa’ e alla cui ricchezza sono state sacrificate centinaia di vite umane, clap-clap, applausi vigorosi, applaude contegnoso anche l’autentico cavaliere del lavoro che sta in sala. Ecco l’imprenditore Marullo, inteso Palummo ‘e notte, imprenditore che monopolizza tutti gli appalti della regione, e per tale monopolio ha fatto eliminare i concorrenti a raffiche di mitra, clap-clap, applausi anche dall’imprenditore d’assalto che sta in sala e guardando la sua immagine nello specchio sembra quasi divertito. Il clima morale della societa’ e’ questo. Il potere si e’ isolato da tutto, si e’ collocato in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca piu’ e nemmeno lo offende, ne’ accuse, ne’ denunce, dolori, disperazioni, rivolte. Egli sta la’, giornali, spettacoli, cinema, requisitorie passano senza far male: politici, cavalieri, imprenditori, giudici applaudono. I giusti e gli iniqui. Tutto sommato questi ultimi sono probabilmente convinti d’essere oramai invulnerabili. Servizi. “Questo cervello deve smettere di funzionare”, disse il capo del governo, che all’epoca non andava a televisioni ma a manganelli e altoparlanti a tromba. Il cervello era quello di Antonio Gramsci, direttore di un giornale non allineato. E fu cosi’ che l’Unita’ spari’ dalle edicole la prima volta. Le minacce - perche’ di questo si tratta - dei portavoce governativi contro l’Unita’ di ora non “mettono in discussione” la democrazia: la mettono senz’altra da parte, perche’ qualunque paese appena un po’ democratico si basa sulla liberta’ di giudici e giornalisti rispetto ai governi. In Italia, i primi sono intimiditi ormai da anni e i secondi, se vogliono continuare a lavorare, debbono stare molto ma molto attenti. Certo, Caselli e Colombo sono ancora vivi, ma e’ indubbio che la serenita’ del medio giudice oggi e’ in qualche misura offuscata dal terrorismo mediatico antimagistratura. Certo, l’Unita’ e il Diario escono ancora, ma il giornalista qualunque oggi ci pensa due volte prima di scrivere un pezzo. Santoro e’ stato semplicemente cancellato dalla faccia della terra: ma per un Santoro famoso, il cui bavaglio e’ evidente, ci sono decine di santori piu’ piccoli che vengono imbavagliati senza che ci faccia caso nessuno. La cosa che piu’ ci ha colpiti, quando Berlusconi ando’ al governo, e’ stata l’immediata concentrazione nelle sue mani del controllo di tutti i servizi segreti. I servizi segreti italiani hanno, nella loro componente “deviata”, una lunga tradizione di stragi e terrorismo politico. E il signor B. e’ della P2. Non vorremmo che in un domani qualcuno (qualche “pazzo isolato” naturalmente: il classico Lee Oswald o Van der Lubbe o Bertoli) risolvesse il problema dell’Unita’ con una bomba. Col Manifesto ci hanno gia’ provato. Cronaca. Caserta. Numerosi casi di cancro - non si sa ancora esattamente quanti - sono stati causati da depositi di rifiuti tossici provenienti da industrie del nord e collocati “clandestinamente” nella zona. Il traffico dei rifiuti e la gestione dei depositi erano affidati alla camorra. I magistrati indagano per scoprire altre mega-pattumiere clandestine, protette da mafia e camorra, nel sud. Gli amici dei mafiosi. Mentre a Delia (comune Ds) aiutano gl’immigrati, a Enna (sempre Ds) parlano di Europa con l’appena intercettato (mentre chiacchierava d’affari col boss locale) Vladimiro Crisafulli: mille persone in sala e mille fuori col megaschermo. A un certo punto gli applausi sono talmente forti che il buon Crisafulli al microfono si concede la battuta modesta: “Ehi manco a Mosca fanno piu’ cosi’... E chi sono, lo zar?”. Lo zar no, ma il prossimo candidato Ds alle europee forse si’. Basta che non lo sappia Vladimir (quello vero, u figghiu di Ilia): lui gli zar non li poteva vedere, e manco i mafiosi. (Tonyquo) E altri amici. Secondo il direttore di RaiUno e’ normale, “frequentando gli ambienti musicali negli Stati Uniti”, imbattersi in boss mafiosi. Per questo motivo Tony Renis non puo’ essere emarginato per le sue amicizie con Joe Adonis, i Gambino, gli Spatola e altri boss mafiosi. Le accuse diventano vere solo quando vengono provate. Tuttavia Nando dalla Chiesa, che ha provato sulla base di documenti giudiziari l’amicizia di Renis con Adonis, i Gambino, gli Spatola e gli altri, e’ un “diffamatore con evidenti fini politici”. Domande: 1) che cosa pensa l’ambasciatore americano del fatto che in Rai sono convinti che gli “ambienti musicali degli Stati Uniti” sono pieni di mafiosi? 2) Perche’ un direttore RaiUno difende gli amici dei mafiosi? 3) Perche’ dopo Santoro nessuno in Rai (e fuori) ha piu’ avuto il coraggio di mostrare l’intervista a Borsellino su Berlusconi? Termina qui la lotta al potere mafioso per questa generazione. Abbiamo ottenuto dei risultati: Sindona, i cugini Salvo, i cavalieri catanesi. Siamo stati sconfitti su tutto il resto. Queste vittorie parziali ci consentono tuttavia di guadagnare del tempo, di allontanare di qualche anno il pieno radicamento del sistema. L’esito finale e’ comunque, probabilmente, quello russo: marginalizzazione dei meccanismi democratici, istituzionalizzazione dei poteri di fatto, pubblica assunzione dei poteri da parte delle yakuza. Le lotte di questi quindici anni - Borsellino, Falcone, la primavera di Palermo, Robertino Antiochia, i Siciliani, Chinnici, i giudici ragazzini morti e vivi - sono servite semplicemente ad allontanare di alcuni anni questo esito. Che e’ tuttavia il piu’ realistico, nel giro di alcuni anni. La componente Berlusconi e’ stata ormai pacificamente accolta, a livello tanto istituzionale quanto culturale, nel sistema politico italiano. Ora, ci sono dei problemi tecnici - come trapassare stabilmente da D’Annunzio-Salandra a Mussolini? come far convivere il vecchio Senato del Regno con la moderna Camera dei Fasci e delle Corporazioni? - ma sono problemi tecnici, per l’appunto. Da siciliani, non riusciamo a respingere un qualche (inutile) orgoglio per il fatto che stavolta, a differenza degli anni Sessanta, non e’ stata la Sicilia a cedere, ma il rimanente del Paese. Cosi’ anche potremmo credere (con lo stesso irrazionale campanilismo) che questa piccola terra, da tanti apparentemente inutili dolori, sortisca almeno - e se non subito, con gli anni - una diversa coscienza di se’, una mitopoiesis alimentata dalle vite versate. Ma stiamo divagando. La vecchia mafia - il vecchio potere mafioso - operava in un quadro internazionale “repubblicano”, avente per referente degli stati nazionali. L’America della guerra fredda, l’Italia con la sua appendice meridionale, la stabilita’ di forze e schieramenti i cui movimenti erano limitati dal sostanziale stato di guerra. Adesso, e’ tutto piu’ fluido e piu’ veloce. L’America, come soggetto unitario, forse esiste gia’ poco; l’Italia, come ogni altra nazione del vecchio mondo, ha una densita’ politica forse superiore a quella del Belgio ma certo inferiore a quella di una multinazionale. In questo nuovo quadro, un potere mafioso rischia di essere gia’ ora - ma molto di piu’ fra qualche anno - non piu’ una patologia parassitaria, sia pur pesante, ma proprio una delle forme fisiologiche dell’organizzazione del pianeta. Dopo Badalamenti, Eltsin; non i corleonesi. La Sony, la Coca Cola, e Cosa Nostra. La cultura mafiosa si smafiosizzera’, ma sara’ pervasiva. Di Catania (che ha il primato italiano di criminalita’ minorile) s’e’ parlato al convegno su minori e giustizia organizzato dalla carovana antimafia. E’ intervenuto il vecchio presidente del tribunale dei minori, Scida’: “Il monopolio dell’informazione a Catania e’ concentrato tutto nelle stesse mani. Ma il problema non e’ solo l’informazione di Catania ma anche quella su Catania. Per i media nazionali infatti Catania e’ un tabu’”. Gli intellettuali? “Nessuna societa’ puo’ vivere senza il loro sacerdozio laico, sovranita’ della ragione, autonomia e coscienza. Qui hanno tradito”. La giustizia? “Riguardo alla mostruosita’ delle reciprocita’ di competenze penali tra Reggio Calabria, Messina e Catania non si leva una voce se non da fuori. Nessun catanese”. L’Antimafia? “Dovrebbe fare l’ufficio suo e venire nella nostra citta’”. Il ministro della Giustizia? “Si rivolge a Catania contro un magistrato colpevole di avere indagato”. E la sinistra? “La sinistra significa essere giusti, amare la verita’, battersi per chi e’ debole, non consentire mai alla manipolazione della verita’. Lo abbiamo visto con il Caso Catania, calci dati alla giustizia, divenuti calci dati a un pallone”. Ovviamente, tutte parole censurate: ne’ Ciancio ne’ Repubblica le hanno pubblicate. Leggetele almeno qui. Ma la mafia si diverte, con Berlusconi? E chi lo sa. Sicuramente, ci si diverte la P2. Non credo che qualcuno si offendera’ per questo: mentre Toto’ Riina non ha mai fatto conoscere le sue opinioni in proposito, Licio Gelli l’ha fatto, esprimendo la piu’ totale e fraterna solidarieta’. Roba vecchia, naturalmente: faccendieri, spie varie, gladiatori - tutta roba passata, da dimenticare. Ma cosi’, tanto per la cronaca: di che si trattava? Per P2 s’intende ufficialmente una lista di 953 nomi sequestrati nella villa di Gelli a Castiglion Fibocchi. La mia opinione e’ che la vera lista - quella operativa - sia invece il tabulato di 994 nomi sequestrato nella stessa occasione e messo agli atti della Commissione Anselmi, libro primo tomo secondo, come “reperto 2/B”. Di questi nomi, 464 sono in comune sia alla lista “ufficiale” che al tabulato, e sono i nomi piu’ “operativi”. L’elenco della P2 e’ cronologico. La prima parte dei nomi, qualche centinaio, sono elencati in ordine alfabetico: si tratta evidentemente del nucleo iniziale della P2. La seconda parte consta di circa cinquecento nomi, e qui l’ordine alfabetico non e’ piu’ rispettato: evidentemente venivano aggiunti man mano che s’aggregavano al nucleo iniziale. La terza parte (120-150 nomi) e’ concentrata in un periodo di tempo minore, e neanch’essa rispetta l’ordine alfabetico. Ds. A Enna, manifestazione per sostenere la candidatura alle europee di Vladimiro Crisafulli, recentemente beccato a parlare di appalti con un boss mafioso della zona. Presenti il segretario regionale e il capogruppo Ars dei Ds. A Piombino, abolito dal consiglio comunale (maggioranza Ds, voto bipartisan) l’obbligo per i consiglieri di dichiarare l’eventuale appartenenza alla massoneria o altre associazioni segrete. Siamo venuti incontro a una richiesta dello Sdi, dichiara il segretario Ds al “Tirreno”. Sui giornali, carteggio Violante-Ando’, per “recuperare” i socialisti passati al Polo. Allegria. Sicilia. “Lo spot della Renault offende la Sicilia e dev’essere ritirato”. Che cosa c’e’ nello spot? Due mafiosi con vittima dentro cemento, naturalmente trasportata in Renault. Chi si dichiara offeso come siciliano dallo spot? Il vice presidente dell’Assemblea regionale, Crisafulli. Chi e’ il vendicatore della Sicilia a cui Crisafulli si rivolge? Il presidente dell’assemblea, Lo Porto. Come stanno le cose? Vediamo un po’.Uno: lo spot. La Renault fa bene a mettere dei mafiosi nella sua pubblicita’: sia a Palermo che a Catania, negli anni Ottanta le principali concessionarie Renault erano infatti affidate a noti mafiosi (come Santapaola) o figli di noti mafiosi (come Greco). Come siciliano antimafioso, io ancora mi rifiuterei di comprare una Renault. Due: l’offeso. L’onorevole Crisafulli (Ds) da luglio e’ sotto inchiesta per associazione mafiosa (amico di un boss di Enna, con cui parlava tranquillamente di appalti). Come siciliano di sinistra, io mi vergognerei di avere a che fare con uno come Crisafulli. Tre: il vendicatore. L’onorevole Lo Porto (An), che ai tempi faceva parte di gruppi violenti d’estrema destra, non ha mai fatto nulla contro la mafia e dieci anni fa alle elezioni lo congratulavano per aver battuto il giudice Caponnetto. Come siciliano, non mi sembra che Lo Porto sia esattamente la persona a cui mi rivolgerei per rivendicare una qualunque cosa. Nelle corse di Formula Uno, la Renault e’ sponsorizzata proprio dalla Regione Siciliana. I nostri soldi vanno a finanziare (ma che c…. c’entra una regione con le corse automobilistiche? Chissa’ che intrallazzo c’e’ dietro) un’azienda che vent’anni fa affidava le sue filiali a boss mafiosi. Questo e’ uno scandalo, non la faccenda degli spot. L’anno scorso, per propagandare i “grandi eventi d’estate, da Agrigento a Palermo”, la regione si affidava alla societa’ di Alessandro Martello, quello beccato a spacciare coca dentro il ministero. Questo e’ un altro scandalo. Un altro scandalo ancora e’ il fatto che i siciliani ingoiano questo e altro, completamente dimentichi di avere avuto un Falcone. Ma lo scandalo vero, la cosa scientificamente inspiegabile, l’evento mirabolante che ammutolira’ i posteri e li fara’ meditare, e’ questo: che la Sicilia sta ancora a galla, che non e’ ancora sprofondata in quel suo bel mare, fra gl’immigrati annegati e i cadaveri incementati. ANTIMAFIADuemila N°36 |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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