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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Una brutta figura in Europa PDF Stampa E-mail
L’Italia è ostruzionista sull’euromandato, ma la questione è politica
di Dora Quaranta

E’ molto improbabile che l’Italia rispetti la scadenza di fine anno fissata da Bruxelles per l’applicazione delle nuove norme europee sull’estradizione. I tempi si sono allungati, con grande soddisfazione della Lega, visto che ora sulla questione del “mandato di cattura europeo” dovrà esprimersi anche la Commissione Bilancio di Montecitorio che ha preferito congelare il proprio parere in attesa di una relazione da parte del Governo. Il tutto è stato rinviato a dopo la discussione della Finanziaria.
Di una procedura che semplifichi l’iter burocratico di estradizione si parla in sede Ue ormai da alcuni anni. Se ne discute approfonditamente in un summit a Tampere il 15 e 16 ottobre del 1999 in seno al progetto di uno “spazio europeo di giustizia, libertà e sicurezza”. Il governo italiano si distingue fin da subito tra gli Stati membri per la sua riluttanza ad accettare le nuove disposizioni normative. La Lega parla di “Forcolandia” e di Europa dai tratti profondamente illiberali. Dopo il grave episodio terroristico dell’11 settembre il dibattito subisce però un’impennata. Il Consiglio Europeo, riunitosi a Laeken (Bruxelles) il 14 dicembre 2001 a conclusione del semestre di presidenza del Belgio, raggiunge un accordo politico che prevede l’istituzione del mandato di cattura in tutti i paesi dell’unione limitatamente ad una lista di 32 reati gravi tra cui: partecipazione a un’organizzazione criminale, terrorismo, traffico d’armi e droga, riciclaggio, corruzione, frode, omicidio volontario, razzismo e xenofobia. Ma l’elenco per Forza Italia e Lega dovrebbe essere circoscritto solo a sei reati con l’esclusione in via prioritaria del reato fiscale e della frode. Antonio Di Pietro in un’intervista rilasciata quell’anno avverte che il governo italiano opponendosi alla lista dei 32 reati <<sta di fatto rendendo impossibile il mandato d’arresto anche per reati quali dirottamento aereo, riciclaggio, sequestro di ostaggi e falsificazione di documenti. Tutti i reati di “mezzo” senza i quali non è possibile perseguire reati di “fine” come il terrorismo o l’associazione a delinquere. Ad esempio – si chiede Di Pietro - mi si spieghi come combattere il terrorismo senza contrastare efficacemente il riciclaggio di denaro, cioè il metodo con cui si finanziano oggi i gruppi terroristici?>>.  Il 13 giugno dello scorso anno a Lussemburgo, nella sede del Kirchberg, al “Consiglio dei Ministri Giustizia e Affari Interni” l’Italia, sotto la pressione dell’Unione e probabilmente ai fini della costruzione di un più stretto rapporto con Bush, ritira il suo no. Viene così approvata definitivamente la cosiddetta “decisione-quadro”. A rappresentare il nostro paese i ministri Roberto Castelli per la Giustizia e Claudio Scaiola per gli Interni. Il testo del provvedimento è pubblicato sulla G.U. delle Comunità Europee del 18 luglio 2002 e viene sottoscritto, a nome dell’intero Consiglio, dal presidente di turno Mariano Rajoy Brey, ministro dell’Interno spagnolo. Entro il 31 dicembre 2003 i singoli Stati devono approvare le leggi necessarie ad adattare i propri ordinamenti interni in modo da rendere operativo il mandato d’arresto europeo. Nel 2004 tutte le convenzioni sull’estradizione verranno sostituite con questo nuovo strumento di cooperazione che prevede tempi più rapidi per la consegna di coloro sul cui capo pende una condanna definitiva o che sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi per reati gravi. Non sarà più necessaria l’autorizzazione del Guardasigilli, cioè del potere politico. La procedura più snella si basa sul principio del reciproco riconoscimento e sul fatto che i 15 paesi membri pur avendo sistemi giudiziari differenti presentano livelli di garanzia procedurali simili. In tutta l’Ue valgono i principi stabiliti nella Convenzione dei diritti dell’uomo e nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Gian Carlo Caselli, che ha fatto parte per l’Italia di Eurojust, spiega che <<il nuovo sistema non incide sulle competenze dei giudici dei diversi paesi. Cioè non può accadere che il giudice di uno Stato decida di fatti commessi in un altro Stato membro al di là di quanto attualmente previsto. In ogni caso – tende a precisare Caselli – c’è un accordo scaturito da un consiglio GAI del dicembre 2001 che contiene una clausola di “territorialità” che rende facoltativa l’esecuzione del mandato di arresto per i reati commessi nello Stato dove la persona deve essere catturata o per fatti che non siano riconosciuti come reati dallo Stato di esecuzione>>. Il giudice appartenente allo Stato di esecuzione non sarà relegato ad un mero ruolo di “passacarte”, ma dovrà esprimersi sulla legittimità del provvedimento di cattura e valutare il rispetto di tutti quegli elementi alla base della decisone-quadro. Inoltre chi sarà colpito dall’euromandato vedrà i suoi diritti tutelati: sarà assistito da un avvocato e, in caso di bisogno, anche da un interprete.
Danimarca, Spagna e Portogallo hanno già provveduto a dotarsi di una legge nazionale per l’applicazione della nuova normativa; gli altri paesi membri dell’Ue hanno ormai da tempo avviato le procedure parlamentari per concludere entro i termini prestabiliti. Inoltre i Ministri della Giustizia di Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Gran Bretagna hanno raggiunto un accordo sulle modalità di attuazione del provvedimento. In Italia invece divampano le polemiche e c’è il rischio che da gennaio 2004 sorgano seri problemi di cooperazione giudiziaria con un’Europa a due velocità. Il responsabile Giustizia di F.I. Giuseppe Gargani al Parlamento Europeo ha chiesto una moratoria di sei mesi per l’entrata in vigore dell’euromandato che, quindi, dal 31 dicembre slitterebbe al 30 giugno 2004. Il 20 novembre scorso la Commissione Giustizia in Italia con il voto favorevole di An, F.I. e Lega ha dato la sua approvazione al “testo Pecorella” presentato dal centrodestra per rendere operativo l’euromandato e che ha modificato in maniera rilevante la proposta di legge presentata a luglio dal diessino Giovanni Kessler. La decisione della Commissione ha spaccato l’opposizione: Verdi, Rifondazione e Sdi si sono astenuti; Ds e Margherita hanno abbandonato l’aula. Per l’Unione Camere Penali il testo varato è molto analitico e non appiattisce l’Italia sulla decisione-quadro dell’Ue, mentre per i deputati Ds è stato compiuto un <<grave atto di rottura del patto europeo di reciproco riconoscimento tra gli Stati membri>> poiché è implica una sfiducia nei sistemi giudiziari degli altri paesi europei quanto a garanzie. Per Carolina Lussana, responsabile giustizia per la Lega, la questione del mandato di cattura europeo è solo un pretesto per i Ds per mettere sotto pressione il governo e la maggioranza. Due sono i punti controversi del “testo Pecorella”: si prevede infatti che il provvedimento di cattura debba essere sottoscritto da <<un giudice indipendente che sia adeguatamente motivato anche in relazione all’art. 27 comma 2 della Costituzione (la presunzione d’innocenza)>>; si contempla poi l’istituzione di un ufficio apposito annesso al Ministero della Giustizia che faccia da filtro e da centro di smistamento delle varie richieste di arresto. L’ufficio ha un costo che deve essere previsto dal Bilancio. <<Con questa legge – ha avvertito allarmata Anna Finocchiaro, portavoce per il settore giustizia dei Ds – l’Italia diventerà un paradiso legale dove la criminalità di ogni altro paese potrà trovare sicuro e indisturbato ricovero. Ad esempio chi commette un omicidio a Innsbruck o a Parigi potrà, passando in Italia, avere ottime possibilità di rimanere libero, perché le procedure e le condizioni che si pongono per la consegna del ricercato sono così lunghe e complesse da consumare facilmente i 120 giorni di validità previsti per il provvedimento di cattura europeo>>.  



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Ecco la lista dei 32 reati a cui sarà applicato il mandato di arresto europeo:


partecipazione a un’organizzazione criminale;
terrorismo;
tratta di esseri umani;
sfruttamento sessuale dei bambini e pornografia infantile;
traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope;
traffico illecito di armi, munizioni ed esplosivi;
corruzione;
frode, compresa la frode che lede gli interessi finanziari delle Comunità europee ai sensi della convenzione del 26 luglio 1995 relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee del relativo protocollo del 29 novembre 1996;
riciclaggio di proventi di reato;
falsificazione e contraffazione dell’euro;
criminalità informatica;
criminalità ambientale, compreso il traffico illecito di specie animali protette e il traffico illecito di specie e di essenze vegetali protette;
favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno illegali;
omicidio volontario, lesioni personali gravi;
traffico illecito di organi e tessuti umani;
rapimento, sequestro e presa di ostaggi;
razzismo e xenofobia;
furti organizzati o con l’uso di armi;
traffico illecito di beni culturali, compresi gli oggetti d’antiquariato e le opere d’arte;
truffa;
racket e estorsioni;
contraffazione e pirateria in materia di prodotti;
falsificazione di atti amministrativi e traffico di documenti falsi;
falsificazione di mezzi di pagamento;
traffico illecito di sostanze ormonali ed altri fattori di crescita;
traffico illecito di materie nucleari e radioattive;
traffico di veicoli rubati;
stupro;
incendio volontario;
reati che rientrano nella competenza giurisdizionale della Corte penale internazionale;
dirottamento di aereo/nave;
sabotaggio.



ANTIMAFIADuemila N°36
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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