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Rassegna Stampa
Le fatture che inchiodano Matteo Messina Denaro e il suo cassiere | Le fatture che inchiodano Matteo Messina Denaro e il suo cassiere |
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di Umberto Lucentini - 7 Maggio 2008 Nei "pizzini" - sequestrati a Provenzano dopo la sua cattura- il boss castelvetranese chiedeva al "capo dei capi" di risolvere una grana legata ad un credito vantato da Grigoli, il "re dei supermercati" Despar della Sicilia occidentale, titolare di un patrimonio immobiliare di 55 milioni di euro. Un affiliato al clan di Ribera, Giuseppe Capizzi (nei "pizzini" è indicato con la sigla CPZ) ha gestito nel 2001 un punto vendita della Despar e ottenuto da Grigoli merce per 297mila euro. Ma al momento di pagare, secondo la ricostruzione di Messina Denaro, "l'agrigentino" fa orecchie da mercante. Pretendendo anche che Grigoli paghi il "pizzo" per gli altri 7 punti vendita Despar aperti nella zona di sua competenza mafiosa. Un atteggiamento che provoca l'ira di Messina Denaro; ecco cosa scrive a Provenzano in un biglietto, a tratti sgrammaticato, datato 1/10/2003: "Io da parte mia non accetto alcuna richiesta da subalterni presunti tali come il sig. Capizzi…La prego di far sapere agli amici di AG che se questo discorso del pizzo è vero lo voglio detto-tramite lei-dal mio pari di AG e solo con il mio pari possiamo aprire un dialogo". Messina Denaro fa anche presente a Provenzano che oltre ai 297mila euro, Capizzi ha chiesto un miliardo di lire a titolo di "pizzo", la "messa a posto" che avrebbe consentito a Grigoli di lavorare con l'assicurazione fornita da Cosa nostra. Alla lettera di Messina Denaro dell'1/10/03 risponde, inviando un "pizzino" a Provenzano, il rappresentante provinciale di Agrigento, Giuseppe Falsone. Il quale attacca Messina Denaro colpevole di aver dato "credito al detto di un impresario (Grigoli, ndr), a discapito di uno di famiglia (Capizzi, ndr)". La replica di Messina Denaro arriva a Provenzano con un "pizzino" dell'1/2/2004. Dopo i ringraziamenti allo "zio Binnu" che "si sta interessando a questo mio problema personale che ho al momento in zona di AG.", il latitante trapanese premette di voler "chiarire con la verità tutto questo discorso e chiuderlo tutti di comune accordo". Poi passa nel dettaglio della contabilità: "Ora passo a dirle il debito effettivo e reale che il Capizzi ha con il mio paesano (Grigoli, ndr); io l'altra volta le avevo detto che il debito era circa un miliardo di lire, ora l'amico di AG dice a lei che questo debito è fantasioso. Dunque le cifre che io le dirò sono precise alla lira e ne rispondo di persona perché ci tengo a quello che dico e poi lei mi conosce bene e sa che non sono uomo che tiene al denaro, io sto parlando con la verità, non svenderei mai la mia persona per il vile denaro. Dopo avere letto le parole dell'amico di AG mi sono documentato di persona ed i conti risultano essere questi: E 297mila euro ( circa seicento milioni delle vecchie lire) di fatture non pagate, cioè è merce che il Capizzi si è presa dal mio paesano e che non ha mai pagato, tutto ciò è dimostrabile perché ci sono fatture non pagate. Poi ci sono questi E 75.000 (circa 150 milioni delle vecchie lire) di liquido che il mio paesano ha dato per AG, credo che questi 75 mila euro siano quelli che lei ha chiamato furfè (forfait, ndr), questi essendo liquidi non sono dimostrabili ma non credo che qualcuno negherà di avere avuto questi soldi dal mio paesano. Questo è tutta l'entità del debito del Capizzi ha verso il mio paesano ed in effetti l'amico di AG ha detto giusto che non arrivava al miliardo credo che per sommi capi il tutto dovrebbe ammontare a circa 750 milioni delle vecchie lire. La prego di cuore di fare in modo che il Capizzi ci restituisca questi soldi. Ah, i 75 mila euro di liquido il mio paesano li ha consegnati al Capizzi per AG ecco perché li metto pure nel suo conto". Tra i libri contabili della società che consentiva a Capizzi di gestire il punto vendita di Ribera, e siamo a pochi giorni fa, la Direzione Investigativa Antimafia trova fatture emesse dalla "Gruppo 6 G.D.O. srl" di Grigoli. La prima è di 13mila euro; la seconda di 284 mila euro circa. Mano alla calcolatrice, per il pool della Dda di Palermo (i sostituti Roberto Piscitello, Costantino De Robbio, Michele Prestipino e Marzia Sabella) il conto è presto fatto: sono 297mila euro. Gli stessi indicati da Matteo Messina Denaro nei "pizzini" trovati a Provenzano. tratto da il sole24ore |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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