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Antimafia Duemila

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La maledizione di Mastelkamen PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio - 7 maggio 2008
Se in Libia sono molto preoccupati per il ritorno al governo di Calderoli, in Italia va tutto bene. Digerita tra le ovazioni l’ascesa alla seconda carica dello Stato di Renato Schifani, reduce da un’allegra vacanza con Totò Cuffaro a Capri, ci si prepara serenamente alla lista dei ministri del Berlusconi III.



Per un pelo, non s’è fatto in tempo a nominare il prof. Marcelletti ministro della Salute: l’hanno arrestato prima. Era andata meglio al prof. Sirchia, prima ministro, poi condannato. La categoria indagati sarà comunque degnamente rappresentata. A parte il premier, imputato in 4 processi, ci sarà Raffaele Fitto: la Procura di Bari ha chiesto il suo rinvio a giudizio per corruzione, una stecca di 500 mila euro targata Angelucci. Dunque ieri, ricevendo una scolaresca e mettendola in guardia dai pericoli del comunismo, il Cainano ha comunicato ai pargoli che l’imputato Fitto sarà ministro degli Affari regionali: infatti i pm lo accusano proprio di affari regionali (quelli nelle cliniche convenzionate dalla Puglia). Un messaggio educativo. Maroni, condannato per aver picchiato alcuni poliziotti, azzannando il polpaccio a uno di essi, sarà ministro dell’Interno. E Matteoli, rinviato a giudizio per favoreggiamento, avrà le Infrastrutture: infatti gl’indagati che avrebbe favoreggiato erano molto attivi negli abusi edilizi all’Elba. Per la stessa logica meritocratica, Stefania Craxi sarà sottosegretario agli Esteri al posto del fratello Bobo: entrambi esperti di esteri, Hammamet e dintorni. Resta vacante la Giustizia. Si era parlato di Pera, poi frettolosamente rimesso in naftalina; di Giulia Bongiorno, che ha preferito dedicarsi al delitto di Perugia, meno compromettente del governo Berlusconi; e di Claudio Scajola, avvantaggiato dall’aver trascorso, negli anni 80, ben tre mesi in galera (poi fu assolto). In fatto di edilizia carceraria avrebbe garantito una competenza superiore a quella del grossista di pesce nominato consulente da Castelli. Non se n’è fatto nulla. Poteva andar bene Elio Vito, per via del cugino Alfredo, pregiudicato per corruzione. Niente, andrà ai Rapporti col Parlamento. Resta Angiolino Alfano, che ha il merito di arrivare dalla Sicilia. Sottosegretario alla Giustizia dovrebbe essere l’avv. Giuseppe Consolo, An, condannato in primo grado e poi assolto per aver copiato monografie altrui. A proposito di via Arenula, circola una leggenda: quella secondo cui i ministri della Giustizia sarebbero perseguitati dai giudici. Parola di Mastella, il quale, uscito dal Parlamento, dispensa pareri da vecchia gloria, come Bergomi e Altafini. «I miei guai - giura - sono iniziati dal giorno in cui ho giurato». In realtà, quel giorno, iniziarono i guai del governo Prodi e degl’italiani perbene. Mastella lamenta che alcuni pm indagassero su di lui senza dirgli niente («può essere mai che un ministro non sappia nulla di quel che sta per capitare a lui e alla sua famiglia?»: ecco, dovevano avvertirlo in anticipo dei futuri arresti, magari per aiutare gl’indagati a inquinare le prove). A suo dire, «il ministero della Giustizia è una maledizione», come dimostrerebbero i guai capitati «ai miei predecessori, da Martelli a Castelli», perché «i magistrati hanno il desiderio di tenerti sotto controllo, insomma di condizionarti». In realtà i guai di Martelli non dipesero dal fatto che fosse Guardasigilli, ma dal fatto che prendesse le tangenti dalla Ferruzzi (Enimont), da Gelli e da Calvi (Conto Protezione). I guai di Castelli, dalle consulenze regalate ai grossisti di pesce. I guai di Mastella, dai suoi rapporti con faccendieri alla Saladino e Bisignani e dai clientelismi in Ceppalonia. Nel frattempo furono ministri della Giustizia Flick, Fassino e Diliberto, senza alcun guaio: non violavano la legge. Ebbero guai, ma non con la giustizia, Conso, Biondi e Mancuso. Il primo perché firmò il decreto sulla depenalizzazione del finanziamento illecito dei partiti e Scalfaro lo bocciò perché incostituzionale. Il secondo perché abolì le manette per i ladri di Stato e i suoi alleati Bossi e Fini lo scaricarono. Il terzo perché perseguitava il pool di Milano e la sua maggioranza (centrosinistra più Lega) lo cacciò. Nella Prima Repubblica furono Guardasigilli personaggi come Vassalli e Martinazzoli: mai avuto guai. Forse perché non commettevano reati. Una razza fortunatamente estinta.


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    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
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    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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