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Dopo il 20 ottobre, a ovest di Paperino PDF Stampa E-mail

             giulietto_chiesa.jpg                       

 

di Giulietto Chiesa
dal Manifesto del 31-10-07

 

 

 

 

 


 

 

Andare oltre il 20 ottobre significa mettere, al più presto, le basi per un'intesa, a ovest di Paperino, che vada fin da subito al di là dell'alleanza, pura e semplice, tra i partiti della sinistra istituzionale. Il terreno su cui agire, tutti insieme (a me pare una voragine di molti milioni di persone) è assai più ampio dei confini della sinistra, come tutti siamo abituati a intenderla. E' costituito da tutti coloro che non hanno più rappresentanza, molti di più di quelli che ce l'hanno a sinistra.  E, in prospettiva non troppo lunga, includerebbe anche una parte dell'elettorato del Partito democratico, inclusi molti dei tre milioni «virtuali» che hanno partecipato alle cosiddette primarie per Veltroni. Molti, tra quelli e quelle che hanno abboccato all'amo di una finta partecipazione, non impiegheranno molto a rendersene conto.
Significa due cose.
La prima è che bisogna offrire a questi milioni di lavoratori una nuova rappresentanza democratica nelle istituzioni, a tutti i livelli: dai comuni allo stato. Sappiamo bene che non tutti questo chiedono, perché la loro sfiducia nelle istituzioni è ormai troppo alta. Ma un rinnovamento non può che partire dai fondamenti della nostra Costituzione. Se dovessimo perdere questo ancoraggio avremmo perduto tutti, e per sempre. Del resto la domanda di pulizia, la questione morale, sono totalmente dentro la Costituzione repubblicana. E il referendum contro lo stravolgimento costituzionale ha detto che la grande parte del nostro popolo ancora sa di che si tratta e non intende perderlo.
Parlare di «primarie» dopo le ultime consultazioni «milionarie», tutte al 75-80 per cento per il vincitore designato prima ancora della partenza della gara, è difficile. Si rischia di essere fraintesi.
Non ho in mente «primarie» più o meno truccate come quelle cui abbiamo già assistito. Io credo però che questo passaggio potrebbe essere, se ben affrontato da tutti, una tappa importantissima per la costruzione di uno schieramento ampio e plurale: l'unico possibile in questa fase storica decisiva.
Cosa significa? Significa regole precise, e condivise per l'esecuzione della consultazione, in cui tutti i partecipanti possano controllare come si svolge il voto e poi la conta dei voti.
Significa, prima ancora, che in tutte le prossime consultazioni democratiche, a cominciare dalle elezioni amministrative, i partiti rinuncino a presentare liste proprie e convochino (o contribuiscano a convocare, o partecipino a) assemblee cittadine per la definizione dei criteri di composizione della lista dei candidati.
Significa liste aperte di candidati, senza esclusione alcuna, alle quali la cittadinanza possa partecipare direttamente, senza passare attraverso filtri di sorta.
Significa definizione di un codice deontologico molto semplice ma molto preciso, che chi si candida deve impegnarsi a rispettare.
Significa accettazione del risultato del voto, con l'inclusione nelle liste dei candidati che, a ogni livello si siano piazzati nelle prime posizioni.
Bisogna cioè evitare, a tutti i costi, che siano primarie dove i partiti, usando i loro apparati piccoli e grandi e le loro posizioni evidenti di potere, la facciano da padroni. I primi a doverlo capire sono i partiti. Se non lo capiranno sarà perfino inutile cominciare a parlarne. Ma se lo capissero sarebbe una prima apertura al nuovo e alla critica - anche nei loro confronti - che emerge dalla società.
Ci sarebbero sicuramente sorprese, non tutte gradevoli proprio per i partiti a ovest di Paperino, ma si può dire hic Rhodus, hic salta: o questo, oppure niente. Dove niente è un' alleanza in tono minore tra apparati e strutture consolidate che però rappresentano un minoranza degli abitanti della «voragine» di cui s'è detto. Beppe Grillo è lì a ammonire che quelle «sue» piazze non sono conquistabili con una procedura che tenda a escluderle. E la diffidenza da superare, ampiamente giustificata, sarà grande.
La seconda cosa indispensabile è una Fondazione, una «casa di tutti» dove si ricominci a studiare, a mettere in comune un calendario di lavori per una ridefinizione, appunto comune, dei caposaldi di un'alternativa di società ormai indispensabile. Non c'è un prima e un dopo. Non si può offrire alle masse lavoratrici un modello di rappresentanza comune se, nello stesso tempo, non si avvia la costruzione di un progetto alternativo all'attuale che affronti i nodi della tremenda crisi che si addensa al nostro orizzonte e che si può riassumere nella formula secca del Club di Roma: questo tipo di sviluppo è ormai divenuto palesemente incompatibile con il nostro pianeta, la nostra casa comune, cioè con la sopravvivenza della natura e dell'uomo.
Questa ricognizione non può e non deve essere fatta da ciascuna, per conto proprio, delle componenti ideali, culturali, organizzative che popolano la «voragine». Dev'essere un percorso comune, unica possibilità per costruire un'alleanza, per la salvezza, che non sia viziata da tatticismi.
Tutto questo non può essere rimandato: va iniziato subito, perché il tempo dell'Italia e del mondo si va accelerando come mai era avvenuto negli ultimi sessant'anni.
TRATTO DA GIULIETTO CHIESA  1 NOVEMBRE 2007

 

 
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