| Omicidio Triolo |
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Un’inchiesta da riaprire Il vice pretore onorario di Prizzi venne assassinato a Corleone il 26 gennaio 1978 di Giuseppe Francese E’ un freddo pomeriggio del 26 gennaio 1978. L’avvocato Ugo Triolo sta per rincasare nella sua abitazione di via Cammarata a Corleone. Ha appena premuto il bottone del citofono di casa quando, da dietro, qualcuno lo chiama. Il professionista si volta: due killer lo freddano con nove colpi di P.38. Muore così Ugo Triolo, per quindici anni vice pretore onorario di Prizzi. Uomo integerrimo che non aveva nessun riguardo per i boss. Da quel lontano 26 gennaio 1978 di questo omicidio non si sa più nulla: dimenticato. Rimane uno dei pochi omicidi eccellenti mai menzionati dai collaboratori di giustizia, con una sola eccezione. La mattina del 16 aprile 1978 Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi, ha un colloquio con il capitano dei carabinieri Pettinato. Di Cristina si “confessa”, almeno in parte. Attribuisce ai “corleonesi” il duplice agguato di Ficuzza in cui persero la vita il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e il suo amico il professore Filippo Costa. Ed anche l’uccisione del vice pretore onorario di Prizzi, Ugo Triolo: la sua morte sarebbe stata decretata perché non avrebbe voluto cedere un suo fondo ai mafiosi corleonesi. Ma mentre per il duplice omicidio di Ficuzza si è giunti, dopo tante vicissitudini giudiziarie e clamorosi depistaggi, alla sentenza del 25 gennaio 1995 che ha stabilito che gli omicidi Russo-Costa sono stati decisi dalla mafia vincente corleonese, per l’omicidio di Ugo Triolo è ancora buio fitto nelle indagini che sono di competenza della Procura di Caltanissetta. Proviamo allora a svelare un mistero lungo più di venti anni. Chi e perché voleva la cessione del fondo e soprattutto di quale fondo si tratta? Ugo Triolo era proprietario di un vasto appezzamento di terra sito nel vallone Poggio S. Calogero. Aveva chiesto ed ottenuto, con decreto del 29 ottobre 1974, la concessione di deviazione d’acqua da due sorgenti in località Poggio S. Calogero, nel territorio di Corleone. Una concessione trentennale a partire dal 29 ottobre 1974 che aveva avuto l’opposizione del Consorzio di Bonifica Alto e Medio Belice. Ancora una volta appalti pubblici dunque e ancora una volta dighe dietro un altro spietato omicidio eccellente. Un terreno le cui acque dovevano alimentare la diga Garcia, che dopo tanti anni e una scia di morti ammazzati, è stata costruita. E la diga Piano Campo, che sebbene il progetto di massima era già stato approvato agli inizi degli anni ’70 non è ancora stata realizzata. Di quest’ultima e delle ragioni per le quali la diga non è stata ancora costruita si è riservato di parlare il collaboratore di giustizia Angelo Siino. Sempre secondo Siino “il movente dell’omicidio del colonnello Russo è da ricercare nelle indagini che l’alto ufficiale aveva svolto nella costruzione della diga Garcia e nell’interessamento del colonnello per far aggiudicare i lavori della costruzione della diga Piano Campo alla impresa Saiseb. L’interessamento mostrato dal colonnello Russo per i lavori di Piano Campo era sembrato quasi un affronto, una vera e propria onta per Riina e il clan dei corleonesi”. Balduccio Di Maggio, altro “pentito”, ha aggiunto : “Riina stesso mi disse che dato che nella zona non c’erano imprese in grado di concorrere ad una tale opera, l’unica soluzione possibile era quella di farla aggiudicare alla ditta Costanzo di Catania”. Ed ancora : “desidero fornire inoltre notizie in ordine all’attività del Consorzio che si è occupato della diga Piano Campo. Voglio però dire che è possibile che, man mano che io parlo, mi ricordi di altri episodi, anche gravi, di cui, fino a questo momento, non ho fatto cenno…”. E sempre della diga Piano Campo ha fornito notizie anche il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca: “Per volontà di Riina, era stato stabilito che l’appalto andasse a Costanzo e Lodigiani”. A questo punto qualche domanda è d’obbligo: perché per la mafia era così importante quel terreno da non esitare ad uccidere l’avvocato Ugo Triolo? Quel no alla mafia quali subdoli affari andava a contrastare? Che cosa si cela dietro quel terreno? Tanti interrogativi. Nessuna risposta: da ventidue anni soltanto mortificanti silenzi e sono silenzi che fanno male. Forse adesso il mistero dell’uccisione del vice pretore onorario di Prizzi, Ugo Triolo e della mancata costruzione della diga di Piano Campo potrebbero essere svelati. I numerosi collaboratori di giustizia potrebbero aggiungere qualcosa alle prime dichiarazioni del “confidente” Giuseppe Di Cristina. Per tanti anni le sue rivelazioni non sono state prese nella giusta considerazione ma molte delle cose dette allora dal boss stanno ritornando d’attualità negli ultimi anni ma soprattutto hanno avuto un apprezzabile riscontro da parte di alcuni collaboratori di giustizia. Un’inchiesta da riaprire dunque. Sarebbe importante e doveroso che anche per Ugo Triolo, dopo ventidue lunghissimi anni, si tentasse di fare giustizia. Il contesto Siamo nella Corleone degli anni ’70. Feroci e sanguinarie esecuzioni plateali si susseguono lasciando una lunga scia di sangue lungo le strade della cittadina. Vengono trucidati uomini come Rosario Cortimiglia, Giovanni Palazzo, ucciso in pieno centro cittadino, (il cugino, Onofrio Palazzo era scomparso poco tempo prima, inghiottito dalla lupara bianca il 9 luglio del 1977), Salvatore La Gattuta. Gli omicidi sembrano subito collocarsi nell’ambito di un racket di bestiame. Il “racket dell’abigeato” ha fatto razzie di ovini, non ultime le trecento bestie di proprietà di un pastore di Balestrate, Vincenzo Mulè, che teneva i suoi ovini al pascolo nella zona di Grisì. E’ lo stesso Vincenzo Mulè che verrà ingiustamente condannato all’ergastolo, dopo un misteriosissimo depistaggio, (fu chiamato in causa dal pastore analfabeta Casimiro Russo) per l’omicidio del colonnello Russo e completamente scagionato con la sentenza del 25 gennaio 1995. A Corleone sembra essere ritornati ai tempi del dopo Navarra, caratterizzati, tra il 1958 e il 1963, da una serie di omicidi, vaste battute e rastrellamenti. La mafia continua a sparare. Dopo il triplice tentato omicidio alla cava “Mannarazza”, dove scampano miracolosamente ad un agguato il proprietario della cava Rosario Napoli, il figlioletto Fedele di 9 anni e un dipendente, Vincenzo Mantovano, il 30 luglio 1977 viene trucidato Giuseppe Artale, comproprietario della cava “Mannarazza”, interessata nei lavori di subappalto della diga Garcia. La mafia ha spostato il baricentro dei propri interessi verso la sfrenata corsa ai nuovi e redditizi appalti nella valle del Belice. In questo contesto si colloca il duplice omicidio del colonnello Giuseppe Russo e del suo amico, il professore Filippo Costa uccisi nella piazza di Ficuzza la sera del 20 agosto 1977. E in questo contesto deve anche collocarsi l’omicidio di Ugo Triolo, vice pretore onorario di Prizzi, ucciso la mattina del 26 gennaio 1978. Da lì a poco comincerà l’assalto in grande stile dell’ala stragista corleonese alla città di Palermo, fino ad allora dominata dall’ala più moderata della vecchia guardia Badalamenti-Bontade-Inzerillo. Ugo Triolo è stato ucciso con nove colpi di P.38 davanti la sua abitazione in via Cammarata a Corleone. Qualche giornalista un po’ più coraggioso, recatosi sul luogo dell’agguato, aveva subito sottolineato come il killer fosse immediatamente svanito nel nulla e come fosse vicina l’abitazione del super latitante Salvatore Riina. Quel giornalista si chiamava Mario Francese. Sarà a sua volta ucciso a Palermo il 26 gennaio 1979, esattamente un anno dopo Ugo Triolo. Con le sue inchieste aveva svelato quali affari faceva la mafia intorno agli appalti e i subappalti nella valle del Belice. Con l’omicidio di Ugo Triolo i sanguinari “viddani” continuano ad accrescere il loro potere. Cominciano a capirlo i vecchi mafiosi. Lo capisce soprattutto Giuseppe Di Cristina, mafioso di Riesi. Lo ha intuito quando si è opposto alla decisione dei corleonesi di uccidere il colonnello Russo, ne ha avuto la certezza quando il 21 novembre 1977 si salva da un agguato mafioso: verranno uccisi due suoi fedelissimi che si trovavano a bordo della sua Bmw. La mattina del 16 aprile 1978 Di Cristina decide di saltare il fosso. Fa alcune dichiarazioni al capitano dei carabinieri Pettinato. E tra tante rivelazioni anche l’agguato all’avvocato Ugo Triolo: è stato deciso ed eseguito dai “corleonesi”. G. Francese |
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Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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