| La chiave è l’attività investigativa A colloquio con il PM Marcello Musso |
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di Lorenzo Baldo Palermo, Palazzo di Giustizia. Pochi giorni prima dell’anniversario della strage di Via d’Amelio, abbiamo incontrato il sostituto procuratore Marcello Musso. Piemontese di origine, siciliano di adozione. Un modo di fare a tratti provocatorio, con uno spiccato senso di autocritica. Con molta spontaneità e disponibilità ha accettato di rispondere ad alcune domande. Come è cambiata la sua visione di Cosa Nostra in questi anni? Prima di entrare in magistratura avevo un’opinione comune, generica. Da piemontese la vedevo come se fosse qualcosa di remoto e distante, che incuteva ugualmente paura, ma che riguardava solamente la Sicilia. Poi, una volta intrapreso il mio lavoro di magistrato e occupandomi specificatamente della questione, mi sono fatto una idea più concreta e precisa. Perché si è arrivati ad un abbassamento della guardia nei confronti della lotta alla mafia? Perché è cambiato il clima generale, non solo a Palermo, ma in tutto il Paese. E’ cambiata la legislazione… Se prendiamo ad esempio il dopo “mani pulite”, si può vedere che la questione della corruzione in Italia non è stata risolta a livello sociale né a livello di normativa. Si è provocato invece un cambiamento delle norme processuali che rendono molto più difficoltoso il processo. Questo ha un significato anche in tema di criminalità organizzata, perché quelle riforme legislative non valgono solo per imputati di reati in tema di pubblica amministrazione, ma valgono per tutti, quindi anche per gli imputati di mafia. Come si è arrivati al documento inerente il rito abbreviato per i reati di mafia firmato dai 192 magistrati? Ci si potrebbe anche domandare perché un tale documento sia stato scritto a Palermo e la risposta potrebbe essere che la magistratura palermitana è più sensibile rispetto al problema di un’abrogazione di fatto dell’ergastolo anche per gli imputati di reati gravissimi come le stragi. Il fatto è che, a mio parere, questo avviene in una maniera arbitraria, tendenziosa, senza che il Paese, il Parlamento e tutti gli organi previsti abbiano partecipato ad una discussione collettiva, seria. E’ questo che crea disagio ed imbarazzo. Nel nostro ordinamento esiste la pena dell’ergastolo e allora viene da domandarsi il perché non dovrebbe più essere applicata agli imputati di stragi. Tutto questo non può passare attraverso una “riforma silenziosa” in cui si permette a chiunque, fin dal dibattimento, di chiedere l’abbreviato, anche quando la pena prevista sia quella dell’ergastolo. Ecco perché credo che la magistratura di Palermo sia particolarmente sensibile nei confronti di questo problema, con tutti i suoi numerosi imputati pluriomicidi. Ritengo che il rito abbreviato, previsto dalle recenti riforme legislative, anziché snellire i procedimenti, abbia avuto l’efficacia di creare sovraccarico di lavoro e grande confusione. E a riguardo, quale collegamento sussiste con la diminuzione delle collaborazioni di giustizia? E’ possibile che tutto questo abbia contribuito ad un calo di nuovi “pentiti”, ma io credo che questo sia uno degli ultimi elementi, fra l’altro si tratta di un avvenimento recentissimo… In realtà è già passata una stagione nella quale noi non abbiamo nuove collaborazioni di giustizia, quindi si può ritenere che questa riforma legislativa vada ad incrementare questo calo. Ci sono però altre ragioni più remote e di ordine generale a riguardo. Io rimango fermamente convinto che le collaborazioni di giustizia si ottengono grazie ai successi dell’attività investigativa. E’ proprio la pressione investigativa che “crea” nuove collaborazioni. Il collaboratore non salta fuori dal nulla, anche se ci sono stati dei casi… Normalmente, quando qualcuno viene arrestato e colpito da accuse talmente gravi da comportare per lui anni e anni di carcere, con tanto di prova a suo carico, contestandogli fatti e prove, viene indotto a collaborare. Mentre fino a quando si trova in libertà senza alcuna contestazione nei suoi confronti è ben difficile che possa decidersi a collaborare con la giustizia. Io non vorrei che il calo di collaboratori di giustizia fosse da addebitare a questo profilo, affinché l’analisi debba essere fatta sull’incidenza dell’azione di polizia giudiziaria che viene svolta in questo periodo… Sicuramente ci sono altre cause che generano l’effetto della mancanza di collaborazioni: la questione della legge sui collaboratori di giustizia, l’attività del servizio centrale di protezione (in termini di vita quotidiana equivale alla questione della casa, dello stipendio, del medico per i figli ecc.). Quotidianamente leggiamo sui giornali <<… il collaboratore X non è stato ritenuto credibile…>> oppure <<… gli imputati di tre omicidi sono stati assolti nonostante vi fossero a loro carico le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia…>>, lo stesso processo Andreotti nonostante tutte le dichiarazioni di collaboratori di giustizia… Tutti elementi sul terreno di valutazione giurisdizionale che probabilmente fanno regredire il numero dei collaboratori di giustizia. E per quanto riguarda il processo contro i fratelli Graviano del quale si è occupato? Si tratta di un processo che per la pubblica accusa è stato un grande successo. In termini generali devo dire che è un processo fondamentalmente basato sui collaboratori di giustizia. Che reazioni ha provocato la sentenza? Nessuna. E’ ovvio che il magistrato lavora, non certo per avere poi delle “reazioni” dei consensi o dissensi. Io sono contento di come sia andata. Il processo andava fatto, non mi pongo quindi il problema se sia stato o meno popolare, anche se effettivamente pochissimi giornalisti se ne sono occupati. In ogni caso è stato affermato a Palermo un elemento di novità e cioè che anche gli associati a Cosa Nostra (che rispondono quindi di 416 bis – appartenenti ad associazione mafiosa denominata Cosa Nostra) sono stati giudicati e condannati per concorso esterno in altra associazione mafiosa. E di fatto hanno risposto di concorso esterno nella ‘Ndrangheta perché hanno dato un aiuto alla sopravvivenza di un’altra associazione mafiosa. Perché nella maggior parte dei processi dove gli imputati sono grandi nomi politici scatta una sorta di delegittimazione nei confronti dei collaboratori di giustizia? Le rispondo da cittadino, non si può non osservare che le assoluzioni dei politici sono più numerose, più frequenti rispetto alle altre e che sovente le prove sono basate sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia esattamente come lo sono le prove a carico degli altri imputati non politici. E questo induce a domandare se per caso non scatti una valutazione diversa dalla prova… Come vede l’evolversi di Cosa Nostra e le strategie per combatterla? L’azione antimafia deve continuare, sia essa basata su “speranze” o meno. Se ci sono notizie di reato, il nostro dovere è quello di perseguirle. Ci sono qui a Palermo degli esperti di mafia, molto più di me, i quali convergono con il dire (e ne sono convinto anch’io) che la mafia è in un periodo di sommersione e questo lo diceva già Caselli parecchi anni fa, insieme a numerosi altri. Cosa Nostra sta sott’acqua, cerca di non creare allarme con “omicidi in strada” e intanto riguadagna punti e terreno per quanto riguarda l’occupazione dell’economia, l’accaparramento degli appalti, il controllo dei grandi flussi economici. La risposta da dare è quella in termini di indagini di polizia giudiziaria, non certo unicamente basata sui collaboratori di giustizia, che non ci sono più. Ma qui sorge un altro problema: quanto sia professionalizzata la polizia giudiziaria, quanta capacità abbia di “resistere” sui tempi lunghi, per quanto riguarda la conoscenza del territorio. Se, ad esempio, continuano a cambiare gli ufficiali dei carabinieri, se non si ha una memoria, una conoscenza del territorio (ci sono delle zone, dei paesi, non troppo distanti da Palermo, nei quali i comandanti delle stazioni di carabinieri sono cambiati molto sovente e dove quelli arrivati da un paio d’anni ancora non conoscono tutto il territorio) cosa accade? La non-conoscenza significa che su quel territorio può svilupparsi qualsiasi fenomeno: abusivismo edilizio, ospitalità ai latitanti, azione mafiosa. La gente del luogo, “gli amici degli amici degli amici” conoscono sicuramente molto meglio il territorio e sono proprio questi i profili sui quali bisogna interrogarsi per vedere su quali sentieri deve essere condotta l’azione antimafia. Lorenzo Baldo BOX1 Marcello Musso Marcello Musso, Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo. Fino al 1994 ha lavorato presso la Procura di Torino, poi per due anni è stato applicato alla DDA di Milano, dopodiché ha dato la disponibilità per il trasferimento d’ufficio a Palermo. Fra i suoi processi va ricordato soprattutto quello contro i fratelli Graviano che ha visto accolta nella quasi totalità la sua requisitoria nella quale ha chiesto la condanna dei Graviano per concorso in attività illecite con una cosca della ‘Ndrangheta. |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
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primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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