| Antonino Caponnetto non un ricordo ma un legame |
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VI vertice in difesa della legalità e della giustizia sociale a cura di Marco Cappella e Lorenzo Baldo “Bisogna arrivare a pensare, a sentire come Paolo e Giovanni, considerare inevitabile la propria fine. Questa è la loro storia: la storia di due che sapevano che sarebbero stati presi di mira, che sarebbero rimasti progressivamente isolati e che avrebbero fatto quella fine…”. Antonino Caponnetto Solo un anno dalla scomparsa di Antonino Caponnetto, un decennio di arretramento sul pianeta giustizia. Ormai chi si prepara al concorso per entrare in magistratura non sa più cosa lo aspetta: leggi al contrario, attacchi alla magistratura di ogni genere, finalizzati anche a sfiancare di polemiche l’opinione pubblica fino a renderla refrattaria verso i problemi della giustizia. Nel mezzo, onnipresente, Cosa Nostra, i suoi uomini e i suoi fedelissimi affiliati di ogni dove. Più in là frange di resistenza alle quali la presenza di Caponnetto manca, e parecchio! Nel segno di questa resistenza lo scorso 6 dicembre 2003 si è svolto a Villa Montalvo (Fi) il VI vertice in difesa della legalità e della giustizia sociale. Già nella mattinata si era avuto sentore di quello che poi sarebbe stato l’incontro dalle parole dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro venuto alla presentazione del libro Antonino Caponnetto - eroe contromano in difesa della legalità (realizzato dalla Fondazione Caponnetto, con le testimonianze di tanti amici del padre del Pool antimafia, tanti ricordi, le sue parole e la sua ultima intervista Diple ed.): <<C’è un’aria di servirsi della forza di maggioranza che conosce solo l’ubbidienza cieca – ha sottolineato Scalfaro – una volontà ferrea di sottrarsi ad ogni costo al giudizio del magistrato, a cui il cittadino comune non può invece sottrarsi…>>. Ore 16, la “Sala delle Limonaie” ribattezzata quello stesso giorno sala Antonino Caponnetto, comincia a riempirsi di uomini e donne di tutte le età, provenienti da tutta Italia, molti giovani seduti anche sulle scale e in prima fila Elisabetta Baldi Caponnetto, per tutti nonna Betta, che del suo Nino incarna la dignità, la forza e l’aristocrazia. Moderatore Raffaele Palumbo di Controradio che ha riassunto questi 6 anni dal primo incontro, fortemente voluto da Caponnetto, fino ad arrivare a quello odierno. Salvatore Calleri, suo stretto collaboratore, ha presentato il vertice come simbolo per dimostrare che <<il giudice Caponnetto è vivo…>>, un impegno da mantenere negli anni a venire attraverso la Fondazione Antonino Caponnetto da lui presieduta. Gherardo Colombo, sostituto procuratore di Milano, è stato il primo a rompere il ghiaccio: <<Io non sono tanto d’accordo nell’usare la parola “ricordo”, perché per quel che mi riguarda è una parola sbagliata. Quando si conosce una persona, la si frequenta, si condivide, questa persona lascia qualcosa all’interno di noi e allora non si tratta di ricordo, ma si tratta di relazione che è una cosa fondamentalmente diversa. Il ricordo presuppone la scomparsa, la relazione ha come fondamento necessario il fatto che si rimanga insieme… ed io Nino Caponnetto lo intendo in questo modo… non è una persona che io ricordi, che debba ricordare, è una persona che è diventata anche un po’ parte di me… e con quella parte di me che è stata riempita da Nino io ho una relazione, non ho un ricordo…>>. Con grande semplicità e profonda convinzione il Pm milanese ha trasmesso quanto appreso dalla sua relazione con Nino Caponnetto: <<è importante non tradire… non l’eredità che segna un distacco… ma il pensiero di Nino …>>. Non ha nascosto l’emozione al momento di prendere la parola Massimo del Papa, giornalista della rivista rock Mucchio Selvaggio al quale Caponnetto concesse poco prima del Natale del 2001 quella che è considerata l’ultima intervista: << Mi ha regalato la commozione, perché durante l’intervista siamo passati a parlare delle stragi, del sacrificio di Falcone, di Borsellino, gli occhi gli si sono riempiti di lacrime e non ha più parlato… e il registratore registrava il silenzio… c’erano i canarini in gabbia che si sono messi a cantare in un modo talmente forte che sembrava volessero dire che anche in fondo all’abisso più tragico c’è sempre una ragione per sperare… che poi era secondo me la sua filosofia…Mi regalò anche la rabbia… verso quello che lui riteneva ingiusto… l’uscita più dura fu verso il centro sinistra che <non aveva saputo dare una speranza ai giovani> una sentenza terribile… ma aveva ragione…>>. Applausi a scena aperta. Dalla Procura di Palermo tre suoi rappresentanti, a Massimo Russo PM alla Dda il compito di ricordare come Caponnetto avesse ridato <<la credibilità e l’autorevolezza alla magistratura rappresentando lo Stato in un momento in cui lo Stato era assente e sembrava aver ceduto alla mafia. Nino Caponnetto è venuto a Palermo, quando Palermo era in guerra, quando era martoriata dallo strapotere mafioso…>>. Il Procuratore capo Piero Grasso ha lanciato il suo appello alla <<rivolta morale>>. Il sostituto procuratore Antonio Ingroia con l’intensità di chi ha vissuto accanto a un grande uomo, prima ancora che a un grande giudice, ha ricordato il 1° vertice della legalità scaturito anche da quel “se ci siete battete un colpo” che lo stesso Ingroia aveva rivolto alla società civile in un’intervista: <<Da quei terribili giorni delle stragi del ’92 e poi delle stragi del ’93, nel momento in cui l’Italia della legalità si sentiva letteralmente in ginocchio, disarmata e disperata… Antonino Caponnetto incarnò quell’Italia della legalità… Quando Caponnetto disse che non c’era più nulla da fare, non c’era più speranza dopo la strage di Via D’Amelio, davvero tutti ci sentimmo disarmati e disperati… ma fu proprio lui a darci la forza, fu una guida per tutti noi per riprendere un cammino difficile nel quale ancora ci troviamo. E lo fece in un momento nel quale significava essere controcorrente con la sua ostinazione, la sua fermezza e la sua intransigenza…”. Con la rabbia e il dolore di sempre Giovanna Maggiani Chelli, dell’Associazione dei familiari strage di via dei Georgofili, si è rivolta ai presenti: <<Bisognerebbe che da questo incontro uscisse che, da dieci anni a questa parte le cose non vanno… proprio dal momento in cui furono fatte le maledette stragi del 1993, le stragi che sono state il risultato di quella riunione del 1987, quando la mafia decise il “cambiamento” e Riina decise di guardare ad “altri partiti”. (…) La verità fino in fondo non ce l’hanno ancora detta, e se non ce la diranno ancora una volta passerà alla storia un dato falsato, un dato prettamente buono per un uso politico. A questo punto chiedo a nome delle nostre vittime un po’ più di sincerità, meno strumentalizzazione e più coraggio, perché queste, noi crediamo, fossero le cose in cui credeva il Giudice Caponnetto>> . Poi è stata la volta di Saverio Lodato, giornalista de L’Unità che insieme a Caponnetto scrisse il libro-intervista I miei giorni a Palermo: <<Antonino Caponnetto era un magistrato assolutamente incompatibile con l’Italia berlusconiana, assolutamente incompatibile con una concezione della lotta alla mafia così come in questi 2 anni e mezzo di governo Berlusconi si è venuta manifestando. Caponnetto ha avuto la fortuna di non vedere l’ultimo anno dello scempio che su questa materia, questo governo e questa maggioranza, hanno portato avanti… ma aveva già visto abbastanza per dire che il“ presepe” non gli piaceva…>>. Adriana Musella, nel comitato direttivo della Fondazione Caponnetto, figlia dell’ing. Gennaro Musella, ucciso 20 anni fa da un’autobomba per mano di mafia e di ‘ndrangheta, ha portato il suo ringraziamento al giudice nisseno: <<perché è lui che mi ha avviato a questo impegno pubblico, è lui che mi ha dato sostegno nel momento in cui dovevo essere sostenuta… è lui che mi ha insegnato a credere di nuovo… ad avere speranza quando ormai la speranza era morta…>>. L’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli ha ampliato l’intervento di Salvatore Calleri e di Saverio Lodato spiegando l’importanza di <<chiamare le cose con il loro nome>> come faceva Caponnetto, dimostrando poi punto per punto come a volte si materializzano la distorsione e la falsità nell’informazione <<la giustizia che prova a cercare la verità e addirittura arriva a condannare è “giustizia ingiusta”…>>. Piero Marrazzo, giornalista di Rai 3: <<Mio padre Giuseppe Marrazzo, fin dagli anni ’60 scendeva in Sicilia per i reportage, la mia vita è stata segnata dalla quotidianità di che cos’era la mafia… (…) la mafia non la possono e non la devono solo raccontare quelli che occupano il primo livello, bisogna riportare questa cultura nella società…>>. Da Elio Veltri, scrittore ed editorialista, il ricordo di Antonino Caponnetto come un uomo <<limpido, mite, ma inflessibile sui valori…>>, poi una stilettata al contesto politico creato intorno alla “santificazione” di Andreotti dopo la recente sentenza di “assoluzione” <<opera di tutti, da destra, a sinistra, al centro… trasversale!>>. In rappresentanza del nostro giornale c’è stato l’intervento del vicedirettore Lorenzo Baldo che riallacciandosi al ricordo di quel primo vertice sulla legalità citato da Ingroia, ha introdotto il tema dell’attacco alla magistratura, della terza indagine aperta a Caltanissetta per far luce sulle stragi del 1992, concludendo con la minaccia di nuovi attentati emersa dalle ultime intercettazioni ambientali registrate in un casolare dell’agrigentino. Avvocato di grande fama, difensore fra gli altri di Tommaso Buscetta e Giovanni Brusca, Luigi Li Gotti ha lanciato un appello all’unità: <<Piero Grasso e Gian Carlo Caselli, voi siete dalla nostra parte entrambi, non vogliamo sentire il sapore delle polemiche perché ne abbiamo troppi di nemici… e dobbiamo difenderci da quei nemici… Entrambi avete portato due testimonianze che ci hanno colpito, noi la vogliamo considerare un’unica testimonianza…>>. L’incontro si è concluso con le parole, a tratti profondamente commosse, dell’avvocato Alfredo Galasso, amico di vecchia data di Antonino Caponnetto. Grande impegno civile messo al servizio della sua professione e delle molteplici attività alle quali si è dedicato in questi anni, che lo hanno portato ad essere socio fondatore della stessa Fondazione Caponnetto. Il suo richiamo a Ciampi <<a non firmare la legge Gasparri>> ha acceso subito la platea, mettendo in guardia che, in caso contrario <<noi come Fondazione Caponnetto, il giorno dopo la firma lanciamo il referendum abrogativo!>>. (…) <<Il motivo per il quale Nino Caponnetto 20 anni fa esatti venne giù a Palermo e diventò un nostro amico e un vostro collega era perché sapeva che l’azione di contrasto a Cosa Nostra era l’azione di contrasto a un sistema di potere politico, economico, culturale… che richiedeva innanzitutto un impegno di chi si trovava a dovere contrastare la criminalità organizzata nel suo aspetto più direttamente criminale, sfatando un’idea che oggi tende a riprodursi e che era presente a destra come a sinistra, l’idea cioè che Cosa Nostra ( allora neanche si sapeva che così si chiamava, che la mafia era una sorta di mentalità siciliana di groviglio di idee, di confusione), non erano uomini e spesso donne in carne ed ossa che avevano organizzato un “sistema” di potere criminale, feroce, militarmente attrezzato…>>. Un accenno alla recente “assoluzione” di Giulio Andreotti: <<…prescrizione a Palermo, prove non riscontrate in Cassazione per il delitto Pecorelli… per assolvere politicamente non Giulio Andreotti, ma tutto un sistema di potere democristiano che, lasciatelo dire a me, siciliano, ha fatto scempio dei diritti e delle libertà fondamentali, dei principi e dei valori, un sistema di potere che ha favorito l’assassinio e le stragi di giornalisti, non solo di magistrati, di imprenditori, di uomini e di dirigenti politici per bene come Mattarella e La Torre, di forze dell’ordine, di gente innocente… di bambini…>>. In ultimo una nota personale in memoria di Caponnetto: <<Visto dall’esterno era un magistrato inflessibile, un magistrato che come Falcone, come Borsellino e tanti altri sapeva che cosa stava raccontando dei misfatti di Cosa Nostra per la prima volta dall’interno di Cosa Nostra Tommaso Buscetta e non disse a me mezza parola… magistrato rigoroso, inflessibile, per un suo costume, ma era anche un uomo giusto che sapeva quali fossero i valori e come nella vita concreta si dovesse comprendere, si dovesse perdonare talvolta, ma senza abbandonare questo riferimento forte a valori e principi fondamentali… erano per lui come per molti di noi qualcosa di concreto… che poi si traducevano in un’attività quotidiana sul versante giudiziario, su quello politico, su quello culturale. Io credo che bisogna rammentare cosa un “poeta laico” come Ugo Foscolo, tanti decenni fa disse… mi riferisco particolarmente a te Betta… tra i viventi e quelli che non sono più fisicamente tra noi… questa “corrispondenza” definita come una “dote celeste”… se vi ricordate i versi de “I sepolcri” di Ugo Foscolo… E lui era un “poeta laico”… Io sono un uomo laico… consentitemi senza retorica di ricordare un amico, una persona le cui lacrime e il cui sorriso ci siamo più volte scambiati in 20 anni, credetemi, talvolta davvero molto difficili… e se la difficoltà non scomparsa dal nostro orizzonte, anzi aggravata… adesso… non la considero insuperabile e mi danno la forza… è perché sento non so dove, da qualche parte… che questo sorriso mi accompagnerà…>>. Per chi volesse ricevere la copia del libro Antonino Caponnetto: eroe contromano in difesa della legalità può contattare la Fondazione Antonino Caponnetto Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo www.antoninocaponnetto.it www.dipleedizioni.it |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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