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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Andreotti, il processo s’aveva da fare PDF Stampa E-mail
di Saverio Lodato

«Vade retro>> Caselli. <<Vade retro>> Lo Forte. <<Vade retro>> Scarpinato… Come dicevano i corleonesi di Totò Riina, durante la guerra di mafia, a proposito dell’avversaria “famiglia” degli Inzerillo? <<Di loro non deve restare neanche la semenza>>. Rassegnatevi dunque cari Caselli, Lo Forte, Natoli e Scarpinato: dovrete pagare sino alla settima generazione per avere osato portare alla sbarra il sette volte presidente del consiglio; l’uomo politico italiano più noto al mondo, l’uomo simbolo della Dc durante la guerra fredda e l’uomo simbolo dell’intera Prima Repubblica; l’uomo politico dalla battuta sempre pronta, l’uomo politico – anche questo scrisse qualcuno – che non poteva essere sospettato, meno che mai accusato, visto che non ha mai indossato pullover che non fossero rigorosamente di cachemire;  nostro grande della terra fra i grandi della terra, l’unico Machiavelli partorito da cinque secoli di storia italiana perennemente alla ricerca di autentici Statisti che fossero capaci di tacitare innaturali sintonie fra “etica” e “politica”.
Andreotti è la nostra gloria nazionale. Andreotti non andava toccato. Andreotti non si tocca. Chi lo ha fatto deve pagare. E’ questa la legge del taglione di quelli di Forza Italia. La legge del settantasette volte sette. E già  che ci siamo, è diventata parola dell’intera Casa delle Libertà, senza esclusione di colpi, senza distinguo, senza ripensamenti di alcun tipo. Bastava leggere “Il Giornale” dell' 8 gennaio a pagina 13. Legge del taglione persino di quegli ex Dc che dispongono di ben altri strumenti spirituali e culturali, rispetto a quelli che, pur essendo loro compagni di scorribande concettuali (si fa per dire), ne sono anagraficamente ma desolatamente privi. Ma quello […] [che è pubblicato di seguito] è proprio un Bignamino (come si sarebbe detto una volta) di facilissima consultazione su genesi e storia del processo Andreotti a uso e consumo dei furbi, di certi “generoni” (palazzinari) delle terrazze romane, dei superficiali che vanno a orecchio, di quelli che non hanno mai letto una carta, di quelli che le hanno lette tutte volendovi leggere il contrario di ciò che ci sta scritto, di quelli che come prima professione esercitano quella di negare l’evidenza, di quelli che se oggi toccano Andreotti domani possono toccare me, di quelli che <<l’imputato è innocente>> se il reato è stato prescritto, di quelli che <<l’imputato è innocente>> se è stato assolto per insufficienza di prove, di quelli che gli imputati sono tutti uguali ma qualcuno è più uguale degli altri, in una parola di quelli che – anche se a proposito dello stato generale della lotta alla mafia – il pm palermitano Antonio Ingroia ha recentemente definito <<i vigliacchetti>> della politica italiana. Undici anni. Sono trascorsi undici anni dal giorno in cui la Procura di Palermo, diretta da Gian Carlo Caselli, avanzò formale richiesta di autorizzazione a procedere al Senato per mafia  nei confronti di un imputato indiscutibilmente di lusso. E il Senato – ma i <<vigliacchetti della politica italiana>> lo hanno dimenticato – diede il suo bellissimo disco verde. Nelle aule di giustizia di Palermo si sono  celebrati due processi. La fine è nota. Ne sono stati celebrati alcune centinaia in televisione (pubblica o privata che sia), alcune centinaia sulla carta stampata. La fine è notissima. C’è stato un bel dibattito al Senato. Giulio Andreotti ha accusato Luciano Violante di essere l’ispiratore occulto del Gran Complotto che partiva dagli americani, dai pentiti, da Buscetta, dai comunisti, dai vertici della polizia…, all’indomani della sentenza di Cassazione che lo riguardava. Si trattava, in quel caso, dell’annullamento della condanna di Perugia, non del processo di Palermo, ma fa lo stesso. Andreotti ha dato la sua versione dei fatti. Luciano Violante si è difeso dalle accuse dando la sua versione dei fatti. Un dibattito al Senato, in un paese civile, non dovrebbe forse mettere la parola fine alle polemiche, le rissosità, i contenziosi arretrati fra opposti schieramenti politici, anche se, in questo caso, avevano per oggetto una vicenda squisitamente giudiziaria? Diversamente a che scopo si fa un dibattito in Senato? Allora tutto finito? Macché, la festa è appena cominciata. E partono le note dell’Orchestrina Garantista: Giuliano Ferrara alla batteria, Bruno Vespa ai piatti, Emanuele Macaluso al tamburo… (ci permettiamo di <<scherzare coi santi>>, non ce ne vorranno). Ma sì. Musica maestro. Parliamone <<in saecula saeculorum>> del processo Andreotti. Eppure basterebbe leggere il Bignamino[…] [qui] pubblicato per disporre di un poderoso antidoto contro l’autentico male occulto della politica italiana: certi Professionisti di <<Forza Imputati>>. E qui bisogna stare attenti a quel che si scrive. Bisogna infatti state attenti a non esser tacciati di essere Professionisti dell’Antimafia, anche se, potendo scegliere, opteremmo senz’altro per il secondo schieramento. Perché vedete: un conto è Giulio Andreotti, un conto sono certi cicisbei (cicisbo: cavalier servente di dama d’alto lignaggio – Nuovo Zingarelli), che non lasciano il campo di battaglia non rendendosi conto che la guerra è finita e persino <<la dama d’alto lignaggio>> da tempo se n’è andata a casa. La domanda non è (e le gambe ci fanno giacomo giacomo a doverlo ripetere): Andreotti era o non era colpevole? Diversamente a che scopo si fa un processo? La domanda è: sulla base degli elementi di cui erano in possesso i magistrati di Palermo, andava o non andava processato Andreotti? La nostra risposta da lettori del Bignamino, è: “sì”. E alla stessa identica maniera risposero i Senatori della Repubblica (noi non possiamo dimenticarlo, è vero?). Naturale, umano, legittimo, ovvio – può bastare? – che Andreotti la trafila l’avrebbe evitata volentieri. Ma per certi Professionisti di <<Forza Imputati>>, non basta, non può bastare. Rimestano nel pentolone all’infinito: qualcosa, alla lunga, resterà. Voi, invece, seguite il consiglio: date un’occhiata al Bignamino.



ANTIMAFIADuemila N°37
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
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    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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