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I clan baresi e il business con Londra PDF Stampa E-mail





DOMENICA, 25 NOVEMBRE 2007
Pagina III - Bari RETROSCENA I clan baresi e il business con Londra

GIULIANO FOSCHINI

IN molti quartieri di Bari, nel centro storico, per esempio, ma anche a Japigia, al San Paolo, le agenzie di scommesse sportive aprono molto poco. E pure quando alzano le saracinesche dopo poco, pochissimo, chiudono. Eppure i giocatori sono tanti, le schede centinaia e centinaia, e non soltanto la domenica come ai tempi del Totocalcio: si gioca sul campionato italiano di calcio, sui campionati esteri, dalla Norvegia alla Spagna, e poi c´è la Champions league, la Uefa, le coppe di Lega, oltre al tennis che è per intenditori ma (salvo i brogli tra giocatori) rende e rende tanto. Ecco, secondo la Procura di Bari, la criminalità organizzata barese ha messo gli occhi sul grande business delle scommesse, sulle orme di quello che già da tempo fanno la Mafia e la Camorra. I clan locali avrebbero imposto una sorta di monopolio alle giocate: migliaia e migliaia di euro al giorno non vanno sui canali tradizionali (società come la Snai o la Match point) delle giocate, ma vengono dirottati su Internet, su siti di bookmaker inglesi. Il problema è che quei bookmaker sono, per così dire, a capitale misto: sede a Londra, ma la cassa è a Bari. I soldi delle scommesse sono i soldi dei clan. Su questa pista stanno lavorando da tempo gli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza che hanno messo gli occhi sul tesoro dei clan. Il canale delle scommesse è uno dei migliori, se non il migliore, per ripulire i soldi sporchi ma anche per farli rendere. Le giocate fruttano tanto, è un investimento a fondo sicuro. In Puglia ogni anno girano sulle scommesse più di cento milioni di euro, è una delle aziende più floride della Regione. L´asse Bari-Londra non è poi soltanto una supposizioni. Una prima indagine - seppur nella sua fase preliminare - si è infatti già chiusa. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore del tribunale di Bari, Giuseppe Scelsi, ha inviato dodici avvisi di garanzia. Ci sono baresi e napoletani, romani e toscani. «Un´associazione a delinquere dedita alle scommesse clandestine on line su eventi sportivi» sostiene il magistrato. Gli indagati sono tutti accusati di aver costituito (o preso parte) una società a Londra che dal febbraio del 2001 ha fatturato milioni di sterline raccogliendo le scommesse. In Italia - dice però Scelsi - la società non avrebbe alcuna autorizzazione e per questo motivo non avrebbe alcun diritto a lavorare. Questione di legge, quindi. Ma non questione di mafia. Ma gli investigatori baresi sono certi che le famiglie malavitose locali abbiano investito forte. Tant´è che dalla Direzione distrettuale antimafia nazionale sta caldeggiando la realizzazione di una mappa di tutte le sale da gioco della città: dalle agenzie ai punti di raccolta Internet, passando per le sale Bingo. «È evidente - spiega il presidente della commissione antimafia, Francesco Forgione - che la circolazione di contante senza controllo e la facilità di riciclare all´interno di queste gestioni i soldi provento delle attività criminali rischiano di creare un corto circuito pericoloso che va interrotto». Sulle scommesse i soldi girano più velocemente e sicuramente più puliti che sulla droga. Basta passeggiare nel centro storico, la domenica mattina prima delle partite, per rendersi conto di come due vecchie tabaccherie, un computer con una postazione Internet e niente di più, incassano come una banca in un giorno di piena. I palinsesti delle giocate sono ovunque, ci si mette in fila, si detta la giocata e si ha la ricevuta, come in una sala scommesse tradizionale. In più, non bisogna aspettare nemmeno le 24 ore per ritirare l´eventuale vincita. Appena sono finite le partite, i soldi sono già a disposizione. Sulla carta non c´è niente di illegale, salvo che come nel caso dell´inchiesta della Procura la società non sia autorizzata dai monopoli italiani. «La difficoltà - spiegano gli investigatori - sta proprio nel provare che quei capitali, portati all´estero, siano riconducibili ai clan e siano frutto della loro attività malavitosa. Nella maggior parte dei casi quei soldi circolano su conti correnti esteri, intestati a società che non hanno nemmeno la sede legale in Italia». Anche a Bari, non esiste più la malavita di una volta. (g. fosch.) LA REPUBBLICA EDIZIONE BARI 25 NOVEMBRE 2007
 

 
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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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