| “Il gioco è chiuso” |
|
|
|
|
Operazione del Gico: catturato il penultimo latitante della strage di via D’Amelio di Dora Quaranta Palermo. Ora manca all’appello solo lui, la primula rossa, Bernardo Provenzano, l’imprendibile. Sono quasi le 8 del mattino del 6 marzo quando scatta l’operazione “Game Over”: un gruppo di agenti del Gico della Guardia di Finanza fa irruzione in un monolocale di 40 mq sito al secondo piano di una palazzina del residence “Al Giardino” fra Monreale e Pioppo in contrada Cangemi a pochi chilometri da Palermo. Da due giorni, in seguito a pedinamenti, intercettazioni ambientali e telefoniche e con la collaborazione del Sisde, i finanzieri hanno individuato il nascondiglio del penultimo latitante condannato per la strage di via D’Amelio. Si tratta di Cosimo Vernengo, 40 anni, uomo d’onore di Santa Maria di Gesù, uomo di fiducia di Pietro Aglieri, Carlo Greco e dei fratelli Graviano, proprietario di un cantiere nautico recentemente sequestrato e di una fabbrica di ghiaccio intestata al fratello ed appartenuta al suo bisnonno. I Vernengo sono una famiglia storica di Cosa Nostra. Il padre di Cosimo, Pietro Vernengo “U Tistuni”, da anni ormai in carcere, è stato fra i protagonisti delle stragi di mafia dei primi anni ’80, re del contrabbando e dei traffici di droga: una delle sue raffinerie produceva 50 kg di eroina alla settimana. Agli inizi degli anni ’90 Pietro Vernengo ha suscitato scalpore per una rocambolesca fuga in motoscafo dall’ospedale oncologico di Palermo. Contro l’uscio Cosimo spinge un armadio per ostacolare le forze dell’ordine che devono sfondare la porta d’ingresso per catturarlo. Resosi subito conto che qualunque via di fuga gli è preclusa, alla vista degli agenti non oppone nessuna resistenza e si lascia ammanettare. Con sé ha una carta d’identità falsa, 100 sterline, 1800 euro ed una banconota da 50 mila lire. Due borsoni pieni di camicie e biancheria intima sono appoggiati ai piedi del letto. Una copia di “Micromega” dello scorso anno, dedicata ai tremendi eccidi del ’92, è aperta sul comodino. A pochi metri dall’abitazione è parcheggiata una motocicletta usata da Vernengo durante i suoi spostamenti. Il latitante, secondo il Gico, era in procinto di lasciare l’Italia alla volta dell’Inghilterra dove gli sarebbe stato più facile far perdere le proprie tracce. L’esame dei documenti e degli appunti in suo possesso lascia presagire che a più riprese e per brevi periodi Vernengo abbia lasciato la Sicilia. Sono state subito avviate le indagini per smascherare la rete di fiancheggiatori che hanno fornito le opportune coperture. Il monolocale era in uso dal latitante già da un anno ed il contratto di affitto era stato stipulato da un palermitano prestanome. <<E’ evidente – a detta del sindaco di Monreale Salvino Caputo – che la cosca mafiosa di Monreale ha assicurato tutela e coperture a Vernengo. E’ necessario e indifferibile a questo punto attivare iniziative per rivedere i controlli del territorio>>. Cosimo Vernengo ha rivestito un ruolo chiave, fondamentale tanto nella preparazione quanto nell’esecuzione dell’attentato di Via D’Amelio in cui il 19 luglio del ’92 persero la vita il giudice Borsellino e gli agenti della sua scorta. Assolto in primo grado nel Borsellino bis, il 18 marzo 2002 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta lo condanna all’ergastolo per associazione mafiosa e per il reato di strage. Ma Vernengo è irreperibile. Con il cognato Giuseppe Urso, anch’egli condannato al carcere a vita per la medesima strage, si dà alla latitanza. Nel luglio del 2003 la Cassazione conferma definitivamente l’ergastolo per Vernengo. Giuseppe Urso viene catturato dal Gico il 23 maggio dello scorso anno; si nascondeva in un palazzo di Via Ernesto Basile a Palermo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti sono Pietro Aglieri e Bernardo Provenzano a scegliere gli uomini che dovrebbero prendere parte al massacro di quel 19 luglio. Della lista non devono far parte mafiosi qualunque, ma solo boss “rappresentativi”, dotati di un certo spessore. E Cosimo si presenta come un “figlio d’arte”, il suo cognome è una garanzia e poi è ormai pienamente entrato nel giro dei trafficanti di droga. A lui, che vanta contatti con la ‘ndrangheta calabrese, spetta procurare l’esplosivo, il Sintex, dal brindisino. Dinanzi ai giudici Vincenzo Scarantino, collaboratore di giustizia, racconta che tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del ’92 Cosimo Vernengo ascolta da una finestra lasciata aperta una riunione preparatoria della strage in casa di Giuseppe Calascibetta, riunione poi smentita da altri pentiti del calibro di Giovanni Brusca, Salvatore Cancemi, Santino Di Matteo e Giuseppe La Barbera. Scarantino aggiunge anche che il sabato mattina precedente la morte del dott. Borsellino, a piazza Guadagna, insieme ad altri Vernengo riceve la notizia che il giudice è stato intercettato da Gaetano Scotto, fratello di Pietro, esperto di telefonia. Quel sabato pomeriggio Cosimo insieme al cognato Urso imbottisce di tritolo una Fiat 126 all’interno dell’officina di Orofino in via Messina Marine. Orofino, assolto in primo grado dal reato di strage, verrà condannato solo per favoreggiamento. La mattina del 19 luglio Cosimo avrebbe fatto da “battistrada” a Pietro Aglieri che era alla guida dell’autobomba. Presso la caserma delle Fiamme Gialle di Corso Calatafimi presiedono la conferenza stampa il procuratore Grasso, l’aggiunto Giuseppe Pignatone e i sostituti Maurizio De Lucia e Antonino Di Matteo, coordinatori delle indagini, il colonnello Giuseppe Mango, comandante del nucleo regionale di polizia tributaria e del Gico siciliano, il generale Cosimo Sasso, comandante regionale della Guardia di Finanza. Mostra piena soddisfazione il procuratore Grasso: <<Sono in carcere tutti quelli che eseguirono la strage – commenta – e per noi era importante, per il collega Paolo Borsellino. Lo Stato non poteva permettersi che un condannato con sentenza definitiva per la strage in cui morì il giudice Borsellino restasse latitante e sfuggisse alla giustizia. Manca soltanto il boss Provenzano, ma il cerchio intorno a lui si stringe>>. Fuori i parenti fanno ressa e gridano l’innocenza del loro congiunto. Rosalia Vernengo, sorella di Cosimo nonché moglie di Giuseppe Urso, si fa largo tra la folla e ai giornalisti dice di essere orgogliosa del cognome che porta: <<Un cognome di cui vado fiera perché mio nonno, mio padre e tutta la mia famiglia non hanno mai fatto del male a nessuno. Questo cognome però ci ha portato alla rovina, alla distruzione delle nostre famiglie, dei nostri figli, perché ormai siamo come bollati. Come si fa a credere a personaggi come Vincenzo Scarantino, una persona senza regole, una persona che ha detto bugie senza fine?>>. ANTIMAFIADuemila N°39 |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
|
| Leggi tutto... |
|
La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
|
|
In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
| Home |
| Redazione |
| Scrivici |
| La Rivista |
| Informazione |
| Abbonamenti |
| Dossier |
| Documenti |
| Link |