| Dell’Utri, «agente assicurativo» della mafia |
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La dura requisitoria dei pm di Palermo contro il senatore. Prove abbondanti e schiaccianti di Monica Centofante «Fatti, fatti concreti, fatti che hanno abbracciato un arco temporale di 30 anni a partire dal 1970, fatti andati ben al di là rispetto a quello che costituiva il materiale probatorio sulla base del quale il PM fece le proprie richieste di prova all’inizio del dibattimento». Solo sui fatti si baserà la requisitoria dei sostituti procuratori Antonio Ingroia e Domenico Gozzo che chiederanno al Presidente Leonardo Guarnotta e alla Corte di condannare Gaetano Cinà per associazione mafiosa e il senatore Marcello Dell’Utri per concorso esterno. Prove chiare e inoppugnabili: testimonianze dirette e oculari, intercettazioni telefoniche, alcune di antica data, e persino risultanze documentali, fotografiche, filmate, oltre alle dichiarazioni incrociate di numerosi ed importanti collaboratori di giustizia. Tali e talmente tante da spingere il pm Ingroia a sottolineare che si potrebbe richiedere per il senatore persino«la configurabilità del reato di partecipazione in associazione mafiosa». Un processo che - tiene a specificare il magistrato - in nessun caso può definirsi politico poiché rivolto ad un imputato che soltanto alla fine ha svolto attività politica «in un periodo ben successivo a quello oggetto dell’imputazione e soltanto quando molti elementi di accusa erano già acquisiti». Tanto è vero che «non sono mai stati acquisiti né documenti né testimonianze aventi ad oggetto lo svolgimento dell’attività politica dell’imputato. Il processo non è ad un uomo politico né, tanto meno, un processo ad un movimento politico (quello fondato dall’imputato Dell’Utri). Nessuno è autorizzato a dirlo!». Il thema probandum è di ben altra natura e assai più grave. Attiene «ai rapporti costanti di Dell’Utri con esponenti di spicco dell’associazione mafiosa, assai risalenti nel tempo, rispetto al quale, appunto, il recente impegno politico dell’imputato è stato un esiguo ultimo segmento temporale di una lunga storia. E questo perché l’origine dei rapporti dell’imputato Dell’Utri con Cosa Nostra non è in alcun modo identificabile col rapporto tradizionale fra il prototipo del c.d. ‘politico colluso’ e l’organizzazione mafiosa; è qualcosa di diverso, è molto di più». Il pm infatti ritiene «pienamente dimostrato» il ruolo del senatore rispetto all’organizzazione mafiosa e più specificatamente la sua posizione di «garante degli interessi mafiosi negli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi, con particolare riferimento al gruppo FININVEST». E non occorrono molte parole, specifica il pm, per evidenziare quanto prezioso sia per una mega-organizzazione criminale come Cosa Nostra poter usufruire di stabili e sicuri tramiti con il mondo dell’economia e della finanza. Oltre a questo vanno considerate nella fattispecie altre condotte singole date per accertate come «l’essere stato il Dell’Utri l’artefice dell’assunzione di Vittorio Mangano presso l’imprenditore Silvio Berlusconi», permettendo così l’inserimento di un mafioso di primo piano negli ambienti imprenditoriali milanesi. E nella stessa ottica di favorire gli scopi e l’interesse di Cosa Nostra il Senatore aveva organizzato un incontro diretto e personale fra Berlusconi e i capi dell’organizzazione di allora: Stefano Bontade e Mimmo Teresi, della famiglia di Santa Maria di Gesù, e Francesco Di Carlo della famiglia di Altofonte finalizzato all’assunzione di Mangano che doveva svolgere, unitamente al Dell’Utri e al Cinà, la funzione di «assicurazione contro i sequestri». Berlusconi infatti in quel periodo aveva subìto diverse minacce pertanto su proposta di Dell’Utri, che agisce come una sorta di «agente assicurativo» di Cosa Nostra, stipula un vero e proprio «contratto di assicurazione». Da questa particolare rappresentanza degli interessi mafiosi ovviamente i due traggono notevoli benefici che per essere mantenuti hanno costante bisogno di esser alimentati dall’assidua frequentazione di boss di rango come Salvatore Micalizzi, uomo d’onore della famiglia di Partanna Mondello e Salvatore Federico, uomo di Bontade. Per un certo periodo poi il senatore avrebbe svolto analogo compito all’interno del gruppo imprenditoriale milanese dei fratelli Filippo e Alberto Rapisarda presso il quale viene assunto grazie al «decisivo intervento dello stesso Bontade». «Attività» che riprende quando rientra a lavorare alle dipendenze di Berlusconi per il quale funge da intermediario per «regolare i reciproci rapporti rispetto all’attività televisiva intrapresa dal gruppo Berlusconi in Sicilia. E’ infatti Dell’Utri a consegnare a Cinà e questi a Cosa Nostra le somme di denaro periodicamente versate al fine di ottenere la ‘protezione’ degli interessi del gruppo in Sicilia». All’indomani della guerra di mafia che vede sconfitta proprio la cordata di Bontade e Teresi, il rapporto con Dell’Utri, gestito in un primo momento dai Pullarà, tramite Vittorio Mangano, viene assunto direttamente da Totò Riina che tramite Salvatore Cancemi, allora reggente della famiglia di Porta Nuova, fa ordinare all’ormai noto «stalliere di Arcore» di mettersi da parte. Lo scopo primario di Riina - spiegano i pm - era di attivare, tramite il canale Dell’Utri-Berlusconi, un possibile collegamento con il PSI e in particolare con Craxi per crearsi così un referente politico alternativo rispetto a quello tradizionale con la DC. E’ proprio in questo contesto di nuovi assetti che matura la strategia di attentati a danno degli stabilimenti Standa nel catanese. A trovare l’accordo, dice Ingroia, è ancora Dell’Utri che «viene in Sicilia ad incontrarsi personalmente col capomafia catanese Nitto Santapaola al quale offre nuove garanzie (non solo finanziare, ma anche politiche) all’associazione mafiosa che infatti - da parte sua - rinuncia alla prosecuzione della strategia degli attentati Standa». Inoltre i rapporti con Mangano rimarranno tali fino alla metà degli anni Novanta quando Dell’Utri scenderà in politica come uno dei principali artefici del nuovo partito Forza Italia che di fatto «lo rende tramite altrettanto prezioso per la realizzazione degli interessi di Cosa Nostra ‘a tutto campo’.». Dipingendo questo quadro a tinte fosche dell’attività di Dell’Utri, Ingroia può finalmente puntualizzare che se mai si è trattato di un processo politico, nemmeno vi è stato un imputato virtuale. Silvio Berlusconi non è sotto processo, non solo perché gli indizi a suo carico non erano sufficienti per affrontare un dibattimento, ma perché, sostiene il magistrato, «la posizione del sen. dell’Utri non va confusa con quella del Presidente Berlusconi. Che, durante la sua carriera imprenditoriale è stato oggetto delle più svariate pressioni, minacce e atteggiamenti intimidatori da parte di emissari di Cosa Nostra. [...] Il Presidente fu la vittima di quelle pressioni, di quelle minacce, di quelle intimidazioni, l’imputato, il senatore Dell’Utri, invece, non fu affatto una vittima di quelle pressioni, ma fu l’artefice delle soluzioni che furono trovate. [...] Soluzioni che comportarono anche vantaggi e benefici per l’associazione stessa e per lo stesso Dell’Utri». Il pm poi incalza: «E’ forse soltanto una coincidenza che la carriera di Dell’Utri sia contrassegnata da un’irresistibile ascesa contestuale all’irrobustirsi dei suoi rapporti con la mafia?». La fine del lunghissimo processo, durato per ben sei anni e mezzo è prevista dopo la pausa estiva. Un processo estenuante, troppo lungo, specifica Ingroia, che non perde l’occasione per sottolineare «la dimostrazione del vigente sistema processuale penale» aggravata dagli eccessi di garantismo esasperato e dalle strumentali perdite di tempo. «E’ il caso - continua Ingroia - dei quasi 100 testi del pm cui la difesa non consentì alla rinuncia, che ha dato luogo alla surreale sfilata di testimoni ai quali nessuna delle parti, in realtà, aveva più interesse a porre domande e, in qualche caso nessuna ne pose». Il Senatore Dell’Utri, presente in aula, ascolta con distratta noia le parole del pm, scuote la testa nei passaggi più intensi, sfoglia un libricino e poi... senza aspettare la fine se ne va. Ingroia termina per lasciare la parola al collega Gozzo che proseguirà l’indomani. Solo una nota conclusiva. Le udienze di questo processo, sicuramente uno dei più importanti nell’ultimo decennio, non verranno trascritte per motivi finanziari. La lunghezza dei processi non è l’unico segnale che non c’è nessuna volontà politica nella lotta alla mafia. box1 Marcello Dell’Utri condannato per tentata estorsione 27 aprile 2004 Il senatore di Forza Italia è stato condannato a due anni di carcere per tentata estorsione aggravata contro Vincenzo Garraffa, ex parlamentare e presidente della società sportiva Pallacanestro Trapani. Il reato risale ai primi anni novanta ed è stato scoperto durante il procedimento in corso a Palermo. L’inchiesta è stata poi trasferita per competenza a Milano, assegnata al Pm Maurizio Romanelli. Vincenzo Virga, boss di Cosa Nostra, è stato condannato alla stessa pena. Dell’Utri avrebbe usato Virga, rappresentante del mandamento di Trapani per costringere Garraffa a pagare il 50% di un contratto di sponsorizzazione (una cifra pari a 400mila euro). I difensori di Dell’Utri hanno annunciato che ricorreranno in appello. ANTIMAFIADuemila N°39 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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