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Antimafia Duemila

Thursday
Aug 21st
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Piovono gli avvisi di garanzia sulle elezioni in Sicilia
di Gianni Barbacetto



C’è già aria di elezioni, in Sicilia. E lì, più che nel resto del Paese, s’intrecciano grandi manovre di uomini e poteri. Cordate e correnti, colpi bassi e veleni, programmi e progetti, appalti e affari. In questa Sicilia è arrivata, per la prima volta, la Commissione parlamentare antimafia presieduta da Roberto Centaro. Trasferta difficile, quella dell’antimafia, alle prese con una situazione (apparentemente) tranquilla, con Cosa nostra sommersa e i kalashikov da tempo silenziosi, ma con in primo piano il nodo mafia-politica: arrestato da poco Nenè “Mangialasagne” Lo Giudice (assessore regionale), indagato per concorso esterno Totò “Vasa-Vasa” Cuffaro (presidente della Regione), in carcere Antonio Borzacchelli (deputato regionale dell’Udc), sotto indagine Mimmo Miceli (assessore, dimissionario, della giunta comunale di Palermo) e Bartolo Pellegrino (assessore di Cuffaro, che a pranzo con un boss, malediva – intercettato, ahilui – gli “sbirri e infami”).
È un’aria strana, quella in cui stanno maturando le candidature elettorali. Sono lontani i tempi del “moralismo”, dell’antimafia rigorosa ed esigente. Il giustizialismo è finito, si sente dire. L’antimafia non porta voti. I consensi si prendono “facendo politica”, cioè “sporcandosi le mani”:a destra e a sinistra. I confini, in Sicilia, sono labili, mobili, permeabili: quelli tra destra e sinistra, ma anche quelli tra politica e affari, tra affari e mafia. L’aria è avvolgente. Gli intrecci indistricabili. La soglia d’allarme invisibile.
Il “governatore” Cuffaro, indagato per i suoi rapporti con uomini di Cosa nostra e per aver rivelato notizie coperte dal segreto d’ufficio, davanti all’antimafia si è difeso, anzi è passato all’attacco. La vicepresidente della Commissione, Angela Napoli (di An), ha dichiarato che Totò si deve dimettere “perché un governatore accusato di mafia non può restare in carica, in particolare in una terra come la Sicilia, dove la questione morale deve essere al primo posto”. Ma “quella di Angela Napoli è un’opinione personale che non coinvolge il partito”, ha subito rettificato un capo siciliano di An, Guido Lo Porto.
Intanto Cuffaro così contrattaccava: io non ha fatto nulla di male, ma comunque ciò che ho fatto io l’abbiamo fatto tutti. Quando dice “tutti” intende dire destra e sinistra. Del resto, non è stato Cuffaro assessore irremovibile, in governi mobilissimi di centrodestra e di centrosinistra?

Mangialasagne e vasa-vasa
 “Una proposta che non puoi rifiutare”, diceva “Mangialasagne” Lo Giudice, nei suoi vecchi spot elettorali. In sottofondo, vibrava la colonna sonora del Padrino. “Sbirri e figli di cani, li dovrebbero raccogliere pezzi a pezzi”, diceva pure lui (è un’ossessione!) e pure lui intercettato – malauguratamente – dagli sbirri. “Io sono amico di quelli giusti, i mafiosi con le palle”. Gli hanno trovato 500 milioni in contanti, nascosti sotto un mattone.
Il suo governatore, compagno di partito ma avversario interno, Totò Cuffaro, aveva incontrato Michele Aiello, re della sanità siciliana, cinque giorni prima del suo arresto. L’imprenditore delle cliniche ora è accusato di essere uomo di Bernardo Provenzano, ma già prima che i magistrati lo accusassero era trattato con circospezione massima da Cuffaro: il governatore aveva voluto che l’incontro fosse organizzato come in un film di agenti segreti; e i due si erano ritrovati in un’accogliente boutique di Bagheria. “Quel giorno parlammo del tariffario regionale della Sanità che a me interessava per i rimborsi delle prestazioni delle mie strutture. Ma discutemmo anche delle indagini in corso”, ha confessato Aiello. Affari, politica, inchieste, affari.

Mirello parla con tutti

In questo clima, il centrosinistra siciliano sta preparando le sue candidature per le europee puntando su due campioni della raccolta di voti: Vladimiro Crisafulli (Ds) e Salvatore Cardinale (Margherita). Messi da parte gli uomini dell’antimafia (Claudio Fava, deputato europeo uscente dei Ds), il nuovo Ulivo siciliano si affida a chi ha “un rapporto forte con il territorio”.
Fortissimo quello di Vladimiro Crisafulli, detto Mirello. Dirigente storico del Pci di Enna, vicepresidente dell’Assemblea siciliana, Mirello è uno di cui Emanuele Macaluso ha detto:“Viene da una zona in cui il partito esiste solo in quanto esiste una persona”. Crisafulli, ecumenico, si vanta di “parlare con tutti”. Così il 19 novembre 2001 ha parlato con Raffaele Bevilacqua, avvocato, ma anche boss mafioso, uno che, secondo i magistrati, “ha assunto un ruolo di vertice in Cosa nostra nella provincia di Enna”. Lo ha incontrato in una saletta riservata dell’hotel Garden di Pergusa: per colmo della sfortuna, in quella saletta era stata impiantata una telecamera nascosta, messa lì per beccare i responsabili di una tentata estorsione. Invece degli uomini del racket, la videocassetta ha registrato, implacabile, l’imprevisto colloquio tra il politico e il boss. “Ti sto facendo una posizione, curnutu ca si”, diceva Mirello. E giù a trattare di tagliaboschi da assumere, di un’azienda da inserire nel consorzio Conscoop, di una gara da 60 milioni di euro da bandire, dell’impresa del figlio del boss da favorire.
Dopo le indagini, ora il pubblico ministero ha chiesto di archiviare le accuse: “Crisafulli appare disponibile”, scrive il magistrato di Caltanissetta, “a esplorare con Bevilacqua l’area delle ipotesi strettamente politiche nel territorio e, in parte, ad addentrarsi nell’area grigia dell’affarismo politico-elettorale”. Ma “non risulta che le richieste di Bevilacqua siano state esaudite”. Dunque, si chiuda la vicenda.
Mirello, che si era autosospeso dal partito (ma non dalle auto blu dell’assemblea siciliana) ora torna in pista, sventolando la richiesta d’archiviazione come una medaglia al valore:avete visto? è tutto a posto. Con il Foglio, nel luglio 2003, era riuscito anche a vantarsi della sua maniera di fare politica: “Con chiunque me lo chieda parlo anche di appalti, certo, non sono mica la farina del diavolo, sono materia della politica e dell’amministrazione, e io qui sono un convogliatore di finanziamenti, uno che vuole muovere le cose”. Del resto, “Totò Cuffaro è esattamente nella mia situazione”. Come dargli torto?
Mentre sta per uscire (salvo decisione diversa che potrà essere presa dal giudice delle indagini preliminari) dall’inchiesta di Caltanissetta per i rapporti pericolosi con il boss Bevilacqua, Mirello Crisafulli entra però in un’indagine di Messina sullo smaltimento rifiuti. La storia coinvolge due ex funzionari del Pci grandi amici di Mirello, Franco e Liborio Gulino, che partiti da una piccola cooperativa rossa di Enna sono diventati in pochi anni gli imprenditori più ricchi della zona, ras degli appalti per i rifiuti in Sicilia e presenti anche in continente (Piacenza) e all’estero (Cile). Ma la politica siciliana procede serenamente, senza “giustizialismi” e inutili furori antimafia.
Così la destra e la sinistra si avviano a varare le liste elettorali. L’odore del tritolo è lontano, dimenticato. Certo, a destra le compromissioni appaiono sistema, a sinistra sembrano episodiche. Ma anche in Sicilia si sa che nel 2006 la sinistra potrebbe tornare a vincere. E qui, dove la mafia sta sempre con chi governa, esiste un centro mobile che potrebbe tornare a spostarsi e magari anticipare – in Sicilia succede tutto sempre prima – alleanze da praticare poi anche a Roma. Resta il peso di una politica che qui è fatta di affari, appalti, accordi con i boss.
Alla politica la scelta: decidere con atti di responsabilità; oppure aspettare (questo sì è “giustizialismo”) le inchieste dei magistrati, gli arresti, le sentenze.
Da Diario, 9 aprile 2004





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Niente candidatura per Mirello


Niente da fare per Crisafulli. Con uno scarto di soli cinque punti l’Assemblea della Regione Sicilia ha preferito non candidarlo alle prossime elezioni europee. Neanche il suo particolare bacino di elettori ha potuto reggere al secondo avviso di garanzia, anche se per poco. Si sa che la morale conto molto meno delle candidature...
Indagato con Mirello anche il presidente della regione Totò Cuffaro arrivato alla sua terza iscrizione nel “libro nero”.
I reati contestati ad entrambi sono il concorso in divulgazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Secondo la procura, da intercettazioni telefoniche, sarebbe emerso che l’ex sottosegretario democristiano Giuseppe Astone avrebbe confidato ai presidente Cuffaro che la procura di Messina stava indagando su Messinambiente, una grossa impresa di raccolta e smaltimento rifiuti. Messo a conoscenza anche Crisafulli, i due avrebbero avvertito uno dei titolari dell’azienda, Francesco Gulino.
Entrambi i politici si sarebbero stupiti dei capi di imputazione iscrittigli e sono corsi ai ripari. Addirittura il presidente Cuffaro si sarebbe riservato di valutare con l’ausilio dei suoi legali iniziative per tutelare la sua immagine.



box2
Archiviazione per Crisafulli, giudicato però grave il suo comportamento


Si è conclusa con una richiesta di archiviazione l’indagine a carico del vice presidente diessino dell’ARS Vladimiro Crisafulli, detto Mirello, sorpreso da un’intercettazione ambientale a parlare di politica e affari con il rappresentante di Cosa Nostra nell’ennese l’avvocato Raffaele Bevilacqua, ex consigliere provinciale DC.
L’inchiesta era partita casualmente. Quando le forze dell’ordine, intente a seguire una banda di ricettatori, hanno invece videoregistrato un compromettente colloquio tra i due politici avvenuto presso l’hotel Garden di Pergusa. Tuttavia - spiega il pm Condorelli titolare dell’indagine - non è stato ravvisato nel comportamento dell’indagato il «quantum» di attività idonea a rafforzare, favorire o agevolare nei suoi fini generali l’associazione mafiosa.
Il criterio di valutazione delle prove si è infatti incentrato sulla verifica dell’operato di Crisafulli, cioè se concretamente questi abbia agito in modo da agevolare il Bevilacqua, consentendogli così di ottenere i risultati che lo stesso si prefiggeva.
Non avendo riscontrato tale soddisfazione delle richieste la procura ha propeso per l’archiviazione, non mancando però di sottolineare la condotta tutt’altro che commendevole di un uomo delle istituzioni.
«Non vi è dubbio che il complesso di contatti e la disponibilità al dialogo mostrata dal Crisafulli possiedono già in sé una inquietante valenza.
Il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva ignorare (ogni contraria ipotesi appare irrealistica) non soltanto le ‘vicissitudini giudiziarie’, ma la sostanziale nota caratura nel contesto della illiceità mafiosa è fatto troppo grave perché sia il caso di insistere».
Durante l’interrogatorio il pm ha chiesto al Crisafulli di spiegare passo per passo la conversazione avuta con il mafioso con cui ha affrontato diversi argomenti come ad esempio le imminenti elezioni a Barrafranca (En) e la possibile sostituzione del segretario provinciale dei DS.
Sostanzialmente il Crisafulli, che teneva nei confronti di Bevilacqua un tono decisamente sprezzante e sicuramente di superiorità, ha specificato al magistrato di avere avuto poca fiducia nelle dichiarazioni del Bevilacqua e di vedere nelle sue richieste manovre per riconquistare terreno politico.
In effetti - scrive Condorelli - l’agire del mafioso appare più rivolto a favorire una «possibile strategia di politica locale» piuttosto che a soddisfare interessi suoi o di Cosa Nostra. Ciò che però è più rilevante ai fini dell’inchiesta è la mancanza di riscontro alle proposte avanzate dal Bevilacqua che risultano essere state totalmente disattese.
Lo stesso discorso vale per i lavori dei cosiddetti «tagliabosco» in relazione ai quali il Bevilacqua raccomandava l’assunzione di alcuni operai .
Interrogati, entrambi i politici, che hanno ammesso una comune amicizia di lunghissima data, hanno affermato che neanche una di tali raccomandazioni è stata accolta.
In effetti dagli accertamenti - prosegue il pm - non emerge che sia stata effettuata «alcuna assunzione che potesse essere ricollegata a Bevilacqua e nemmeno alcuna ingerenza

del Crisafulli nella gara d’appalto».
Lo stesso si è verificato per le altre richieste anche se il Crisafulli, sottolinea il pm, ha manifestato almeno sul momento disponibilità.
Nonostante «l’assenza di prove, allo stato, relative a condotte posta in essere dal Crisafulli in ossequio a ‘direttive’, indicazioni o consigli di Bevilacqua», il dottor Condorelli ha voluto comunque sottolineare la scarsissima tensione etico-morale che consente il formarsi di un ambiente in cui dialogare con un mafioso dello spessore di Bevilacqua è prassi comune.
«Per comprendere la specifica fattispecie, è importante considerare che il Bevilacqua, rientrato a Barrafranca aveva cercato di riacquistare il prestigio sociale di cui godeva prima dell’operazione Leopardo (nell’ambito della quale è stato arrestato e condannato per associazione mafiosa ndr.), tornando di fatto ad occuparsi di politica, seppur ufficiosamente, ed a fornire consulenze legali. Ciò si evince da una certezza di atti d’indagine: le conversazioni telefoniche e ambientali intercettate, dalle quali

emerge che, direttamente o indirettamente, il Bevilacqua intrattiene contatti con numerosi politici, tra i quali personaggi di spicco ed amministratori o aspiranti tali».
Ciò è possibile grazie ad una «strategia», ritenuta particolarissima dagli inquirenti, per cui il boss di Barrafranca non aveva necessità di incidere sui politici «dall’esterno», usando i metodi propri della mafia quali gli allettamenti e le intimidazioni, ma «dall’interno», operando come un qualsiasi politico.
Questo gli è senza dubbio valso all’interno di Cosa Nostra, unitamente alla sua pericolosità sociale, l’elezione a rappresentante provinciale dell’organizzazione mafiosa avvenuta nel 2002 e confermata da diversi collaboratori di giustizia tra cui Antonino Giuffré.
«Cosa Nostra infatti - specifica il pm - vive anche di apparenza, di ostentati contatti ad alto livello, persino di millantate amicizie o influenze e chiaramente, ogni pubblico contatto che confermi o radichi nella collettività la memoria di tali rapporti  può costituire innegabilmente un oggettivo aiuto alla mafia». A.P.



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APPUNTAMENTO
A PALERMO


A 12 anni dalla strage di Capaci il mensile ANTIMAFIA Duemila e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo organizzano l’incontro dal titolo «Nient’altro che la verità» nel corso del quale verrà presentato il libro-intervista all’ex boss della Cupola Salvatore Cancemi Riina mi fece i nomi di...

Interverranno:
Mario Almerighi, Presidente IX sezione penale tribunale di Roma; Guido Lo Forte, Procuratore Aggiunto di Palermo; Gioacchino Natoli, Sostituto Procuratore di Palermo; Antonino Di Matteo, Sostituto Procuratore di Palermo; Luca Tescaroli, Sostituto Procuratore di Roma; Giuseppe Lumia, Deputato, membro della Commissione Antimafia; Giorgio Bongiovanni, Direttore di ANTIMAFIADuemila. L’incontro sarà moderato dal giornalista Ernesto Oliva.
Palermo, venerdì 21 maggio 2004- ore 16.00 - Aula Magna Facoltà di Lettere e Filosofia (viale delle Scienze)

Durante la conferenza verrà proiettato un videodocumentario con le dichiarazioni di Salvatore Cancemi. Per informazioni tel.0734/818462 oppure Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo


ANTIMAFIADuemila N°39

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

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    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
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    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
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