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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
La legalità e lo Stato PDF Stampa E-mail



Tutto sembra rimanere immutato. La riflessione mi è arrivata spontanea sfogliando le pagine di cronaca di questi ultimi giorni. Due notizie meritano di essere considerate: esiti di intercettazioni, diffusi unitamente ad un recente provvedimento di fermo della procura della Repubblica di Palermo, rivelano che imprenditori contattavano direttamente padrini di Bagheria.
Li contattavano per "mettersi a posto negli affari più vari"; la corte d´Assise di Palermo ha condannato nell’ambito del maxi processo "Agate più altri" i responsabili di oltre settanta omicidi perpetrati negli anni ottanta-novanta, fra i quali quello dell’imprenditore Libero Grassi, assassinato il 29 agosto 1991. Una sentenza che va accolta come un successo straordinario della magistratura e delle forze dell’ordine per numero di fatti delittuosi e di imputati giudicati, ma che consente di comprendere quanto diverse siano le tempistiche operative dello Stato nell’amministrazione della giustizia rispetto a quelle di cosa nostra. Se lo Stato impiega decenni per emettere una pronuncia di condanna, la mafia licenzia ed esegue i propri verdetti in maniera fulminea, riuscendo a regolare la concorrenza tra gli imprenditori con riconosciuta capacità, dal momento che gli operatori economici vi si rivolgono spontaneamente.
Gli imprenditori, come Libero Grassi, che coraggiosamente decidono di opporsi al sistema del pizzo sono destinati ad essere spazzati via, mentre lo Stato arranca e fatica nel suo agire, così dimostrando ai mafiosi e ai cittadini che la legge più forte non è la sua. Bisogna amaramente riconoscerlo quando si apprende che gli imprenditori di Bagheria ricercano (forse per paura, forse per convenienza) i contatti con i boss mafiosi, o si esaminano i dati diffusi da associazioni come "Sos Impresa" (sarebbero vittime del racket 300.000 commercianti e, ogni ora, in Italia passerebbero dalle mani dei titolari di esercizi commerciali alle mani dei mafiosi due milioni e seicentomila euro), o se si tiene conto che le denuncie delle vittime sono quasi inesistenti e che i "Libero Grassi" sono quasi spariti.
E pensare che qualcuno, già nei primi anni novanta, aveva cominciato a cantare vittoria davanti al processo e alla sentenza di Capo d´Orlando. Solo fragili illusioni, come quelle balenate negli anni della riscossa seguiti allo stragismo degli anni 1992-1993. La realtà è che la società isolana è ritornata ad essere caratterizzata da relazioni di tipo clientelare e risulta cementata da un codice omertoso. La classe borghese trova dinanzi a sé uno Stato distratto, che non sembra preoccuparsi del rapporto tra il dilagare della criminalità organizzata al Sud e la crescente sfiducia della società civile, tanto è vero che gli esponenti politici non hanno sentito il bisogno di parlare di mafia nella campagna elettorale appena conclusa per il rinnovo dei rappresentanti nel Parlamento europeo e di molti enti locali.
Il nostro è un Paese davvero singolare. Da un lato, partecipa a conflitti bellici con l´obiettivo di esportare la democrazia, mentre dall’altro non riesce a sottrarre la gestione dell’attività economica e il monopolio della violenza alla criminalità mafiosa al suo interno. E´ evidente che in tal modo non può riuscire a diffondere una cultura della legalità nelle regioni del Sud e non può rendersi credibile per i cittadini e gli imprenditori che sono indotti a prediligere l´omertà alla denuncia e la ricerca della protezione del mafioso. Malgrado tutto bisogna cercare di superare il pessimismo perché un cambiamento potrebbe esserci davanti ad una scossa vera, ad un intervento forte nel Sud, ad una decisiva iniziativa di responsabili rappresentanti delle istituzioni eletti dai cittadini per riportare in vetta alle priorità quella del crimine mafioso e della sua pericolosità.
Luca Tescaroli

Tratto da La REPUBBLICA Edizione Palermo  17 giugno 2004


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    In questo numero:
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    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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