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Anniversario omicidio del procuratore Pietro Scaglione | Anniversario omicidio del procuratore Pietro Scaglione |
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L'assassinio del procuratore della repubblica di Palermo, Pietro
Scaglione, 65 anni, si può considerare il primo omicidio eccellente
compiuto in Sicilia dopo quello di Emanuele Notabartolo del 1893. Il
magistrato era uscito dal cimitero dove era andato a pregare sulla
tomba della moglie. Furono usate le classiche tecniche di
delegittimazione dell'ucciso: cioè che fosse colluso, che insabbiasse
le inchieste mentre invece era vero tutto il contrario. Fu Tommaso
Buscetta a a chiarire le motivazioni dell'omicidio ( Leonardo Vitale,
primo pentito di mafia non fu mai creduto). Colui che decise l'omicidio
fu Luciano Liggio che eseguì l'omicidio insieme a Totò Riina. Il potere
mafioso era passato in mano al gruppo dei corleonesi. I familiari del procuratore Scaglione, pur ribadendo la loro perdurante amarezza per la mancata condanna degli autori dell’efferato delitto, ricordano che il loro congiunto è stato sicuramente ucciso - come si evince da diverse sentenze e da altri provvedimenti istituzionali – per il suo comportamento, rigoroso e coerente, e per la sua attività, svolta <<in modo specchiato>>, soprattutto nella repressione della mafia. Pietro Scaglione infatti – come è stato accertato nelle sedi giudiziarie - è stato un <<magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluta onestà morale, persecutore spietato della mafia>>. Nella sua lunga carriera di magistrato, iniziata nel 1928, Pietro Scaglione indagò su molti misteri siciliani, dal banditismo del dopo guerra e dall’assassinio del sindacalista Salvatore Carnevale ai delitti mafiosi dei primi anni settanta. Dopo la strage mafiosa di Ciaculli del 1963, l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (guidato da Cesare Terranova) e la Procura della Repubblica (diretta da Pietro Scaglione) contribuirono a reprimere efficacemente la mafia: <<le organizzazioni mafiose furono scardinate e disperse>>, come si legge nella Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia del 1976. Successivamente, a partire dal 1970 - come affermò Paolo Borsellino (in La Sicilia, 2 febbraio 1987, p. 10) - <<la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte ….Accadde così per Scaglione …>>. In questo contesto - come scrisse a sua volta Giovanni Falcone (in Interventi e proposte, Sansoni, 1994, p. 310) - l’uccisione del procuratore Scaglione ebbe sicuramente <<lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino>>.
Il
Procuratore Scaglione svolse anche, con impegno e dedizione, la
funzione di Presidente del Consiglio di Patronato per l’assistenza
alle famiglie dei detenuti ed ai soggetti liberati dal carcere,
promuovendo, tra l’altro, la costruzione di un asilo nido; per
queste attività sociali, gli fu conferito dal Ministero della
giustizia il Diploma di primo grado al merito della redenzione
sociale, con facoltà di fregiarsi della relativa medaglia d’oro.
Infine, con decreto dello stesso Ministero della Giustizia del 1991,
previo parere del Consiglio Superiore della Magistratura, Pietro
Scaglione è stato riconosciuto <<magistrato caduto vittima del
dovere>>.
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Il coraggio di Paolo Borsellino
di Antonino Di Matteo - 19 luglio 2008*
"Paolo Borsellino era un magistrato che con la passione e il rigore morale che lo contraddistinguevano rappresentava il concretizzarsi del principio costituzionale della "legge uguale per tutti"
Io appartengo a quel gruppo di giovani siciliani che si sono
determinati ad affrontare la dura avventura del concorso in
magistratura negli anni Ottanta, proprio perché affascinati dalla
inebriante brezza, anzi, dal forte vento di pulizia e di ribellione che
era rappresentato dalla esperienza del pool antimafia di Palermo. E
quindi il nome, il lavoro, il carisma di Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino rappresentavano già allora per me, ma vi assicuro per molti
altri magistrati che sono anche qui oggi in questa sala, l’ideale punto
di riferimento di un cammino appena intrapreso con la decisione di
dedicare tutte le nostre forze al perseguimento di un sogno, quello di
diventare magistrato.
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Articoli precedenti:
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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