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Anniversario omicidio del procuratore Pietro Scaglione PDF Stampa E-mail

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Pietro Scaglione (Palermo, 2 marzo 1906 – Palermo, 5 maggio 1971)
Fu assassinato in via dei Cipressi il 5 maggio 1971 insieme al suo autista Antonio Lo Russo. Scaglione era stato da poco destinato a Procuratore Generale di Lecce.



L'assassinio del procuratore della repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, 65 anni, si può considerare il primo omicidio eccellente compiuto in Sicilia dopo quello di Emanuele Notabartolo del 1893. Il magistrato era uscito dal cimitero dove era andato a pregare sulla tomba della moglie. Furono usate le classiche tecniche di delegittimazione dell'ucciso: cioè che fosse colluso, che insabbiasse le inchieste mentre invece era vero tutto il contrario. Fu Tommaso Buscetta a a chiarire le motivazioni dell'omicidio ( Leonardo Vitale, primo pentito di mafia non fu mai creduto). Colui che decise l'omicidio fu Luciano Liggio che eseguì l'omicidio insieme a Totò Riina. Il potere mafioso era passato in mano al gruppo dei corleonesi.
(Lo Bianco Giuseppe, Viviano Francesco La strage degli eroi. Vita e storia dei caduti nella lotta contro la mafia Arbor 1996)



COMUNICATO STAMPA

Palermo. Lunedì 5 maggio 2008, ricorrerà il trentasettesimo anniversario dell’omicidio di Pietro Scaglione, Procuratore capo della Repubblica di Palermo, e di Antonio Lorusso, agente di custodia, che saranno ricordati anche quest’anno, per espressa volontà dei familiari, con una messa celebrata in forma privata.
Scaglione (primo magistrato vittima della mafia in Sicilia) fu ucciso, con Lorusso, alle ore 10.55 del 5 maggio del 1971 in via Cipressi a Palermo, dopo la consueta visita giornaliera nel cimitero dei Cappuccini, dove era sepolta la moglie.

I familiari del procuratore Scaglione, pur ribadendo la loro perdurante amarezza per la mancata condanna degli autori dell’efferato delitto, ricordano che il loro congiunto è stato sicuramente ucciso - come si evince da diverse sentenze e da altri provvedimenti istituzionali – per il suo comportamento, rigoroso e coerente, e per la sua attività, svolta <<in modo specchiato>>, soprattutto nella repressione della mafia. Pietro Scaglione infatti – come è stato accertato nelle sedi giudiziarie - è stato un <<magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluta onestà morale, persecutore spietato della mafia>>.

Nella sua lunga carriera di magistrato, iniziata nel 1928, Pietro Scaglione indagò su molti misteri siciliani, dal banditismo del dopo guerra e dall’assassinio del sindacalista Salvatore Carnevale ai delitti mafiosi dei primi anni settanta.

Dopo la strage mafiosa di Ciaculli del 1963, l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo (guidato da Cesare Terranova) e la Procura della Repubblica (diretta da Pietro Scaglione) contribuirono a reprimere efficacemente la mafia: <<le organizzazioni mafiose furono scardinate e disperse>>, come si legge nella Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia del 1976. Successivamente, a partire dal 1970 - come affermò Paolo Borsellino (in La Sicilia, 2 febbraio 1987, p. 10) - <<la mafia condusse una campagna di eliminazione sistematica degli investigatori che intuirono qualcosa. Le cosche sapevano che erano isolati, che dietro di loro non c’era lo Stato e che la loro morte avrebbe ritardato le scoperte ….Accadde così per Scaglione …>>. In questo contesto - come scrisse a sua volta Giovanni Falcone (in Interventi e proposte, Sansoni, 1994, p. 310) - l’uccisione del procuratore Scaglione ebbe sicuramente <<lo scopo di dimostrare a tutti che Cosa nostra non soltanto non era stata intimidita dalla repressione giudiziaria, ma che era sempre pronta a colpire chiunque ostacolasse il suo cammino>>.

Il Procuratore Scaglione svolse anche, con impegno e dedizione, la funzione di Presidente del Consiglio di Patronato per l’assistenza alle famiglie dei detenuti ed ai soggetti liberati dal carcere, promuovendo, tra l’altro, la costruzione di un asilo nido; per queste attività sociali, gli fu conferito dal Ministero della giustizia il Diploma di primo grado al merito della redenzione sociale, con facoltà di fregiarsi della relativa medaglia d’oro. Infine, con decreto dello stesso Ministero della Giustizia del 1991, previo parere del Consiglio Superiore della Magistratura, Pietro Scaglione è stato riconosciuto <<magistrato caduto vittima del dovere>>.
Palermo, 3 maggio 2008
Prof. Antonio Scaglione



 

 

 




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    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
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