| Provenzano: leadership a rischio |
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Nel rapporto semestrale della Dia preoccupanti segnali di dissociazione e dissidi interni di Dora Quaranta Ad un totale di 301.823.000 euro ammontano i beni sequestrati alle mafie italiane di cui 118.327.000 solo a Cosa Nostra nel primo semestre del corrente anno; i beni confiscati sono pari a 75.757.000 euro. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto sull’attività svolta e sui risultati conseguiti, relativamente al periodo intercorso da gennaio a giugno 2004, che la Dia ha presentato al Parlamento il 27 agosto scorso. Un’attenzione particolare è stata rivolta a quelle aree del sud Italia caratterizzate dalla messa in opera di cantieri per la realizzazione di infrastrutture di interesse nazionale e dalla presenza agguerrita di organizzazioni criminali ben radicate sul territorio. Sono stati sottoposti a controllo i cantieri relativi all’ammodernamento dell’asse viario A3 Salerno-Reggio Calabria, sia nelle tratte campane sia in quelle calabresi; alla rete ferroviaria del treno alta velocità (Tav), sia della Campania che del Piemonte; ai lavori di completamento dell’Autostrada Messina-Palermo. Monitorate 18 società, redatte 304 schede su società collegate alle monitorate, controllate, attraverso atti archivio e sistema informatico d’indagine del Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Sdi), 638 persone fisiche. Dai controlli sono emerse <<situazioni di sospetta illegalità relativa sia al ricorso al sistema dei noli a freddo per aggirare la normativa antimafia, sia alla presenza sui cantieri di mezzi e personale di società di cui si stanno verificando gli ipotizzati collegamenti con la criminalità organizzata>>. Nell’ambito degli accessi ed accertamenti presso istituti di credito ed intermediari finanziari in genere nell’ultimo semestre l’attività della Dia ha portato all’emissione di 5 provvedimenti di accesso e accertamento; 1 richiesta di dati e informazioni notificata a 77 intermediari finanziari. L’attività della Dia ha portato alla sottoposizione di 31 detenuti al regime speciale di cui all’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario; a 231 arresti per reati di criminalità organizzata, 370 denunce a piede libero e 44 proposte di misure di prevenzione. Risultati conseguiti nell’ambito delle investigazioni giudiziarie relative alle associazioni di tipo mafioso: Cosa Nostra Nei settori economicamente più redditizi Cosa Nostra continua con le sue pressioni illecite con il conseguente impoverimento delle casse pubbliche e dell’imprenditoria legale. In materia di lavori pubblici la mafia impone forniture di materiali, altera il regolare funzionamento delle gare d’appalto e partecipa direttamente alla esecuzione dei lavori tramite imprese collegabili a uomini d’onore. Nel semestre d’interesse le indagini hanno condotto a preoccupanti indizi di colpevolezza nei confronti di soggetti che, sebbene ammantati da un alone di inconfondibile onorabilità, hanno intrecciato pericolose relazioni con uomini d’onore di Cosa Nostra. <<Questi soggetti sono diventati in tal modo – avverte la Dia – una porta aperta tra il mondo criminale e la società civile: un varco attraverso cui passano non solo intese d’affari, ma anche informazioni, scambi di favori, messaggi>>. L’operato degli imprenditori conniventi consente ai mafiosi la penetrazione strisciante in aree il cui accesso sarebbe loro altrimenti impedito. Personaggi della pubblica amministrazione non sono esclusi dal triste connubio mafia-imprenditoria. In merito ai rapporti interni all’organizzazione non si può certo dire che Bernardo Provenzano faccia sonni tranquilli. Cosa Nostra infatti si regge su un equilibrio difficile che all’improvviso potrebbe degenerare e sfociare nella ripresa di conflitti armati; la mafia <<si deve guardare – ammonisce la Dia – dal sorgere di dissidi interni, per evitare processi di destabilizzazione che la porterebbero alla disgregazione>>. L’organizzazione un po’ in tutta la Sicilia, con la sola eccezione della provincia di Trapani, presenta equilibri interni precari. Nella Sicilia orientale vi è instabilità a causa dell’indebolimento dei Santapaola nei confronti del clan Mazzei. Rimane una spina nel fianco per Provenzano la situazione dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis. <<Nulla è cambiato – si legge poi nel rapporto Dia – anche per quanto riguarda la causa principale degli attriti esistenti tra gli uomini d’onore, molti dei quali non sono soddisfatti di quanto Provenzano ha, sino ad ora, fatto per i numerosi affiliati detenuti, spesso con pesanti condanne da scontare, tra cui molti ergastoli irrogati con sentenza definitiva>>. Ai carcerati in regime di 41 bis non rimane altra alternativa che ricorrere alla dissociazione di cui segnali si sono registrati nel giugno 2004. Il Rapporto segnala la novità rappresentata da alcuni elementi di spicco dell’organizzazione che, avendo dilapidato i propri patrimoni illegali, tendono ad allontanarsi dai territori di origine col fine di intraprendere attività societarie e commerciali. Questa emigrazione è tenuta sotto controllo dalle forze dell’ordine data <<la capacità di Cosa Nostra di trasformare queste cellule in vere e proprie articolazioni organiche alla struttura, facendole diventare sue proiezioni al di fuori della Sicilia, da utilizzare per ogni sorta di traffici>>. Tra le operazioni messe a segno dalla Dia nel primo semestre dell’anno si segnala quella denominata “San Patrizio” che, avviata nel marzo 2000 per far luce sull’aggiudicazione degli appalti per la realizzazione di opere nella base Nato di Sigonella, è culminata nel febbraio scorso con 7 provvedimenti restrittivi per <<associazione a delinquere di tipo mafioso, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia e turbata libertà degli incanti, con l’aggravante di aver fatto parte di una associazione armata, nonché di estorsione aggravata e continuata e violenza privata>>. Con l’operazione “Property” la Dia ha condotto indagini volte alla ricerca del patrimonio in Italia e all’estero della cosca nissena di Piddu Madonia. Il 1° marzo 2004 il Tribunale di Caltanissetta ha ritenuto colpevole Alabiso Rocco, prestanome e braccio destro di “Piddu”, del reato di trasferimento fraudolento di valori. Camorra La Campania detiene il triste primato del maggior numero di omicidi. Nel semestre hanno perso la vita Annalisa Durante, vittima innocente di un agguato teso a Salvatore Giuliano; i pregiudicati Giuseppe Maisto e Romeo Pellegrino; il dipendente di un’azienda di Torre Annunziata (Na) Carlo Cirillo. A Napoli se prima il potere era spartito tra l’Alleanza di Secondigliano ed il sodalizio Misso-Mazzarella-Sarno ora si registra l’emergere di gruppi desiderosi di gestire autonomamente il traffico di droga e le estorsioni. Faide interne sono riesplose nel casertano: a Villa Literno, Casal di Principe, Mondragone, Marcianise, San Felice a Cancello e Santa Maria Capua Vetere. A Salerno è in corso una divisione del clan Panella; in questa città <<i gruppi criminali, anche se decimati da provvedimenti restrittivi, si riaggregano e si ricostruiscono, rafforzandosi attraverso l’individuazione di nuovi e giovani adepti e concentrando i propri interessi sul fiorente traffico di sostanze stupefacenti che rappresenta la cerniera tra i clan cittadini e le consorterie dell’agro nocerino>>. ‘Ndrangheta La presenza della mafia calabrese è sempre attiva nel proprio territorio di appartenenza con diramazioni in altre regioni d’Italia ed oltre confine come in Francia, Germania, Olanda, Usa, Belgio, ecc. Fonti di guadagno continuano ad essere estorsioni, usura, investimenti immobiliari, riciclaggio, acquisto e vendita di armi e diamanti, smaltimento rifiuti tossici e radioattivi, traffico di droga. Non sono mancati nel primo semestre del 2004 le intimidazioni verso gli amministratori statali ad indicare la volontà della ‘ndrangheta di condizionare l’esercizio della cosa pubblica. La cattura dei latitanti Domenico Palamara, Giuseppe Morabito e di Orazio e Giovanni De Stefano hanno creato una rottura degli equilibri prima esistenti. In alcune zone della Calabria perdura un clima di tensione per le faide interne. Si distinguono nel panorama mafioso le ‘ndrine del versante jonico dedite al traffico di droga ed al riciclaggio degli illeciti nell’economia legale. Fa gola alla mafia calabrese il porto di Gioia Tauro perché centro propulsivo di attività commerciali. Recenti indagini hanno portato alla luce tentativi di infiltrazione delle cosche nella gestione delle infrastrutture marittime. Nel Distretto della Corte d’Appello di Catanzaro non sono emersi conflitti tra i gruppi malavitosi a differenza della Sibaritide e del vibonese. Criminalità organizzata pugliese Altamente eterogenea e complessa definisce la Dia la realtà criminale pugliese. La situazione è in continua evoluzione, le consorterie sono molteplici, vi sono tensioni interne, vengono intrecciati legami con elementi criminali di altre regioni e gruppi di oltreconfine. Numerosi omicidi hanno contraddistinto le province di Bari, Brindisi e Foggia per faide pluriennali o per la spartizione del territorio. Il tutto lascia presagire, dice la Dia, una recrudescenza dei fenomeni criminosi per il futuro. Alla Dda di Bari è giunta la segnalazione da parte della Dia di oltre 140 individui attivi nel commettere molteplici illeciti penali. A Bari nel mese di marzo è stata predisposta la custodia cautelare in carcere per 6 pericolosi soggetti criminali tra cui i fratelli Antonio e Domenico Capriati. Fino ad oggi sono stati condannati 73 appartenenti alla famiglia Capriati per associazione mafiosa. Nell’ambito dell’operazione denominata “Bar-Bari” 36 ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dalla Corte di Assise di Bari il 6 maggio scorso con l’accusa, a vario titolo, di <<gravi delitti contro la persona ed il patrimonio, di associazione di tipo mafioso, di violazione delle leggi sugli stupefacenti e sulle armi>>. Tra le attività illecite primeggiano oltre alle estorsioni il traffico di stupefacenti diffuso in tutta la regione, le cui quantità maggiori provengono dall’Albania. Nelle province di Bari e Foggia destano attenzione le rapine ai danni di banche, uffici postali e commercianti. Spaccio di droga, estorsioni, rapine non mancano nelle tre province salentine. La cattura dei latitanti Franco Fabio e Corrado Cucurachi e la collaborazione di Filippo Cerfeda hanno inferto un duro colpo al gruppo egemone della Sacra Corona Unita salentina. In Basilicata vi sono influenze da parte della camorra, ‘ndrangheta, organizzazioni pugliesi. Indagini sono state condotte in provincia di Potenza sul clan dei fratelli Cassotta collegati con i Basilischi e i Mammoliti calabresi. ANTIMAFIADuemila N°41 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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