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Antimafia Duemila

Thursday
Aug 21st
Fininvest: Ipotesi di riciclaggio PDF Stampa E-mail



«Se non c’è prova piena di riciclaggio di denaro mafioso da parte della Fininvest non c’è nemmeno prova del contrario>>. Così i pm Domenico Gozzo e Antonio Ingroia nella requisitoria del processo palermitano che vede il senatore Marcello Dell’Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una dichiarazione che nasce dalle mastodontiche indagini condotte dai magistrati sull’impero Fininvest nell’intento di rispondere ad una amletica domanda: perché dopo essere stato cacciato dall’impero berlusconiano nel 1976 per la sua incapacità a dirigere un’azienda, Dell’Utri viene poi riassunto, e con ruolo di vertice, nel 1983?
Per risolvere il caso Gozzo e Ingroia hanno quindi ripercorso quegli anni che nella vita dell’odierno presidente Silvio Berlusconi sembrano essere un vero e proprio “buco nero”. Anni in cui l’imprenditore si iscrive alla P2, getta le basi del suo futuro impero televisivo, viene coinvolto in quella grande speculazione edilizia denominata “Olbia 2”. Ma soprattutto anni in cui 113 miliardi di vecchie lire (oggi valgono almeno 5 volte tanto), di provenienza sconosciuta, affluiscono nelle 22 holding Fininvest, che diventeranno poi 37. Misteriosi introiti per altrettanto misteriose manovre finanziarie non ricostruibili per l’assenza di documenti contabili nelle varie filiali bancarie. In molti casi, perché le operazioni delle holding venivano inserite dagli istituti bancari come “servizi per parrucchieria”, cosa che permetteva loro – come spiegato in udienza dal consulente tecnico dell’accusa Francesco Giuffrida – di <<sfuggire ai controlli e alle ispezioni della Banca d’Italia o di altri istituti, i quali non vengono mai attenzionati perché non ritenuti di rilevanza economica>>. Dichiarazione, questa, inizialmente contrastata dal consulente della difesa Paolo Jovenitti il quale, interrogato dal pm, alla fine cede. E’ vero, sono le sue parole, certe operazioni erano <<potenzialmente non trasparenti>> e Berlusconi <<mi aveva negato la disponibilità di tutta la documentazione sui finanziamenti delle holding prima del 1978>>. Ma perché? Si chiedono i pm. Perché a quasi trent’anni di distanza da quei flussi, ora che gli eventuali reati finanziari e fiscali sono ormai prescritti non c’è trasparenza sui capitali iniziali della Fininvest e nemmeno sui soci di Berlusconi? Che cosa si vuole coprire? Alla domanda potrebbero rispondere il boss pentito Francesco Di Carlo e l’ex imprenditore e testimone al processo Filippo Alberto Rapisarda, che hanno riferito di finanziamenti della mafia, e precisamente di Stefano Bontate, alla base dell’ascesa imprenditoriale di Berlusconi. E degli enormi capitali investiti dal capomafia nelle società televisive del Cavaliere dei quali, nonostante non esista prova, sembra esservi traccia nella presenza di elementi vicini alle famiglie mafiose nelle tv siciliane assorbite dalla Fininvest.
La prova, riprendono i pm, non può quindi essere definita totalmente inesistente, ma sicuramente incompleta e <<pienamente coerente con le dichiarazioni di Di Carlo e Rapisarda. Lo stesso consulente Jovenitti ha ammesso anomalie finanziarie e comunque non ha fatto luce sulla provenienza di quei capitali. Bastava una consulenza che ci dicesse da dove arrivavano. Invece niente>>. Ad aggiungere ulteriori tasselli anche le rivelazioni del pentito Tullio Cannella il quale ha raccontato che Giacomo Vitale, cognato del Bontate, era intenzionato a recuperare i soldi del boss in seguito alla sua uccisione avvenuta nel 1981 nel corso della guerra di mafia che portò i corleonesi alla leadership di Cosa Nostra. Quegli stessi soldi che tramite la P2 sarebbero finiti in gruppi finanziari imprenditoriali del centro nord. <<Io sentii parlare di Dell’Utri proprio da Vitale – ha dichiarato Cannella il 2 agosto 1996, confermato poi da Gioacchino Pennino – il quale mi disse: i piccioli di mio cognato se li fotteva Dell’Utri. Nel senso che si parla di svariate centinaia di miliardi, non si parla di dieci, due miliardi>>. <<Il Vitale mi parlò di Dell’Utri, ma come una sua supposizione. Cioè non aveva la certezza, non era certo di questo>>. E curioso è quel riferimento ai gruppi imprenditoriali del centro nord se si pensa che nello stesso periodo in cui Berlusconi fa il suo ingresso nelle logge massoniche anche Bontate, spiegano i pm, <<tenta di rendere strutturale il rapporto tra l’associazione mafiosa e la massoneria>>. La sua intenzione, rivelava Francesco Di Carlo, era quella di <<civilizzare Cosa Nostra, meno violenza e più ampia amicizia con la massoneria, la finanzia, Milano e tutto… lui diceva: la politica in Sicilia la abbiamo nelle mani, ci mettiamo la finanza a Milano…>>. Ed <<episodio principe per descrivere i rapporti di cui stiamo parlando – riprende Gozzo – è sicuramente quello della Sardegna>>. Quella già accennata speculazione edilizia che vede il Cavaliere e Cosa Nostra in “rapporti d’affari” tramite un unico intermediario: Flavio Carboni, <<legato alla massoneria>>. Nel 1982, quando la storia giunge alla ribalta delle cronache, l’immagine di Berlusconi ne esce fortemente compromessa. Da qui, riflette Gozzo, cominciano le considerazioni che hanno indotto Berlusconi a riassumere Dell’Utri. Il suo tentativo di allontanarlo era infatti fallito poiché egli si era ritrovato, possiamo dire rocambolescamente, di fronte alla medesima associazione criminale che in qualche modo aveva cercato di allontanare>> e che Dell’Utri <<nel ’74 gli aveva portato a casa>>. Dell’Utri, quindi, ritorna ad Arcore e i rapporti con la mafia continuano…



ANTIMAFIADuemila N°41
 
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    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
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    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
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