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Antimafia Duemila

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Ucciso il padre di un pentito PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi - 3 maggio 2008
Caserta. <<La Camorra è un male assoluto e i camorristi sono semplici buffoni>>.





Sono queste le parole che il collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti ha scritto e consegnato a un magistrato antimafia in occasione della commemorazione di Don Diana.
Il delitto di Umberto Bidognetti che da tempo non aveva più rapporti con il figlio è la risposta del clan dei Casalesi alla decisione di Domenico Bidognetti di entrare a far parte della schiera degli <<infami>>. 
L’agguato è avvenuto nella zona di Castel Volturno nel casertano nell’azienda dove Umberto Bidognetti si era recato all’alba. Si stava infilando gli stivali di gomma per iniziare a lavorare quando due boss gli hanno scaricato una raffica di proiettili. L’ultimo, gli ha dato il colpo di grazia. Non ci sono testimoni. Il figlio della vittima ha saputo dell’accaduto dalla località protetta in cui si trova.
Domenico Bidognetti “Bruttaccione” ha avuto un ruolo rilevante all’interno dell’organizzazione del cugino Francesco Bidognetti “Cicciotto ‘e mezzanotte”,  la cui compagna Anna Carrino, anch’essa pentita, l’ha invitato a collaborare con la giustizia. <<Non pensare più a te stesso, devi pentirti. Porta via da Casal di Principe i nostri figli>>. La donna rinchiusa in carcere, sta raccontando tutto quello che sa sugli affari del clan infliggendo duri colpi al clan dei casalesi.
Anche quella di Bidognetti è una collaborazione importante poiché ha rivelato il mondo degli affari della cosca casalese. Ha parlato delle estorsioni, della droga ma soprattutto dei rifiuti una vera <<miniera d’oro>>. Hai magistrati della Dda napoletana il collaboratore ha raccontato: <<il controllo totale del flusso dei rifiuti. Dottò, tutta la monnezza che veniva dal Nord ed era destinata alla provincia di Caserta era controllata in maniera assoluta da noi. C’era un accordo economico con i gestori delle discariche. Ma poi abbiamo deciso di smaltirli direttamente in maniera abusiva>>. La gestione delle discariche rendeva ai casalesi <<dalle 5 alle 7 lire al chilo>>, ma il prezzo saliva a <<75-80 lire al chilo>> se i rifiuti da smaltire illegalmente provenivano dal Nord.
<<L’assassinio di Bidognetti - dice Franco Roberti, coordinatore della Dda di Napoli - è un segnale di ricompattamento dell’organizzazione per dire: siamo qui, comandiamo ancora noi, ed un messaggio nei confronti di chi volesse ancora pentirsi e collaborare con la giustizia>>.
Gli inquirenti temono che la strategia stragista dei casalesi non si fermerà qui. A maggio ci sono due scadenze importanti. La sentenza in secondo grado del processo Spartacus con imputati eccellenti come lo stesso Sandokan, poi la conclusione in primo grado del processo Cantiello. In questo caso il pentito Domenico Bidognetti accusò in aula lo stesso Francesco Schiavone, Sandokan: <<Mentre io lavoravo per lui, avevo dato la mia vita a lui - disse - Sandokan faceva il doppio gioco. Fece uccidere mio fratello>>.

Articolo correlato: Ucciso padre esponente clan casalesi
 
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