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Antimafia Duemila

Wednesday
Aug 20th
Libero il boss Vincenzo Chiodo PDF Stampa E-mail



7 novembre 2004
Palermo. Dopo il caso dei permessi concessi a Giovanni Brusca, la polemica si sposta su Vincenzo Chiodo. Il boss era stato condannato a 17 anni di reclusione per l’omicidio del piccolo Di Matteo ma dal momento del suo arresto non ha mai scontato un giorno di carcere perché ha subito iniziato a collaborare. Per cui, in attesa che il Tribunale di sorveglianza decida se accogliere o meno questa istanza, resta sospesa l’esecuzione della pena. <<Verificherò di persona se le notizie diffuse sono fondate - ha detto il ministro della Giustizia -. In tal caso significa che il tribunale di sorveglianza di Roma ha dei problemi, sui quali cercherò di fare luce attraverso gli organi ispettivi del ministero>>. Il presidente della Commissione Nazionale Antimafia, Roberto Centaro, commenta: <<Il Tribunale di sorveglianza di Roma non avrebbe dovuto sospendere l’esecuzione della pena,  comunque, considerato il soggetto, avrebbe dovuto provvedere per l’immediato all’applicazione di misure alternative. Io da magistrato mi sarei comportato in questo modo>>. Il suo difensore, l’avvocato Fernando Catanzaro, prima che la condanna diventasse definitiva aveva chiesto per il killer il beneficio degli arresti domiciliari. La vicenda ha suscitato l’ennesima ipocrita perplessità anche perché Chiodo non è stato un personaggio marginale all’interno di Cosa Nostra.
Il Meccanico di San Giuseppe Jato si era reso irreperibile all’inizio del 1996, dopo che la Dia fece irruzione nella sua cantina trovando l’arsenale dei Brusca: pistole, munizioni e lanciarazzi. Chiodo è accusato di aver strangolato, e poi sciolto nell’acido, nella sua cantina a San Giuseppe Jato il piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito il 23 novembre 1993 e assassinato l’11 gennaio 1996 dopo settecentosettantanove giorni di prigionia.
La vicenda della scarcerazione di Vincenzo Chiodo non ha scandalizzato l’Associazione familiari delle vittime di Via dei Georgofili. Quando Chiodo ha testimoniato in aula al processo di Firenze per le stragi <<e si è accusato dell’uccisione del bambino (il piccolo Giuseppe Di Matteo ndr) non abbiamo potuto non avvertire tutto l’orrore di quella confessione – hanno dichiarato i familiari delle vittime -, ma il collaboratore è anche colui che sulle stragi del 1993 ha dato un’ampia collaborazione … Con la sua testimonianza ha fornito informazioni preziose sulle relazioni che intercorrevano fra personaggi chiave implicati in quelle stragi. Notizie che crediamo possano risultare più che utili per la ricerca dei “mandanti esterni a Cosa Nostra” ancora oggi liberi>>.
Maria Loi




ANTIMAFIADuemila N°42
 
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    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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